10 Ottobre ’15 – To.Pa. Gravel

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Il mio personalissimo trittico “Gravel” prevedeva in successione la “RandoRiver” di Nerviano, la “El Santo Gravel” di Bassano e come ultima la “To.Pa” di Tolcinasco. Bilancio finale sancisce due su tre, la trasferta a Bassano del Grappa è stata sostituita da una più comoda e sicura notturna per le strade della “Randonneè Il Lombardia”, affrontare la trasferta, partecipare alla gara, e rientrare in auto tutto da solo, considerando come si finisce una 140k su sterrato, mi avrebbe esposto a rischi troppo alti soprattutto durante il rientro in autostrada, un colpo di sonno era dietro l’angolo…. Meglio evitare, sarà per la prossima, senza rimpianti.

Chiusa la River in compagnia di Stefano, ottimo segugio di fontanelle, ho atteso la To.Pa inserendo un paio di uscite su strada, “il Lombardia” all’Alba, un Ghisallo da Bellagio e la Valcava by night, ormai una “Classica” delle notturne che frequento.

Sono dunque pronto per (il penultimo) appuntamento ufficiale della stagione, questa Gravel dal nome un po’ strano ma che vuole solamente far incontrare amici sconosciuti, non vuole la competizione, ma aggregazione, non avrà una classifica e non verranno distribuiti premi, nessun arriverà secondo perché tutti saranno primi. Antonio & Co hanno le idee chiare, sono fuggiti dal quel Mondo fatto di ranking, velocità medie, metri di dislivello ingurgitati, per ritrovare la vera essenza della bicicletta, la sensazione di libertà. Non a caso il gruppo si chiama Teambike24h, senza limiti ne pregiudizi, a qualsiasi ora del giorno, in qualsiasi giorno della settimana…. la bici sempre! Bello, mi piace!

Dunque To.Pa, ovvero Tolcinasco-Pavia e ritorno, con una puntatina al ponte di barche di Bereguardo, giusto per aggiungere libidine e chilometri al percorso.

Per una questione di sicurezza bisognerà essere minimo in coppia o più, questo per avere sempre un compagno su cui contare in caso di necessità, trattandosi di tracciati che attraversano zone poco frequentate, il rischio di rimanere bloccati senza poter chiedere aiuto è più forte rispetto ad un evento su asfalto, a me piace chiamarla la regola dell’Angelo Custode. Io sarò accompagnato da Francesco, compagno di vecchia data di Roubaix ’08 e Rando100 ‘09, ed Ercole, Patron di Cyclopride e boost energetico di positività del mondo delle due ruote, purtroppo non saranno della compagnia ne Franco, bloccato da un antipatico mal di schiena, ne Giovanni, il mio maestro Jedi delle Gravel, assente giustificato per il compleanno del figlio.

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Raggiungo la partenza utilizzando la metropolitana, comoda e veloce senza sottrarre così l’auto alla famiglia. Appuntamento con i due soci sul piazzale della stazione di Rogoredo, da lì una decina di chilometri e saremo nel parco dei laghi di Tolcinasco, partenza della To.Pa.

Un quarto d’ora alle Otto esco dalla Metro e aspetto gli amici. Pochi minuti arriva Ercole che sfoggia una gran bella camicia in flanella a quadri e pantaloni con fondello in pelle di daino, per lui Gravel significa anche questo. Francesco arriva subito dopo a cavallo di qualcosa che il Mondo non conosce ancora, un test-lab che Bianchi vuole sviluppare per proporre un prodotto che sia degno del nome che porterà, una bici da off-road con soluzioni viste in passato ma migliorate, mixate dagli ultimi trend che il mercato propone, freni a disco, pieghe divaricate, ma soprattutto gruppo con corona singola sulla guarnitura, un best-mix che lascia intuire che anche i grossi nomi stanno investendo sempre più risorse in questo tipo di avventure “trasversali”.

Saluti, abbracci, recuperiamo la strada per raggiungere i Laghetti, luogo della partenza. Ad attenderci troviamo il Teambike24h al completo, con Antonio in prima fila. Il prato già brulica di altri ciclisti, tutti rilassati a chiacchierare o seduti ai tavolini sorseggiando caffè.

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Briefing qualche minuto prima delle nove e poi si parte. Il nostro “Team” è ora più numeroso, con gradita sorpresa incontro Daniele, uno dei lettori delle mie “boiate” su questo diario di viaggio, e Roberta, una ragazza che si è presentata al via sola, entrambi pedaleranno con noi, più si è e più sarà forte questa esperienza per i sentieri della bassa Lombardia.

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I primi chilometri vengono affrontati in gruppo ad andatura più che tranquilla, ancora una volta gli Alfieri del Teambike24h vogliono eliminare le ultime sacche di resistenza agonistica che qualcuno di noi ancora conserva nelle tasche. Superiamo in gruppo un paio di passaggi delicati ma poi ci tuffiamo nella vera To.Pa edizione 2015.

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Io rimango a vista dei miei compagni Ercole Roberta e Daniele, Francesco è qualche metro avanti ma credo abbia fatto gruppo con i più performanti della comitiva, tra cui Mauro, compare all’ultima mia Valcava. E’ giusto che vada, il suo passo non lo avrei retto e Lui comunque doveva effettuare un Test che fosse credibile, altrimenti cosa ha portato il prototipo a fare?! ci vediamo o sentiamo poi, che la Forza sia con te!

Appena dentro il Parco della Vernavola siamo fermi causa foratura, tocca all’anteriore di Daniele, scusa per rifiatare un attimo e scattare un paio di foto. Mancano pochi chilometri a Pavia dove agganceremo il Ticino ed inizieremo il secondo dei quattro tratti di questa Gravel. Sino ad ora l’opinione sul tracciato è più che positiva, nulla di troppo tecnico, ideale per biciclette come le nostre, bene così.

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Cambio di camera e ripartiamo agganciandoci all’argine del Grande Fiume, qualche metro prima del Ponte Coperto di Pavia. Si viaggia bene, il ritmo non è impossibile ed il tracciato lascia spazio alla vista, a questo punto oserei dire che questa To.Pa è forse la più “paesaggistica” di quelle a cui ho preso parte.

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Lasciata la Città delle Cento Torri, seguiamo la traccia attraverso strade bianche e tratti in asfalto che ci portano in successione a Massaua, Torre d’Isola, Vigna del Pero e su sino al punto di svolta del percorso, il ponte di barche di Bereguardo. Siamo a metà, un caffè è Sacrosanto!

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Al baretto sul fianco del ponte incontriamo altri ciclisti della Gravel, in particolare un ragazzo che si è presentato al via con una delle prime MTB in puro acciaio ed ai piedi un paio di sneakers (scarpe del tennis), il tutto per festeggiare con gli amici i suoi primi Quarant’anni… una sfida goliardica ma fino ad un certo punto, visto che comunque 100 e passa chilometri in sterrato sono sempre una bella faticata…. contento lui… che la Forza sia anche con Te!

Daniele traffica ancora con la sua anteriore, non ha proprio voglia di rimanere gonfia, io ed Ercole ci beviamo un buon caffè, mentre Roberta si scola tutta in un fiato mezzo di acqua frizzante, alcolizzata….

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Pochi minuti e siamo di nuovo i sella, un bel drittone di qualche chilometro ci invita a spingere qualcosa in più facendo così “cantare” le nostre gomme quel gran bel motivo che solo il tassello sul ghiaione riesce a riprodurre… bella sensazione di potenza!

Questo terzo tratto è forse il più bello, meno bitume e molta più strada bianca, nessun attraversamento di paesi, segmenti immersi in spenditi pioppeti, qualche guado, perché no, e single-track non troppo impegnativo ne per la bici, ne per le braccia, davvero Top!a

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Il Ticino si affianca più avanti, accompagnandoci sino alle porte di Pavia dove la traccia Gps ci invita a pedalare sin dentro il Ponte Coperto, offrendoci così uno dei passaggi più suggestivi del giro.

Ripresa la sponda nord, il percorso ricalca a grandi linee lo stesso segmento percorso all’andata. Alle porte del Parco della Vernavola Daniele si ritrova ancora la ruota a terra, ci invita a proseguire, non sono d’accordo, di solito non abbandono soci per strada, insieme si parte, insieme si arriva, ma la sua insistenza, l’impellenza di altri impegni, mi convince a proseguire non prima di lasciargli una camera d’aria, una pompa e il nostro numero di cellulare per qualsiasi necessità.

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Ripartiamo in tre, senza a darlo a vedere, apprezzo sempre più la preparazione di Roberta, non ha mai mollato un metro, anche se il passo non è mai stato da Cuore in gola, la sua ruota è rimasta costantemente a fianco delle nostre, anche lo spirito è quello giusto, tenacia e carattere fuori dal comune, soprattutto quando si parla di bicicletta.

Ormai giunti alla fine, pedaliamo sugli ultimi chilometri in totale relax, ancora un paio di sterrati, carraie più che altro, e saremo di nuovo ai laghetti di Tolcinasco, alla fine di questa splendida prima edizione della To.Pa Gravel.

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All’arrivo ritroviamo tutto il TeamBike24h, il Chiosco a pieno regime per sfornare panini con salamelle da offrire con birra ai partecipanti della Gravel. Tutti sorridono e si salutano, segno che questa edizione ha avuto successo.

Un panino, una gran fetta di torta, scambio due chiacchiere con Tony, Ercole e gli altri ragazzi del Team ingannando così il tempo in attesa che anche l’amico Daniele conquisti l’arrivo. Un messaggio ci dice che è a pochi chilometri dalla fine, quindi tutto ok e pronti a festeggiare il “Bucarolo” di giornata!

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Arrivati anche gli ultimi partecipanti, saluto con immenso piacere i miei compagni di squadra ed i ragazzi dell’organizzazione, promettendogli che se ci fosse una versione “Winter”, io sarei tra i primi a partire.

Ringrazio Roberta, saluto Daniele ed insieme ad Ercole recupero la fermata della Metro di Rogoredo.

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Sul tragitto in metropolitana ho il tempo di ripensare alla giornata appena trascorsa, i luoghi, il percorso, soprattutto le persone conosciute… non sono certo che tutto questo rimarrà tale dopo l’arrivo delle grandi masse, ma finché si potrà, perché non goderne… viva la Gravel!

