Airone Gravel Experience

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Esiste un luogo ai bordi della grande Pianura che ha donato al ciclismo uno dei più grandi Campioni nella storia delle due ruote, un piccolo borgo conosciuto in tutto il Mondo, Castellania, paese natale dell’immortale Fausto Coppi.

Se il Ghisallo rappresenta il Luogo Sacro per il ciclismo, Castellania è la Betlemme dei corridori.

Il 15 Settembre 1919 nasceva l’Airone, il 15 settembre 2019, ad un secolo esatto, il branco dei ciclisti di mezzo, quelli che non sono ben visti dagli stradisti, che danno fastidio ai bikers, omaggeranno l’uomo che per antonomasia è il CICLISTA, colui che già nei primi anni del dopoguerra pedalava in Gravel, vinceva Giri e Tour su strade polverose, affrontava passi alpini in terra battuta, capace anche di accarezzare paraboliche in parquet e demolire chilometri di pavé nel profondo Nord, portando a termine, quasi sempre solo al comando, imprese impossibili, Hors Catégorie!

Coppi, l’amico da incitare, da proteggere, quello smilzo…

“… un omino che non ha la faccia da campione, con un cuore grande come l’Izoard…” (G.Paoli)

Airone Gravel Experience

Non sarà una gara, non sarà una urban, sarà un esperienza che ognuno di noi vivrà come meglio crede, in solitudine, alla ricerca di se stessi, in coppia, con il socio di sempre, in gruppo, perchè in team si diventa invincibili!

Percorso

Manca ancora tanto tempo, ma una bozza della traccia è già sotto i ferri. Sarà totalmente pianeggiante, tranne l’ascesa a Castellania. Ci sarà ogni tipo di fondo, cercando il più possibile di inserire segmenti sterrati e, se proprio non ci saranno alternative, tratti su strade poco trafficate.

I due grandi fiumi che attraverseremo saranno superati grazie a due splendidi ponti, il Ponte di Barche di Bereguardo, ed il Ponte di Gerola, l’unico ponte in pavé sul Po.

Ultimi chilometri a fianco dello Scrivia e poi, come è giusto che sia, raggiunta Villalvernia si svolterà a sinistra per pedalare sulla stessa strada che Fausto, da ragazzino, affrontava ogni giorno al rientro da Novi, dove lavorava come garzone in un negozio di alimentari.

Organizzazione

Inesistente by Cusanoboys.

Verrà fornita solo una traccia GPS, non ci sarà assistenza, ristori o aiuti.

Per il rientro, Stazione FS di Tortona.

Il 15 Settembre sarà il giorno di Fausto, non mancare!

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The Ring NeverendinGravel

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Calo il Poker!
dopo Tratturi H2O200 Outskirts… l’Opera Omnia

Con troppo asfalto per essere una Gravel, un anello di 175 km di sentieri, ciclabili, marciapiedi, sottopassi, fango, sabbia millenaria, forse ghiaccio e tanta acqua, spero al fianco e non dal Cielo.
Segmenti che omaggeranno #Gravelness #Topa #GraveldelDuca ma anche #Outskirts con il passaggio sul temibile BaldasBridge.

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Tipo di bicicletta? Gravel, Adventure, Fat, SS, Ebike con sosta per ricarica

#TheRing

Il percorso
34% Terra
66% no Terra, compreso cemento, ciclabili e suoi fratelli.
dislivello inesistente.
95% fuori dal traffico di statali o strade bastarde, al massimo bisognerà attraversarle su rotonde o grazie a semafori.
20 e più, sono le Trattorie lungo l’anello, fermatevi pure, nessuno ci corre dietro.
km 0 a Cusano, ovvio…

ultimo km, identico alla Tratturi, arrivati non appoggiate la bici contro le auto in sosta, qualcuno potrebbe arrabbiarsi!
Cani, forse un paio, forse no…

Il nemico numero uno, il Vento, se ci sarà saranno axx per tutti.

… a mio parere #TheRing è il vero 360° per bici allroad…

Gira a destra, da qualche parte salteremo fuori!

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in Private Edition la traccia qui

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Outskirts Milano Urban Gravel

Con questo posso dire di aver chiuso il cerchio.

