30 Agosto ’15 – Gravel RandoRiver

Ad un anno esatto dall’impalo sulla ciclabile per Rho durante l’edizione 2014, rieccomi qui ai nastri di partenza della RandoRiver organizzata dagli amici di Garbatola (frazione di Nerviano). Mi presento in sella alla Cannondale Caadx, pur essendo un percorso disegnato per le MTB, sono certo che non ci sarà nulla di così estremo che la mia Gravel non possa superare, e poi, al massimo, scendo e ruzzo, no problem.

Come da trazione, quando mi faccio vivo in quel di Nerviano, cerco di non usare l’auto ma percorrere il tratto di trasferimento sempre in bici, uno per lasciare l’automobile a disposizione a Giusy e Stefano, due perché il solo fatto di uscire da casa già in sella, rende l’esperienza più completa.

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Sono con la Gravel quindi si gravella sino a Garbatola sul tracciato che costeggia il Villoresi da Nova M.se sino a Nerviano, si allunga qualche chilometro rispetto al tragitto su bitume, ma almeno è più divertente e non si è in balia del traffico, ormai rientrato del tutto dalle vacanze.

Arrivato nel cortile dell’Oratorio, punto di ritrovo della RandoRiver, trovo ad aspettarmi i cugini della SAV95 che insieme ai ragazzi della Festa del paese sono già a pieno regime per accogliere i Riders venuti a partecipare all’evento. Il costo di 10 euro copre l’iscrizione, i ristori sul tracciato ed il classico pastaparty all’arrivo. Incontro Stefano, mio compagno nell’ultima notturna sul Ghisallo, Giuseppe ed il figlio, onnipresenti alle manifestazioni Nervianesi, ma anche tutti compari della sfortunata edizione 2014.

Il gruppo, in linea di principio, sarà questo, per evitare ogni tipo di rischio, decidiamo che i primi chilometri saranno percorsi ad andatura adeguata a quello che si affronterà, se saranno ciclabili, si cercherà di essere il più possibile rispettosi degli altri ospiti, se saranno sentieri, si eviterà di spingere troppo, se saranno statali o incroci caotici, saremo prudenti.

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Briefing qualche minuto prima delle 9:00 poi si parte.

I primi chilometri ricalcano la sponda del Villoresi direzione Garbagnate Milanese. Ci troviamo a condividere la stessa striscia di terra con famiglie a passeggio, ciclisti o semplici runner, un po’ di attrito per la nostra irruenza, non tanto per l’atteggiamento, io e i miei soci cerchiamo di tenere a bada i più esuberanti, ma per il numero di partecipanti che per forza di cose si ritrovano a pedalare tutti insieme, soprattutto i questi primi chilometri della Rando.

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Dopo Garbagnate il percorso devia verso Sud per raggiungere e onorare il sito dell’Expo. Qui con qualche difficoltà di troppo riusciamo comunque a seguire la retta via, più grazie alle frecce disseminate sul percorso che alla traccia satellitare. Il mio gruppo a questo punto è già spezzato, io e Stefano siamo riusciti a stare vicini, mentre Beppe con il figlio sono rimasti indietro, per colpa dei numerosi incroci, o per aver seguito indicazioni sbagliate, non sappiamo, decidiamo di proseguire e di uscire da questa prima fase troppo caotica per i nostri gusti. Aver disegnato un tracciato che arrivasse alle porte di Expo era necessario per onorare il loro patrocinio, ma speriamo che dall’anno prossimo, quando non ci saranno più vincoli con le Istituzioni, si possa percorrere da subito vie meno battute tutto a vantaggio della sicurezza dei corridori e del bel vedere.

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Raggiunto il luogo dove lo scorso anno io e Giuseppe ci fermammo contro un palo piantato nel bel mezzo di una ciclabile, noto con rammarico che nulla è stato fatto. La mia denuncia, inviata al Comune di Rho qualche giorno dopo l’incidente, non è servita a nulla. Chiesi subito di mettere in sicurezza quel passaggio, già ad ottobre un altro ciclista ebbe un incidente identico al nostro con conseguenze ben più gravi, ma se dopo un anno tutto è come allora, due sono le cose, o al Comune di Rho piace usare i soldi dei contribuenti per risarcire danni e non per prevenirli, oppure all’interno del Comune esistono figure inadeguate a svolgere con buon senso il loro incarico, non diamo la colpa alla Burocrazia, questa volta proprio non c’azzecca nulla…

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Detto questo, superato questo primo tratto, inizia per me il segmento inedito, inizia a mio modo di vedere la vera RandoRiver.

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Si recupera lo sterrato che costeggia il Canale scolmatore di nord-ovest (dargli un nome più carino…), 11chilometri di “drittone” interrotto sporadicamente da strade senza traffico, forse monotono ma sopportabile ed utile a questo punto della Gravel, aiuta se non altro a ritrovare il giusto ritmo per continuare il giro. Raggiunto il comune di Albairate cambiamo alzaia seguendo la ciclabile che a fianco del Naviglio Grande, direzione nord, ci accompagnerà verso il grande fiume Ticino. Questo tratto è molto più trafficato rispetto al canale scolmatore, abbassiamo il ritmo e ci concediamo una prima sosta nel comune di Cassinetta di Lugagnano, le nostre borracce vogliono bere.

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Robecco, Bernate, poi finalmente il Ticino, era ora…

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Qui inizia un lungo tratto di singletrack (sentiero) che sarà sicuramente divertente con una MTB, forse più impegnativo per una Ciclocross come la mia, alla lunga, la piega, la posizione dei freni, l’assenza di una forcella ammortizzata sull’anteriore si faranno sentire, soprattutto alla schiena ed al collo, ma d’altronde è da fare, si fa..

