14 Maggio ’15 – SS36 Passo dello Spluga

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Passo Spluga, 2.114 metri sul livello del mare, più o meno 30k di salita da Chiavenna, punto di partenza ufficiale per la scalata, 1780 mds ma con molti punti di rifiato e pendenze mai cattive da spezzare fiato e gambe. Questa è la sua carta d’identità.

Il momento ideale per scalare uno tra i passi alpini più spettacolari dal punto di vista paesaggistico è proprio in questo periodo, in primavera, per godersi al massimo il risveglio della natura che si fa strada tra le ultime resistenze dell’inverno, con le ultime sacche di neve che non vogliono lasciare il passo ai colori dell’alta montagna.

L’idea malsana questa volta è venuta a me. Era in programma un avvicinamento in treno a Lecco per poi scalare in serie Resinelli (finalmente), Culmine San Pietro (inedito), e passo Agueglio – Esino (conosciuto). Ancora Valsassina… poi mi sono detto: se già devo sbattermi con il trasferimento in treno, perché non alzare la posta in gioco?

Guardando la linea che avrei dovuto prendere per arrivare a Lecco, con partenza da Monza, mi è saltato subito all’occhio che la stessa proseguiva per tutto il fianco del Lago sino a raggiungere Tirano. Il cuore della Valtellina era forse troppo per rimanere nei tempi, ma qualcosa di intermedio poteva anche starci.

È qui che è emersa la soluzione Spluga. Inedito, Chiavenna ad un’ora di treno da Lecco, ideale il periodo, affascinante la sfida dei 30k di salita e 1800msd, oltretutto over 2000, basta per dire alla Valsassina “See you later” e gridare allo Splugen “Nice to meet you”.

Convinto e deciso ad andarci anche solo, giro comunque l’invito ai soliti noti. Franco è costretto a passare per forza maggiore, mentre Giovanni, prima è titubante, ma poi decide di aggregarsi in compagnia di un vicino di casa, anch’egli pedalatore, Francesco.

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Appuntamento alla stazione di Chiavenna per le 9:00 del mattino. Per quanto mi riguarda dovrò prendere il treno espresso da Monza alle 6:32 e cambiare per il locale direzione Chiavenna a Colico, mentre per Giovanni e Francesco, l’avvicinamento avverrà in auto passando dalla Val d’Intelvi e percorrendo tutto il lato occidentale del lago di Como.

A parte un disguido con le coincidenze dei treni, riesco comunque ad arrivare a Chiavenna 10 minuti dopo le 9. Ad attendermi trovo già Giovanni e Francesco, caricati a molla per la sfida e per la fortuna di avere sopra le teste un cielo splendido, contro ogni previsioni meteo.

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Cafferino, due chiacchiere e via, raggiungiamo il cartello di inizio Passo.

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L’intenzione è salire cauti, rimanere possibilmente in gruppo, e fermarsi ogni tanto per le foto.

Partire a freddo e subito affrontare le prime rampe non è certo il massimo, tutti e tre ci troviamo in leggera difficoltà pur con un passo decisamente lento. È forse meglio accelerare per rompere subito il fiato e risvegliare con energia le gambe ancora addormentate, mi dico, ma il timore di andare subito fuori giri con tutta la salita da fare mi spaventa parecchio e mi convince di stare buono dietro le ruote di Giovanni.

Un’idea di massima me l’ero fatta leggendo l’altimetria della salita, non ci saranno tratti impossibili, i primi 10k sino a Campodolcino sono abbastanza facili, il tratto centrale che porta ai “cavatappi” sino al bivio per Madesino è forse il tratto che pretende più attenzione insieme agli ultimi 3 chilometri dopo Montespluga che alzano leggermente il tiro grazie all’altitudine che svuoterà il fiato prima del meritato GPM.

Si sale tutti insieme, anche se man mano che la strada scorre, mi accorgo che il mio passo è leggermente troppo per Francesco, attualmente fuori forma, ma con un palmares di tutto rispetto, Mont Ventoux su tutti. Questo mi fa stare tranquillo, sono certo che saprà gestire al meglio la sua salita, infatti anche per questo preferisco mantenere il mio passo inserendo brevi soste per ricompattare il gruppo. Giovanni in queste prime fasi fa da spola tra me e lui, non ha un vero e proprio passo, ha più una pedalata istintiva, ora ho la gamba, spingo, ora ho il fiatone, rallento…. Un artista delle due ruote… cosa che gli invidio, è forse il modo migliore per viverla con più cuore e meno testa…

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Si arriva così al Lago di Prestone, appena prima della spiana di Campodolcino, il primo terzo è andato.