Ne ho tracciati di percorsi, ma questo è il più fuori di testa che abbia mai partorito…
…e la cosa bella è che mi piace un sacco!

Un giro senza regole ne schemi, ci trovi tutto, asfalto, sterrato, “GPM”, marciapiedi, scalinate, tangenziali, proprietà private, vicoli tetri dove la notte si consuma tutto tranne che l’Amore, sottopassi di stazioni trasformati in dormitori, posteggi auto adibiti a latrine a cielo aperto, murales che meriterebbero di essere esposti nei musei, ponti pedonali firmati da architetti che meriterebbero di essere esposti al giudizio del popolo, quartieri avveniristici che celano una condanna alla tristezza, un intero arcobaleno di colori ma soprattutto di odori, perché sono proprio gli odori a regalare le sensazioni più forti, qui performance, passo e KOM non esistono, domina la Realtà!

Di proposito Outskirts si snoda lungo quei confini creati dall’Uomo per stabilire ciò che è dentro da ciò che non lo è, una sterile scusa per poter, come sempre, divide e catalogare terre, cose, persone. Non ho contato quante volte si incontra il cartello Milano e Milano sbarrato di rosso, non ho contato quante volte si incontrano capolinea di bus e tram, non ho contato quante volte si passa a fianco di Esselunga edificate tutte uguali.

Ottanta chilometri che vogliono dimostrare che non esiste una sola grande città, ma esistono centinaia di borghi, comunità, Mondi che come uno stormo, uniti formano qualcosa di grande, Milano!
Ottanta chilometri che ribaltano il concetto di giro in bicicletta, esaltando quella strana creatura che oggi fa figo chiamare Gravel, la bici Universale che regala la libertà totale di pedalare ovunque!

Punto di partenza ed arrivo il Velodromo Parco Nord Milano, anello di 400 aperto tutti i giorni grazie al lavoro dei volontari del Team “Dateci Pista”, dove chiunque, basta che si presenti con il casco in testa, può entrare e sentirsi anche solo per un secondo il detentore del record dell’ora, il primo classificato di una classica del nord, ma anche la locomotiva di Berna in terra milanese. Recintato, normato, molto ben custodito, si tratta di una delle poche enclave nell’hinterland meneghina dedicata esclusivamente ai ciclisti.

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Attraverso il Parco Nord le ruote punteranno prima Affori, Bovisa, Villapizzone, poi tra capannoni e stazioni ferroviarie, attraversando uno dei tanti ponti pedonali su una delle grandi arterie della città, si raggiungerà il Gran Premio di giornata, la cima del Monte Stella, qui libera scelta da quale versante puntare la Cima Coppi.

Scesi dalla montagnetta, uno spettacolo di mulares sul perimetro dell’Ippodromo indica la via verso il Parco Trenno. Parco delle Cave, Forze Armate, Giambellino e Laghi di Assago disegnano il lato Ovest del “Ronde”. A Gratosoglio, dopo aver superato il Naviglio Pavese con bici in spalla, è consigliato un coffee break. Vaiano, Chiaravalle, San Giuliano Milanese Triginto raccordati da segmenti di ogni tipo, formano il lato Sud.

Con le cime delle Grigne e Resegone in lontananza, il terzo lato attraversa Robbiano, Peschiera Borromeo, e, come omaggio, si tuffa in un breve tratto della Gravel Del Duca di Daniele, con due sterrati alle porte di Mezzate seguiti dalla ciclabile all’interno dell’Idroscalo. Fuori dal bacino artificiale, svalicando ancora una volta uno dei passaggi pedonali deliranti di protagonismo, Segrate e la passerella all’interno di Milano2. Il confine di via Olgettina coincide con uno dei più grossi depositi Amsa della città a destra e l’ospedale San Raffaele a sinistra, curiosa coincidenza mi viene da dire… a meno 8 km violazione in una proprietà forse privata per agganciare la Martesana sino a viale Padova, Villa San Giovanni, Sesto e di nuovo il Velodromo del Parco Nord, fine della Milano Urban Gravel.

Io l’ho già fatta due volte, ma credo che la rifarò ancora, ancora, ancora… è come un gran bel film, ogni volta scopri qualcosa di nuovo, qualcosa che non hai notato la volta prima.

