12 Maggio ’16 – Coppa Asteria private edition

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Il 21 maggio non potrò essere al via dell’Evento ufficiale organizzato dai ragazzi de “La Popolare Ciclistica”, ma la voglia di provare il percorso senza aspettare l’edizione dell’anno prossimo è talmente forte che ho deciso di provarlo in versione “Brevetto permanente”.

L’idea è rispettare alla lettera la traccia del percorso senza inserire modifiche o tagli, la realtà sarà quella di partire e viverla “de panza”, unica filosofia che non mi ha mai deluso…

Avvisati delle mie intenzioni, riesco ad indurre in tentazione tre rappresenti della squadra, Chief, Luca ed Alessandro,  per loro sarà un ulteriore test del percorso, per me sarà la Coppa Asteria “private edition”.

Sono contento che sia stato proprio Chief a rispondere presente al mio invito. Non ci conosciamo da molto, a dire la verità abbiamo scambiato a malapena due parole lo scorso 19 marzo quando, io in scooter, lui in bici, si portava a termine qualcosa che sarebbe passato alla storia come l’Edizione Zero del Giro del Demonio. Con lui gli under 30 della Popolare, troppo giovani per i miei gusti, questi hanno una soglia di sopportazione troppo alta rispetto a noi vecchietti, cercherò di sfiancarli mentalmente…

La data per il rendez vous è fissata al 12 maggio, per rispetto dei ragazzi che per un giorno saranno i miei compagni di squadra non ci sarà l’opzione rinvio, sole o pioggia poco importa, così deve essere, e così sarà.

L’appuntamento è per le 8:00 davanti al Palasport. Io, per evitare il traffico della tangenziale, decido di partire con ampio margine, al massimo attenderò i miei soci al bar del palazzetto, Chief Ale e Luca partiranno da casa già in bici, anche se dovranno fare qualche chilometro in più per attraversare la città.

7:30 sono ad Alzano. Piove, non poco. Passo per il centro per ingannare l’attesa. Alla vista di un caffè decido di sostare per fare una seconda colazione, torta fatta in casa e latte macchiato, ottima scelta per caricarmi d’energia. A meno dieci mi sposto al Palazzetto, giusto il tempo di preparare la bici e completare la vestizione, a breve arriveranno gli altri.

La Popolare è già schierata, peccato che io sia al Palasport di Alzano, mentre loro al Palasport di Bergamo!

“De panza”, come detto prima… senza troppe chiacchiere, io salto in sella e pedalo verso Bergamo, Chief e compagni risalgono in direzione Alzano, l’incontro sarà festeggiato con il primo di una lunga serie di brindisi.

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Alle porte di Bergamo, sotto una pioggia battente, finalmente ci incontriamo, Chief in strada da oltre due ore è fradicio, Alessandro e Luca non sono da meno, un pit-stop per salutarci a dovere, scambiare due chiacchiere e, perché no, riscaldarci davanti ad un buon caffè è sacrosanto!

Eccitati come bambini dentro un negozio di giocattoli ci caliamo anima e corpo nel tracciato Asteria.  Ci intendiamo immediatamene sul mood della giornata, si seguirà la traccia Gps, ma fin da subito siamo d’accordo che non si dovrà per FORZA portare a termine il giro, il “quanto basta” sarà perfetto, ne metro più, ne metro meno.

Chiacchiere, tante, muri, molti, bestemmie, speriamo poche, passo lento anche per colpa della pioggia, e se si dovrà camminare, si camminerà, l’importate è aver già fissato un ristoro coi fiocchi ed un montepremi in birre degno del suo nome, alla tua Asteria!

A proposito di Asteria, ho chiesto informazioni su chi fosse e perché le hanno dedicato questo evento. Pare fosse figlia del nobile Lupo, poi divenuto Santo, che la diede in sposa a un generale germanico. Dopo la morte del marito, tornò a Bergamo dove fondò un ospedale per i poveri e per i militari senza salario. Alcune fonti riportano essere sorella di Grata, compagna di Alessandro, oggi patrono di Bergamo. Grata e Asteria furono dichiarate responsabili della sepoltura con rito cristiano delle spoglia di Alessandro, ucciso dai romani, per questo condannate entrambe a morte per decapitazione, non prima di essere crudelmente torturate, a quei tempi andava di moda così. Nel ex-oratorio di San Lupo (Bergamo Alta), è possibile ammirare un affresco raffigurante Asteria e Grata nell’intento di ricomporre il corpo di Alessandro deponendo le sue membra su un vassoio in argento. Questa dovrebbe essere la storia, in pratica, dei tre la meno conosciuta è proprio Asteria, per questo i ragazzi “della Pop” hanno dedicato la prima NONGARA della città di Bergamo proprio a Lei.

Tornando ai giorni nostri, già dalle prime asperità si capisce che si sta pedalando dentro qualcosa di unico, di impagabile. La salita verso città Alta da Via Sant’Alessandro è uno spettacolo, ciottolato e lastricato compongono il fondo strada, muretti in pietra ne delimitano la carreggiata, nel finale il passaggio attraverso le Porta di San Giacomo proclama questo primo tratto la sintesi perfetta di Coppa Asteria, poco da aggiungere se non “magnifica”!

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Si passa accanto alla Stazione della Funicolare per poi ridiscendere seguendo la traccia che ci spinge verso il lato Est dove, uscendo dalla Porta di Sant’Agostino, percorriamo un segmento in falsopiano che ci porta al “secondo assalto del colle bergamasco”, la salita della Boccola, sul lato nord. A circa metà dell’ascesa, in prossimità della Porta di San Lorenzo, lo spettacolo che offre la città alta è impagabile, uno scorcio per me inedito, visto che l’ho sempre ammirata dal versante opposto, dall’autostrada per intenderci. Anche in questo passaggio il tratto in città alta dura un battito di ciglia, subito ci tuffiamo in discesa sul viale delle Mura per uscire dalla Porta di Sant’Agostino ed  una volta attraversata la Galleria Conca d’Oro arriviamo ai piedi di una delle salite in città tra le più lunghe e caratteristiche che questo giro ci propone, la scalata di San Martino alla Pigrizia e via Borgo Canale, primo tratto in asfalto, il secondo in pavé, una figata!

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Dopo il GPM di San Vigilio, uno dei punti panoramici più alti della città, un susseguirsi di muri brevi ma micidiali, Via al Castello, Astino, e via Fontana. Siamo a 42 circa dalla partenza, le sensazioni sono ottime, francamente a questo punto del giro mi sento di dire che i ragazzi de “La Popolare Ciclistica” hanno fatto un ottimo lavoro, superbo sia per aver accordato in maniera fantastica questo groviglio di strade, sia per aver inserito segmenti ai più sconosciuti di una Bergamo inedita, segreta.

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Un Campanile in lontananza ci ricorda che a mezzogiorno si mangia. Il destino ci spinge verso una delle trattorie storiche di Bergamo, la Parietti. 4 posti per 4 ciclisti con tanta voglia di mettere qualcosa sotto i denti. L’accoglienza parla chiaro, tovaglia a quadri, posate, pane e litro di rosso sfuso già sul tavolo. Non ci perdiamo d’animo ed a digiuno brindiamo! Il primo a Lei, alla Martire Asteria. Il secondo a noi, ai quattro cavalieri zuppi di pioggia. Il terzo alla Coppa, che sia un successo assoluto. Il quarto… non ricordo…

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Bannate barrette ed integratori, la dieta del ciclista prevede: Risotto alla parmigiana, polenta e zola con contorno di peperoni, oppure pasta al ragù, polenta con spiedini ed insalatina mista come diuretico per la coscienza… il tutto a 10 euro compreso caffè! e chi c’ammazza!?

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Terminato uno dei migliori ristori della mia carriera, riprendiamo le biciclette per rientrare nel percorso di Asteria. Lo spirito è al top, le forze per ora ci sono, la digestione inizia a farsi sentire… vediamo che accade…

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A mio modo di vedere qui finisce il tratto facile del tour ed inizia la parte più tosta, si smette di ammirare il paesaggio e si inizia a soffrire sui pedali, qui il percorso cambia pelle, e sino all’arrivo ad Alzano, Coppa Asteria diventa un mostro che in pochi potranno dire di aver domato senza aver mai messo il piede a terra, ne sono convinto. Le ultime due salite, meglio chiamarle pareti, sono al limite dell’umano, Castello e Lonno, a detta dei ragazzi della Popolare, sono impossibili! Qui l’asfalto ti guarda dritto negli occhi ! (Cit Chief)

Per mia fortuna il nostro “quanto basta” oggi si ferma al GPM di Bruntino, l’anticamera degli inferi bergamaschi, come mi piace immaginare questi ultimi 40 chilometri.

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Giro spettacolare, compagnia superlativa.

Rientriamo a Bergamo dalla statale, con Chief davanti a tenere un passo da granfondista. Per raggiungere la Città Alta prendiamo la Boccola, salita già affrontata nei primi chilometri del giro di oggi. Mi accompagnano al Circolino della Città dove ci premiamo con un ottima birra ghiacciata. A Noi!

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Chief Alessandro e Luca, tre ragazzi che vivono la bicicletta come vorrei viverla io, grazie della vostra compagnia. La Popolare, avanti così, la strada è quella giusta. Daniele, tieni unito questo gruppo, non tradite mai l’ideale che vi ha uniti, è la Vostra forza. Bergamo, un arrivederci a presto.

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Strappi su ciottolato, vicoli in lastricato, muri in pavé, salite su asfalto, trasferimenti su sterrato, cavatappi nella savana, Ciclabili al 14%, vecchie gallerie di linee ferroviarie abbandonate, passaggi mozzafiato, tutto questo è Bergamo, tutto questo è Coppa Asteria!

 

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6 Aprile 2016 – Frontaliers 200k

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Con una serie di sensazioni negative che mi perseguitano da inizio anno, e la pessima uscita alla Martesana Van Vlaanderen di sabato scorso, ho rischiato di entrare in un vortice di brutti pensieri che stava per intaccare il mio Credo per le biciclette.

Per questo, ma anche per onorare l’ormai tradizionale uscita mensile infrasettimanale, ho deciso di approfondire ancora una volta cosa mi stesse accadendo, un ulteriore riscontro sulla mia condizione fisico/mentale.

Il percorso era abbastanza semplice, raggiunto Lecco avrei costeggiato il Lago sino a Bellagio. Da qui traghetto su Menaggio e poi tre alternative, verso Como se fossi arrivato a Bellagio già in riserva, su Porlezza per il giro del lago di Lugano, o verso Argegno per risalire prima la Val d’Intelvi e poi giù in Val Mara a salutare Giovanni.