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Qui pedaliamo per un paio di chilometri in piano, anche con tratti in discesa, l’ideale per ricaricarci il giusto prima di affrontare gli spettacolari “cavatappi” di tornanti aggrappati al costone della roccia che ci porta al bivio per Madesimo. Questo tratto lo reputo, a mio modo di vedere, l’essenza dello Spluga. È incredibile come questa strada sia stata tra le più importati vie di collegamento tra Italia e resto d’Europa sino a qualche decennio fa, ed ancora più incredibile il fatto che questi 10 tornanti erano affrontati da qualsiasi tipo di autocarro creando, immagino, non pochi problemi di viabilità sia sui tornanti che nelle strette gallerie. Solo negli ultimi anni è stata aperta una variate per i mezzi pesanti che bypassa l’intero tratto del “cavatappi”. Noi chiaramente si sale per la vecchia strada, l’originale.

Silenzio ed ammirazione, siamo dentro, lo stiamo vivendo…

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Incutono timore da sotto… sono una libidine affrontarli… non vorresti che finissero così in fretta…

“Ci vediamo dopo, prima faccio un salto al GPM poi torno…”

Passata questa fase mistica, davvero mistica, dobbiamo salire ancora qualche centinaio di metri prima di arrivare al bivio per Madesimo. Qui ci aspettiamo e una volta pronti a ripartire, ognuno riprende il suo ritmo di pedalata. Mancano ancora 12 chilometri alla vetta, con circa 8 di salita e 4 di lungo lago (diga Spluga).

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D’ora in poi nessuna tregua aspettando Giovanni e Francesco. Il motivo è semplice, superato il tratto di tornanti e gallerie la strada oltrepassa la stretta gola, esponendoci alle gelide correnti provenienti dal passo, venti che a queste altitudini possono giocare brutti scherzi se non si è coperti a dovere una volta fermi, quindi meglio non sostare per raffreddarsi inutilmente.

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Tutto questo però si traduce nel pedalare su un segmento parecchio lungo …. Bene, siamo qui anche per soffrire…

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L’ormai abbandonata casa cantonale della S.S.36 e la vista dell’imponente muro della diga Spluga mi ricaricano per rilanciare la bici sino a raggiungere il fianco del lago. Qui pedalo sul tratto di falsopiano che costeggia il bacino, lanciandomi nel cuore di questo anfiteatro di montagne che protegge il piccolo borgo di Montespluga, ultimo avamposto italiano prima dell’erta finale verso il valico italo/svizzero.

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Inizio a sorridere, è fatta, ancora un paio di tornanti e finalmente un over 2000 me lo metto in saccoccia! Non si tratta certo del primo over, ma è parecchio che non pedalavo su montagne vere, sulle Alpi.

Ultimo chilometro, l’altitudine si sente, ma la consapevolezza di essere a pochi metri dal GPM cancella qualsiasi sensazione negativa ed esalta il momento nel migliore dei modi.

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Bandiera tricolore eccoti! GPM conquistato!

2 ore 40 minuti. Come previsto.

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Foto, sorso dalla borraccia, prendo immediatamente mantella e smanicato per coprirmi bene, evito i gambali, non servono e poi, visto il sole, magari oggi riesco a farmi finalmente il segno dei pantaloncini come un vero ciclista.

Non passa molto tempo e vedo arrivare sia Giovanni che Francesco, entrambi con mezzo sorriso da una parte e mezza smorfia dall’altra.

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Qualche foto, un paio di messaggi e decidiamo di ridiscendere a Montespluga per mettere qualcosa sotto i denti, è ora di pranzare come si deve!

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Purtroppo dobbiamo scendere, io ho il treno che mi aspetta, Francesco e Giovanni la lunga e noiosa strada verso casa…

30 chilometri di discesa non sono proprio uno scherzo, anche se affrontati ad andatura turistica.

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DSC05630Qualche pit-stop per immortalare nuovamente i tratti più suggestivi, alle 15:00 scarse siamo di nuovo a Chiavenna. Caldo, traffico, caos…. Bentornati sulla Terra.