Alla prossima Edizione

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28 Settembre ’15 – BloodyMoon on Valcava

redmoonLuna piena = Notturna
Notturna = Raduno
Raduno = Spanati
Spanati = Ignoranza
Ignoranza = Ciclisti
Ciclisti = Salita
Salita = V A L C A V A

Non fa una grinza…

Il 28 sarà notte di Luna piena dipinta di rosso, evento particolare che capita raramente quando in concomitanza dell’Eclissi, i raggi del Sole vengono filtrati dalla nostra atmosfera lasciando passare i soli ultravioletti, colorando così la nostra amica di un intenso color amaranto. Anche se il fatto è previsto nelle prime ore del giorno, prima dell’alba, non vedo perché non usarla come scusa per lanciare l’ormai classico appuntamento di fine Estate, l’ascesa al Passo di Valcava in notturna, una pietra miliare delle pedalate sotto le stelle.

Co-organizzatore dell’evento sarà Angelo, titolare della logistica e responsabile unico della parte culinaria. Io, dal canto mio, cercherò invece di coinvolgere più persone possibili col fine di far conoscere, e condividere con loro, questa splendida esperienza che racchiude in se l’essenza primordiale della bicicletta, la Libertà.

Il mood è ormai consolidato, ci si troverà nei pressi di Cisano, si partirà tutti insieme verso Caprino per poi raggiungere il vero inizio della salita, il bivio che da San Gottardo porta prima a Torre de Busi e poi in vetta, a quei 1340 metri s.l.m. che tutti odiano, tutti ambiscono, ma che tutti un giorno o l’altro vorranno conquistare…. Beh, noi diamo la possibilità di conquistarli di notte! Vuoi mettere?

Una volta raggiunto il GPM, e fissato indelebilmente la conquista con uno scatto, saremo ospiti nel Ristorante da Fausto per un ristoro degno degli eroi, con calici di nettare divino e pietanze di ogni genere.

Sazi ed appagati si ridiscenderà a valle per chiudere la nottata con un abbraccio fraterno e la promessa di ritrovarci ancora per le strade buie della nostra bella Italia.

Come detto prima, l’appuntamento con la Valcava by night è ormai una Classica. Appena si sparge la voce, i primi ad aderire sono gli stessi che parteciparono alle precedenti edizioni organizzate sempre da Angelo in Team con Mr. Valcava Carlo Gironi. Anche i miei compari di notturne non sono da meno, in primis Gianni e Alessandro, testimonial della RonCava e della Solstizio d’Inverno, Mauro Pezz e Michele (Cicloidi), presenti alla notturna del Cornizzolo, ed infine il camoscio di #Brianzalandia Riccardo, in forse sino all’ultimo perché poco convinto della sua condizione (mi darà oltre 25 minuti di distacco nel solo tratto di salita… se questo significa non avere la gamba?!)
La vera sorpresa però arriva da chi sarà dei nostri per la prima volta, ragazzi, ma soprattutto ragazze, che hanno scelto la scalata ad una delle salite più velenose della Lombardia come iniziazione all’oscurità.

Altri, pur essendo fortemente attratti dal “lato oscuro del pedale”, sono però intimoriti da quei 2.500 metri di muri posti alle porte del Paese, per loro, ma anche per chi abita ad Est del culmine, ci sarà un raduno gemello al “Gabbione” di Almenno, da dove si partirà per scalare prima il Roncola e poi il tratto che dalla Valle Imagna porta al GPM, percorso identico a quello seguito durante il Solstizio d’Estate del Giugno scorso. Se i miei calcoli sono giusti, entrambi i gruppi raggiungeranno la cima nello stesso momento, rendendo questa edizione del Valcava by night ancora più suggestiva ed intrigante che mai.

20:30 di quest’ultimo lunedì di settembre sarà l’ora x, l‘inizio dell’apoteosi.

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In compagnia di Mauro, decido di farmela tutta in bici, questa edizione lo merita proprio. Ci troviamo a Carate per le 18:30 ed insieme raggiungiamo Cisano. Per evitare il traffico dei pendolari, mi accompagna su strade secondarie a me sconosciute, non stiamo parlando di zone poco battute, anzi, ma è incredibile come basti cambiare di una curva sui soliti percorsi macinati centinaia di volte che tutto cambia, la prospettiva, i paesaggi, ma anche la voglia di pedalarci sopra, in parte mi ricorda le stesse sensazioni percepite nelle prime uscite in Gravel, bastava un campo o una ciclabile e mi sembrava di essere chissà dove…
Si chiacchiera durante il tragitto, e quando ci accorgiamo di essere in anticipo mostruoso, rallentiamo ulteriormente per ingannare il tempo e per non rimanere troppo tempo fermi all’aria aperta che, anche se il tempo è dalla nostra, ti invita comunque a rimanere ben coperto.

Gruppo Cisano

Gruppo Cisano

Gruppo Almenno

Gruppo Almenno

Raggiunta la Stazione di Cisano, non passa troppo tempo e ci raggiunge Gianni, anch’egli arrivato in bici da casa. Un caffè due battute e piano piano il piazzale si riempie di lucine, rifrangenti, e biciclette… dai che non siamo pochi.
Un prezioso aiuto arriva da Luca che ha deciso di essere della partita seguendoci in auto ed offrendo il servizio di Bag-Drop molto apprezzato per poter avere un cambio indispensabile per affrontare la discesa coperti ed al caldo. Identico sostegno da Angelo, che si sposterà ad Almenno per supportare i fratelli del “versante Est”.
Un paio di minuti ancora per aspettare gli ultimi ritardatari, ma poi a venti minuti alle 9 si attaccano le scarpette al pedale e si parte! Inizia le BloodyMoon on Valcava 2015.

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Il gruppo che affronterà il versante duro è composto da 25 elementi, mentre dal Gabbione ne sono partiti 12. Bene così, le premesse erano di una partecipazione oceanica, ma questo avrebbe creato non poche preoccupazioni e prodotto notevoli intoppi alla viabilità ordinaria.

I primi chilometri sono ad andatura “goliardica”, si scherza si ride, anche la Luna si affaccia sempre più spesso sopra i nostri caschi, dissolvendo definitivamente le paure di una serata bagnata con rientro sotto un’antipatica pioggia autunnale.

Al bivio di San Gottardo per Torre mi ritrovo in fondo al gruppo in compagnia dei due Randonneur Alessandro e Gianni, saremo noi a chiudere la truppa, invitiamo addirittura l’amico Luca a superarci ed a raggiungere i ragazzi più avanti, noi siamo i “vecchi”, non abbiamo bisogno di ammiraglie… beh, magari una spintarella più avanti non ci avrebbe fatto male…

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Saliamo con tutta calma, di fiato ne abbiamo anche per ciarlare…. Sino al cartello ovviamente…. poi silenzio, muti e rassegnati arriviamo alla curva e cominciamo il nostro Delirio… che Dio ce la mandi buona.

Non è la prima e non sarà l’ultima, ma questi ultimi 3 chilometri di salita non saranno mai miei amici! micro zig-zag, rilanci impercettibili della bicicletta aiutano anche di un’idea a spingere avanti le ruote su queste maledette rampe.

Via il primo tratto, percorriamo sul bordo più esterno il primo tornante per ritardare il più possibile l’inizio della seconda erta. Di nuovo in punta di sella, di nuovo a fissare la piega, e senza tante paturnie ci si tuffa nella seconda parete. Questa, fortuna nostra, è leggermente più dolce rispetto ai primi 200 metri, riusciamo anche a buttare l’occhio oltre per vedere la distanza dal prossimo tornante, la distanza della prossima oasi di rifiato. Alessandro allunga di qualche metro, io e Gianni rimaniamo affiancati, come una sfida one-to-one, o forse come antidoto alla tentazione del piede a terra. Si soffre, sono sincero, ma raggiunto l’ultimo maledetto drittone che punta le prime case del Paese, mi si alza magicamente la soglia del dolore e cancella ogni sensazione negativa lasciando spazio alla consapevolezza che anche questa volta ci siamo meritati i nostri 5 secondi di Gloria.

Ultimi metri e, con il dovuto rispetto, raggiungiamo il GPM della Valcava.

DSC01590bTroviamo alcuni dei nostri compagni intenti a cambiarsi ed a scattare foto per immortalare l’impresa. Dal versante bergamasco intravedo altri ciclisti arrivare, i miei calcoli per far coincidere i due arrivi sono stati perfetti, penso… altri hanno già raggiunto il Ristorante, è pur sempre il 28 Settembre e la temperatura non supera i 10 gradi, è fortemente consigliabile cambiarsi gli indumenti umidi e mettere qualcosa di più pesante.

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Scendiamo tutti al ristoro, il gran banchetto ci aspetta. Torte, tè caldo, vin-brûlé, salumi, focacce, pasta al pomodoro, bibite di ogni genere sono a disposizione degli Audaci della Luna Rossa, il giusto premio per chi ha abbandonato, anche per poche ore, la via della ragione.

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Per prima cosa osservo i volti di tutti. La stragrande maggioranza sorride, molti sorseggiano vin-brûlé analizzando l’impresa appena fatta, alcuni sono in trans, capita a molti dopo aver domato la “Bestia”. Gli amici di sempre sono già al secondo piatto di pasta, con a fianco una gran fetta di torta fatta per l’occasione da Nonna Agnese aiutata da Mamma Donata. Chi ha più voglia di uscire al freddo e discendere a valle in bicicletta?!?!

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Dal canto mio, la prima cosa che faccio è cambiarmi, sono fradicio e inizio a sentire troppo freddo per i miei gusti. Intimo, maglia lunga e antivento dovrebbero risolvere il problema, poi in discesa, infilando un bel paio di guanti invernali, sarò totalmente protetto dal freddo.

Tre bicchieri di Tè nemmeno li sento, passo alla pasta, faccio il bis, poi mi tuffo sulla torta di mele, la mia preferita, strepitosa! Una seconda fetta non guasta…

I ragazzi, tutti nessuno escluso, sono ripagati e rilassati dall’ottima accoglienza che ancora una volta Angelo con la sua famiglia ha saputo donarci. Prima di lasciare il ristoro, viene consegnato ad ogni partecipante un Diploma/Brevetto che certifica, ma vuole essere solo un simpatico ricordo, l’ascesa nella Notte di Luna Rossa al Passo Valcava. Ci si copre, si ringrazia Agnese e Donata senza dimenticare Angelo e ci si butta giù per la discesa.

E’ il momento più delicato della serata, basta una distrazione o calcolare male gli spazi di frenata, che ti ritrovi lungo dentro alla boscaglia. Dall’alto della mia esperienza, posso dirlo, affronto le curve ed i tornanti con ampio margine, durante la salita mi ero fissato nella mente i punti dove l’asfalto era più sporco e dove avrei incontrato tratti più sconnessi. Scendo in compagnia di Gianni Riccardo ed Alessandro, gli altri hanno già lasciato il gruppo, oppure si sono trattenuti qualche minuto in più in compagnia di Angelo. Pezz e Michele preferiscono scendere dal versante bergamasco, forse per non rifare lo stesso tratto dell’andata.