Giovanni, avvisato del mio passaggio, ha pensato bene di aggregarsi proponendomi un programma che non si poteva rifiutare, punto d’incontro Cernobbio per poi entrare in Svizzera e puntare salite e salitelle sparse nella terra di mezzo tra Canton Ticino e varesotto, un giro a petali, dove ogni singolo petalo rappresentava una salita, con la possibilità, se solo ci fossimo trovati in un impasse, di evitarne uno o più senza compromettere il giro.

Alle 8:30 siamo seduti in un Caffè nei pressi dell’Aero Club Como, io in bici da Cusano, Giovanni grazie al passaggio delle Ferrovie svizzere.

Due chiacchiere ma poi via in sella per l’avventura di oggi. Prima rampa di giornata a Pobbia direzione Novazzano, un chilometro e mezzo per scaldare la gamba dopo la colazione. Discesa e breve piano sino a Rancate dove inizia la salita verso Meride, piccolo paesino adagiato sull’altopiano ai piedi del Monte S.Giorgio, massiccio che obbliga il lago di Lugano a disegnare i due rami d’acqua, un lato ad oriente verso Riva San Vitale, e l’altro alla sua sinistra, dove si affaccia Porto Ceresio.

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Anche se la giornata fatica ad aprirsi, il clima più che mite fa si che si pedali senza soffrire il freddo, anzi, era meglio presentarsi con qualcosa di più leggero, siamo ormai nel pieno della primavera e se anche dovessimo salire di quota non credo che le temperature si irrigidiscano più di tanto.

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A Meride pausa caffè, la piccola piazzetta circondata da case in sassi ci convince che una sosta qui è un piacere anche per gli occhi, non solo per le gambe…

Rientrati in Italia dalla Dogana di Saltrio, recuperiamo il Lago a Porto Ceresio per pedalare al suo fianco sino a raggiungere Ponte Tresa, sede del nostro ristoro. Mancano alcuni minuti a mezzogiorno, decidiamo comunque di fermarci e mettere qualcosa sotto i denti, non vogliamo soffrire la fame durante l’ascesa verso Alto Malcantore, 13 chilometri di salita con 550 mds. Un paio di panini, una birra solo l’ideale, il caffè e poi di nuovo in sella per rientrare in Ticino.

All’attacco della salita, appena sotto il comune di Pura, il Sole rompe gli indugi e si affaccia deciso sopra di noi. Per quanto mi riguarda sono piacevolmente sorpreso da come girano le gambe, non so bene cosa stia accadendo, se la giornata particolare, la compagnia, il percorso, oppure il gran telaio che oggi mi accompagna … sta di fatto che più pedalo, più prende forza l’idea di chiudere il giro in sella a questo cavallo di razza, anche se questo significherebbe sfiorare i 200 chilometri e condividere gli ultimi 40 km con un traffico di pendolari ignoranti ed irrispettosi dei ciclisti… ma se la situazione è questa, ben vengano gli ingorghi sulla via di casa!

La salita per Alto Malcantone mi ricorda i tapponi del Tour de France, salite infinite con pendenze mai proibitive, adatte a bestioni come noi. Ci sono pochi tornanti, forse un paio, il resto dell’ascesa si sviluppa sul fianco del Monte Lema, sfiorando i paesi di Curio, Miglieglia, Breno, Fescoggia,  sino al GPM di Alto Malcantone.

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Il passo è costante, lontani dalle auto, ci godiamo appieno il paesaggio boschivo che ci circonda. Arrivati ad Arosio, pit-stop alla fontana al lato della strada per rabbocco della borraccia e per prepararci ad uno dei tratti più incredibili che abbia mai percorso, 20 tornanti in meno di 2 chilometri, uno spettacolo, soprattutto se affrontati in discesa come stiamo per fare noi oggi. Le foto qui sono d’obbligo, a turno scegliamo l’angolo più opportuno per immortalare il passaggio dell’altro nel modo migliore, un set naturale per un servizio super!

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Finito, purtroppo, questo vero e proprio cavatappi, sostiamo un paio di minuti a lato strada per decidere il da farsi, a sinistra per l’ultimo petalo, oppure a destra per avvicinarci a Lugano e poi seguire la via verso casa?

L’idea di affrontare ancora una salita è in parte respinta dall’adrenalina ancora in circolo per questa discesa dai mille tornanti, pensare di non trovare qualcosa di pari o meglio di fatto condanna l’ultimo petalo a rimanere sulla carta… meglio girare le bici direzione casa e rimandare l’appuntamento con l’ultima salita alla prima occasione che si presenterà, quando, magari, oltre all’ultimo anello di questo giro, si vorrà affrontare questi incredibili tornanti in senso opposto.

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Dopo il passaggio obbligato per Lugano, gli ultimi chilometri verso Maroggia sono in totale relax. Giovanni insiste per accompagnarmi a casa in auto, io sono sempre più convinto che ho nelle gambe questi sessanta chilometri per rientrare a Cusano. E così faccio, convinco il Socio a lasciarmi andare solo, con la promessa che se mi fossi trovato in difficoltà avrei chiamato o avrei preso il primo treno diretto a Milano.

Durante la discesa verso Chiasso decido di rientrare da Cantù anziché da Tavernerio, è parecchio che non passo da quelle parti. Pur avendo qualche timore per il caos che incontrerò sulla salita della Napoleona e nel primo tratto della Canturina, sarò però nella giusta direzione per far visita a Doriano. Voglio passare dal quartier generale Bixxis per due motivi, il primo; rispettare la promessa di mostrare loro la bici montata, secondo; chiedere conferma se le grandiose sensazioni di oggi sono provocate dal “telaio su misura”, per me un’esperienza nuova dopo anni di adattamento.

Prima però devo arrivare a Seregno… una volta rientrato in Italia, dal valico di Maslianico, ho a che fare con un traffico delirante di auto, mezzi pesanti e pendolari di vario tipo, si rischia qualcosa di troppo nel condividere la strada con questi pazzi, soprattutto dopo una giornata sulle strade svizzere dove il rispetto per le due ruote è al primo posto nelle priorità degli automobilisti… in poche centinaia di metri, due Mondi opposti!

Passato il centro di Como rimanendo in scia di un Bus per sfruttarne la prepotenza, risalendo la Napoleona sul marciapiede per salvare la pelle, raggiungendo Cantù rasando il ciglio per non farmi buttare nel fosso, riesco finalmente a conquistare Seregno, giusto in tempo per scambiare due chiacchiere con Doriano. Non rimango molto in sua compagnia, inizia ad essere tardi, ci diamo appuntamento per un caffè e riparto con in tasca molte più certezze di quelle che avevo questa mattina.

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Il morale è alle stelle, il traffico mi perseguita ma sono troppo forte per scendere a compromessi con questi sfigati. Ultimo chilometro a chiodo come omaggio a questa giornata di riscatto.

Chiudo con quasi 200 chilometri e 2000 metri di dislivello… che faccio riparto?! Ho ancora un paio d’ore di luce!

 

foto @Granciclismo @MaxBigandrews

 

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19 Marzo 2016 – Giro del Demonio Edizione Zero

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Sembra ieri quando, al rientro da Firenze, dopo aver sputato l’anima alla Muretti Madness by Cicloidi, ho iniziato a fantasticare su un percorso estremo in terra brianzola, un progetto molto ambizioso rispetto alle decine di proposte che negli ultimi anni hanno visto la luce e ricevuto un discreto successo tra appassionati ciclisti desiderosi di qualcosa di diverso rispetto alla tradizionale uscita domenicale.

Una prima bozza del percorso l’ho verificata su strada lo scorso novembre. In seguito il lancio sui Social con il nome di “Giro del Demonio”. A questo punto il progetto e l’impegno sono diventati sempre più reali.

Il percorso che ho ideato ha l’obbiettivo di rendere la vita dura ai ciclisti fin da subito. La scelta di Seregno è stata dettata dalla logica, avrei voluto fosse Cusano Milanino, ma aggiungere 20 chilometri di pura noia non aveva alcun senso. Questo mi ha dato la possibilità di inserire la prima asperità a soli 5 km dalla partenza, e l’ultima a pochi chilometri dall’arrivo, inserendo così un tratto di pianura finale ideale come passerella d’onore ai sopravvissuti.

In serie le salite: Orlanda, Visconta-Capriano, Cremella, Sirtori, Lissolo, Montevecchia (sterrato), Belsedere, Spiazzo-Monte, Giovenzana (Colle Brianza), Alpino (Villa Vergano),  Eupilio (vecchio), Castelmarte, Caslino, Conca di Crezzo, Ghisallo (Vintage), Sormano, Muro di Sormano, Faggeto Lario, Civiglio, Alzate B.za, Brenna, Cremnago, Fornacetta.

180 chilometri con oltre 4000 metri di dislivello.

Per l’occasione non ho voluto lasciare nulla al caso, un premio ai finisseurs, un omaggio ai conquistatori del Muro di Sormano, e una serie di bar amici scelti in vari punti del percorso dove poter riposare e ristorarsi.

Alla partenza Bar Caffe&Caffe. Luigi, il proprietario, per l’occasione anticiperà l’apertura alle 6:00 del mattino..

Dopo 70 km Bar Cremeria Pusiano dove Paolo accoglierà il plotone dei Cavalieri, con tanto di “angeliche” ragazze al banco, e addobbi infernali nel locale.

Al termine del Muro di Sormano la Baita Ristorante di proprietà di Tiziano e Diego.

Ad attendere coloro che hanno concluso il Muro di Sormano, poco importa se in bici o a piedi perché solo l’idea di affrontare questa salita unica nel suo genere rende tutti ciclisti speciali, ci sarà  un’enorme gargoyle ideato e fabbricato da Remo Zapparoli, un artista di Cusano Milanino.

Infine potrò contare sul prezioso aiuto di Franco. Lui sarà la nostra sentinella. Ci accompagnerà in auto lungo tutto il percorso con a bordo Giovanni, fotografo “ufficiale” del Giro del Demonio pronto a cogliere sorrisi, smorfie, paesaggi e tutto quello che la sua macchina fotografica riterrà unico e irripetibile.

A tre giorni dalla data prevista un’improvvisa nevicata rischia di rendere impraticabile proprio il tratto di percorso attorno al quale ruota tutto il Giro del Demonio. Il Muro di Sormano è coperto di neve!

Che fare? Non posso deludere i Cavalieri che affronteranno un lungo viaggio pur di essere al via del Giro del Demonio.

Dopo un giro di telefonate trovo qualcuno che decide di darmi una mano e portare la sua ruspa sul Muro per renderlo percorribile alle bici da corsa, un aiuto fondamentale senza il quale sarebbe stato a rischio la riuscita di questa Edizione Zero.