Consigli? Viverla “de panza”

Bici? Qualunque, anche se con la gravel è l’ideale.

Tempo necessario? Dipende

Difficoltà? Minima

Seguire la traccia? A volte bisogna usare stupefacenti…

Passaggi? se pensi sia improbabile proseguire proprio in quella direzione, pedala! Oltre troverai qualcosa che ti stupirà!

Traccia (rivista sz Idroscalo): Outskirts Milano Urban Gravel

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H2O200 – un lungo viaggio sulle vie d’acqua di Milano

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Poter pedalare a fianco di Fiumi, Canali, ma anche semplici Rogge mi ha sempre stuzzicato. Il primo tentativo fu nel 2014, quando preso dall’entusiasmo per l’acquisto di una Mtb Cube, disegnai un percorso che affiancasse i fiumi presenti in Brianza, lo chiamai DarkDirTrackRando, Dark perché in notturna, durante il Solstizio d’estate, Dirt Track, perché sterrato, Rando, perché faceva randagio.

Col tempo cambiò pelle più volte per diventare quella che la Storia ricorda con il nome di Tratturi Brianzalandia, 110 km sui sentieri della Brianza, molto spesso a fianco di fiumi o laghi ma con troppi metri di dislivello per chiamarsi Gravel, quindi meglio l’italico Tratturi. Il 4 Dicembre ’16 l’edizione Zero, 62 i partenti, tutti giunti all’arrivo entusiasti del percorso, di come tutti i segmenti fossero raccordati nel modo migliore e quanto fosse bello pedalare lontano dal traffico delle auto. Anche l’atmosfera nel gruppo fu perfetta, zero competizione, nessun check point, senza limite di tempo, brindisi ad ogni Bar, insomma, pura e semplice libidine di perdersi per i boschi in compagnia di vecchi ma soprattutto nuovi amici di pedalata.

Visto il successo, anche la Tratturi ha ricevuto la sua Private Edition, così come per il Giro del Demonio, per  tutto l’anno si ha la possibilità di recuperare la traccia GPS e seguirla quando si vuole, senza dover aspettare un’intero anno per partecipare al prossimo evento.

Il sogno di pedalare a fianco dei corsi d’acqua però era in parte realizzato…

Milano e i suoi canali…

Spulciando su internet si trova parecchio materiale che racconta la Milano che non c’è più, la rete di Navigli, i canali al servizio dei grandi poli industriali, ma soprattutto i corsi dei Fiumi che loro malgrado hanno subito la prepotenza di una Metropoli in piena espansione, deviazioni , interramenti o addirittura condanne a morte, trasformati a semplici fosse al lato delle grandi vie asfaltate.

Grazie all’EXPO ed al tema che ha animato i sei mesi dell’Esposizione Universale di Milano, la città ha riscoperto le sue origini, quanto fosse ricca di fiumi e canali, prima a difesa di una giovane città, poi al servizio del trasporto di persone e merci, Il Duomo non sarebbe il Duomo senza l’acqua.

Con i finanziamenti arrivati per il grande evento parecchi corsi d’acqua sono stati recuperati, molte piste ciclabili inaugurate e interi quartieri abbandonati al degrado, bonificati, restituendo così ai milanesi una città più umana, più verde.

In questo contesto l’idea di disegnare un percorso inedito per la nuova Milano era quasi un dovere. Totale assenza di salite, non è questa l’occasione di morire su rampe malefiche, limitare il più possibile l’uso delle strade, cercando, spulciando e sfruttando al massimo le ciclabili, ma soprattutto, un omaggio alle Vie d’acqua che nei secoli hanno fatto grande Milano, su tutti i Navigli.