Non si soffre particolarmente il freddo, la scelta degli indumenti è stata ottima, nemmeno un brivido, soprattutto grazie ai guanti invernali. La dinamo Son con faro Supernova sono strepitosi, è incredibile la quantità di luce che questi tre piccoli Led proiettano sull’asfalto, se poi aggiungiamo che anche i tre compari di discesa sono altrettanto muniti, sembra di viaggiare in pieno giorno.

Al Bivio con la statale Lecco/Bergamo ci raggruppiamo e di buon passo recuperiamo prima Caprino poi Cisano. Qui Alessandro ci saluta, mentre noi tre continuiamo in bici verso casa. Dopo Brivio tocca a Riccardo, Barzanese Doc, ha voluto esserci perché sapeva che ci tenevo, grazie Camoscio!

Rimaniamo in due. Qualche pensiero me lo crea Mauro, arrivato con me da Carate e d’accordo che saremmo rientrati insieme. Aver ritardato il nostro rientro, esserci dilungati con gli altri ospiti, lo hanno forse convinto a decidere di tornare in solitaria per rubare più minuti possibili alla veglia, per essere così riposato e pronto agli impegni dell’imminente giornata di lavoro.

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Ad Imbersago potrebbe starci un cafferino, ma vista l’ora ed il fatto che sia lunedì, non troviamo nulla di aperto. Pit-stop al lavatoio in piazza per riempire la borraccia e per togliersi gli indumenti più pesanti… a proposito, la borraccia è rimasta sul tavolo… mi toccherà tornare a prenderla, in bici chiaramente…

Dopo Merate pedaliamo su drittoni infiniti sino ai piedi delle Torri Bianche di Vimercate dove, se non ci fosse stato Gianni non l’avrei mai trovata, seguiamo una ciclabile che ci porta oltre i grossi svincoli della Tangenziale. Raggiunto il Viale delle Industrie di Monza ci salutiamo, Gianni direzione Sud, io verso la Villa Reale in direzione Ovest. Alla prossima Socio! Mandami un messaggio appena arrivi a casa, Buonanotte!

Rimango solo, traffico pressoché assente, ancora una decina di minuti e posso dire di aver chiuso una gran bella serata in sella alla mia bicicletta.

Raggiungo Cusano un quarto d’ora prima delle due, mi fermo e controllo i messaggi sul cellulare. Come promesso Riccardo, Alberto e Gianni mi confermano il loro rientro a casa. Trovo anche un messaggio di Angelo che oltre a ringraziarmi per la serata, mi comunica che una delle ragazze presenti al raduno ha avuto un piccolo incidente scendendo dal Passo sul versante della Val Imagna. Una foratura dell’anteriore in curva l’ha fatta cadere in malo modo battendo bruscamente a terra. Chiamata l’ambulanza è stata trasportata al Pronto Soccorso di San Pietro per ulteriori accertamenti, escludendo sia rotture che traumi. Una nota negativa in una serata perfetta. Mentre scrivo questo resoconto, mi hanno confermato che Paola sta bene ed è tornata a casa, ed è già carica per una nuova avventura sotto le Stelle!

Più volte ho messo in evidenza che viaggiare in bicicletta di notte ha tantissimi pro e qualche contro, per me è una droga ormai, ma una foratura può accadere in qualsiasi momento, non per forza di notte. Nel mio piccolo cerco di prevedere ogni contrattempo eliminando il problema alla fonte, questo accade per tutto quello che posso gestire in prima persona, se il problema arriva da un chiodo, una scheggia sulla strada, o ancora peggio, da un automobilista distratto, beh, quello io lo chiamo Destino, non posso fare molto ne se sono le 4 del mattino, ne se sono le 2 del pomeriggio… Con tutta onestà mi sono sempre detto che se durante una delle mie notturne mi fosse capitato qualcosa, o avessi rischiato più del dovuto, avrei immediatamente sospeso le uscite, cercando altre soluzioni per far convivere la mia passione con i miei amori a casa. Se sono ancora in giro, vorrà dire che sono un ragazzo moolto fortunato!

Ritornando alla cronaca, chiudo la serata con 122k e quasi 2000 mds, senza dolori alle gambe ma con due occhi arrossati per non aver, ancora una volta, indossato gli occhiali.

Grazie a tutti, grazie per aver seguito l’idea stramba di uno sconosciuto, grazie a chi mi ha aiutato a realizzarla. Alla prossima Luna… anche se sarà di un altro colore.

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Photo: © Cicloidi – ©La Popolare Ciclistica

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13 Settembre ’15 – Rando Il Lombardia a modo mio

A dir la verità il 13 era in programma la “El Santo Gravel” di Bassano del Grappa, ma le previsioni meteo, problemi logistici ed i postumi del massacro sui sentieri del Monte Pasubio con zaino e figlio in spalla, mi hanno convinto a non programmare nulla se non all’ultimo minuto, come mi capita spesso di fare.

Il 13 era anche in programma lo svolgimento della decana delle Randonneè, il Giro di Lombardia, organizzato dalla SAV95 di Nerviano. Previsti due percorsi, il classico 200, come ACP impone, ed un 120 per chi vuole farsi un’uscita senza tirarsi il collo. Partenza per entrambi alle 8:00, circa 8 ore il primo, la metà per il secondo, troppo per i miei impegni domenicali.

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E se anticipassi la partenza e seguissi la traccia del 120? Primo, sarei di ritorno ad un orario decente, secondo, il Brinzio come salita della minirando giustifica da solo la levataccia in piena notte. Anche il meteo spinge per questa soluzione alternativa, le previsioni delle zone che saranno attraversate prevedono un inizio delle precipitazioni dalle 9 del mattino in poi, quindi, se confermate, male che vada dovrei bagnarmi solo nel tratto finale. Deciso! Vada per la minirando Lombardia by night.

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Sveglia alle 3:10, a venti minuti dalle 4 sono già in sella. Partito da casa, alle 4:30 mi trovo sotto la torre del paese, uno dei simboli di Nerviano. Qui parte la traccia GPS da seguire, qui parte la mia Rando in notturna. Ho scelto di seguire il percorso da 120, il lungo sarebbe stato un azzardo affrontandolo da solo. La gamba gira bene, la testa è al Top! Oggi sono carico a molla, niente potrà fermarmi.

Si pedala inizialmente sul  Sempione, automobili in giro ne incontro poche, i nottambuli ancora svegli sostano nei vari chioschi sparsi ai lati delle strade, al mio passaggio qualcuno mi insulta, altri si chiedono dove mai andrà uno in bicicletta a quell’ora, la maggior parte di loro nemmeno ci fa caso, meglio così…

Questi primi 30 chilometri non mi sono nuovi, sono le stesse strade pedalate nella Randonneè della Merla, appuntamento di inizio stagione in prossimità dei giorni più freddi dell’Anno. Sino a Gorla i lampioni mi aiutano ad illuminare la strada, potrei anche spegnere i due fari sul manubrio. Da qui in avanti però si incontrano sempre più spesso tratti privi di illuminazione, nero assoluto assai più affascinante ed esaltante per chi, come me, adora l’oscurità ed il pedalare di notte. Sono “drittoni” immersi nella vegetazione che accompagnano, anche se in leggera pendenza, alle porte di Morazzone, dove inizia la picchiata verso il Lago di Varese.

Raggiunto il Lago, il segmento sino a Gavirate, punta nord del bacino, è forse il tratto più delicato se affrontato di notte. Il motivo è semplice, un lungo stradone che ricorda più una tangenziale che una provinciale, invita le auto a percorrerlo a velocità sostenuta, creando così tensioni a chi sul ciglio della strada avanza in bicicletta. Ad essere onesti però, sia una ciclabile sul lato lago, che un’ampia striscia d’asfalto oltre la riga di bordo strada, aiutano non poco a percorrerla in totale sicurezza. Al mio passaggio, mi avranno superato al massimo tre auto, tutte ampliando fortemente la traiettoria del sorpasso, nessun problema per fortuna. Prima di Gavirate saluto il Lago, che francamente ho solo intuito fosse al mio fianco visto il buio pesto che ancora persiste, oggi il Sole non ha proprio voglia di farsi vedere…. A Cocquio Trevisago tiro un sospiro di sollievo, finalmente inizia l’ascesa al Brinzio.

Le prime rampe non sono uno scherzo, anzi, fortunatamente la parte cattiva dura poco per lasciare spazio a tratti molto più dolci che risalgono il versante della montagna senza mai strappare, questo sino a raggiungere il comune di Brinzio.

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Alle 7:00 sono alle porte del Paese, foto, allaccio lo smanicato, tiro su i manicotti, bravo averli indossati coi gambali sin dalla partenza, e mi fiondo giù per la discesa in cerca di un Bar, qui ancora tutti dormono, tanto vale proseguire.

A Fogliaro ne scovo uno aperto, colazione, due chiacchiere col Gestore preavvisandogli che da lì a poco passeranno gli altri randagi della Randonneè, ma quasi subito riparto in bici, non vorrei raffreddarmi troppo visto che comunque ho già gli indumenti umidi.

A questo punto sono a metà del mio personalissimo Lombardia, ancora lo strappo dopo Malnate e poi sarà una lunga e dolce discesa sino a Nerviano.

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A meno 40 rimango senz’acqua, dove trovare una fontana sulla strada? Beh, penso, al primo Campo Santo mi fermo, lì una fontana per i fiori ci sarà sicuramente. Detto fatto, a Berezzago sosta al cimitero, entro, e con stupore delle “sciüre” intente a riempire l’annaffiatoio per i fiori del caro estinto, ma anche a spettegolare sui compaesani, carico la borraccia e riprendo subito la strada per Nerviano.

Dopo Tradate il percorso ricalca in senso opposto la prima parte della rando, Gorla, Marnate, Legnano ed infine Nerviano, con arrivo all’Oratorio sede storica della SAV95.

Inizia a piovere, sosto giusto 5 minuti per salutare gli amici, bere un caffè, mettere la mantellina e riprendere la strada verso casa. Minirando “Il Lombardia” chiusa in 5 ore scarse, senza una goccia di pioggia come previsto.

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Ultimi chilometri in totale relax, anche se sotto l’acqua poco importa di bagnarmi, sono ormai a casa, ne approfitto per ripensare al bel giro, alle strade percorse, ed alla fortuna, ancora una volta, di averlo terminato senza alcun tipo di pericolo o contrattempo, grazie. Ore 10:30 stacco il piede dal pedale e prima di spegnete il Garmin leggo 160k,1000mds e 25 km/h di media, non male.