A questo punto tutto è pronto e il Giro del Demonio può prendere il via.

19 Marzo 2016

Ore 2:38 del 19 marzo, sono sveglio, non riesco più a dormire, la tensione sale, speriamo che tutto vada per il meglio… mi aspetto una quarantina di partecipanti, speriamo non siano di più!

Il mio ruolo sarà di organizzatore, non di partecipante. Voglio gestire in prima persona il mio progetto dalla partenza all’arrivo, per questo seguirò i ragazzi in scooter. Il mio Giro del Demonio sarà un’altra volta.

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Alle 6:00 sono a Seregno, Piazza Vittorio Veneto. Le prime luci rischiarano un cielo sgombro da nuvole. Tra me e me penso che oggi sarà una giornata memorabile per tutti!

Il primo in assoluto a presentarsi è Vittorio, in anticipo, come impone lo stile randonnèe. Nel giro di qualche minuto arrivano gli altri, in piccoli gruppi o solitari. Alcuni incontrati alle varie randonnèe ACP, altri già miei compagni di notturne organizzate in passato. Molti i volti nuovi, il passaparola ed il lavoro sui social ha sortito l’effetto desiderato.

Il gruppo diventa sempre più numeroso, impreziosito dall’unica presenza femminile, Susan de “La Popolare”, mia compagna di fatica alla Muretti Madness del ottobre scorso. Un grazie particolare per Lei e ai due temerari venuti da Trento; Pierre Migazzi, e da Bologna; Giuseppe Misurelli.

Un inaspettato ma graditissimo omaggio arriva dalla visita di mio zio Eugenio, classe 1929, padre putativo del gruppo, ciclista da una vita. Le salite di oggi sono state per lui sfide memorabili affrontate su bici con rapporti impossibili, calzando scarpette in cuoio bloccate nei pedali dalle gabbiette. Un vero eroe a mio modo di vedere… se solo avesse qualche anno in meno sicuramente sarebbe alla testa di questo branco di pazzi a fare il passo.

Inizia a schiarire quando i primi decidono di partire, anche se la maggior parte si sofferma ancora qualche minuto per darsi sostegno morale.

Il giro del Demonio ha inizio.

Ancora con le gambe fredde, ecco apparire il primo strappo, l’Orlanda, 300 metri che mettono subito in chiaro una cosa, oggi si soffre!

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Affrontato il Lissolo decidiamo che per immortalare al meglio i corridori, Giovanni debba essere nel pieno dell’azione, per questo diventa mio passeggero sullo scooter.

Le foto, soprattutto se di qualità, cementano nella storia l’impresa di ogni singolo partecipante al Giro del Demonio, per questo ho chiesto a Giovanni di concentrare la sua professionalità sui ciclisti che oggi soffriranno sulle strade della Brianza.

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Le salite si susseguono, dopo Lissolo, Montevecchia, Giovenzana e Villa Vergano, il gruppo affronta uno dei pochi tratti di pianura.

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Siamo a 70 km dalla partenza, da lì a poco entreranno all’inferno. Si dovranno affrontare, in serie, le rampe più impegnative dell’intero giro, Eupilio, Caslino, Conca di Crezzo e sua Maestà il Muro di Sormano.

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Io e Giovanni ci buttiamo all’inseguimento dei primi, Davide, Vittorio e Roberto. Non possiamo perderci il loro passaggio a Crezzo e Muro di Sormano. Ogni partecipante merita una foto per vantarsi con gli amici per ciò che è riuscito a fare.

Risalendo il tracciato, ogni volta che raggiungiamo un partecipante rallentiamo, Giovanni per scattare foto, io per osservare il profilo di ognuno, i visi sono già segnati dalla fatica, ma gli occhi sono vispi, ancora carichi di tanta voglia di avanzare e portare a termine l’impresa.  Per tutti oltre che una dura prova dal punto di vista fisico lo è soprattutto dal punto di vista morale. Ci vuole testa, non solo gambe, per affrontare  e sconfiggere un mostro di questa portata.

Il clou del giro è qui, cinque mesi di lavoro addensati in questi pochi km dove i miei amici scaleranno 2000 metri di pura follia. Non nascondo la mia emozione, sto vivendo un giorno molto particolare grazie all’aiuto di chi è stato al mio fianco, ma soprattutto a chi oggi è sui pedali ed onora il giro con il suo sudore; grazie.

Franco è pronto sugli ultimi tornanti del Muro per scattare foto, Giovanni è da qualche parte sulle rampe concentrato a catturare l’attimo perfetto per un’immagine che esalti la cattiveria delle pendenze, io rimango al GPM per immortalare la conquista di ogni singolo Cavaliere e offrire loro la possibilità di ritrarsi con il simbolo del Giro, il Gargoyle.

Il primo a passare è Vittorio Pirola, scoprirò in seguito che fin dall’Orlanda si era imposto di non zigzagare in nessuna delle salire del Giro, soprattutto su Crezzo e Muro, le più dure dell’intero percorso. Il passo è costante, i movimenti sono eleganti, dal  suo volto non traspare una smorfia, non sembra che stia affrontando pendenze ben oltre il 16%!

In scia arriva Davide, chiuderà il giro prima degli altri non tanto per essere il vincitore morale, non esiste una classifica, ma perché terrorizzato di arrivare tardi all’appuntamento a Busto Arsizio con la compagna per l’ultima lezione del corso fidanzati! Se arriva in ritardo è un uomo morto!

Il terzo a transitare è Roberto, le sue spalle sono ferme, le mani unite sulla piega e le gambe che spingono senza pietà sui pedali, un portento della Natura.

A seguire tutti gli altri, più o meno sofferenti, tutti orgogliosi di aver conquistato la cima del Muro di Sormano, dove l’asfalto ti guarda dritto in faccia (Cit. Chief).

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Ma il giro non è finito… dopo la lunghissima picchiata verso Nesso, il percorso è ricco di piccoli strappi sino alle porte del capoluogo lariano. Le gambe gridano vendetta, lo sconforto si fa strada nei pensieri di molti, la stanchezza spinge i nostri Cavalieri verso strade più gentili, ma tutti, nessuno escluso, ha ancora il coraggio di voltare a sinistra e guardare negli occhi l’ultimo Demone, la salita di Civiglio/Brunate.

Io sono al fianco dei primi, mentre Franco e Giovanni, dopo essersi accertati che anche gli ultimi siano passati dalla Colma, rimangono in scia al gruppo più numeroso per arricchire l’album fotografico di altri scatti memorabili.

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Alzate, Brenna, Cremnago ed infine Fornacetta portano il Giro ai 4000 metri di dislivello in nemmeno 180 chilometri.

Seregno, piazza Vittorio Veneto, la fine di un incubo…

Davide, Vittorio, Roberto, Tony, via via tutti gli altri, arrivano stravolti, svuotati di ogni energia, ma tutti appagati e consapevoli di aver fatto qualcosa di grande, un’impresa.

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All’appello mancano solo Susan e Alfieri. Attendo speranzoso, sono sicuro che arriveranno anche loro. Quando, verso le 19:30 li vedo arrivare, stanchi ma sorridenti, mi sento orgoglioso per la loro impresa. Grazie di cuore per aver onorato fino all’ultima pedalata il Giro del Demonio.

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Tutti vincitori, tutti primi, tutti eroi, tutti Cavalieri che hanno avuto il coraggio di affrontare e sconfiggere il Demone!

Ringraziamenti

Ringrazio la squadra che ha condiviso con me questo sogno, Franco, Giovanni, Roberto.

Ringrazio chi ha offerto un sostegno ai corridori aprendo le porte dei loro Bar, Luigi, Paolo, Diego e Tiziano.

Ma soprattutto ringrazio Voi, uno ad uno.

Vittorio Pirola, Max B, Stefano Baraga, Aldo Mangione, Misva, Rese, Cazzaniga, Mauro, Pier, Sici, Galloni, Tony, Servegnini, Mr. Salumeria Misurelli, Bertoldi, Resmini, Filippi, Jacopo, Ivan, Marco, Susan, Dario, Bonetti, Lorenzo, Stefano, Paolo, Enrico, Diego, Mario, Locatelli, Maurizio, Chief, Pipistrello, Stefano LA, Matteo, Gufo, Claudio Pozzoli, Buss, Michele Spinelli, Michele Aquila, Arian, Mattia, Teo.

Alla prossima

Max

foto: Giovanni Pirajno

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Marzo ’16 – B I X X I S

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Cosa? Telai da corsa

Come? Su misura, sartoriali, unici.

Materiale? Acciaio, ma anche Titanio

Dove? Seregno

Perché? Beh, ognuno di noi ha un suo perché …

Gennaio 2016, SMS: Ciao Doriano, quand’è che mi prendi le misure per la mia Bixxis?

Questo in sostanza è l’atto finale, quello che è accaduto prima ha un inizio ben preciso, Luglio 1994.

Nel piccolo negozio di via Sormani a Cusano, esposta in vetrina una bicicletta da corsa in Titanio, una di quelle utilizzate dalla Gewiss nel trionfale Giro d’Italia del 1994. A quel tempo non capivo molto di biciclette, ma quella visione fu una folgorazione per le De Rosa, in particolare per il Titanio, “creature” dal colore unico e dalle forme perfette.

Da allora di biciclette sotto le chiappe ne ho messe tante, la maggior parte usate un paio di volte e subito vendute, tutte occasioni, tutte usate e tutte incredibilmente della taglia sbagliata. Sono passato dalla 56 alla 63 senza grossi problemi, la cosa importate era iniziare un progetto e portarlo a termine, ed una volta provata in strada, venderla al miglior offerente per buttarsi in una nuova avventura, su una nuova bici.

Conobbi Doriano in occasione di uno dei miei progetti, quando decisi di recuperare ed assemblare uno dei primi Titanio mai costruiti dai De Rosa. La ricerca fu snervante, ma l’esito fu eccellente.

Grazie a un grande appassionato di biciclette che risponde al nome di Marco, titolare del negozio Cicli-Balduzzi in Bolzano, recuperai uno dei primi titanio saldati dal Signor Ugo in persona. Con l’aiuto della Signora Mariuccia (moglie di Ugo), riuscii ad organizzare la spedizione del telaio direttamente in ditta De Rosa, questo per minimizzare il pericolo di una rottura durante il trasporto. Arrivato a Cusano, lo mostrai subito a Doriano per carpirne i segreti e la storia.