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Evito di raccontare l’avventura del rientro, macchierebbe questa splendida giornata vissuta in Paradiso.

Arrivederci a presto, la prossima volta caro Spluga sarai “pedalato” anche dal versante svizzero, quella serie di tornanti che si incontrato verso la cima stuzzicano notevolmente la mia fantasia… tornanti svizzeri, tutti lunghi uguali come fossero gemelli!

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5 Maggio ’15 – Aridaje Cornizzolo by night

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Dopo aver curiosato il giorno dell’inaugurazione dell’EXPO raggiungendo il sito attraverso parchi, ciclabili e Villoresi tra Cusano, Paderno, Garbagnate M.se e Rho.

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Dopo aver visitato nuovamente Consonno, il Paese più Bello del Mondo, questa volta spingendomi sin dentro al piazzale che fu teatro di serate di gioia, ma che ora è solo devastazione.

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Dopo aver verificato che la classica Cusano-Erba in crono individuale fosse ancora chiusa con tempi decenti.
È arrivata finalmente la notte di Luna piena, Luna che richiama l’incompiuto attacco al Cornizzolo del 3 Aprile scorso.

Programma identico a quello del mese scorso, appuntamento al Bar Gelateria di Pusiano, risalita dell’Eupilio versante facile, e attacco al Cornizzolo sino a raggiugere il Rifugio Consiglieri dove ci premieremo con degustazione di vini, insaccati, dolci e magari digestivo.
Mi aspettavo che molti dei partecipanti dell’aprile scorso non si presentassero al nuovo rendez-vous, ma non immaginavo certo che a questo secondo giro arrivassero altrettanti spanati di pari spessore!

Molti sono partiti da casa in bici, me compreso, altri hanno impreziosito l’uscita inserendo un antipasto di fango e sassi prima di aggregarsi, altri ancora sono arrivati all’ultimo istante dopo un’intensa giornata di lavoro.
Il programma, per quanto mi riguarda, è partire da Cusano in compagnia di Emanuele, Social-friend e celebroleso della bici come il sottoscritto, per poi aggregarsi ai “Cicloidi” Michele ed Arian per raggiungere insieme Pusiano.

“Andiamo via tranquilli, senza tirarci il collo….”, sarà…. abbassare il mio best-time sul tratto Cusano-Erba di oltre 4 minuti non è proprio quella che io chiamo “scampagnata”… ma comunque ci sta, sono giovani, hanno le gambe che scalpitano e ritmi per me insostenibili anche rimanendo appiccicato alle loro ruote per sfruttare il più possibile la loro scia. Non è certo una critica, è una considerazione sull’età che avanza… la mia.

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Puntuali come svizzeri alle 20:30 siamo al Bar Gelateria. Caffè, due chiacchiere per ingannare il tempo in attesa di partire come da programma allo scoccare delle 21:00. Come detto, pur essendo il secondo tentativo in un mese, il gruppo è numeroso, speriamo che questo branco sia più fortunato e che possa raggiungere il GPM senza intoppi.

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L’ascesa verso il lago del Segrino è dolce, la strada è larga, questo ci permette di scambiare ancora due chiacchiere prima di penare sulle malefiche rampe del Cornizzolo.
Arrivati al lago ci raggiunge in extremis Alberto, mio compagno di brindisi al Solstizio d’Inverno del dicembre scorso.

Ci siamo, davanti ora solo salita, di quella dura, giusto il tempo di darci appuntamento in cima e cominciamo ad affrontare i primi strappi.
Non ci metto tanto a realizzare che anche in salita la differenza di passo con i “ragazzi” è notevole, beh, poco importa, abbasso la testa, stringo il manubrio ed inizio a spingere “a passo” sui pedali.

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Il primo tronco, Cascina Pozorello e Alpe Carella, lo affronto in compagnia di Alberto, al mio ritmo, ma poi appena lui incrementa di un soffio la cadenza, lo lascio andare per la sua strada. Fortuna che subito dopo raggiungo Fabrizio, uno dei due Bikers che avevano già messo tanta carne al fuoco prima di aggregarsi al gruppo. In sua compagnia percorro gli ultimi 5 chilometri, chiacchierando di bici ma anche di altro…

Dopo un’ora di sofferenza dal Segrino arrivo al Rifugio, gli altri sono già dentro al locale ad aspettarci, la tavola è imbandita con pane, affettati, vino e biscotti, manca giusto il caffè…. Ma abbiamo anche quello stasera! Grandi!