Prossimo evento certo la “BloodyMoon” del 28, ascesa in notturna a Valcava nella notte dell’escissi di Luna, la notte della Luna rossa come qualcuno l’ha battezzata, l’incerto potrebbe essere un’uscita in Gravel con Giovanni, o un Ghisallo all’alba nell’ultima domenica del mese, vedremo…

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30 Agosto ’15 – Gravel RandoRiver

Ad un anno esatto dall’impalo sulla ciclabile per Rho durante l’edizione 2014, rieccomi qui ai nastri di partenza della RandoRiver organizzata dagli amici di Garbatola (frazione di Nerviano). Mi presento in sella alla Cannondale Caadx, pur essendo un percorso disegnato per le MTB, sono certo che non ci sarà nulla di così estremo che la mia Gravel non possa superare, e poi, al massimo, scendo e ruzzo, no problem.

Come da trazione, quando mi faccio vivo in quel di Nerviano, cerco di non usare l’auto ma percorrere il tratto di trasferimento sempre in bici, uno per lasciare l’automobile a disposizione a Giusy e Stefano, due perché il solo fatto di uscire da casa già in sella, rende l’esperienza più completa.

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Sono con la Gravel quindi si gravella sino a Garbatola sul tracciato che costeggia il Villoresi da Nova M.se sino a Nerviano, si allunga qualche chilometro rispetto al tragitto su bitume, ma almeno è più divertente e non si è in balia del traffico, ormai rientrato del tutto dalle vacanze.

Arrivato nel cortile dell’Oratorio, punto di ritrovo della RandoRiver, trovo ad aspettarmi i cugini della SAV95 che insieme ai ragazzi della Festa del paese sono già a pieno regime per accogliere i Riders venuti a partecipare all’evento. Il costo di 10 euro copre l’iscrizione, i ristori sul tracciato ed il classico pastaparty all’arrivo. Incontro Stefano, mio compagno nell’ultima notturna sul Ghisallo, Giuseppe ed il figlio, onnipresenti alle manifestazioni Nervianesi, ma anche tutti compari della sfortunata edizione 2014.

Il gruppo, in linea di principio, sarà questo, per evitare ogni tipo di rischio, decidiamo che i primi chilometri saranno percorsi ad andatura adeguata a quello che si affronterà, se saranno ciclabili, si cercherà di essere il più possibile rispettosi degli altri ospiti, se saranno sentieri, si eviterà di spingere troppo, se saranno statali o incroci caotici, saremo prudenti.

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Briefing qualche minuto prima delle 9:00 poi si parte.

I primi chilometri ricalcano la sponda del Villoresi direzione Garbagnate Milanese. Ci troviamo a condividere la stessa striscia di terra con famiglie a passeggio, ciclisti o semplici runner, un po’ di attrito per la nostra irruenza, non tanto per l’atteggiamento, io e i miei soci cerchiamo di tenere a bada i più esuberanti, ma per il numero di partecipanti che per forza di cose si ritrovano a pedalare tutti insieme, soprattutto i questi primi chilometri della Rando.

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Dopo Garbagnate il percorso devia verso Sud per raggiungere e onorare il sito dell’Expo. Qui con qualche difficoltà di troppo riusciamo comunque a seguire la retta via, più grazie alle frecce disseminate sul percorso che alla traccia satellitare. Il mio gruppo a questo punto è già spezzato, io e Stefano siamo riusciti a stare vicini, mentre Beppe con il figlio sono rimasti indietro, per colpa dei numerosi incroci, o per aver seguito indicazioni sbagliate, non sappiamo, decidiamo di proseguire e di uscire da questa prima fase troppo caotica per i nostri gusti. Aver disegnato un tracciato che arrivasse alle porte di Expo era necessario per onorare il loro patrocinio, ma speriamo che dall’anno prossimo, quando non ci saranno più vincoli con le Istituzioni, si possa percorrere da subito vie meno battute tutto a vantaggio della sicurezza dei corridori e del bel vedere.

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Raggiunto il luogo dove lo scorso anno io e Giuseppe ci fermammo contro un palo piantato nel bel mezzo di una ciclabile, noto con rammarico che nulla è stato fatto. La mia denuncia, inviata al Comune di Rho qualche giorno dopo l’incidente, non è servita a nulla. Chiesi subito di mettere in sicurezza quel passaggio, già ad ottobre un altro ciclista ebbe un incidente identico al nostro con conseguenze ben più gravi, ma se dopo un anno tutto è come allora, due sono le cose, o al Comune di Rho piace usare i soldi dei contribuenti per risarcire danni e non per prevenirli, oppure all’interno del Comune esistono figure inadeguate a svolgere con buon senso il loro incarico, non diamo la colpa alla Burocrazia, questa volta proprio non c’azzecca nulla…

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Detto questo, superato questo primo tratto, inizia per me il segmento inedito, inizia a mio modo di vedere la vera RandoRiver.

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Si recupera lo sterrato che costeggia il Canale scolmatore di nord-ovest (dargli un nome più carino…), 11chilometri di “drittone” interrotto sporadicamente da strade senza traffico, forse monotono ma sopportabile ed utile a questo punto della Gravel, aiuta se non altro a ritrovare il giusto ritmo per continuare il giro. Raggiunto il comune di Albairate cambiamo alzaia seguendo la ciclabile che a fianco del Naviglio Grande, direzione nord, ci accompagnerà verso il grande fiume Ticino. Questo tratto è molto più trafficato rispetto al canale scolmatore, abbassiamo il ritmo e ci concediamo una prima sosta nel comune di Cassinetta di Lugagnano, le nostre borracce vogliono bere.

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Robecco, Bernate, poi finalmente il Ticino, era ora…

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Qui inizia un lungo tratto di singletrack (sentiero) che sarà sicuramente divertente con una MTB, forse più impegnativo per una Ciclocross come la mia, alla lunga, la piega, la posizione dei freni, l’assenza di una forcella ammortizzata sull’anteriore si faranno sentire, soprattutto alla schiena ed al collo, ma d’altronde è da fare, si fa..

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Siamo a metà, 50 chilometri percorsi, 45 scarsi all’arrivo, le borracce chiamano ancora e, fortunatamente per me, Stefano è un segugio nel scovarle. Breve sosta, due chiacchiere, ripartiamo quasi subito per non perdere ritmo e per aggredire la seconda parte di questa RandoRiver. Sorge un dubbio nel frattempo, ma quanti hanno scelto il percorso da 90k e quanti il lungo da 130k? Dal rettilineo dello scolmatore, gli unici che abbiamo incontrato sono stati un ragazzo con gomma a terra, un paio di rider alla fontanella di Cassinetta, e tre amici di Nerviano raggiunti pochi minuti fa … saremo forse ultimi, o siamo i primi?!?… Rando nel nome significa nessuna classifica…quindi via!

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Ripartiti comunque col dubbio, dopo l’ennesimo tratto di singletrack raggiungiamo il passaggio più spettacolare della River, un ponte tibetano su uno dei canali secondari del Ticino, nel comune di Turbigo. Bici in verticale si sale su questo ponte appeso a sole tre funi che ci condurrà dall’altra parte del fiume. Ripensando a questo passaggio, come ad altri durante le mie uscite con le ruote artigliate, mi viene da pensare come sia molto più ricco di curiosità un giro in offroad rispetto al classico giro con il corsa. Analizzando un giro in strada troviamo una grossa parte dei chilometri macinati spesi al solo fine del trasferimento, per raggiungere i piedi della salita-GPM o per iniziare finalmente un tratto più divertente, qui è tutto il contrario, il trasferimento diventa esso stesso divertimento, non esiste più “sono andato a fare il”, tutto è tutto, molto più democratico. Nella mia se pur breve carriera da GravelCyclist, ho trovato sempre, in ogni uscita, qualcosa di incredibile sulla mia strada, la lingua di terra tra le acque nella Gravel di Sesto Calende, il passaggio “guerrieri della notte” nella LodiLeccoLodi, questo ponte sospeso sul Ticino, e tutti gli altri luoghi attraversati nelle Gravel autogestite in compagnia di Giovanni e Franco. La Gravel è il connubio perfetto dei due Mondi, sull’asfalto svolge il suo sporco lavoro, sulla terra esalta la sensazione di libertà, in salita ti accompagna al GPM, sui ghiaioni esalta la tua potenza, nessun torto, nessuno schieramento, Gravel.

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Passato il ponte tibetano, appena fuori Nosate, dopo il controllo con ristoro, ci agganciamo nuovamente al Canale Villoresi, è finita penso, se rimaniamo sull’argine sarà un veloce avvicinamento senza troppo penare, anche perché la schiena inizia a battere cassa dopo oltre 60k di gara più 30 di avvicinamento da Cusano.

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Purtroppo non è così, il Villoresi viene quasi subito abbandonato per recuperare altri tratti di sterrati e sottoboschi in singletrack. Quello che qualche chilometro prima poteva essere divertente, ora inizia ad essere indigesto, ho bisogno di scaricare qualche minuto la schiena, sono alla disperata ricerca di “asfalto” o sosta borraccia. Nel momento del massimo bisogno torna in gioco il compare Stefano, che incomprensibilmente intercetta la fontanella della mia salvezza, imboscata dietro i box di un autolavaggio self-service… come ha fatto a vederla è un mistero, sta di fatto che grazie a quei brevi minuti di sosta, rinfrescato sotto il getto dell’acqua e con la schiena recuperata grazie ad un vicino praticello, riesco a risalire in sella con un altro spirito, ricaricato per affrontare questo ultimo tratto di rando.

Ormai nulla ci ferma più, infilandoci letteralmente dentro agglomerati di rovi più alti delle nostre teste, e facendoci accarezzare da immense piantagioni di ortica autoctona, recuperiamo la sponda del Villoresi alle porte di Nerviano, in tempo per sprintare nell’ultimo chilometro prima di raggiungere Oratorio che sancisce l’arrivo. RandoRiver battezzata!

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Consegna del badge ai ragazzi della SAV95, ritiro dell’attestato di partecipazione, 5 ore per una Gravel da 90k, e pastaparty come trofeo ai partecipanti.

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Divorato il premio, e dopo aver salutato il compagno di Gravel Stefano e tutti i ragazzi dello staff, riprendo la bici e senza tirarmi il collo decido di rientrare verso casa pedalando al fianco del Villoresi, anche se più lunga rispetto ad un rientro sulle strade, la preferisco per evitare il caldone dell’asfalto e beneficiare dei tratti in ombra sotto la boscaglia.