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Quell’incontro fu il primo di una lunga serie, il più delle volte davanti ad un caffè corretto sigaretta,  minuti rubati ai “suoi” telai ed alle interminabili giornate passate in officina, per Lui rispettare i tempi di consegna significa rispettare il cliente, il resto non conta, anche se costretti a lavorare sino a notte tarda o in pieno agosto (posso testimoniare).

I suoi telai sono apprezzati in tutto il Mondo, pur di nicchia, acciaio e titanio ricevono sempre più il consenso del pubblico. L’idea di mantenere e sviluppare una produzione “tradizionale”, alternativa ad un mercato fortemente influenzato dalle grandi multinazionali, spinge Doriano a fare il grande passo, scommette su se stesso e su Martina per realizzare prima un sogno, e poi un progetto industriale.

Nel 2015 qualcosa di nuovo nasce dall’anima di Doriano, arriva BIXXIS, Biciclette Italiane per il Ventunesimo Secolo.

Strappare il ciclista da questo “Matrix di carbonio”, trasformarlo da consumatore ad appassionato sono, a mio modo di vedere, obbiettivi che due tipi come Martina e Doriano possono tranquillamente raggiungere, il made in Italy reale, la produzione di telai di altissima qualità sono nel DNA di Doriano da sempre, da quando iniziò a frequentare la bottega del padre a Palazzolo.

Oggi, a distanza di un anno, al NAHBS (North American Handmade Bicycle), la tana dei telaisti del Nord America, Bixxis riceve il premio come “Best Campagnolo-Equipped Bike category in the NAHBS Awards”, in altre parole: “attenzione, sono tornato! (molto più determinato di prima!) “

Potevo non essere uno dei fortunati a “pedalare” su una Bixxis?

Il primo sabato di febbraio incontro Doriano non solo per un caffè, ma anche per qualcos’altro…Questa volta non parliamo dei miei traffici di vecchie biciclette, ma di materiali, angoli, millimetri, anche se la parte più sviscerata sono le mie sensazioni, come pedalo, che tipo di ciclista sono. Pieno di contraddizioni, confuso, a volte delirante, Doriano riesce comunque a trasformare le mie parole in preziose indicazioni per lo sviluppo del telaio che andrà a creare.

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Ci spostiamo in via Edison, sede Bixxis, per prendere le misure antropometriche e scrivere su carta tutti i dettagli dell’ordine. Non passa nemmeno una settimana e ricevo due proiezioni di telaio con differenti soluzioni di angoli e misure. Dei due scegliamo la soluzione con piantone inclinato a 73° e tubo sterzo da 21, cancellando con i numeri le mie paure di un telaio sgraziato a vedersi. Con tubi Columbus Life, tubo sterzo integrato, forcellini ricavati dal pieno e posteriori orizzontali X-Stays, la mia Bixxis può finalmente prendere forma.

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Per quanto mi riguarda, lo sforzo maggiore è stato scegliere il colore del telaio, Blu notte metallizzato con fasce bianche delimitate dal tricolore, scritta e logo Bixxis dello stesso colore del telaio, tutto personalizzato, tutto fuori menù.

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Prima della data fissata per la consegna, ricevo il messaggio che tutto è pronto, posso andare a ritirare il telaio. Non sto più nella pelle, come un bambino che all’alba del 25 Dicembre si precipita ad aprire i regali, io volo a Seregno per ricevere dalle mani di Doriano il mio telaio…. e vaai!

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È stupendo, è elegante, è figo, è mio cazzo!

Ringrazio Doriano e Martina con la promessa di rifarmi vivo per mostrargli la bici una volta montata. Step successivo, gruppo, ruote e trittico. Con rammarico, decido di cannibalizzare la Titanio Ti2 spogliandola di tutto, trasferendo i componenti sulla Bixxis. Di nuovo ci sarà la piega carbon con attacco 3T e portaborraccia King Cage in filo di titanio, una chicca.

Il giorno è arrivato, la bici è pronta, per l’occasione indosso una maglia Torm in merino con gli stessi colori della Bixxis. Destinazione Ghisallo, location perfetta per battezzare la “Belva” ed immortalarla con qualche scatto.

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13 Marzo 2016, l’inizio di un nuovo capitolo intitolato Passione.

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14 Gennaio ’16 – Gravel #Brianzalandia – Atto Terzo

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Ennesimo tentativo per scovare nuovi segmenti da utilizzare nel progetto “Gravel #Brianzalandia”.

Per evitare il tratto di Villoresi tra Carugate e Monza, impossibile da percorrere per il groviglio di tangenziali/statali, ho pensato fosse utile spostare l’asse del percorso verso ovest, utilizzando l’intero Parco delle Groane come corridoio verde verso la parte alta della Brianza.

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Partenza da Cusano per agganciarsi al Villoresi a Nova M.se, da qui verso Garbagnate dove inizierà la risalita verso nord attraverso il Groane. All’altezza di Lentate deviazione all’interno del Parco Brughiera Briantea verso Est per recuperare prima il lago di Alserio, poi il segmento che sul fianco del Lambro raggiungerà le mura del Parco di Monza. Ultimi chilometri sulla ciclabile del Villoresi sino al Parco Grugnotorno alle porte di Cusano.

Alle 9:00 esatte di una giornata uggiosa, aggancio lo scarpino al pedale e parto in solitaria, ci doveva essere Giovanni a farmi compagnia, ma un imprevisto dell’ultimo momento lo ha trattenuto a casa, poco male, passare del tempo da solo a volte può essere terapeutico…

Il tracciato non dovrebbe presentare grosse difficoltà, giusto il tratto da Lentate a Brenna è stato disegnato col computer senza avere un’idea precisa di cosa si dovrà affrontare, se ci sarà da spingere si spingerà, d’altronde siamo qui per esplorare nuove vie, nuove tracce per il nostro sogno di una 100 chilometri in Gravel lontani dal traffico e dal bitume.

A 17 chilometri dalla partenza, dopo aver costeggiato il Villoresi sino alla Stazione FS di Garbagnate M.se, parte il segmento per me inedito all’interno del Parco delle Groane. “Tracciare a naso” mi stuzzica di più piuttosto che seguire l’idea di altri, anche se non nascondo il fatto di aver chiesto consiglio ad amici esperti della zona, giusto per risalire il Parco senza perdere troppo tempo in direzioni sbagliate.

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I primi 5 chilometri non sono un granché, spesso si rimane a lato della strada, la ciclabile è ricavata dal marciapiede che la costeggia. Questo sino alla frazione di Villaggio del Sole, tra Solaro e Limbiate, dove inizia finalmente un sentiero che porta nel cuore del Groane, lontano dalle arterie e lontano dal traffico.

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Da subito ci si infila in un fitto bosco di Betulle, si pedala sul fianco di una vecchia Polveriera, ci sono ancora i cartelli di pericolo, si attraversano enormi corridoi disboscati dove passano i giganteschi tralicci dell’Enel, strisce senza alberi utili anche come tagliafuoco in caso di necessità, ma poi, senza troppo faticare, si raggiunge Lentate, siamo a 37 chilometri dalla partenza. Sosta lampo e riparto quasi subito per calarmi nel segmento disegnato da Giovanni con il PC, vediamo cosa mi aspetta….

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Escludendo alcuni passaggi dove si è costretti a scendere dalla bici, il resto del segmento non risulta essere tecnicamente impegnativo. Pur incontrando dei tratti in asfalto, onestamente brevi, gli ultimi chilometri sono all’interno della valle del Brenna, un magico sentiero sul fondo di una piccola valle incastonata tra le aree urbanizzate di Cantù ad ovest ed Inverigo ad Est. La fine di questo tratto è fissato sul Sagrato del Santuario della B.V. di Rogoredo ad Alzate, nella valle del Terrò. Promosso a pieni voti, anche se fosse affrontato con la più classica delle Gravel .

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È l’una, orario perfetto per mangiare qualcosa. A fianco del Santuario si trova la Trattoria da Guido, visto il movimento e le macchine posteggiate, direi che qui si mangia bene… entriamo e sfamiamoci.

Spaghetti aglio&olio e un bel piatto di lenticchie sono l’ideale per saziarsi senza appesantirsi…forse…

Chiudo il ristoro con l’immancabile cafferino, ma poi via, direzione Lago di Alserio.

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Da Alzate ad Alserio trasferimento su asfalto, dove comincia lo sterrato che costeggia il lago sul lato sud. A circa metà del bacino deviazione in salita per raggiungere Monguzzo. Da qui verso Baggero per seguire la ciclabile a lato del Lambro che mi porterà sino al parco di Monza. Anche se conosciuto, affrontarlo in senso apposto mi ha portato più di una volta fuori strada, vabbè penso, sarà anche la stanchezza…

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Arrivato al Parco tiro un sospiro di sollievo, dai che è finita… Villoresi, Grugnotorto, infine Cusano, 112 km in 8 ore di cui 6 pedalate, non male.

Tutto sommato aver spostato il tracciato ha dato i suoi frutti, poco asfalto, molto meno casino rispetto ai test precedenti. Vorrei però togliermi l’ultimo dubbio, questo stesso percorso affrontato in senso opposto, prima lato Est poi lato Ovest, potrebbe essere l’arma vincente per far decollare questa benedetta Gravel in #Brianzalandia

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23 Dicembre ’15 – MicroRando del Solstizio

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Anche quest’anno non poteva mancare il nostro omaggio al Solstizio d’Inverno con una pedalata notturna per le strade della Brianza.

Piaciuto nell’edizione 2014, ho deciso di riproporre lo stesso mood, partenza da Cusano, visita parenti a Triuggio, brindisi sul Lissolo presso il ristorante Tetto Brianzolo, rientro su Cusano per strade diverse  da quelle dell’andata.

Ci ritroviamo in cinque sul Sagrato del Santuario, Gianni e Alessandro già compari dell’edizione 2014, Enrico, invitato una mattina mentre si andava a lavorare, io in scooter, lui in bicicletta, e Roberto, randonneur rodato ma anche compagno di squadra di Alessandro, entrambi brevettati alla vera Solstizio d’Inverno, quella di Arco organizzata da Fabio lo scorso 19 dicembre.

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Il tempo e la temperatura sono dalla nostra, nessun pericolo di pioggia e termometro molto al di sopra delle medie stagionali. Due chiacchiere ma poi, come da programma, qualche minuto dopo le 20:00 partiamo, l’ultimo ad aggregarsi sarà Beppe, che si aggancerà al gruppo appena dopo il Parco di Monza.

In passo è più che tranquillo, si attraversa il centro di Muggiò poi Lissone, ed una volta incontrato Beppe, via verso Canonica e Triuggio. L’arrivo sul Lissolo è previsto qualche minuto dopo le 22:00, prima una breve sosta dal cugino Roberto, chissà se vedendoci non gli riaffiori la voglia di tornare il sella come un tempo…

Ci accoglie con te caldo e dolcetti, più che pit-stop direi ristoro a sorpresa!