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Cambio di maglia, brindisi agli Arditi, foto del branco, un po’ di “social” e dopo aver rimesso tutto a posto per chi verrà dopo di noi, risaliamo in bici per recuperare Erba. Dimenticavo, anche se per tutta la serata le nuvole erano le padrone incontrastate del firmamento, la Luna è riuscita ad affacciarsi giusto ora per ricompensarci della fatica fatta. Serata perfetta!

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Discesa con i freni in mano, come si suol dire, arriviamo al Segrino dove una prima parte della banda ci saluta per rientrare a casa in auto.
I sei rimasti raggiungono così Erba per poi pedalare sulla più classica delle rotte direzione Giussano.

Appena fuori la città viene impresso al gruppo un ritmo da pazzi! Fortuna che me la cavo alla grande a ciucciare ruote. Anche se al primo cavalcavia salterò in aria come un petardo, rimango in scia per godermi la libidine di pedalare a certe velocità!

A Lurago è Alessandro a salutarci, aveva lasciato qui l’auto prima di raggiungerci in bici al Segrino.

A Giussano è la volta di Mauro che tira dritto in direzione Seregno.

Io rimango in compagnia di Michele, Arian e Maurizio sino alla Villa di Monza per poi staccarmi e rimanere solo negli ultimi chilometri su Cusano.

All’Una sono davanti al cancello di casa con 100k percorsi e 1200mds scalati, non male per un martedì sera.

Gran bella serata soprattutto grazie alla compagnia, se lo avessi fatto in solitaria, come mi capita spesso di fare, non sarebbe stato lo stesso. Sono contento di aver conosciuto gente nuova, ma soprattutto sono sorpreso che sempre più persone aggiunge un pizzico di pazzia alla loro passione, per darle quel qualcosa in più che tiene alta la voglia di soffrire come bestie!

Alla prossima.

thanks for photos : Michele Aquila

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11 Aprile ’15 – LodiLeccoLodi GravelRace

???????????????????????????????Qui non si scherza più, 150 chilometri di sterrato e 15 chilometri di asfalto sono il biglietto da visita della LodiLeccoLodi, una Gravel Race che gli amici americani si sognano, una gara per le ruote artigliate destinata, sin dalla sua nascita due anni fa, a diventare l’Evento del calendario Italiano Gravel.
L’intuizione di Damiano, organizzatore e Patron della “LLL”, ha creato qualcosa che più semplice non poteva essere, essenziale ma nel contempo geniale, spettacolare e selettiva, dura pur non avendo un metro di salita, solo pura e semplice ghiaia, pura e semplice libidine!
Gli inventori delle Gravel, al solito gli Americani, avranno pure a diposizione le immense distese del Mid-West degli Stati Uniti, ma noi qui abbiamo l’Italia, questo basta e avanza per dire ai fratelli d’oltre oceano: – come out to play with us!

Entrando nel dettaglio del percorso, la LLL si sviluppa al fianco dell’Adda, da Lodi direzione nord sino a raggiungere il cuore della città manzoniana, il rientro ripropone la stessa traccia, ma all’altezza di Cassano devia affiancandosi al canale Muzza arrivando prima a Paullo ed infine a Lodi, 163k con 500mds scarsi.

Anche il quando non è un caso, il sabato prima della Parigi-Roubaix, l’inferno del Nord…
Per il nome, o meglio, per il suo biglietto da visita, sotto “LodiLeccoLodi” inserirei lo slogan “il Paradiso del nord”, questo perché avendo partecipato ad entrambe, dal punto di vista paesaggistico le collocherei agli antipodi, Roubaix un arazzo monocromatico scuro e tetro, LodiLeccoLodi un Van Gogh stracarico di colori, straripante di luce e sole, un Paradiso per gli occhi, forse meno per le gambe…

Tornando alla cronaca, appuntamento alle 7:30 a Lodi, nel parcheggio adiacente il punto di ritrovo “Ura d’Aria”, locale gestito da un gruppo di ragazzi che offrono la loro ospitalità a questo branco di dipendenti del pedale. La procedura per l’iscrizione è “unica”, nome o nickname e sei registrato su un foglio bianco, tessere, moduli non sono di casa, tutto sulla fiducia, tutto con una stretta di mano. Per chi vuole, sempre grazie a loro, la possibilità di trovare all’arrivo un piatto di pasta, affettati ma anche un dolce per i più golosi.