Punto di partenza ed arrivo Piazza Duomo, il centro assoluto della città, poi la Darsena, chiamata anche il Porto di Milano, il Naviglio Grande, il primo dei canali milanesi, ma anche i Fiumi che quotidianamente riforniscono i canali diretti a Milano, Ticino ad ovest e Adda ad Est. Con queste premesse, il percorso è già pronto, dal Duomo verso Porta Ticinese, poi al fianco del Naviglio Grande sulla ciclabile sino le chiuse di  Turbigo, da qui a lato del Canale Industriale, detto anche Canale Vizzola, si raggiungerà le dighe di Tornavento  prima e di Panperduto poi, punto più a nord/ovest del percorso. Questo luogo incantevole è anche il punto dove il Villoresi riceve l’acqua dal Ticino. Allora perché non percorrerlo per tutta la sua lunghezza? Questo darà la possibilità di agganciare il secondo fiume amico alla città di Milano, l’Adda, principale immissario del Naviglio Martesana.  La lunghezza del Villoresi è considerevole, circa 86 km, uno dei canali artificiali più lunghi d’Italia, al suo fianco, fortunatamente, corre una pista ciclabile che solo per brevi tratti è interrotta, un piccolo dazio su una lunghezza del genere.

Raggiunto Groppello, con il Villoresi ormai declassato a poco più di una roggia, l’itinerario devia verso nord per far visita alla chiusa della Martesana, nel comune di Trezzo, ai piedi del Santuario Divina Maternità. L’inizio della ciclabile sull’alzaia del canale coincide anche con il punto più a Est del ring, da qui una lunga cavalcata in compagnia delle acque per rientrare verso il capoluogo lombardo.

A Cassina de’ Pomm la Martesana  scompare sotto il manto stradale di viale Melchiorre Gioia, siamo ormai nel centro di Milano. Per rendere gli ultimi chilometri più spettacolari, deviazione verso i nuovi quartieri Isola e Varesine, Bosco Verticale, Unicredit Tower, e le torri di Samsung e BNP. Triangolo rosso ai bastioni di Porta Venezia, San Babila e passarella finale lungo Corso Vittorio Emanuele.

Non è proprio un scherzo, i chilometri complessivi sono poco più di 200, quasi tutti su ciclabile, molti su strade bianche, pochi in single-track o sterrato tecnico, purtroppo ci saranno anche brevi segmenti su strada, inevitabili per raccordare un ring così lungo. Tanta ciclabile appunto, ma anche qualche passaggio che renderà l’esperienza più pepata, il passaggio sul ponte tibetano di Turbigo, ma anche lunghi segmenti su argini privi di protezione.

Solo in Private Edition

Al contrario del Giro del Demonio, Tratturi Brianzalandia e Frontaliers, H2o200 sarà solo in Private Edition, quindi in linea teorica non ci sarà una sola H2o200, ma infinite, edizione primaverile, invernale, feriale, natalizia, bagnata, innevata, notturna,  solitaria o di massa, tutte uniche, tutte con la stessa trama di fondo, l’acqua.

Anche il km Zero è personalizzabile, non è obbligatorio raggiungere Piazza Duomo per essere in Private, ogni punto è lecito per agganciarsi e seguire la traccia. Inoltre, grazie al passaggio del canale Villoresi a pochi chilometri da Milano, è possibile percorrere il giro in due tappe, una prima percorrendo il lato ovest a fianco del Naviglio Grande, una seconda lato Est in compagnia del Villoresi sino al suo tuffo nel Naviglio Martesana.

H2O200, 200 chilometri alla scoperta delle vie d’acqua di Milano, un viaggio, non una sfida.

Ti pentirai di essere partito, sarai triste quando lo avrai terminato.

Max BigA

 

Questo il link dove scaricare la traccia: H2O200.gps

 

Queste alcune immagini del mio ride test del 9 maggio scorso.

 

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Il ciclismo che unisce…

29 Ottobre 2016 – Muretti Madness

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04 Dicembre 2016 – Tratturi Brianzalandia

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21 Dicembre 2016 – Notturna al Solstizio d’Inverno

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29 Gennaio 2017 – Rando Merla

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18 Marzo 2017 – Giro del Demonio

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26 Marzo 2017 – Gravel del Duca

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1 Aprile 2017 – Martesana Van Vlaanderen

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8 Aprile 2017 – LodiLeccoLodi

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12 Aprile 2017 – Cornizzolo by night Yuri Gagarin Tribute

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next…

©granciclismo.com
©fulviosilvestri.com
©maxbigandrews

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Il lavoro iniziato più di due anni fa con la prima bozza per una traccia offroad battezzata  DDTR che col tempo ha cambiato pelle sino a diventare un percorso Gravel, ha raggiunto il suo apice lo scorso 4 dicembre ’16 nell’Edizione Zero della “Tratturi Brianzalandia”. Le numerose modifiche subite nel corso del tempo hanno trasformato un’idea in un evento concreto, un raduno di appassionati che preferiscono sporcarsi di fango o cambiare più volte una camera d’aria piuttosto che essere in balia dei pericoli di un traffico arrogante.