Dopo avergli augurato un buon Natale e ringraziato per il supporto, riprendiamo la strada verso Missaglia, dove parte la salita verso il GPM della serata. Più ci si avvicina alla meta, più ci sentiamo i padroni delle strade. Anche la Luna ci sorveglia dall’alto, la visibilità è ottima almeno in questa prima parte della MicroRando, si spettegola e si pedala in buona compagnia, direi l’essenza di questa ultima notturna dell’anno.

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Raggiunto il Lissolo ci ricompattiamo ed entriamo al Ristorante accolti dai gestori come dei veri e propri temerari.

La tavola nella sala è già imbandita, calici pronti per ricevere spumante italiano e piatti capienti per servire panettone affogato da una squisita crema allo zabaione… caldo! La morte sua…

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Affiorano i ricordi, si raccontano le imprese del 2015 ed i sogni per il 2016, non è una gara a chi la spara più grossa, i tipi come noi sono una specie particolare, non abbiamo bisogno dell’approvazione altrui, basta la nostra. Raccontare le proprie gesta ha il solo fine di trovare compagni d’avventura, non accaparrarsi un altro “like” al nostro profilo. Se ascoltando il nostro racconto qualcuno decidesse di provarci, beh, sarebbe una conquista, più gratificante di una scalata al Mortirolo (anche se il Mortirolo non l’ho mai affrontato!)

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“Estinta” anche l’ultima briciola, dopo aver ringraziato lo staff per l’ospitalità, ci rimettiamo in sella per rientrare verso casa. La nebbia, anche se non prepotente, è nel frattempo comparsa grazie alla temperatura più rigida. Poco importa, siamo tutti ben attrezzati, nessun timore, luci accese e via verso la discesa per Sirtori.

Il rientro ricalca parte del primo segmento del Demonio, in senso opposto ovviamente. Dopo Barzanò, Cremella Cassago sino a Capriano, dove si segue la strada per Briosco.

Ultimo strappo ad Agliate, il muretto di 600 metri che dal Lambro risale verso Verano.

A Carate Beppe ci saluta, lui prosegue direzione Monza, noi direzione Seregno.

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Qualche minuto dopo la mezzanotte siamo di nuovo sul Sagrato della chiesetta di Cusano, 70km a 22 km/h di media, perfetto stile LNSR al Solstizio!

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Ringrazio Gianni, quest’anno il più fedele alle mie notturne!

Alessandro, lui preferisce farsi vedere quando le temperature si avvicinano allo zero.

Giuseppe (Beppe), un altro alfiere delle ostiate che propongo a chi, non per scelta, si ritrova a gestire un ronpi….  come me.

Roberto, mio cugino, anche se non pedala più, fa sempre parte del gruppo.

Enrico, forse il più folle, visto che si è fidato dell’invito ricevuto da un perfetto sconosciuto in una gelida mattina di dicembre.

Roberto, un nuovo compagno che sarà sicuramente dei nostri nella prossima avventura.

I Gestori del Tetto Brianzolo, che ancora una vota si sono superati per l’ospitalità offerta ai randagi della notte.

All’anno prossimo.

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25 Novembre 2015 – Test de “Il giro del Demonio”

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La prova sul campo

Una cosa è tracciare, tutt’altro è testare un percorso. L’esperienza mi insegna che un’opinione riportata non ha alcun valore se non confermata dalla propria. Capita spesso di prendere cantonate su persone, cose, sport, solo perché ci si basa sul sentito dire. Era giusto quindi che l’ultima mia idea di un tracciato estremo per le strade della Brianza fosse vissuto in prima persona.

l’idea malsana

Tutto è cominciato alla “Muretti Madness”, o meglio sulla via del ritorno, quando il seme del male germogliò nella mia mente. Da allora un pensiero fisso mi ha perseguitato, replicare una “Muretti” in terra brianzola, più dura, ancora più estrema. La Bestia dovrà fagocitare tutto il peggio della zona, dovrà umiliare gli spavaldi ed osannare gli impavidi, sarà la Dea più amata, ma anche la più odiata. Questa terra di mezzo tra Milano e le Alpi offre tante possibilità per mettere alla prova le proprie capacità dl Grimpeur. Lissolo, Giovenzana, Montevecchia, Crezzo, oltre a strappi che presi da soli possono sembrare innocui, ma se affrontati in serie…

Con queste premesse mi sono messo al lavoro per “il percorso dei percorsi”. Per prima cosa ho evidenziato su una cartina del Touring Club tutti gli strappi conosciuti, anche i più innocui. Una volta completato il censimento il duro lavoro è stato unirli creando una traccia che avesse senso e che crescesse di intensità all’avvicinarsi dell’apoteosi per quello che a detta di tutti è il Demonio, il Muro di Sormano. Anche per i collegamenti ho scelto strade meno battute dal popolo delle guarniture, totale assenza di statali o strade ad alto traffico veicolare.

Il risultato si riassume in 200 chilometri con oltre 4.600 mds+, 25 salite di cui almeno la metà definiti “muri”. Il nome? Per ora “Il Giro del Demonio”. Quando? Nel 2016, anche se il mio sogno è il Brevetto Permanente.

Il test

Finito il lavoro sulla carta si passa ai fatti, forza e coraggio andiamo per strada per vedere l’effetto che fa. Causa impegni di lavoro, al raduno ci ritroviamo in due, io e l’amico Michele, socio in questo progetto demoniaco.

L’intenzione è pedalare sulla traccia di questa prima bozza per capirne il potenziale ed annotare pro e contro dei vari settori. Non si percorreranno tutti i 200km, ci concentreremo sui primi 100 km e sul segmento finale che da Orsenigo porta all’arrivo.

Ritrovo alle 7:30 a Seregno, tattico per agganciarsi al giro, comodo per Michele arrivando in auto.

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Con il termometro a +2° bastano una manciata di chilometri per entrare subito nel vivo del percorso, i primi strappi, Costa Lambro, Agliate Realdino e Orlanda, soprannominata “la Velenosa”, sono già di fronte a noi. Conoscendoli bene, preferisco concentrarmi sulle reazioni di Michele per coglierne il pensiero. Solo davanti alla Velenosa affiora sul suo viso un mix di stupore e stima, quel tornante con il breve rettilineo rende perfettamente l’idea della cattiveria del muro.. Oleandra ok, le altre da rivedere…

Usciti da questo primo imbuto, raggiungiamo Visconta rimanendo lontani dalle vie trafficate offrendoci nel contempo scorci inconsueti sulle cime del lariano, Grigne e Resegone.

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La temperatura è rigida, si sente nelle ossa, la foschia, ancora prepotente, rende questi primi chilometri poco panoramici, si ha la sensazione di pedalare senza scopo, quasi fosse un allenamento infrasettimanale.

A Barzanò la prima pausa, non ci corre dietro nessuno, cafferino e mezzo muffin, oggi le barrette energetiche sono bannate!

Risaliti in sella affrontiamo l’ascesa per Sirtori e poi giù in picchiata su Perego per raggiungere la partenza del primo vero muro di giornata, il Lissolo.

Lo affrontiamo senza tirarci il collo, scambiando opinioni sui primi chilometri ma anche divagando su altri progetti, con le due ruote sempre protagoniste.

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Raggiunto il Tetto Brianzolo anziché voltare su Viganò, deviamo a sinistra sulla strada sterrata per Montevecchia, un po’ di Gravel non fa mai male, anche con un corsa. GPM e tuffo verso Quattrostrade per agganciarci poi all’inizio di Belsedere, dove ci aspetta una rampa di 60 metri al 21%.

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Superata la parete, io a piedi, Michele in sella, deviamo su un tratto di strada bianca direzione Valfredda, gradevole pista che attraverso l’oasi del Parco ci porta di fronte alla prima “lunga” di giornata, Giovenzana.

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Siamo a 50 km dalla partenza, è giusto che si inizi ad imprecare.

La salita pretende rispetto, sono 6 chilometri scarsi con pendenze a volte vicine al 15%, secondo Michele si tratta di una Valcava concentrata, non così dura ovviamente, ma pur sempre una Signora salita.

Salendo il ritmo rimane blando, più per colpa mia che a causa del socio d’affari, porta pazienza, io vado forte solo in discesa!

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Dopo Colle Brianza il menù prevede discesa su Dolzago e risalita verso Ello per incontrare l’Alpino, dove inizia lo strappo di Villa Vergano, “il muro di Purito”.

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Mi viene da dire: – Non lasciamo nulla al caso, tutto il “peggio” dobbiamo infilarcelo, altrimenti che Giro del Demonio sarebbe?!

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Dopo Vergano su per Consonno, anche se dal versante meno famoso, il passaggio da quello che una volta era il “Paese dei Balocchi” è d’obbligo. Breve sosta sotto il Minareto e poi giù a piombo verso Olginate, sul lago di Garlate. Sarà a causa della temperatura ancor più rigida, sarà per l’umidità proveniente dall’Adda, questo tratto in discesa diventa un massacro, arrivati al bivio con la statale ci rendiamo conto di essere ad un passo dall’ipotermia periferica (termine da me coniato), fortuna che quasi subito prendiamo la via per Galbiate, un po’ di salita ci aiuterà a recuperare il controllo di mani e piedi, si spera…

Da Galbiate uno dei pochi segmenti in pianura per raggiungere l’inizio della sedicesima asperità di giornata, Eupilio vecchio, prima però pausa ristoro in una delle migliori pasticcerie di Oggiono, è necessario reintegrare le energie bruciate in questi primi 80 chilometri.

Ripartiti sazi e ricaricati, a Pusiano attacchiamo la salita per Eupilio, porta d’ingresso del cosiddetto triangolo lariano. Raggiunto il laghetto del Segrino, in compagnia di un pallido Sole, riscendiamo su Erba per un’altra pausa, è la mia schiena a chiamare questa volta, meglio darle tregua prima di riprendere la via del ritorno.