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Siamo a metà, 50 chilometri percorsi, 45 scarsi all’arrivo, le borracce chiamano ancora e, fortunatamente per me, Stefano è un segugio nel scovarle. Breve sosta, due chiacchiere, ripartiamo quasi subito per non perdere ritmo e per aggredire la seconda parte di questa RandoRiver. Sorge un dubbio nel frattempo, ma quanti hanno scelto il percorso da 90k e quanti il lungo da 130k? Dal rettilineo dello scolmatore, gli unici che abbiamo incontrato sono stati un ragazzo con gomma a terra, un paio di rider alla fontanella di Cassinetta, e tre amici di Nerviano raggiunti pochi minuti fa … saremo forse ultimi, o siamo i primi?!?… Rando nel nome significa nessuna classifica…quindi via!

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Ripartiti comunque col dubbio, dopo l’ennesimo tratto di singletrack raggiungiamo il passaggio più spettacolare della River, un ponte tibetano su uno dei canali secondari del Ticino, nel comune di Turbigo. Bici in verticale si sale su questo ponte appeso a sole tre funi che ci condurrà dall’altra parte del fiume. Ripensando a questo passaggio, come ad altri durante le mie uscite con le ruote artigliate, mi viene da pensare come sia molto più ricco di curiosità un giro in offroad rispetto al classico giro con il corsa. Analizzando un giro in strada troviamo una grossa parte dei chilometri macinati spesi al solo fine del trasferimento, per raggiungere i piedi della salita-GPM o per iniziare finalmente un tratto più divertente, qui è tutto il contrario, il trasferimento diventa esso stesso divertimento, non esiste più “sono andato a fare il”, tutto è tutto, molto più democratico. Nella mia se pur breve carriera da GravelCyclist, ho trovato sempre, in ogni uscita, qualcosa di incredibile sulla mia strada, la lingua di terra tra le acque nella Gravel di Sesto Calende, il passaggio “guerrieri della notte” nella LodiLeccoLodi, questo ponte sospeso sul Ticino, e tutti gli altri luoghi attraversati nelle Gravel autogestite in compagnia di Giovanni e Franco. La Gravel è il connubio perfetto dei due Mondi, sull’asfalto svolge il suo sporco lavoro, sulla terra esalta la sensazione di libertà, in salita ti accompagna al GPM, sui ghiaioni esalta la tua potenza, nessun torto, nessuno schieramento, Gravel.

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Passato il ponte tibetano, appena fuori Nosate, dopo il controllo con ristoro, ci agganciamo nuovamente al Canale Villoresi, è finita penso, se rimaniamo sull’argine sarà un veloce avvicinamento senza troppo penare, anche perché la schiena inizia a battere cassa dopo oltre 60k di gara più 30 di avvicinamento da Cusano.

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Purtroppo non è così, il Villoresi viene quasi subito abbandonato per recuperare altri tratti di sterrati e sottoboschi in singletrack. Quello che qualche chilometro prima poteva essere divertente, ora inizia ad essere indigesto, ho bisogno di scaricare qualche minuto la schiena, sono alla disperata ricerca di “asfalto” o sosta borraccia. Nel momento del massimo bisogno torna in gioco il compare Stefano, che incomprensibilmente intercetta la fontanella della mia salvezza, imboscata dietro i box di un autolavaggio self-service… come ha fatto a vederla è un mistero, sta di fatto che grazie a quei brevi minuti di sosta, rinfrescato sotto il getto dell’acqua e con la schiena recuperata grazie ad un vicino praticello, riesco a risalire in sella con un altro spirito, ricaricato per affrontare questo ultimo tratto di rando.

Ormai nulla ci ferma più, infilandoci letteralmente dentro agglomerati di rovi più alti delle nostre teste, e facendoci accarezzare da immense piantagioni di ortica autoctona, recuperiamo la sponda del Villoresi alle porte di Nerviano, in tempo per sprintare nell’ultimo chilometro prima di raggiungere Oratorio che sancisce l’arrivo. RandoRiver battezzata!

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Consegna del badge ai ragazzi della SAV95, ritiro dell’attestato di partecipazione, 5 ore per una Gravel da 90k, e pastaparty come trofeo ai partecipanti.

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Divorato il premio, e dopo aver salutato il compagno di Gravel Stefano e tutti i ragazzi dello staff, riprendo la bici e senza tirarmi il collo decido di rientrare verso casa pedalando al fianco del Villoresi, anche se più lunga rispetto ad un rientro sulle strade, la preferisco per evitare il caldone dell’asfalto e beneficiare dei tratti in ombra sotto la boscaglia.

Soffro parecchio, la schiena, le gambe ed il caldo torrido mi danno la mazzata finale per rendere questi ultimi chilometri i più impegnativi della giornata, fatico parecchio ad avanzare, ma fortunatamente la testa c’è ancora, e questa mi aiuta a buttare la gamba avanti ancora una volta, ancora una volta….ancora una volta…

Sono a Cusano, 150 chilometri a 22 km/h di media, ho bruciato calorie quanto 3 giorni di vita sedentaria, ho la gola brasata come se avessi ingurgitato litri di minestrone bollente, ho il cuore che non vuole saperne di battere oltre i 130 bpm, ho le vesciche alle mani, non sento più la schiena e il mio culo ha smesso di comunicare con me, sono a pezzi… ma sono fiero della giornata cazzo! Meglio non poteva andare, sono pronto ad un’altra sfida come questa, forse non sarà la “El Santo Gravel”, la vedo dura, ma un Assietta come il mio amico Giovanni continua a propinarmi, in Gravel chiaramente… Perché no?!

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