Il richiamo agli antichi sentieri erbosi utilizzati dai pastori del centro Italia, la denominaziome storpiata della terra che ospita la maggior parte delle mie uscite, sono il nome e cognome di questa Gravel che proprio Gravel non è.

Si tratta di un anello lungo 110 km con 1.100 mds, un percorso completo di ogni tipo di fondo, dalla ghiaia alla sabbia, dal cemento all’asfalto. Segmenti tecnici in single-track alternati a lunghi drittoni su breccia, ma anche muri maledetti da superare a piedi. Molti i tratti a stretto contatto con i fiumi Lambro e Seveso, i laghi Alserio e Montorfano, il canale Villoresi e le dozzine di torrenti e rogge. (vista aerea qui)

Conclusa quella che è passata alla storia come l’Edizione Zero con 62 partecipanti entusiasti di un percorso tecnico e faticoso nella prima metà, veloce e più gentile nella seconda fase, piacevolmente stupiti di aver pedalato per quasi tutto il tempo su vie sterrate e/o ciclabili, posso tranquillamente affermare che questo viaggio dedicato alle ruote artigliate merita qualcosa di più che un singolo evento ogni prima domenica di dicembre, deve essere a disposizione di tutti in qualsiasi giorno dell’anno, quindi…

Private Edition

Private Edition significa quando e con chi vuoi, esiste da tempo per il GdD, da oggi Private Edition anche per la Tratturi Brianzalandia.

Come:

  • Lancia la tua sfida sulla pagina Fb TratturiBrianzalandia
  • scarica la traccia 2016 o 2017 qui
  • raggiungi il punto di partenza (Cusano Milanino)
  • segui la traccia
  • divertiti!
  • posta più foto possibile con il Tag #tratturibrianzalandia

Quale bici:

  • Gravel
  • Mtb
  • CX
  • SS
  • Fat
  • E-bike

Costo

Per noi non chiediamo nulla, vorremmo però che chi deciderà di partire per la Private Edition donasse qualcosa ad una Onlus operante nella sua città, un modo come un altro per fare del bene a chi ne ha più bisogno.

 

Che aspetti? PARTI!

 

Se vuoi maggiori info, agganciati alla pagina Facebook Tratturi
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31 Ottobre ’16 – Muretti Madness

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Riuscire a proporre qualcosa di più bello rispetto l’edizione dell’anno scorso era quasi impossibile… Quasi… ma i Cicloidi ce l’hanno fatta, il tracciato di quest’anno è la perfezione, il Nirvana.

L’anno scorso, grazie soprattutto all’aiuto di Michele che portò la mia De Rosa con sé, riuscii a prendere il treno prima dell’alba per poter essere al via della Muretti. Concluso il giro, ripresi il Freccia Rossa che nemmeno in due ore mi riportò a Milano. Quest’anno, in concomitanza del ponte di Ognissanti, non farò tutto in un giorno, ma raggiungerò Firenze il venerdì, morirò sui maledetti Muri il sabato, ed in compagnia di moglie e figlio, trascorrerò due giorni a zonzo per la Città dei Medici.

Porto Alfa o Bixxis? Alfa monta una mono 38 con il 40 denti come pignone più agile, Bixxis monta una compact 50/34 con un 29 come ultimo pignone.  L’anno scorso la mia vecchia De Rosa offriva un 39-29 come rapporto più agile, fu un delirio, quest’anno dovrò per forza giocare d’astuzia per portare a casa la pelle. Grazie ad un amico, riesco a procurarmi un secondo gruppo Rival mono-corona  da montare sulla Bixxis in sostituzione del Campagnolo, la guarnitura monta una corona da 42 denti, mentre sul pacco pignoni troverò “l’Hammer” delle ruote libere, un 42 denti come “pacco” più grosso, rapporto uno a uno, una pedalata, un giro di ruota… direi che con questo arsenale venderò cara la pelle … spero…

Ancora una volta abuso dell’immensa disponibilità di Gianni chiedendogli di switccare il gruppo prima della partenza per Firenze.  Con la bici pronta non ho più scuse, quest’anno alla Muretti il piede si metterà a terra solo in caso di infarto!