Soffro parecchio, la schiena, le gambe ed il caldo torrido mi danno la mazzata finale per rendere questi ultimi chilometri i più impegnativi della giornata, fatico parecchio ad avanzare, ma fortunatamente la testa c’è ancora, e questa mi aiuta a buttare la gamba avanti ancora una volta, ancora una volta….ancora una volta…

Sono a Cusano, 150 chilometri a 22 km/h di media, ho bruciato calorie quanto 3 giorni di vita sedentaria, ho la gola brasata come se avessi ingurgitato litri di minestrone bollente, ho il cuore che non vuole saperne di battere oltre i 130 bpm, ho le vesciche alle mani, non sento più la schiena e il mio culo ha smesso di comunicare con me, sono a pezzi… ma sono fiero della giornata cazzo! Meglio non poteva andare, sono pronto ad un’altra sfida come questa, forse non sarà la “El Santo Gravel”, la vedo dura, ma un Assietta come il mio amico Giovanni continua a propinarmi, in Gravel chiaramente… Perché no?!

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14 Agosto ’15 – I’m riding under rain stars

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Appuntamento con le Stelle cadenti di San Lorenzo. È vero, la notte giusta sarebbe stata il 10, ma i ben informati, non sappiamo da chi, hanno evidenziato come “momento magico” la notte tra il 12 e 13, noi, con i nostri potenti mezzi, decidiamo di uscire nella notte tra il 14 ed il 15, fuori dal coro, anche per non fare torto a nessuno.

La meta è scontata, l’osservatorio in cima alla Colma di Sormano, il percorso è poco attraente, diretti su Erba per poi risalire il Segrino e la Colma dal versante di Canzo. Si potrebbe pensare di morire sul Muro di Sormano, giusto per tirarci una mazzata, ma questo sarà deciso strada facendo.

Nella notte prima di Ferragosto è quasi scontato che possa ritrovarmi sa solo, invece un caro amico si presenta al ritrovo sul sagrato del Santuario di Cusano. Si tratta di Stefano, compagno della mia sfortunata RandoRiver 2014 ma soprattutto senatore ad honorem del movimento randagio italiano. Il cielo è tutt’altro che sereno, grossi nuvoloni e brevi piovaschi stanno rinfrescando la calura agostana, non hanno una potenza tale da farci cambiare idea, non lo avremmo comunque fatto, al massimo se la pioggia si trasformerà in grandine, ci ripareremo sotto una tettoia aspettando che smetta, stasera non è importante dove si va, ci basta stare in sella e far girare le gambe, nient’altro…

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Io arrivo con un giro del lago interno sciroppato domenica scorsa, Stefano da qualche uscita in più grazie al fatto che in questi giorni si ritrova a vivere da single, con famiglia in vacanza, ma gatto a carico.

Italici saluti, qualche battuta sui randagi al via dell’Evento Parigi-Brest-Parigi, ma poi partiamo verso nord sulla vecchia valassina. Nemmeno un chilometro e mi ritrovo la fascetta che sostiene il deragliatore crepata sul punto di maggiore sforzo, la soluzione è lasciare fissa la trasmissione sul 34 evitando di causare ulteriori danni, al massimo mulinerò di più con le gambe, altro non accadrà. Avanti qualche chilometro tocca a Stefano fermarsi per foratura. Il momento coincide con uno degli scrosci più insistenti, ma visto che siamo fermi sotto la tettoia di un benzinaio per sostituire la camera d’aria, evitiamo alla grande di bagnarci. La fortuna è con noi! Daje!

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Il ritmo non è forsennato, appena prima di Inverigo ci fermiamo per un cafferino, unico bar aperto dopo 20k di strada. Qualche minuto dopo la mezza delle otto siamo ad Erba. Si sale verso il Segrino con calma, con qualche dolore di troppo alla schiena Stefano non riesce a spingere come vorrebbe, gli propongo quindi di cambiare itinerario, lui rilancia offrendo il Ghisallo anziché l’Osservatorio come GPM della serata, salita più corta, e meta più prestigiosa… e Ghisallo sia! appuntamenti non ne abbiamo, nessuno ci aspetta sulla strada, quindi siamo liberi di andare dove vogliamo, libertà assoluta!

Dopo il lungo curvone a monte di Asso, appena fuori dalla galleria, siamo piacevolmente accolti da un cielo sempre più libero da nuvole e sempre più ricco di stelle, se siamo fortunati riusciremo anche a catturare una stella cadente per esprimere il nostro desiderio… chi lo avrebbe mai detto solo un’ora prima?!

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Raggiunta la spiana di Barni facciamo una breve sosta alla Fonte San Luigi, sul fianco del drittone che ci porterà a Magreglio, alla chiesetta del Ghisallo. A questo punto della salita la schiena di Stefano grida vendetta, un ciclista normale avrebbe desistito ben prima, ma un randagio Doc, come è Stefano, prende a due mani il manubrio, e senza pensarci troppo affronta questi ultimi metri per raggiungere il GPM, della schiena se ne riparlerà poi, a giro finito!

Questa determinazione ti esplode dentro frequentando malsani ambienti pieni di ciclisti che non sanno fare altro che avanzare, conquistando Brevetti a volte incredibili, per lo più impensabili a normali pedalatori della domenica… parliamo di 400, 600, 1200 sino ai 1600 chilometri e oltre delle sfide più estreme, per forza di cose il carattere e la determinazione sono fondamentali, anche solo per partire. Come ho già detto: “se ti mollano le gambe, torni a casa, se ti abbandona la testa, sei fregato!”

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Raggiungiamo così il piccolo Sagrato della Chiesetta dedicata al ciclista, Fausto e Gino sono sempre lì a guardia di questo scrigno ricco di gioielli e storia delle due ruote. La temperatura non supera i 15 gradi, aver portato maglia lunga in merino e antivento non è stata affatto una brutta idea, anzi… Il cielo è totalmente dedito alle stelle, proviamo a cercare qualche cadente, ma l’idea di infilarci nell’unico Bar aperto per un meritato The caldo, ci distrae dalla caccia a favore del meritato ristoro.

Il rientro verso casa è in totale relax, superiamo gli ultimi strappi senza esagerare, la schiena di Stefano è ancora in attesa di ricevere attenzioni, non dimentichiamolo…

Qualche minuto dopo la mezzanotte siamo nello stesso punto da dove siamo partiti, il Sagrato del Santuario della Madonna della Cintura, 100k e 850 mds, con nuvole, qualche goccia, stelle e strada, quella non deve mai mancare.

Ringrazio Stefano per aver risposto all’appello e per essere stato il mio compagno d’avventura, ringrazio la serata, che è stata magnanima con questi due randagi, e ringrazio come al solito la mia banda per avermi ancora una volta concesso il lascia passare per pedalare in questa notte di piena estate.

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Prima di mettermi a letto aspetto di ricevere da Stefano la conferma di essere rientrato a casa sano e salvo. Tra qualche ora il tradizionale ferragosto dedicato al più classico dei picnic, mentre per domenica una uscita lampo con la Gravel al Parco Nord per recuperare piano piano nel giusto assetto in previsione della “RandoRiver” del 30 Agosto, ma soprattutto per la “El Santo Gravel” di metà Settembre a Bassano del Grappa e la “To.Pa. Gravel Race” del 10 Ottobre ad Opera. Speriamo di portarle a casa tutte e tre, poi mi dedicherò alla stagione invernale ancora tutta da disegnare. Per ora iniziamo a lavare la bici va…

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2 Agosto ’15 – Erve

Nessuna crisi d’astinenza in questi 30 giorni lontani da un sellino, tra vacanze, impegni, ma soprattutto la poca voglia, ho preferito godermi questo mese dedicandomi ad altro… ma soprattutto guadagnando un paio di chili “di benessere”, come mi piace chiamarli… amen.

Giovedì scorso, la seconda notte di Luna piena nello stesso mese, evento rarissimo, così dicono, complice una gradevole temperatura ed il nulla osta dei “capi”, sono uscito un paio d’ore seguendo parte del tracciato della MoonAss per i Colli Briantei e, una volta raggiunto Usmate, ho percorso la provinciale in direzione Casatenovo, Monticello, Seregno ed il tradizionale rientro su Cusano con la vecchia Valassina.

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Le buone sensazioni dell’uscita infrasettimanale mi hanno così convinto a disegnare per la domenica un giro che mi portasse ai piedi di una salita per me inedita, la salita di Erve, sopra Calolziocorte. Qualcosa di nuovo, non un classico ma un bel “Centello” su strade inusuali.

Vista la lunga pausa, l’esperienza mi suggerisce di fissare dei traguardi intermedi, dove potrò capire meglio l’evoluzione della mia condizione, evitando così una cotta che in questo periodo proprio non ho voglia di affrontare. Primo traguardo Galbiate, qui si deciderà se proseguire per Erve oppure ridiscendere sul lago di Annone per dimezzare il chilometraggio, rientrando con tutta calma da Erba.

Sveglia alle 4:15 alle 4:45 inizio a pedalare. È ancora buio, un’oretta scarsa prima di vedere le prime luci del giorno… l’aria è più che frizzante grazie soprattutto alle piogge degli ultimi giorni, piogge che oggi non ci saranno visto che una Luna quasi piena ed un cielo stellato preannunciano l’arrivo di una domenica serena senza pericolo di bagnarmi.

Anche se tra Renate e Barzanò sono avvolto dalla nebbia, mi basta risalire le prime rampe per Galbiate per godere di un cielo terso rischiarito dalle prime luci del giorno, sosta in Paese per riempire la borraccia e primo briefing come da programma.

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6:10 del mattino, due calcoli, discesa su Garlate, salita a Erve, rientro sulla direttissima Merate Arcore Monza, dovrei chiudere al massimo per le 9:30… si può fare! In più le gambe sembrano girare bene, cosa altro vuoi?!

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Via! Infilo la discesa per Garlate, sempre scassata, e dopo un paio di chilometri mi trovo già sulla sponda orientale dell’Adda, dove parte la salita per Erve. Sono 5 chilometri al 7% scarso, i primi 3 a cavallo del 6% e gli ultimi 2 al 7,5% ottimo per gente alta come me.

Il ritmo è subito regolare, non ho nemmeno bisogno di usare il rocchetto più agile, e questo nel mio dizionario vuol dire gamba che gira e pendenze “umane”.

Il paesaggio non è niente male, si apprezza la valle dell’Adda con il lago di Garlate nel centro della piana. Così sino al bivio per Carenno, circa a metà salita, dove, per raggiungere Erve, si entra in una gola, o meglio canyon, la Val San Martino, che ci accompagna sino alle porte del Paese. La figata vera inizia proprio qui, in questi ultimi metri di ascesa, dove la strada è letteralmente aggrappata alla parete rocciosa, un enorme grondaia di catrame che i visionari di queste terre hanno sognato e realizzato scalfendo la dura pelle della montagna, ostinati a realizzare una via di comunicazione che altrimenti sarebbe stato impossibile, bisogna vederla con i propri occhi per apprezzarne la pazzia!