??????????????????????????????????????????????????????????????Man mano che ci si avvicina alla partenza, il cortile si riempie sempre più di “GravelCyclist”, chi con pezzi unici, chi con biciclette dei colossi mondiali, chi con dei veri e propri gioielli della meccanica e chi, non avendo alternativa, oppure di proposito, si presenta con la più classica delle biciclette da corsa completa di tubolari, Eroica style mi viene da dire…. Argomento a parte per l’unico vero eroe di giornata, Matteo Luzzana, presentatosi al via con un monopattino, Eroe che ha chiaramente portato a termine la sfida con un tempo da far invidia a molti su biciclette super specialissime (mi ci metto anch’io).

Carichi ed arrapati come randagi, qualche minuto dopo le 8:00 si parte tutti insieme per recuperare l’inizio del primo sterrato che ci porterà a fianco del grande fiume Adda. I primi metri scorrono senza problemi, uno spettacolo vedere questo sciame di ciclisti immersi un una finissima nebbia di polvere, anche se la cosa più impressionante arriva dai tasselli, un brusio di sottofondo che amplificato dalle centinaia di ruote diventa rumore assodante, prepotente suono che i nostri artigli producono scivolando sul sentiero in terra, impagabile sensazione di potenza.

??????????????????????????????????????????????????????????????A parte un piccolo tamponamento senza alcuna conseguenza, il gruppone si è poi frantumato i mille parti, la testa della gara, ormai lontana, era già nel pieno della sua trans agonistica, con i migliori a tenere un ritmo impossibile per i più, noi, nella seconda metà del serpentone, alla ricerca di un passo che potesse andare bene a tutti, consapevoli che oltre 150k in sterrato ti possono segnare le gambe ben prima del previsto. Il nostro gruppo oggi ha qualche elemento in più, oltre a Giovanni, Franco ed io, con noi soffriranno l’amico Ercole, Beppe e Stefano, decisi questi ultimi due a percorrere il solo tratto di andata da Lodi a Lecco per poi rientrare a casa abbandonando il tracciato della Gravel.

??????????????????????????????????????????????????????????????Questo primo tratto è davvero spettacolare, senza alcuna difficoltà tecnica, il tracciato rimane sempre a vista del Fiume, restando costantemente lontano dalle vie di collegamento asfaltate. Oggi mi sento in forma, la voglia di spingere viene subito respinta per evitare di pagarne gli interessi sulla via del ritorno.

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Arrivati alle porte di Cassano, siamo costretti a percorrere dei brevi tratti in asfalto, recuperando anche una massicciata al fianco della linea ferroviaria per oltrepassare il Canale Muzza. Il passaggio è strettissimo ed appeso al ponte ferroviario, geniale!
Ancora più geniale l’idea di utilizzare il sottopasso ferroviario della Stazione per recuperare la strada che ci porterà attraverso il centro del paese per poi rientrare sul sentiero accanto alla Martesana, canale artificiale che affiancato all’Adda porterà poi acqua verso la città di Milano, il passaggio sotto i binari ferroviari mi ricorda alcune scene de “I Guerrieri delle Notte” o “Arancia Meccanica”, averla inserita in una gara ciclistica, seppur Gravel, ha qualcosa di diabolico.

IMG_4335Una volta affiancata la Martesana, ancora in secca per manutenzione degli argini, arriviamo così al punto in cui la nostra Gravel in Brianzalandia del novembre scorso si tuffava nell’Adda dopo aver percorso tutto il tratto del Villoresi dal comune di Muggiò sino a Groppello. A differenza di allora, io e Giovanni notiamo la minore portata del Fiume, allora, dopo numerosi giorni di piogge, il livello era quasi oltre la massicciata della ciclabile, ora ci saranno come minimo due metri a vista dell’argine in cemento. Al di là di tutto, rimane comunque un bel vedere questi primi 40k di Gravel LLL.