Quattro ore di permesso, carico bagagli famiglia e bici e qualche minuto prima delle diciassette siamo già in strada direzione Firenze. Il viaggio non è il massimo, interminabili code sulla tangenziale di Milano e mitragliate di stop sul valico appenninico rubano ore preziose al riposo pre-Muretti, la tabella di marcia riportava arrivo per le venti… mancano dieci minuti alle ventitré e sono ancora alla ricerca di un posteggio. Senza più speranze di trovare un buco, decido alla fine di abbandonare l’auto in un Garage vicino il B&B, così da poter correre in camera e calarmi finalmente nei preparativi pre-Muretti. Check bici, gomme, camere d’aria , abbigliamento, casco, gps… tutto pronto, posso andare a dormire.

Sveglia alle sei, dieci minuti alle sette sono già in strada. Sono quattro i chilometri che mi separano dal punto di partenza, facili perché devo solamente costeggiare l’Arno raggiungendo così piazzale Ravenna dove incontrerò gli altri partecipanti al giro. Il passaggio da Ponte Vecchio a quest’ora del mattino regala un atmosfera magica, senza alcun turista, con le botteghe ancora chiuse ed un filo di foschia proveniente dal fiume, sembra di rivivere una scena di Jack lo Squartatore in terra fiorentina. Vorrei scattare qualche foto, ma non so perché preferisco continuare a pedalare e raggiungere gli amici Cicloidi alla partenza.

Sono tra i primi ad arrivare, nemmeno il tempo di guardarmi intorno ed intravedo Giuseppe (padre della Gran Cartola), poi Davide, Giovanni (Mr MVV), Fabio, Marco, Daniele e via via tutti gli altri, saluto gli amici Cicloidi, ringrazio chi sarà di supporto, Roberto e Rachele su tutti, ma poi insieme ai miei compagni di ventura decidiamo di salire in sella e prendere questo Mostro per le corna, si parte!

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Sono 29 i GPM riportati sul “Garibaldi”, pochi indicati di colore chiaro, alcuni di colore rosso,  4 di colore nero, discorso a parte per il Mostro assoluto Monteripaldi, quest’anno inserito a meno cinque chilometri dalla fine, l’orgasmo tantrico per sadici di salite. Per fortuna il carattere usato sul bigino non aiuta a mettere a fuoco cosa ci aspetta, iniziamo dal primo ed andiamo in ordine, altro non possiamo fare!

Nemmeno il tempo di scambiare due battute e siamo già difronte alla prima rampa. Per quanto mi riguarda, i primi strappi sono utili per conoscere meglio il comportamento del mono-corona su pendenze a doppia cifra. Con mia grande sorpresa realizzo che la scelta del rapporto uno a uno corona-pignone non deprime la mia forza d’animo ma la esalta, potrebbe sembrare esagerato, soprattutto per ciclisti dotati di uno spunto in salita “normale”, ma per marcantoni come me, utilizzare rapporti molto più agili aiuta a salvare la gamba e tenere alto il morale.

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Spesso in gruppo, quasi mai isolati, ci diamo una mano sia nel seguire la retta via, che nel darci coraggio per portare la bici al di là dell’ennesimo muro. Da subito ci battezziamo “i Velocisti”, come accade nei giri a tappe, saremo il gruppo che chiuderà la carovana, attenti a non sforare il tempo massimo col minimo sforzo. In realtà il nome sottolinea la rapidità di alcuni di noi nel chiamare la sosta Bar, infatti, a nemmeno venti dalla partenza, il primo a chiamare la sosta sono proprio io. Dopo la salita chiamata “Strettoio”, alla fine di un tratto in discesa dipinto sulle dolci colline a nord di Firenze, intravedo un valido motivo per darci una carica di caffeina prima di affrontare i gemelli in black di Caldine. Nessuno protesta, sintomo che nel gruppo c’è armonia, giusto una manciata di minuti e si ritornerà a pedalare. Calata la prima tazzina di giornata, poco prima di ripartire, veniamo raggiunti da Michele e dal plotone dei Popolare… Baci, abbracci, battute, pacche sulle spalle, la sosta si sta prolungando forse troppo…  Dai ragazzi, dobbiamo andare, Montorsoli prima ed i due Caldine dopo ci aspettano!