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Con la vista sulla gola, e le pareti rocciose che di tanto in tanto sembrano tuffarsi sulla strada, si raggiuge senza troppo penare il paesino di Erve, a 560 metri sul livello del mare, alle pendici del massiccio del Resegone.

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La via principale, che corre sul fianco del torrente Galavesa, ricca di piccoli ponti per collegate le case affacciate su entrambi i lati, termina nel punto più profondo della valle dove partono poi sentieri mulattiere e ferrate per risalire il Monte o per recuperare le valli vicine, i  Piani d’Ernia o il comune di Morterone sul versante opposto.

Per quanto mi riguarda qui mi fermo, riempio la borraccia, recupero dalla spazzatura un giornale per ripararmi dal freddo e visto che ancora tutti dormono, e non vedo Bar aperti, ridiscendo subito verso valle.

Al bivio per Carenno, grazie alle preziose indicazioni di una passante, devio a sinistra seguendo le indicazioni per Lorentino, Monte Marenzo ed infine Cisano B.sco, un percorso mezza costa poco battuto, valida alternativa alla banale fondo valle tra Lecco e Calco ed alla parallela Favirano-Caprino B.sco.

A Cisano, con i primi segni della fatica nelle gambe, seguo le indicazioni per Calco-Merate, da dove, volutamente e senza vergogna, decido di rientrare verso casa per la via più facile e diretta, ignorando totalmente le valide e piacevoli alternative, un mese di stop si sente… Sarà per la prossima, anche con Carenno.

Dopo un pit-stop borraccia al Parco di Monza, un quarto d’ora dopo le 9 sono davanti al cancello di casa, con 101 chilometri percorsi e poco più di 1000mt di dislivello fatti, bel giro, gambe dure ma senza crampi, e questo è già qualcosa…

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2 Luglio ’15 – MoonAss Luna Piena a Montevecchia

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Muro di Belsedere, 60 metri al 21%, così dice il cartello, località Montevecchia, quando nel Maggio 2014 mi costrinse a mettere giù il piede per evitare il cappottamento ed a risalirlo scalzo per avere più presa, mi promisi che un giorno o l’altro ci sarei tornato … non potevo dargliela vinta.

L’occasione me la sono creata in questa notte di Luna piena di inizio Luglio. Il percorso non doveva essere troppo impegnativo, d’altronde con il caldo di questi giorni, e la cotta di domenica scorsa, chi aveva voglia di morire ancora sui pedali?…

Come punto di partenza la Villa Reale di Monza, poi, una volta attraversato il Parco uscendo dalla porta di San Giorgio, strappetto di Gerno, attraversamento di Lesmo e via per i Colli Briantei, Camparada, Corte Giulini, Ribona, strade per me nuove che mi porteranno all’inizio dello strappetto di Belsedere. Muro al 21% e la successione di rampe per raggiungere la parte alta di Montevecchia. Breve sterrato, anche se sarò con la De Rosa, e Tetto Brianzolo in cima al Lissolo per una breve pausa. Rientro da Viganò, Casatenovo e di nuovo Parco di Monza, 80k scarsi con meno di 600 mds.

Pur solo, lo immaginavo, attendo le 20:00 prima di partire. Come detto prima, e dopo la batosta di domenica a Sesto, ritmo blando tutto a vantaggio del piacere di pedalare.

Passato il Parco, ormai deserto, recupero lo strappetto di Gerno ed inizio a seguire la traccia creata con Openrunner per attraversare il tratto inedito dei Colli Briantei. Sono 15k molto piacevoli, dove si solcano strade libere dal traffico, dove più di una volta si incontrano bellissime Cascine riportate al loro originale splendore, e dove si attraversano paesini invasi dai profumi della tavola, d’altronde è ora di cena…

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Superato questo piacevole segmento, arrivo ai piedi del muro di Belsedere. Ci siamo, anche se breve, la bestia è davvero infame, non tanto per la lunghezza, ma per quei 60 metri che cercheranno di farmi capovolgere piuttosto che lascarmi conquistare la cima del muro. Come detto, la volta scorsa mi sono fermato, questa volta vediamo…

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Le prime rampe sono assai più dolci, questo sino al cartello del 21%. Mi fermo, faccio la foto e riparto. Mani ai freni e sedere su punta sella, l’obbiettivo è non ribaltarsi. Con uno sforzo disumano riesco a tenere la ruota davanti a terra, e contemporaneamente a spingere per non fermarmi, starò salendo a 5 all’ora ma almeno non mi sto fermando… senza zigzagare supero anche il punto più duro, cuore a palla ma il bastardo è stato sconfitto! Grande!

Non mi fermo, continuo, ad un passo tranquillo supero senza morirci sopra tutte gli altri strappi arrivando al GPM di Montevecchia. L’orizzonte è ancora offuscato dall’afa di oggi, peccato, ma almeno la sensazione di caldo e la cappa di umidità che mi ha accompagnato sino ad ora mi sta pian piano abbandonando. Raggiunta la fine della parte asfaltata, entro nel tratto di strada bianca, il fondo è compatto e non crea alcun problema anche se mi trovo su copertoncini del 23.

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Brevi discese, un paio di curve, recuperato l’asfalto al confine del comune di Lissolo, raggiungo il Tetto Brianzolo ed entro per un cafferino.

I gestori mi riconoscono, si ricordano della mia ultima visita in occasione del Solstizio d’Inverno in compagnia di Massimo, Gianni, Alessandro e Giuseppe. Chiedo di riempire la borraccia ma anche se hanno qualcosa da mettere sotto i denti, prima di partire ho mangiato solo qualche mandorla… ora ho una certa fame…

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Mi propongono tortino al cioccolato con cuore caldo, accompagnato da un buon caffè…. Come faccio a dire di no?!

Sbrano, o meglio ripulisco il piatto, scambio due parole ma poi riparto, ringraziando per l’ospitalità e dandogli appuntamento al prossimo inverno, ancora per il Solstizio, ancora con Panettone e Spumante come è giusto che sia!

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Ormai è veramente buio, accendo entrambi i fari e mi lancio verso Sirtori. A sinistra è comparsa l’amica Luna, benvenuta, mentre a destra, direzione Como, compaiono nel bel mezzo del cielo, scariche frenetiche di lampi che disegnano nell’oscurità le forme più strane… oltre allo spettacolo però, vogliono anche dirmi che un gran bel temporale è in arrivo ….

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Non ci penso due volte, seguo la strada più veloce per rientrare a casa cercando di non prendere acqua.

La statale da Casatenovo sino a Lesmo è una libidine, la leggera pendenza a favore aiuta parecchio a mantenere alte velocità illudendoti di avere chissà che gambe… l’inganno svanisce a Campofiorenzo, dove il piano mi riporta alla dura realtà di noi mortali…

Costeggio il muro di cinta del Parco di Monza e attraversando Lissone rientro a casa, scampando al temporale, e chiudendo con un bel giretto da 77k in 3 ore scarse.

Bella serata, pur senza compagni, questa volta mi andava proprio di pedalare, anche in solitaria, per cancellare le brutte sensazioni di domenica, ma anche per rilassarmi sulle strade di Brianzalandia.

Buona notte.

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28 Giugno ’15 – Gravel Race Sesto Calende – la gara

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Al contrario della scampagnata del marzo scorso, questa volta sono qui a Sesto Calende per prendere parte all’evento ufficiale, la Gravel organizzata dal Veloclub Sestese.

Il percorso è cambiato, meno dislivello, esclusione del lago di Comabbio e molti più segmenti in sterrato per tutti i suoi 100 chilometri, d’altronde è una Gravel…

Non mi sento in gran forma, è da parecchio che non macino distanze serie, e le ultime uscite sono state brevi, intense, ma soprattutto divertenti, su tutte la notturna al Cornizzolo e Roncola con Valcava al Solstizio.

L’appuntamento però non può scapparmi, l’occasione di gravellare in posti nuovi, di incontrare gli amici del Veloclub, ma anche Damiano della LodiLeccoLodi e gli altri appassionati dell’artiglio da 28, cancellano ogni mio dubbio di non farmi trovare alla partenza.

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Come test, sabato pomeriggio provo ad uscire per un giretto da 30k. Il percorso è banale, giro attorno al Parco di Monza e rientro, lo scopo è sciogliere le gambe ed accendere la voglia di faticare sotto questo caldo Sole d’estate. A proposito, il caldo, sarà forse il vero nemico di questa mia avventura?

Rientrato a casa preparo il CAADX, verifico che la catena sia oliata a dovere, monto la borsa manubrio perché voglio evitare di portarmi il CamelBak sulle spalle, quattro camere d’aria, sono solo, smaglia catena, roadbook e traccia GPS… dovrei essere pronto.

Il programma prevede un briefing alle 7:45 e partenza ufficiale alle 8:00. Io, come al solito, mi presento tra i primi nella piazzetta di Sesto. Incontro Daniele, l’anima del movimento Gravel all’interno del Veloclub Sestese. Due chiacchiere, un caffè, aspetto che l’evento prenda vita con l’arrivo degli altri Bikers.

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Come previsto, dopo qualche minuto arrivano Damiano (LodiLeccoLodi), lui correrà con una vera SingleSpeed DOCG, ed Emanuele, anch’egli a cavallo di una SingleSpeed di notevole fattura. Via via tutti gli altri, forse più Mountain-bike che Ciclocross, ma questo poco importa, l’importante è pedalare!

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Lo speaker ci indica i “Check-point” dove ognuno di noi dovrà farsi una foto per certificare il passaggio sul tracciato, ci segnala la presenza di cani appassionati a rincorrere le bici di passaggio, e ricorda che non si tratta di una gara, ma di una pedalata tra amici, quindi niente classifica ma solo pane e salame a chi la concluderà. Giusto così.

Qualche minuto dopo le Otto si parte direzione sud, direzione Turbigo. Nei primi chilometri cerco di rimanere attaccato al primo gruppone, se non soffro troppo, perché non sfruttare il più possibile la loro scia?

Non ci rimango tanto, da subito capisco che le sensazioni dell’ultima settimana sono tutte confermate, quindi è meglio pedalare in difesa, sperando che la crisi vera arrivi il più tardi possibile.

Mollati i primi, rimango in compagnia di un biker con cui divido il lavoro sino al primo check-point, il ponte in mattoni sui canali Villoresi e Naviglio Grande. Qui riparto subito, non voglio mollare la vena che in questa prima fase mi sta aiutando a spingere decentemente sui pedali.