Il progetto “Giro del Demonio” a questo punto prevede l’ingresso nel vero e proprio Inferno, il settore più tosto dell’intero tour. In successione Castelmarte, muro di 300mt al 15%, Caslino, muro di un centinaio di metri al 13%, Conca di Crezzo da Lasnigo, 5 rampe che stroncano gambe e forza di volontà, Ghisallo vintage da Barni, un paio di tornati saturi di Storia, ed infine sua Maestà il MURO di Sormano, l’apoteosi del Male. La via del rientro non sarà da meno, picchiata dal Tivano sul lungolago e poi Como con l’ascesa a Civiglio, per finire i muretti di Brenna, Cremnago e Fornacella. Noi fortunatamente, evitiamo il martirio agganciandoci nuovamente alla traccia poco prima del tratto in pavé sul muro di Alzate (2% di pendenza). La scelta di concentrarci sui primi 100 chilometri e sul tratto finale evitando il pezzo duro è dettata dal buon senso e dalla mia condizione, inoltre l’intero giro avrebbe richiesto oltre le 12 ore, troppe in questo periodo dell’anno. In primavera ci sarà tempo per seguire l’intera traccia e per verificare le modifiche di tracciato che questo primo test ha suggerito per migliorarne l’appeal.

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Superati gli ultimi strappi, dopo aver rischiato qualcosa di troppo nel frenetico traffico brianzolo, raggiungiamo finalmente Seregno per chiudere questo primo test del Giro del Demonio. Complimenti, abbracci ed un meritato boccale di birra suggellano questa splendida giornata vissuta in ottima compagnia sulle strade della amata #Brianzalandia.

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Work in progress

Il Giro del Demonio è un progetto aperto, la strada intrapresa sembra quella giusta, nei mesi che verranno avremo tempo per migliorarlo e rendendolo ancor più estremo, non abbiamo fretta di chiudere, tempo al tempo, sarà Lui a dirci quando vorrà prendere il volo…

… nel frattempo fuori a pedalare, la bella stagione sta arrivando!

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31 Ottobre ’15 – Muretti Madness

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2.400 metri di dislivello in 100 chilometri all’interno della splendida città di Firenze sono il biglietto da visita della Muretti Madness (letteralmente la follia dei Muri, o meglio, la follia per i Muri), creatura micidiale ideata dal gruppo ciclistico “Cicloidi”.

Chi sono i Cicloidi? Ragazzi come tanti con una predisposizione naturale per l’agonia, la pena, il martirio. A loro non piace la pianura, digeriscono poco gli strappi, apprezzano le salite, ma la loro vera ossessione sono i MURI, sotto il 15% li considerano “pedalabili”, sopra, provocano ad alcuni di loro erezioni importanti. Amano le notturne, amano il pavé, amano le strade bianche, in pratica amano tutto quello che amo anch’io. Ebbene, questi mi stonati hanno offerto l’occasione di poter morire in loro compagnia sulle strade della “Muretti Madness 2015”, io sarò uno di questi, grazie all’invito ricevuto da Michele, compagno di più di una delle mie uscite, Cornizzolo by night su tutte.

Cos’è la Muretti Madness? Un viaggio su due ruote che attraversa uno dei luoghi più belli d’Italia, un tour ciclistico per le strette strade di quest’angolo dell’Italia, un’esperienza totale per gli occhi, ma soprattutto per lo spirito, in sintesi una figata!

Matteo, uno dei fondatori dei Cicloidi, insieme a Roberto, sono il Caveau del gruppo, in pochi conoscono così bene le colline della zona dove scovare i micidiali muri. Come hanno raccontato, questa loro conoscenza si è formata col tempo, accumulata durante gli allenamenti infrasettimanali dove era d’obbligo concentrare il massimo sforzo in pochi chilometri per rientrare ad orari decenti. Gli era capitato di affrontare più salite nella stessa uscita, ma l’idea di disegnarci un circuito di oltre 100 chilometri, con metri di dislivello “a palate”, è arrivata dopo aver frequentato gente spanata come loro, tutti condannati alla sofferenza sui pedali a tutti i costi.

Un anno fa la prima, al via i Cicloidi al gran completo (Matteo, Michele, Arian, Andrea e Roberto) in compagnia di amici, una dozzina di temerari passati alla Storia come i primi Finisseur della Muretti Madness. Quest’anno saremo un po’ di più, grazie al passa-parola ed al lavoro di fino fatto dai Cicloidi nel promuovere l’evento, più condivisione della sofferenza che agonismo tra i ciclisti, mood che sempre più spesso emerge nei raduni a cui partecipo.

Grazie a Michele, che si è offerto di trasportare la mia bici con la sua auto, riesco ad incastrare Muretti e trasferimento tutto in giornata, viaggio a/r con Frecciarossa, trasferimento casa – Stazione in scooter e tratto stazione S.M.Novella – partenza in taxi, tutto pianificato nei minimi particolari. Con me solo uno zaino con il cambio, casco e scarpette.

La sveglia, anche se puntata, non serve, a meno dieci alle cinque mi alzo, ho la testa ancora incriccata sul lavoro, non sono ancora riuscito a staccare la spina dall’ufficio, speriamo passi. Nemmeno mezz’ora sono già in scooter, il tragitto verso la stazione è surreale, in strada incrocio solo metronotte e mignotte, paesaggio metropolitano penso…

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Arrivato in Centrale, dopo qualche minuto d’attesa, mi infilo in carrozza con l’intento di rilassarmi e liberare finalmente la mente per gustarmi appieno la Madness, ci manca solo che non riesca a godermela…

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8:10 puntuale arrivo a Firenze, raggiungo Michele e Matteo prendendo un taxi, l’idea di cercare una biglietteria ed il Bus non mi sfiora nemmeno, ho poca voglia di sbattermi…

Arrivato da Matteo saluto gli amici e ringrazio i miei ospiti per aver custodito la mia bicicletta ed avermi accolto in casa dandomi la possibilità di infilare le ultime cose, casco, berretto, scarpe, senza dimenticarmi di riempire la mia borraccia di sana acqua fiorentina, dicono che sia magica… Check alla bici, l’amata De Rosa Giro d’Italia, e via in compagnia di Michele verso il punto di ritrovo, lo Stadio comunale Artemio Franchi.

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Ci siamo, il momento è arrivato, dal bigino pubblicato sul sito dei Ciclodi si legge chiaramente il divieto di partire a stomaco pieno, se analizziamo anche il simpatico vademecum distribuito ai partecipanti con elencati tutti i 19 muri in ordine di marcia con a fianco una pagella fatta di teschi sulla durezza del segmento, è evidente che qualcosa di più che timore serpeggia tra nel gruppo… oserei dire panico!

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VIA! Nemmeno 4 chilometri e scatta il primo muro, Via delle Forbici, media del 15%, strada stretta ma poco trafficata, giusto per rodare da subito la gamba.

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Non arriviamo nemmeno al decimo chilometro ed ecco il secondo muro di giornata, definito “Gotto di Vino”, un 5% che si cala come un gotto appunto, antipasto di qualcosa di più impegnativo, la parete per Montebeni. Qui si sputa bava, non sangue, quello uscirà dopo sulla Via della Rosa, tra Compiobbi e Settignano.

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Sono sincero, a questo punto sono già in profonda crisi, tra la testa che non vuole mollare la scrivania, e le gambe ancora dolenti dall’uscita di martedì, la voglia di mollare è forte, fortissima. Fortuna che proprio a Settignano i ragazzi “davanti” decidono di fermarsi per una breve sosta, ricompattando il gruppo e concedendo a noi “dietro” di rifiatare qualche minuto. Siamo a 25k dalla partenza, se ci aspettano altri muri come questi, meglio spararsi subito per evitare l’agonia!

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Mi si avvicina Michele che ancora una volta mi ringrazia per essere presente…Cavolo, come posso mollare, sarebbe un brutto gesto nei suoi confronti… con tutto il tempo perso da questi ragazzi per mettere insieme un evento simile, arrendermi alle prime difficoltà… aspettiamo almeno le seconde… e poi il prontuario dei teschi parla chiaro, il prossimo 5 stelle sarà a 59k dalla partenza, ho tutto il tempo di accendermi e liberarmi dai pensieri negativi, se poi mollerò, vorrà dire che doveva andare così.

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I successivi chilometri ci riportano all’interno della città, tratti in discesa e pianura che facilitano il mio recupero fisico e mentale. Il gruppo è unito, si chiacchiera procedendo regolari in attesa di sgranarsi nuovamente sulle pareti dei muri che si presenteranno da li a breve. I prossimi vengono battezzati strappetti strappi strappini, nulla di così catastrofico, utili a riscaldare la gamba, a detta di qualcuno…

Balatro, Mezzomonte e poi ci siamo, il MOSTRO, Monteripaldi, pendenza massima 24%, media 18%, qui si cammina, sicuro…

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La scusa di aver sotto un tradizionale 39 accompagnato da un 29 sulla ruota poco conta, anche se avessi un 32-42 metterei giù il piede comunque, oltre ad avanzare, come già mi è successo a Belsedere, il mio problema è non cappottare! Forse perché alto, forse perché incapace, quando devo scalare pareti di questo calibro, il più delle volte sono costretto a fermarmi per non ritrovarmi schiena a terra ancor prima di mollare per i dolori alle gambe… anche se oggi, ad essere sinceri, mi fermerò perché sento di aver finito la bava, sono certo di aver terminato il sangue, manca solo di sputare l’anima!

Così accade, a poche decine di metri dal GPM, faccio scattare lo scarpino e mi metto a spingere la De Rosa verso la vetta. Non sono deluso, è chiaro che non posso fare altrimenti, se voglio arrivare alla fine, trovo stupido sfasciarmi le gambe con ancora la metà dei chilometri da fare, meglio conservare qualche grammo di ostinata volontà prima di abdicare. Al GPM una gradita sorpresa, un fantastico ristoro organizzato dalle donne dei Cicloidi, Sara e Rachele. Torte fatte in casa, pane sciocco con marmellata, frutta, cioccolata, acqua in quantità per tutti… a proposito, nessuno di noi ha versato un Euro per partecipare, giusto per ricordarlo…

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Sui volti di alcuni iniziano ad emergere i segni della fatica, meglio non guardarmi allo specchio, ma sapere di essere a buon punto, aiuta l’animo di tutti a prenderla con un po’ più di vigore, soprattutto per il sottoscritto che voleva girare la bicicletta parecchi chilometri prima. Non sosto molto, preferisco ripartire per non mollare la verve e sfasciarmi subito sulle erte che verranno, via il dente via il dolore!

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I successivi due muri non sono impegnativi, segnalati con meno teschi, ma hanno dalla loro il fondo in piastroni con enormi fughe che non aiutano certo la scorrevolezza. Questa ennesima fatica passa quasi subito, anche perché come premio sulla cima del San Miniato si incontra Piazzale Michelangelo, la miglior terrazza per ammirare Firenze dall’alto. Sosta obbligata e autoscatto a fianco della mia fedele compagna d’acciaio, non capita tutti i giorni di pedalare a pochi metri da bellezze simili, immortalare l’evento è un obbligo. Più ci penso e più lo trovo incredibile, ho percorso 65 chilometri e la maggior parte “a vista” della Cattedrale di S.Maria del Fiore e della Torre di Palazzo Vecchio, magnifico tracciato questo MurettiMadness!

