Gravelness CanalPaddy 69 2020 by Giorgio

12 Gennaio 2020

L’appuntamento che saluta l’anno nuovo, ormai una tradizione, la Gravelness Canal Paddy 69 by Franco Limido aka BluesMan!

report by Giorgio Tomasino aka Tonnoapedali

I tre Tom

La Tom Ritchey Swiss Cross è la bicicletta della leggenda del ciclismo svizzero Thomas Frischknecht.
Per un giorno lo è anche per un terzo Tom: lo scrivente, che per esteso fa Tomasino. Da una vita questo mio cognome diventa nome e soprannome in vari modi. Stavolta però mi torna utile per fare, tra due leggende, Il terzo incomodo.
Non proprio, perché sono davvero comodo sull’esemplare che ho in prova. Meglio: la posizione è comoda per essere questa una bici da Formula 1. Autobiografia vuole che io abbia pedalato sempre su telai di acciaio fin quando Pep Magni, da Baggio, non andò in pensione. Così, questo è un ritorno alla gioventù con l’acciaio puro.

Torno al nichel cromo in lega col molibdeno, all’arte del tagliare, piegare se serve, sgolare, imbastire, saldare a tig, con una cosa preziosa come l’argento, magari ricordando le saldo brasature (e qui, se non sbaglio, ne vedo una alla giunzione tra il tubo verticale e i pendenti obliqui), col fuoco della lancia ardente di un’arte che non si è spenta oltreoceano e qui ha ancora maestri anziani e giovani. Coi colori che si sfumano tra il bianco e il rosso elvetico, o in un nero lucido e pastoso insieme, da notte di luna nuova. Tutti artisti operai, i telaisti. Proletari del ciclismo perché ogni telaio è prole, come un figlio. Esagero? Detto di un prodotto yankee, poi.
Il mio è nero, nero puro, con scritte bianche.

Comodo, ripeto, in sella a una creatura fatta per correre. La provo il sabato prima dell’uso, che ne farò, a Corsico. Nell’area del parco su cui sorgono improbabili reperti di un’industria scomparsa: con i detriti delle antiche vetrerie, a seguito delle bonifiche per il recupero dei terreni, qui le uniche alture che offre la bassa milanese. Venti metri di dislivello, ma rampe o segmenti erbosi degni di ben altri impegni. E io pedalo e questa sale, sale senza fatica, col pignone Sram dietro che sembra una raccolta di 45 giri, monocorona davanti come si addice a una regina. Va su con meno sforzo di quanto grande è la mia sorpresa. Agile e solida insieme. Sovrana delle verdi Highlands del Sud Ovest de Milàn. Interessante, vedremo domenica. Mi mancherebbe il kilt, ma la cornamusa echeggia nel sole nebbioso.

Paddy Cullen invece è irlandese. Allenatore di calcio gaelico. Famoso e amato, tipo Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino. A lui sono intitolati più di un Pub: ma il Paddy Culles di Pogliano Milanese è la fucina dove Franco Limido ha forgiato insieme strade, sentieri, single track, strappi e ghiaie sabbiose di fiume per fare la “Gravelness Canal Paddy 69 – 2020 Revisited” vissuta per 120 km. ieri, domenica 12 gennaio.
Tutta fuoristrada, e un po’ fuoriditesta. A mettersi al freddo sottozero una domenica di gennaio basso padano e liquido, un giro fra le acque. Il canale scolmatore, tutte le opere idrauliche a servizio delle acque del Ticino, il canale Villoresi. Pedalare sempre vicino alle acque, o sottointese, quando la terra te ne parla ancora.

La terra. In bici da corsa raspi il bitume. Che non è terra, ma un inerte che te ne separa. Al nostro giro di 130 partenti e passa, si ara pure. C’è ancora fango a tratti e la terra si apre in solchi: cosa crescerà a primavera? I ruotoni da 28 pollici, le coperture “da 40 mm.” ti consentono una discreta semina di fatica. Perché l’idea del Tom posta sulle ruote non è solo quella che per andare ci vogliono i garons (garoni, in inglisc), ma anche che se la spingi nei momenti di crisi, lei ti risponderà generosa da par suo. Fuori dal pantano con due colpi di pedale.
Poi, ti ritrovi uno strappo inatteso (Vigevano nei pressi di una costruzione che ricordava la Centrale Bertini sull’Adda). Ecco, inizi a scalare sullo Sram Rival e sali, sali finché vedi con la coda dell’occhio l’amico dietro che potrebbe raggiungerti e passarti. Nessun problema. Lanciato in un fuorisella alpino e inatteso, quello che temevi non accadrà.

Col cuore nelle orecchie, ancora, con la catena sull’ingranaggio grosso, ancora, vedrai la sommità dello sterrato impennato che ti riporta sulla strada nel lasciare forever la valle del Ticino. Cuore matto, ma di corvino non c’è il ciuffo di Little Tony, ma la metallica teleferica che ti ha fatto scalare quel muro sconnesso. Tom Ritchey (o Tomaso Ricci) are iù mai stato in dis paraggi? no desert, e poche sono le tregue tra un single track e il rischio di un tuffo fuori stagione. Quando non è bosco, sono campi aperti all’infinito di un Oceano Padano e i canali sono arterie o vene contorte e accidentate.
La Tom Ritchey Swiss Cross solca la terra e le acque. Corre nervosa (c’ho messo tanto impegno) su terreni che il terzo Tom non ha mai percorso (da stradista malato di salite) per uscirne indenne, come se fosse ai comandi di una sicura gravel bike, e a tratti sgroppa, galoppa reattiva e pronta come un purosangue. Così che il pilota possa invece sentirsi fantino come se pesasse 20 chili di meno e si chiamasse ancora Tom, ma Frischknecht.

Photo by Michael Tabolsky

Così: grazie a Franco e a Gianluca di Equilibrio Urbano, a Milano, che la bici me l’ha concessa in test e, oggi, gliel’ho dovuta rendere un po’ triste. Attenzione, il Gianluca è un personaggio da conoscere, simpatico e attento al tuo passo pedalatorio, che ti lascia la libertà di non pretendere quello che non ti puoi permettere con la tasca: ma con il desiderio, sì. Come quando ti ha concesso di correre su una bici al top. Grazie, è il minimo.

Franco, con le blue notes della sua Mariner Band alla partenza, ha dato il La (o il Sibemolle) alla giornata. Tanta passione e tanta attenzione nel curare il tracciato affinché fosse sicuro per tutti, così da farsi meritare tra canali di acque lombarde e storioni sornioni lo scorrere di fiumi di birre da tutta Europa. Lo scrivente, due di fila. E forse si sente e si legge ancora l’effetto.

Saluti al Paddy-Gianni Cullen-Trap.

Giorgio

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