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Ai 20k dalla partenza, sulla ciclabile per Turbigo, aggancio Damiano, non tanto perché io stia viaggiando alla grande, ma grazie al fatto che Damiano ha seguito più di una volta la traccia sbagliata. Stiamo insieme pedalando ma soprattutto chiacchierando del suo evento LodiLeccoLodi e del movimento Gravel in Italia.

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Il lite-motive non cambia sino a raggiungere il drittone sul fianco del Canale Cavour, dove incontriamo Daniele (organizzatore) in compagnia di altri tre bikers del Veloclub. Sono fermi ad aspettare un quinto ciclista, staccatosi dal gruppo a causa di una scivolata. Ripartiti soli, dopo qualche metro, io e Damiano ci ritroviamo insieme a Daniele ed ai suoi compari per affrontare la seconda parte di questa Gravel, la parte per me inedita.

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Il ritmo è perfetto, ma mi rendo conto che se dovessi mantenere il loro passo, mi ritroverei in forte difficoltà una volta che la crisi busserà alla mia porta. A Caltignana saluto la compagnia e mi metto alla caccia di una fontana per riempire la borraccia ormai vuota. Sono a -40 dall’arrivo, il Sole è a piombo sulla mia testa, ed i primi lampi dei crampi che verranno iniziano a farsi largo nelle mie gambe….

Strano ma vero, proprio davanti alla stazione ferroviaria intercetto un drago verde dove rinfrescarmi e fare il pieno di acqua. Al momento giusto penso, se non mi fossi dissetato sarei schiattato nel giro di un paio di chilometri …

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A questo punto della Gravel la tentazione di cercare la via asfaltata per recuperare Sesto è fortissima, non tanto per la difficoltà fisica nell’avanzare, ma soprattutto per il fattore mentale, da qualche chilometro mi ha abbandonato e mi vuole sempre più portare verso la resa, convinta che uscendo dal percorso per seguire vie “normali” possa alleggerirmi il Calvario.

Non le dò retta, tengo duro e decido di proseguire finché non sarò definitivamente sconfitto dalla voglia di mollare. Una mano arriva da un’altra fontana sulla strada per Castelletto, pit stop con rabbocco di borraccia, testa sotto la fontana, e una specie di doccia a braccia e gambe per combattere la calura. Provo a sedermi un minuto ma sono costretto a scappare via quasi subito per evitare l’assalto di zanzare mosche e tafani che da queste parti raggiungono dimensioni notevoli! Avanti Savoia! Pedalare!

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Il ritmo è decisamente lento, quando si avanza su terra compatta si riesce bene o male a mantenere una certa velocità, ma quando ci si infila sulla ghiaia soffice o fondo sconnesso, la pedalata diventa subito pesante ed ad ogni spinta l’ombra del crampo incombe, se aggiungiamo gola secca e fastidio agli occhi, diventa impossibile trovare qualcosa di positivo che allevi la sofferenza…

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Nulla cambia sino ai -19k quando raggiungo Mariano Ticino. Ho bisogno di un Bar per bere qualcosa che non sia acqua e per chiedere indicazioni per Sesto su vie asfaltate, sono definitivamente cotto. La scena, vista da dietro il bancone, deve essere stata surreale. Un tipo, sporco e poco lucido, vestito da ciclista, che chiede gentilmente di riempire la borraccia e di bere qualcosa di fresco come un succo al mirtillo. Ci sta la richiesta di riempire la borraccia, ma un succo al mirtillo… era l’unica cosa che in quel momento desideravo bere, caffè coca o altro li avrei sboccati da li a cinque minuti. Calato tutto d’un fiato, e una volta recuperati le essenziali funzioni neurologiche per mettere insieme una frase sensata, chiedo informazioni alla Signora per rientrare su Sesto. Gentilmente mi indica la strada, segnalandomi a quale incrocio girare a destra ed a quale andare dritto, ma mentre mi parla, decido comunque che rimarrò sul tracciato, in primis perché uscire ora è stupido, mancano solo venti chilometri, ma soprattutto perché la strada disegnata da Daniele sarà sicuramente più bella di quella cazzo di statale che sarò costretto a seguire se vorrò arrivare a Sesto per vie tradizionali. Un altro importante elemento a favore del tracciato in Gravel è averlo già percorso nel marzo scorso, questi ultimi chilometri sono gli stessi del tracciato 2014, saprò quindi gestirli al meglio per raggiungere il traguardo.

Riparto e seguo la traccia del Garmin, senza nascondere un mezzo sorriso in segno di approvazione.

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Il percorso mi aiuta, per circa 5 chilometri pedalo in discesa verso la valle del Ticino ed all’interno di un sottobosco con fondo in sterrato compatto e liscio, senza che questi diano fastidio nel mantenere un passo decente. Arrivato al canale artificiale di Varallo mi fermo, da qui parte l’ultima asperità di giornata, la cosiddetta salita della cava. Sono due chilometri scarsi, pendenze sotto al 8% con un fondo soffice che non aiuta, soprattutto per una ciclocross che tende, ad ogni spinta, ad affossarsi nel terreno. Mi raggiungono 4 bikers, anche loro conoscono lo strappo, ed anche loro rifiatano due minuti prima di partire. Dal canto mio la decisione è già stata presa, bici a mano e si sale a piedi, oggi la regola 7 del ciclista (se ti fermi, riparti dallo stesso punto, non sali con la bici al fianco) la metto in saccoccia, al diavolo il fair play.

Passo dopo passo una volta in cima salto in sella e mi concentro subito sull’ultimo tratto, se non ricordo male ancora un muretto, un paio di strappetti su asfalto e la vista di Sesto dovrebbe essere davanti ai miei occhi.

IMG_4977Così è, il contachilometri mi segnala sempre meno metri all’arrivo, ultimo autoscatto sulla sponda di Castelletto vista Piazza di Sesto, ed ultimo chilometro sul ponte di ferro per entrare in paese… ci siamo, grande arco verde e la Gravel di Sesto è conquistata!

La vista è annebbiata, ma sento qualcuno che applaude e mi fa i complimenti per averla terminata… beh, penso, i complimenti me li faccio anch’io, potevo prendere la scorciatoia, invece… bene così, come già detto molte altre volte, se non hai le gambe torni a casa, ma se è la testa che ti manca, sei fottuto .

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Panini, torta, acqua e birra per chi la vuole, il Veloclub è a pieno regime per accogliere tutti i riders che arrivano alla fine di questa splendida Gravel per le “ghiaie” del parco del Ticino.

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Ritrovo gli amici Damiano, fresco e riposato come se non fosse nemmeno partito, Emanuele, primo arrivato nella speciale classifica Singlespeed, ed il Patron Daniele, sereno e soddisfatto per questa “Quarta edizione” della Gravel di Sesto, terza in era moderna ma quarta se consideriamo la prima nel 1909, così dice lui, noi non c’eravamo quindi ci fidiamo…

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Cotto e brasato, rifiato qualche minuto, scambio due chiacchiere, ma poi decido di salutare e ringraziare tutti per rientrare a casa e mettermi sotto una meritata doccia e davanti ad un buon piatto di frutta fresca, l’unica cosa che in queste condizioni riesco a mangiare.

Grazie Sesto, grazie Daniele, alla prossima, magari versione “Winter”, così almeno i tafani saranno in letargo.

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19 Giugno ’15 – RonCava SNLR’15 Solstizio d’Estate

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Anche se l’anno scorso ho saltato l’appuntamento con il Solstizio d’Estate a causa del problema al nervo femorale destro, questa di quest’anno è comunque da considerarsi la Terza edizione della Short-Night-Long-Road, perché….perché lo dico io!

Il percorso disegnato per questo appuntamento non vuole massacrare chi vi partecipa, ma vuole far vivere ai compari d’avventura una bella serata, si pedalerà chiacchierando chiaramente di biciclette, ma anche apprezzando il caleidoscopio di colori che solo l’imbrunire ci regala. Si partirà da Cisano Bergamasco, si punterà Pontida, poi Almenno dove si affronterà la salita della Roncola. Una volta in cima, si proseguirà per qualche chilometro in falsopiano sino a raggiungere la strada che porta su al Passo di Valcava, versante bergamasco. Pausa presso il Ristorante da Fausto e poi picchiata su Torre de Busi, Caprino e di nuovo Cisano.

Al solito lancio l’invito a tutti, del mio giro il primo a rispondere è Fabrizio, a ruota Beppe e Stefano con Gianni che partirà da casa in bici, coglie questa occasione per macinare altra strada visto i suoi “importanti” obbiettivi di stagione (Parigi Brest su tutti). Altri però rispondono all’appello, anche se non mi conoscono direttamente, vogliono comunque partecipare a qualcosa che non hanno mai provato prima, oppure sono solo attirati dall’idea di pedalare nella notte più corta dell’anno, ben vengano!

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20:15 è l’ora della partenza, ritrovo al Campo sportivo del Paese. Sono il primo ad arrivare, giusto qualche minuto arriva Giuseppe ed il figlio Stefano, Fabrizio, e a seguire un gruppo di Bikers da Merate, Giovanni Alberto ed Alessio. Gianni, come detto prima, pur partito da casa in bici è puntuale, così come quattro ragazzi della zona, Andrea Vassalli con i soci Yuri, Giorgio ed Andrea, aggregatisi grazie all’amico in comune Carlo, oggi assente.

Dopo aver scambiato due parole con gli amici, ma soprattutto aver ringraziamento i nuovi “spanati” della gruppo, partiamo in direzione Pontida. Nemmeno un chilometro e Beppe con il figlio sono costretti a ritornare mestamente all’auto per un problema irrisolvibile alla bici di Stefano. Noi, una volta ricevuto il via, scortati dai più giovani raggiungiamo San Sosimo paese che anticipa di qualche chilometro Almenno, comune da dove parte l’ascesa alla Roncola.

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Al “Gabbione”, partenza ufficiale della salita, decidiamo che ci si aspetterà nella piazzetta di Roncola, primo GPM della serata, questo per lasciare libertà di passo soprattutto ai giovani scalpitanti. Infatti, come previsto, bastano pochi metri ed i 4 puledri scompaiono dietro il primo tornante della salita, con un passo doppio rispetto a noi vecchietti. Io, in compagnia di Fabrizio, Gianni ed Alessio, saliamo senza tirarci il collo. Il passo è tranquillo, si chiacchiera e si scherza, si sparla degli assenti e si prova a fissare gli obbiettivi per la stagione che verrà, il tutto pedalando su questa piacevole lingua d’asfalto illuminati da un Sole che tarda a lasciare il passo all’oscurità di questa corta notte del Solstizio.