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Riprendo la bici e mi tuffo sui tornati verso la città bassa, il prossimo muro ha ricevuto quattro teschi, Via del Belvedere, sul fianco delle storiche mura della Città. Sulla discesa incontro i ragazzi della Popolare Ciclistica, compari della BloodyMoon del mese scorso, un gruppo di ragazzi di Bergamo che vivono la bici seguendo una loro personale filosofia, “RIDE DIFFERENT”. Uno di loro è sul ciglio per una foratura, mi fermo per scambiare due parole e con l’occasione, decidiamo di rimanere insieme, io sono munito di traccia GPS, loro sono muniti di forza positiva per accompagnarmi sino alla fine.

Una volta rimontata la ruota e verificato che tutto fosse a posto, ripartiamo e raggiungiamo la base della parete per Torre Belvedere. Subito il rocchetto più agile, e subito a spingere alla bell’e meglio per portare più in alto possibile chiappe e bici senza mettere il piede a terra. Io non sono proprio il massimo dello stile, mentre i ragazzi della Popolare, soprattutto quello che viene chiamato Vertical (Luca), affronta il muro senza dar fondo alle sue energie, sarà questo il motivo del suo soprannome…

Del gruppo fa parte anche una ragazza, Susan, cerbiatto sui pedali se paragonato all’Orso zoppo del CusanoBoys… mi rincuoro guardando le facce dei miei soci, non vedo nessuno che abbia superato gli anni di Cristo… magra consolazione per un quarantatreenne…(non è vero che sono così giovani, ma preferisco crederlo per non deprimermi…)

DSC01816DSC01819Superato Belvedere, San Ilario, e San Quirichino, forse uno dei passaggi più spettacolari dopo la vista dal Piazzale Michelangelo, si giunge e San Carlo, l’ultimo ad avere tre teschi prima della mazzata finale per salire verso Fiesole dalla vecchia strada.

Qui per un errore di lettura del Garmin, ci troviamo poco davanti al gruppo dei primi che ha già affrontato i due “muretti” di Careggi e Stibbert. Poco importa, mischiandoci con loro, li seguiamo ed arriviamo davanti a quello che io definirei lo “sturalavandini”, ovvero se hai ancora qualche grammo di energia e di forza di volontà, stai certo che alla fine di questo muro ti avrà ripulito di tutto, compresa l’Anima.

Ci provo a non mettere il piede a terra, è l’ultimo! Ma purtroppo ad un centinaio di metri dalla vetta, con un mezzo sorriso sulle labbra, appoggio il piede e trascino la bici verso la cima, verso la fine del Madness.

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Sulla splendida piazza di Fiesole il gruppo dei sadici delle salite si ricompatta ed alza al cielo le borracce in segno di vittoria, ci siamo riusciti, siamo i finisseur della Muretti Madness 2015.

Anche qui le ragazze dei Cicloidi ci fanno trovare qualcosa da mettere sotto i denti, distribuiscono complimenti e ci omaggiano delle borracce personalizzate del loro Gruppo, grazie a tutti, grazie davvero.

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Foto di gruppo, abbracci tra i compari d’avventura ma poi inesorabilmente la piazza si svuota dei guerrieri dei muri, facendo emergere la consapevolezza di aver vissuto una giornata speciale, sia per i luoghi dove si è pedalato, sia per la compagnia dei cinquanta ciclisti che ho conosciuto.

DSC01823aAncora qualche istante ma poi, arrivato davanti alla casa di Matteo, all’improvviso mi risveglio da un sogno, come la sveglia del lunedì, metto da parte la splendida giornata e mi concentro su quello che devo ancora fare, doccia, vestiti, un grande abbraccio a tutti i Cicloidi, poi via, treno, scooter, Cusano, eccomi di nuovo a casa dalla mia banda, giornata splendida, giornata indimenticabile.

Grazie Firenze, grazie Cicloidi, grazie Michele.

Foto: ©MaxBigandrews ©Cicloidi ©Ciclica ©Alithmetic

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27 Ottobre ’15 – Gravel #Brianzalandia Atto Secondo

DSC01742Decisione dell’ultimo minuto, seguire la traccia della 100dB disputata lo scorso weekend, 100 chilometri in MTB SingleSpeed, idea brillante partorita dalla mente geniale di Paolo Zorloni. Il mio intento é estrarre tratti compatibili al progetto Gravel #Brianzalandia, devo ridisegnare alcuni passaggi per evitare Statali e traffico dei mezzi pesanti. I segmenti imputati sono tra Baggero (in prossimità del Ristorante Il Corazziere) e Costa Masnaga, e da Costa sino a Rovagnate. Ci sarebbe anche il pezzo sul fianco del Villoresi tra Monza e Carugate, ma questo l’avrei dovuto risolvere da solo, senza traccia alternativa in aiuto.

La mia compagna sarà la Cube Race, l’ultima volta che la usai fu nella sfortunata edizione della RandoRiver ’14. Perchè? Primo per apprezzare la scorrevolezza della gomma di larga sezione su sterrato, secondo perchè più vicina allo stereotipo “Divide”, carica di ogni tipo di bikepacking che sono riuscito a recuperare nella mia cantina, illudendomi di partire per conquistare i confini del Mondo … d’altronde l’apparire è tutto al giorno d’oggi… no?!

Per completare la farsa ci monto pure delle protesi, non solo per esagerare l’effetto “survival”, ma per avere un’alternativa per mani e polsi, non abituati alla posizione “piatta” delle pieghe da Mountanbike.

Analizzando la traccia di Paolo (patron della 100dB), vedo che la prima parte ricalca esattamente i sentieri già visti nelle mie perlustrazioni, l’idea quindi è raggiungere Fornaci e da qui agganciarmi al suo “solco”. È proprio in questo punto che la 100dB devia verso Ovest in direzione Montorfano per poi ripiegare su Alserio Pusiano ed infine Annone; forse inutile alla mia Gravel, ma con i grossi problemi sul tratto Villoresi nei pressi di Monza, questa alternativa potrebbe tornarmi utile.

Come da tradizione quando uso ruote tassellate, aggancio l’alzaia del Villoresi percorrendo le ciclabili e tratti di sterrato che collegano Cusano a Muggiò. Alle porte di Monza lascio il Villoresi per infilarmi nel Parco dove ritrovo il Lambro. I colori sono fantastici, la temperatura non è troppo rigida ed il cielo è privo di nuvole, cosa vuoi di più?!

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Uscito dalla Porta di San Giorgio, sul tratto Lesmo-Briosco, noto con piacere che tutti i cantieri incontrati la primavera scorsa durante la Mud Murder sono terminati, questo mi convince ancor di più a battezzare questi primi 30 chilometri come segmento “indispensabile” per il progetto Gravel. Come da programma, a Fornaci attivo la traccia di Paolo che, purtroppo, è stata registrata per essere seguita nel senso apposto a quello che vorrei io, con il risultato di essere inutile ai miei fini. Peccato! Peccato davvero, mi sarebbe piaciuto esplorare tratti nuovi. Veloce briefing con me stesso, cambio e decido, a malincuore, di seguire parte del giro fatto lo scorso Febbraio inserendo variati tra Costa Masnaga e Sirtori, dove possibile.

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Qualcosa trovo, anche se poco, ma alla fine sono costretto a buttarmi sulla statale Como-Bergamo per recuperare Rovagnate. Da qui per il Parco di Montevecchia, non prima però di una meritata sosta. Zuppa al farro, birrettina, e via di nuovo sui pedali, se voglio agganciarmi all’Adda è il caso di non perdere troppo tempo, ho ancora tanta strada da fare…

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Il tratto all’interno del Parco di Montevecchia è forse l’ultimo del giro di oggi degno di nota, come sempre, ogni volta che passo da queste parti, i colori delle stagioni esplodono in tutta la loro potenza, rendendo questa enclave speciale, soprattutto se paragonati al grigiore del traffico delle zone vicine. Il fondo compatto e l’assenza di fango sono una goduria rispetto il calvario vissuto l’inverno scorso, è un peccato che sia così breve, almeno lo sembra visti i tempi di percorrenza di quest’uscita rispetto a Febbraio.

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Una volta raggiunto Merone mi spingo sino al Ponte di Paderno per scendere poi sulla pista dell’Adda che mi porterà verso sud, verso il canale Villoresi.

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Mentre pedalo sull’ormai “familiare” ciclabile, mi concentro su come migliorare la traccia per l’ultimo tratto, l’idea di pedalare sulla statale tra Carugate Melzo Monza è velenosa, renderebbe l’intero giro un fallimento, sia se affrontato per ultimo, sia se percorso nel verso opposto, come nella prima edizione della Gravel#Brianzalandia del Novembre scorso… devo risolverla, anche se sarà dura, molto dura…

Tra una Centrale elettrica e l’altra mi raggiunge un Biker, nemmeno mi accorgo della sua presenza, forse perché assorto nei miei pensieri. Rimaniamo insieme e pedalando affiancati abbiamo anche il tempo di scambiare due parole. Scopro con piacere che conosce Luca, supporter ed aiuto indispensabile del bag-drop alla BloodyMoon… quanto è piccolo in Mondo!

Facciamo squadra sino a Trezzo dove mi conduce sulla strada più diretta per raggiungere il Canale Villoresi risparmiando così una decina di chilometri che, a questo punto del giro, sono preziosissimi per le mie gambe. Prima di salutarci una breve sosta per un caffè ed una fetta di torta, devo assolutamente mangiare qualcosa, mi sento svuotato di ogni energia.

Con i soli pensieri a farmi compagnia riprendo a pedalare sul fianco del canale. Sino alle porte di Carugate, questo segmento che costeggia il Villoresi è deprimente, nulla degno di nota, si intervallano tratti di ciclabile a single-track sull’alzaia, campi arati a strade periferiche dal manto approssimativo, se poi dopo tutto questo ci aggiungiamo il delirio delle arterie tra Carugate e Monza, è fottutamente Sacrosanto che questo settore lasci il passo a soluzioni diverse, migliori, “safe”.

DSC01740bSenza più un grammo di ottimismo, decido cinicamente di superare in centro città nel più breve tempo possibile senza dar troppo retta al “bel vedere”. Uscito finalmente da Monza, gli ultimi chilometri sono pedalati attraverso il Parco del Grugnotorto sino alle porte di Cusano.