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Per fortuna la gamba é ancora sana. Caldine effettivamente merita il voto massimo come cattiveria, ma a questo punto della Muretti non è in grado di annientarci quanto dovrebbe. Siamo uniti, siamo carichi, avanti il prossimo!

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Muretti Madness 2016

Raggiungiamo una prima volta la piazza di Fiesole, dove senza dirlo, scatta la seconda sosta. Qui il caffè viene accompagnato da una fetta di torta. Riprese le bici svoltiamo a destra per seguire una lunga discesa che ci porterà ai piedi di quella che l’anno scorso fu per me la mazzata finale, la Vecchia Fiesolana, breve ma terribilmente in piedi, una vera e propria parete che risale il colle sbucando sul fianco del Seminario Vescovile, lato ovest della piazza.

Scalata la “vecchia” non senza faticare, micro-sosta alla fontana per rabbocco borracce poi giù in picchiata per la strada nuova direzione Settignano, punto di ristoro organizzato dai Cicloidi. Siamo a metà della Muretti, il ristoro sarà un’ulteriore occasione per rifiatare e caricarsi di energia per la seconda parte del giro.

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Al contrario delle prime asperità, da qui in avanti ognuno di noi sale col proprio passo, ci si aspetta poi in cima, non si ha più la forza di rimanere compatti ed affiancati per condividere la fatica, la testa tende sempre più a chinarsi verso il basso per non guardare troppo in là, si smette di chiacchierare con i compagni e si inizia a parlare con se stessi, è importante ora più che mai non essere arroganti con le proprie forze, un fuori giri ora potrebbe segnare il tuo ritiro, si è appesi ad un filo invisibile che sancirà il successo o il fallimento non solo della tua partecipazione alla Muretti, importante ma non fondamentale, ma della tua forza d’animo, della tua determinazione, del tuo carattere.

Con l’esperienza di un veterano del pedale raggiunto il GPM, mi lancio a capofitto sulla discesa, la voglia di pennellare i curvoni, la ricerca della velocità, mi fanno dimenticare il ristoro… bravo pirla… fortuna che ci si doveva aspettare in cima e proseguire compatti…

Finita la libidine dell’alta velocità, con Via delle Rose davanti al mio Garmin, realizzo di aver fatto una cazzata. Guardandomi intorno incrocio lo sguardo di Davide, Fabio, ma di Giovanni e i “Foppa” nessuna traccia, è probabile che loro si siano fermati al “Cicloide Ristoro”, mentre noi qui lo abbiamo saltato in pieno.

Fame! Guardandoci intorno, scorgiamo il passaggio di quella che dovrebbe essere la statale Aretina, qualcosa da mangiare lo troveremo su una statale… Un chiosco! quasi fosse un miraggio nel deserto, appare difronte ai nostri occhi, il menù, appeso sulla fiancata del furgone, è enorme e pieno di proposte… ci siamo salvati stavolta!

Divorato il panino, con il gruppo velocisti ricompattato, riprendiamo il percorso da dove lo abbiamo lasciato, via della Rosa.

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Un po’ legnosi, digestione in corso, un po’ a zig zag, dopo Rosa saliamo Montegirone, per l’esattezza Via del Crocifissalto, segnato in rosso solo per un problema di stampa. A questo punto del percorso, i Cicloidi ci regalano una tregua inserendo un breve ma prezioso tratto pianeggiante per raggiungere l’estremo sud della Città, dove si ritornerà a salire verso la frazione di Quattro Vie, indicata sul vademecum come Bigallo, il quinto settore in nero di giornata. Siamo a 78 chilometri macinati e 32 ancora da fare. La situazione è tragica ma non grave, gli sguardi sono fissi a terra, si cerca con la coda dell’occhio le ruote dei compagni, le traiettorie si incrociano disegnando sull’asfalto veri e propri tornanti su rettilinei infiniti, il Garmin, almeno il mio, smette di registrare perché l’andatura è inferiore al limite minimo dei 5 km/h, infine, tutti rispettano la regola non scritta per queste situazioni, divieto assoluto di guardarsi in faccia, l’espressione di sofferenza del tuo compagno potrebbe esserti fatale, meglio non rischiare!