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Pochi minuti dopo le nove e mezza raggiungiamo Roncola, ci fermiamo ed attendiamo che tutti conquistino il GPM. La temperatura è frizzante, l’afa del fondovalle è sparita, ed appena superiamo la piccola piazza del paese, davanti a noi si spalanca la bellezza della Valle Imagna, ancora più intensa a quest’ora della sera, grazie a tonalità di colori assolutamente incredibili. Spettacolo unico davanti ai nostri occhi.

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Ripartiamo, e come fatto prima, ci diamo appuntamento all’inizio della salita per Valcava, anche se sono otto chilometri scarsi di falsopiano, preferisco verificare che ci siano tutti prima di salire al passo.

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Arrivati all’incrocio, breve sosta e si riparte per affrontare l’ultimo tratto, sono 5 chilometri con pendenze mai cattive, l’apoteosi di questa notturna al Solstizio. Ormai è buio, per brevi tratti io e Fabrizio proviamo a spegnere le nostre luci, giusto per assaporare la pedalata nell’oscurità più totale, un modo come un altro per godersi la notte in sella. Non manca molto, i “mostri meccanici”, come amo chiamarli io, sono sempre più vicini, e questo vuol dire essere ormai arrivati ai 1340m slm che sanciscono il Passo di Valcava, il GPM del “Roncava”.

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Al mitico cartello ci ricompattiamo e ci immortaliamo scattando foto per celebrare la conquista del “RONCAVA”, anche se dal versante dolce poco importa, importa molto di più vedere sorrisi sui volti di tutti, contenti di aver vinto qualche paura, o di aver fatto compagnia ad un tizio che nemmeno conoscono, accettando l’invito di vivere, anche solo per una sera, la propria bicicletta non solo come sfida, ma come compagna di fuga per la libertà.

Sostiamo pochissimo, la temperatura è scesa parecchio e siamo tutti bene o male sudati, è forse il caso di scendere al Ristorante per cambiarci gli indumenti e sorseggiare un meritato The caldo.

Al nostro arrivo troviamo Angelo pronto ad accoglierci con una tavola imbandita di salumi, bibite, The bollente, Caffè e per chi volesse anche Grappe di vario genere…. Ma come? Eravamo d’accordo di farci trovare solo bevande calde, ed invece ti presenti con tutto questo Ben di Dio?!

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Al solito Angelo fa le cose in grande, gli piace la gente che pedala, oltre al Ristorante, da qualche anno spende il suo tempo a stazionare sul Passo con il suo Chiosco-Bar per offrire ai passanti, ma soprattutto ai ciclisti, il giusto ricompenso dopo aver scalato una salita così arcigna, un servizio gradito da tutti, soprattutto se si pensa che prima, quando terminava il Calvario del Valcava, l’unica cosa che potevi fare era girare la bicicletta e tornare da dove eri venuto, perché sul culmine non trovavi nemmeno una fontana per la borraccia. Per dirla tutta, oserei dire che da quando sappiamo che ci sarà un Angelo ad aspettarci, la Valcava è diventata una salita più “dolce”….

Cambio di maglia, caffè per darsi una sveglia per la discesa, infiliamo le nostre biciclette salutando e ringraziando Angelo e mamma Donata per l’ospitalità e per averci offerto cibo e bevande senza aver chiesto nulla in cambio, davvero un gesto apprezzato ed inaspettato da tutti noi.

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Andrea Vassalli e i suoi amici decidono di scendere dal versante bergamasco, mentre noi prendiamo la via per Torre dei Busi, grazie “giovani”, sarà per la prossima!

Scendiamo con calma, non ci corre dietro nessuno, ed a gruppo compatto pedaliamo in totale relax verso Caprino, raggiungendo poi Cisano Bergamasco.

È mezzanotte e mezza, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima notturna. I Bikers, Giovanni, Alberto ed Alessio si dirigono verso la loro auto per rientrare soddisfatti a Merate, io infilo la bici nel baule e felice per la serata guido verso casa, Gianni e Fabrizio, i più “fuori” del gruppo, rimangono in sella per onorare al meglio la notte più corta dell’anno, la notte del Solstizio.

Grazie a tutti, grazie davvero.

Foto: ©Alessio Brusadelli, ©Andrea Vassalli, ©Max BigAndrews

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23 Maggio ‘15 – new entry BMC TMR 02

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Non ci sono tante scuse all’ennesimo acquisto fatto sull’onda dell’entusiasmo e dopo aver ricevuto, finalmente, il rimborso dei danni subiti nell’incidente sulla pista ciclabile di Rho, durante la Rando River dell’Agosto 2014.

Gli occhi addosso a questo missile li avevo già messi parecchio tempo fa, quando l’amico Stefano si regalò una nuova bicicletta come premio per aver terminato il lungo cammino riabilitativo dopo il terribile incidente che subì sulle strade della Brianza nel 2008. In quell’occasione io, ed altri amici, cercammo di confondergli le idee su quale modello scegliere, super performante o ultra leggero, aero o slooping, Shimano o Campagnolo, con il 53 o con la compact, col 21 e non con la padella da pensionato, tubolari e non copertoncino, insomma qualsiasi cazzata per cercare di insinuargli il dubbio, la paura di fare la cosa sbagliata. La sua scelta, lontanamente influenzata dal nostro logorio, fu il nuovissimo Dedacciai RAN con Dura-Ace elettronico, forse tra i primi ad averlo in Italia, ruote in carbonio sempre Deda e trittico top per chiudere in bellezza, in pratica un gioiellino in carbonio da 7kg scarsi, la giusta ricompensa per la battaglia vinta.

Proprio in quella ricerca di proposte oscene da sottoporgli, mi imbattei sulle immagini della BMC TMR01, colori belgian flag, tutto integrato e tutto spinto all’eccesso per l’aerodinamica, compresi i freni integrati nella forcella e sotto il movimento centrale. Ipotizzai fosse un prototipo, ma approfondendo l’argomento capii che si trattava di un modello in produzione destinato alle prove contro il tempo e/o ai circuiti di velocità stile gare UDACE o Triathlon. Beh, pensai, bella forte, ma uno come me cosa se ne può fare di una belva simile…

Da allora periodicamente mi capitò di imbattermi in foto , opinioni ed annunci imperdibili sulle TMR, ma li leggevo più per curiosità che per una reale voglia di acquistarne una. Così sino al mese scorso, quando in occasione della notturna sul Cornizzolo, l’amico Arian del gruppo Cicloidi si presentò al raduno con una BMC GF02 disc colore arancio, risvegliando a sua insaputa, le mie zozze fantasie.

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Solo il brand BMC accomunano le GF alle TMR, ma quelle forme del telaio, quelle soluzioni particolari nelle geometrie, svegliarono definitivamente quella malsana voglia di pedalarci sopra. Inizialmente pensai ad uno switch tra la mia CAADX da Cx con una GF disc d’occasione, ma fu scartata immediatamente per l’inutilità di un cambio del genere, soprattutto parlando di Gravel.

Decisi allora di concentrarmi sugli annunci delle TMR. L’idea di fondo era non spendere troppo, cannibalizzare la titanio per recuperare il gruppo poteva essere la soluzione per evitare l’acquisto di una bici completa. Presa la decisione, mi sono messo subito alla ricerca del BMC TMR 01 o 02, possibilmente solo telaio, possibilmente in ottime condizioni. La strategia di caccia è ormai consolidata, la stessa utilizzata in occasione della ricerca del CAAD10 colori liquigas o del CAADX nell’autunno scorso. Prima Milano, poi Lombardia ed infine Italia, recuperando annunci sui vari Social e portali con inserzioni dell’usato. Mi è bastata una settimana ma alla fine l’annuncio su misura è arrivato. Contatto il venditore, smarchiamo i dettagli ed alla velocità della luce ci diamo appuntamento a Verona per incontrarci. Evito di riportare i dettagli della trattativa ma, alla fine, con immenso piacere, mi ritrovo all’alba di sabato sull’autostrada A4 direzione Cusano, con una TMR02 completa di gruppo Ultegra 11 vel nel baule dell’auto. Arrivato a casa cambio sella e ruote con le Ksyrium prese in prestito dalla Titanio, così sì che la BMC è pronta per il battesimo in #Brianzalandia. Il percorso scelto è la classica Cusano-Erba, 30k a sparo che mi aiuteranno ad apprezzare la bici ed esaltarne le caratteristiche da telaio semi-crono. Dovrò chiudere il tratto con un tempo strepitoso, altrimenti mi darò del Pirla da solo.

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Partenza alle 5:40 sono bello arrapato per provare questo puledro. Da subito mi accorgo che la posizione non è poi così estrema, soprattutto se paragonata alla Titanio. È vero, le braccia sono più cariche, si sente immediatamente, ma la stabilità dell’anteriore, anche con le mani raccolte nel centro della piega come se impugnassero delle protesi da cronometro, non viene influenzata, rimanendo bella piantata sul davanti. Il piantone a 74 gradi pretende una pedalata vigorosa, si è molto più “sui pedali” rispetto ad altri telai, questo si traduce in una spinta molto più a piombo ed un tiro più naturale. I freni sono forse la cosa che mi hanno impressionato di più. Utilizzo gli stessi pattini della De Rosa, dedicati ai cerchi in Exalith, ma con questi freni, classico anteriore e posteriore integrato sotto il movimento centrale con leveraggio simile al V-brake, la morsa è molto più vigorosa sul cerchio trasmettendo sensazioni di incredibile potenza rispetto a quanto percepito con gli Skeleton Campagnolo.

Tornando alla mia prestazione, pur con un leggero vento contrario, riesco comunque a staccare il mio miglior tempo sul tratto Cusano-Erba, chiudendo con soli 6 secondi di ritardo dal record fissato in coppia con Emanuele lo scorso 5 Maggio, tenendo ben presente che in quell’occasione approfittai della sua scia oltre ogni misura, mentre oggi sono solo soletto.

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Il rientro, con leggero vento a culo, è stato uno spettacolo. Non ho idea della media in questo secondo tratto, ma garantisco che ho mollato solo quando dall’altra parte della strada ho incrociato i tre grandi ciclisti della famiglia, mio padre, mio zio Eugenio e Giancarlo, 240 anni in tre… allineati e coperti come un treno Saeco dei tempi d’oro.

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8:15 scarse sono a Cusano, giusto il tempo per entrare a casa e prepararmi ad una bella domenica di sole.

BMC TMR02 promossa a pieni voti! Ti aspetto al varco per un bel lungo di almeno 7/8 ore per farmi conquistare definitivamente dal tuo charme.

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