126 chilometri in 6 ore pedalate, 8 con le soste, una mazzata direi…

Bene la prima parte del percorso, bene la Cube versione “Devide”, bene il tratto a fianco del torrente Curone, ok la ciclabile sull’Adda, pessimo il Villoresi versate “Est”. Per quanto mi riguarda, invece, penso di essere pronto per la “Muretti Madness”!… o no?

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10 Ottobre ’15 – To.Pa. Gravel

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Il mio personalissimo trittico “Gravel” prevedeva in successione la “RandoRiver” di Nerviano, la “El Santo Gravel” di Bassano e come ultima la “To.Pa” di Tolcinasco. Bilancio finale sancisce due su tre, la trasferta a Bassano del Grappa è stata sostituita da una più comoda e sicura notturna per le strade della “Randonneè Il Lombardia”, affrontare la trasferta, partecipare alla gara, e rientrare in auto tutto da solo, considerando come si finisce una 140k su sterrato, mi avrebbe esposto a rischi troppo alti soprattutto durante il rientro in autostrada, un colpo di sonno era dietro l’angolo…. Meglio evitare, sarà per la prossima, senza rimpianti.

Chiusa la River in compagnia di Stefano, ottimo segugio di fontanelle, ho atteso la To.Pa inserendo un paio di uscite su strada, “il Lombardia” all’Alba, un Ghisallo da Bellagio e la Valcava by night, ormai una “Classica” delle notturne che frequento.

Sono dunque pronto per (il penultimo) appuntamento ufficiale della stagione, questa Gravel dal nome un po’ strano ma che vuole solamente far incontrare amici sconosciuti, non vuole la competizione, ma aggregazione, non avrà una classifica e non verranno distribuiti premi, nessun arriverà secondo perché tutti saranno primi. Antonio & Co hanno le idee chiare, sono fuggiti dal quel Mondo fatto di ranking, velocità medie, metri di dislivello ingurgitati, per ritrovare la vera essenza della bicicletta, la sensazione di libertà. Non a caso il gruppo si chiama Teambike24h, senza limiti ne pregiudizi, a qualsiasi ora del giorno, in qualsiasi giorno della settimana…. la bici sempre! Bello, mi piace!

Dunque To.Pa, ovvero Tolcinasco-Pavia e ritorno, con una puntatina al ponte di barche di Bereguardo, giusto per aggiungere libidine e chilometri al percorso.

Per una questione di sicurezza bisognerà essere minimo in coppia o più, questo per avere sempre un compagno su cui contare in caso di necessità, trattandosi di tracciati che attraversano zone poco frequentate, il rischio di rimanere bloccati senza poter chiedere aiuto è più forte rispetto ad un evento su asfalto, a me piace chiamarla la regola dell’Angelo Custode. Io sarò accompagnato da Francesco, compagno di vecchia data di Roubaix ’08 e Rando100 ‘09, ed Ercole, Patron di Cyclopride e boost energetico di positività del mondo delle due ruote, purtroppo non saranno della compagnia ne Franco, bloccato da un antipatico mal di schiena, ne Giovanni, il mio maestro Jedi delle Gravel, assente giustificato per il compleanno del figlio.

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Raggiungo la partenza utilizzando la metropolitana, comoda e veloce senza sottrarre così l’auto alla famiglia. Appuntamento con i due soci sul piazzale della stazione di Rogoredo, da lì una decina di chilometri e saremo nel parco dei laghi di Tolcinasco, partenza della To.Pa.

Un quarto d’ora alle Otto esco dalla Metro e aspetto gli amici. Pochi minuti arriva Ercole che sfoggia una gran bella camicia in flanella a quadri e pantaloni con fondello in pelle di daino, per lui Gravel significa anche questo. Francesco arriva subito dopo a cavallo di qualcosa che il Mondo non conosce ancora, un test-lab che Bianchi vuole sviluppare per proporre un prodotto che sia degno del nome che porterà, una bici da off-road con soluzioni viste in passato ma migliorate, mixate dagli ultimi trend che il mercato propone, freni a disco, pieghe divaricate, ma soprattutto gruppo con corona singola sulla guarnitura, un best-mix che lascia intuire che anche i grossi nomi stanno investendo sempre più risorse in questo tipo di avventure “trasversali”.

Saluti, abbracci, recuperiamo la strada per raggiungere i Laghetti, luogo della partenza. Ad attenderci troviamo il Teambike24h al completo, con Antonio in prima fila. Il prato già brulica di altri ciclisti, tutti rilassati a chiacchierare o seduti ai tavolini sorseggiando caffè.

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Briefing qualche minuto prima delle nove e poi si parte. Il nostro “Team” è ora più numeroso, con gradita sorpresa incontro Daniele, uno dei lettori delle mie “boiate” su questo diario di viaggio, e Roberta, una ragazza che si è presentata al via sola, entrambi pedaleranno con noi, più si è e più sarà forte questa esperienza per i sentieri della bassa Lombardia.

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I primi chilometri vengono affrontati in gruppo ad andatura più che tranquilla, ancora una volta gli Alfieri del Teambike24h vogliono eliminare le ultime sacche di resistenza agonistica che qualcuno di noi ancora conserva nelle tasche. Superiamo in gruppo un paio di passaggi delicati ma poi ci tuffiamo nella vera To.Pa edizione 2015.

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Io rimango a vista dei miei compagni Ercole Roberta e Daniele, Francesco è qualche metro avanti ma credo abbia fatto gruppo con i più performanti della comitiva, tra cui Mauro, compare all’ultima mia Valcava. E’ giusto che vada, il suo passo non lo avrei retto e Lui comunque doveva effettuare un Test che fosse credibile, altrimenti cosa ha portato il prototipo a fare?! ci vediamo o sentiamo poi, che la Forza sia con te!

Appena dentro il Parco della Vernavola siamo fermi causa foratura, tocca all’anteriore di Daniele, scusa per rifiatare un attimo e scattare un paio di foto. Mancano pochi chilometri a Pavia dove agganceremo il Ticino ed inizieremo il secondo dei quattro tratti di questa Gravel. Sino ad ora l’opinione sul tracciato è più che positiva, nulla di troppo tecnico, ideale per biciclette come le nostre, bene così.

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Cambio di camera e ripartiamo agganciandoci all’argine del Grande Fiume, qualche metro prima del Ponte Coperto di Pavia. Si viaggia bene, il ritmo non è impossibile ed il tracciato lascia spazio alla vista, a questo punto oserei dire che questa To.Pa è forse la più “paesaggistica” di quelle a cui ho preso parte.

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Lasciata la Città delle Cento Torri, seguiamo la traccia attraverso strade bianche e tratti in asfalto che ci portano in successione a Massaua, Torre d’Isola, Vigna del Pero e su sino al punto di svolta del percorso, il ponte di barche di Bereguardo. Siamo a metà, un caffè è Sacrosanto!

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Al baretto sul fianco del ponte incontriamo altri ciclisti della Gravel, in particolare un ragazzo che si è presentato al via con una delle prime MTB in puro acciaio ed ai piedi un paio di sneakers (scarpe del tennis), il tutto per festeggiare con gli amici i suoi primi Quarant’anni… una sfida goliardica ma fino ad un certo punto, visto che comunque 100 e passa chilometri in sterrato sono sempre una bella faticata…. contento lui… che la Forza sia anche con Te!

Daniele traffica ancora con la sua anteriore, non ha proprio voglia di rimanere gonfia, io ed Ercole ci beviamo un buon caffè, mentre Roberta si scola tutta in un fiato mezzo di acqua frizzante, alcolizzata….

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Pochi minuti e siamo di nuovo i sella, un bel drittone di qualche chilometro ci invita a spingere qualcosa in più facendo così “cantare” le nostre gomme quel gran bel motivo che solo il tassello sul ghiaione riesce a riprodurre… bella sensazione di potenza!

Questo terzo tratto è forse il più bello, meno bitume e molta più strada bianca, nessun attraversamento di paesi, segmenti immersi in spenditi pioppeti, qualche guado, perché no, e single-track non troppo impegnativo ne per la bici, ne per le braccia, davvero Top!a

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Il Ticino si affianca più avanti, accompagnandoci sino alle porte di Pavia dove la traccia Gps ci invita a pedalare sin dentro il Ponte Coperto, offrendoci così uno dei passaggi più suggestivi del giro.

Ripresa la sponda nord, il percorso ricalca a grandi linee lo stesso segmento percorso all’andata. Alle porte del Parco della Vernavola Daniele si ritrova ancora la ruota a terra, ci invita a proseguire, non sono d’accordo, di solito non abbandono soci per strada, insieme si parte, insieme si arriva, ma la sua insistenza, l’impellenza di altri impegni, mi convince a proseguire non prima di lasciargli una camera d’aria, una pompa e il nostro numero di cellulare per qualsiasi necessità.

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Ripartiamo in tre, senza a darlo a vedere, apprezzo sempre più la preparazione di Roberta, non ha mai mollato un metro, anche se il passo non è mai stato da Cuore in gola, la sua ruota è rimasta costantemente a fianco delle nostre, anche lo spirito è quello giusto, tenacia e carattere fuori dal comune, soprattutto quando si parla di bicicletta.

Ormai giunti alla fine, pedaliamo sugli ultimi chilometri in totale relax, ancora un paio di sterrati, carraie più che altro, e saremo di nuovo ai laghetti di Tolcinasco, alla fine di questa splendida prima edizione della To.Pa Gravel.

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All’arrivo ritroviamo tutto il TeamBike24h, il Chiosco a pieno regime per sfornare panini con salamelle da offrire con birra ai partecipanti della Gravel. Tutti sorridono e si salutano, segno che questa edizione ha avuto successo.

Un panino, una gran fetta di torta, scambio due chiacchiere con Tony, Ercole e gli altri ragazzi del Team ingannando così il tempo in attesa che anche l’amico Daniele conquisti l’arrivo. Un messaggio ci dice che è a pochi chilometri dalla fine, quindi tutto ok e pronti a festeggiare il “Bucarolo” di giornata!

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Arrivati anche gli ultimi partecipanti, saluto con immenso piacere i miei compagni di squadra ed i ragazzi dell’organizzazione, promettendogli che se ci fosse una versione “Winter”, io sarei tra i primi a partire.

Ringrazio Roberta, saluto Daniele ed insieme ad Ercole recupero la fermata della Metro di Rogoredo.

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Sul tragitto in metropolitana ho il tempo di ripensare alla giornata appena trascorsa, i luoghi, il percorso, soprattutto le persone conosciute… non sono certo che tutto questo rimarrà tale dopo l’arrivo delle grandi masse, ma finché si potrà, perché non goderne… viva la Gravel!

Alla prossima Edizione

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