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Le soste sono sempre più frequenti, non tanto ai Bar come accadeva prima, ma ovunque, delle vere e proprie pause per recuperare gli ultimi barlumi di energia, la Ragione ci ha abbandonato da tempo, è il Cuore che detta il passo ora.

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Gli ultimi muri hanno dallo loro pendenze proibitive concentrate in poche centinaia di metri, la loro posizione, la vista che offrono, ci aiuteranno a non mollare. San Miniato, con il premio la splendida vista da Piazzale Michelangelo, Belvedere, parete di 200 metri a fianco delle vecchie mura della citta, Luigiana, malefica ma al tempo stesso magnifica stradina protetta da interminabili muretti a secco, ed infine il MOSTRO della Madness, Monteripaldi, un chilometro scarso, con punte al 26%. Così come l’Arenberg, anche Monteripaldi ha la sua porta, un benvenuto alla salita impossibile, pura ignoranza in dono ai ciclisti.

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L’anno scorso vinse Lui…

Appena passata la volta in mattoni, il mio Garmin entra in pausa, troppo lento. Al mio fianco Marco, che involontariamente mi impone un ottimo passo per i primi metri del Demone. Più avanti Fabio che negli ultimi chilometri è come rinato e sfoggia una gamba che il resto del gruppo si sogna. Avanti due bici rispetto a noi Davide, il Granatiere di Imola che forte della sua immensa potenza sale il Ripaldi seduto, fidandosi esclusivamente delle sue gambe, dietro di me, credo, Giovanni e Daniele a chiudere. Il 42 42 svolge appieno il suo sporco lavoro, in piedi, con il viso ad una spanna dall’anteriore, riesco con mia grande sorpresa ad avanzare. Sul ciglio recuperiamo tre pischelli della Pop, aggrappati ai freni per non indietreggiare, fermi alla ricerca di una giustificazione al loro fallimento… se vi vedesse Chief…

Per quanto riguarda noi anziani, un secondo prima di mettere il piede a terra, arriva uno “Spiana!” dall’alto dei cieli che ci rinvigorisce e ci fa spingere ancora una volta questo pedale pesantissimo, centimetri rubati ma anche ore di vita consumati in una manciata di secondi … la parte dura è ormai alle spalle, caro mio, mi spiace, ma questo giro l’ho vinto io!

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La fine del tratto duro coincide con una leggera svolta a destra dove si percorre una passerella che premia i vincitori donando alla vista un panorama mozzafiato sulle colline attorno Firenze. Giunto sul culmine ritrovo Fabio, sorridente, Davide, abbastanza provato ma contento, dietro mi raggiungono gli altri compari di oggi, tutti devastati ma soddisfatti, insieme abbiamo fatto una gran bella cosa, abbiamo esorcizzato la Muretti!

Dolce discesa e poi finalmente i piatti vialoni di Firenze, siamo alla fine.

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Al quartier generale di Ciclica troviamo tutti i nostri amici, i ragazzi dello Staff sono a pieno regime per offrirci un buon piatto di pasta accompagnato da un’ottima birra appena spillata. I Cicloidi, oltre ai complimenti, ci regalano gadget offrendoci  la possibilità di ricevere il berretto evento 2016. Molti sono i brevettati al Trittico, finisseur di  Martesana Van Vlaanderen, Coppa Asteria e Muretti Madness, io non sono uno di questi ma poco conta, l’importate è che queste manifestazioni siamo di stimolo non tanto a chi macina decine di migliaia di chilometri l’anno, ma a chi parte mettendo in gioco tutto se stesso senza avere la certezza di uscirne vincente, i miei preferiti.

All’anno prossimo Cicloidi, come detto all’inizio, non era facile superarsi… ci siete riusciti alla Grande!

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Foto: @MaxBigAndrews @Tornanti_cc @Bikescapes
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