??????????????????????????????????????????????????????????????Passiamo il ponte dell’Autostrada A4, il ponte di Trezzo ed arriviamo ai piedi di una delle numerose Centrali Elettriche presenti sul fiume, nel punto in cui il letto disegna una grossa virgola allargando per qualche centinaio di metri la sua sede. Da qui i fortunati come noi che stanno pedalando su questa ciclabile in terra, subiscono sempre più lo spettacolo che questa parte di Lombardia offre ai sui visitatori. Superando il tratto a fianco delle rapidi dislocate poco più a sud del Ponte in ferro di Paderno d’Adda, si arriva nel punto forse più stretto della valle dell’Adda, un canyon che ci accompagna dritti nella spianata che anticipa il piccolo lago di Olginate, dove appaiono come d’improvviso le vette della Grigna e del Resegone, con Valcava e le sue imponenti antenne di sentinella sull’estrema destra.

DSC05484Olginate prima ed il Lago di Garlate subito dopo ci ricordano che il giro di boa è ormai prossimo, a minuti sono certo che incroceremo i primi riders della Gravel sulla via del ritorno. Infatti, come previsto, vediamo arrivare a velocità folle il primo, in fuga solo, poi il secondo, anch’egli solo, poi via il terzo e tutti gli altri… cribbio che passo! minimo staranno andando oltre i 40 km/h e sono pure controvento… ma lo sanno che mancano ancora 80k all’arrivo, tutti su sterrato! … beh, penso, un altro pianeta, per noi è meglio continuare con il nostro ritmo… anche se un po’ di invidia si fatica a nasconderla…

??????????????????????????????????????????????????????????????Da qualche chilometro si è agganciato al nostro gruppo un ragazzo di Melegnano, privo di Gps ma soprattutto timoroso di non averne sino all’arrivo, ci chiede se può rimanere nel gruppo, cercando così di risparmiare quel qualcosa che gli consentirà di arrivare a Lodi senza troppi problemi…… caspita! certo che sì, siamo aperti a tutti, stai con noi e sarai certo di soffrire in compagnia e non da solo! È l’unica promessa che gli possiamo fare…

???????????????????????????????E Lecco fu.

???????????????????????????????Ci siamo, il vecchio ponte che collega Ponte Azzone Visconti a Lecco è qui davanti a noi, siamo nel punto più a nord della Gravel, e siamo circa a metà dell’opera.
Come previsto Giuseppe e Stefano ci salutano e ci augurano di chiudere la gara con onore… sperem… loro pedaleranno verso casa, noi verso il profondo Sud, verso Lodi.
Sosta meritata in uno dei chioschi affacciati sul lago di Garlate, cerchiamo di rilassarci qualche minuto e di recuperare le energie necessarie per allontanare il più possibile i morsi della fatica e gli artigli dei crampi, viste le temperature, saranno loro oggi a darci più preoccupazioni.

Obbligandoci a ripartire, da parte mia cerco subito di ristabilire lo stesso ritmo della partenza, ma ormai ognuno di noi ha sempre meno benzina da portare al motore e questo incide inevitabilmente sulla velocità di crociera, che diminuisce sino a raggiungere un equilibrio magico che consenta a tutti, nessuno escluso, di centellinare gli sforzi per mantenere un passo che garantisca la conquista del meritato traguardo all’Ura d’Aria, unico e solo obbiettivo di giornata.

DSC05506??????????????????????????????????????????????????????????????Sono ancora tanti i chilometri, ma se ci poniamo dei traguardi intermedi, con soste sempre più frequenti per recuperare fiato, sono certo che alla fine si riuscirà ad arrivare tutti insieme a Lodi senza perdere nessuno per strada, o per sentiero come in questo caso…

???????????????????????????????A questo punto devo ancora una volta fare i complimenti a Damiano. Nel momento in cui la lunghezza della gara, e l’idea di percorre lo stesso tratto dell’andata poteva diventare monotono a detta di alcuni, l’intuizione di deviare subito dopo Cassano per il canale della Muzza, ha aiutato involontariamente chi si sarebbe trovato in maggior difficoltà a proseguire, un boost per spingere sul pedale ancora una volta, stimolati dalla curiosità di attraversare luoghi inediti, un aiuto fondamentale alla psiche di chi ormai, da qualche chilometro, raschia il barile in cerca delle ultime energie.

??????????????????????????????????????????????????????????????Siamo ormai ai -30k, sguardi spenti, occhi rossi e gole secche, ancora un’ora e mezza e tutto sarà finito. L’esperienza di chi è già passato da situazioni simili è messa a disposizione dei novelli, ogni tanto incrociamo gli sguardi, senza fiatare, non serve, chi è davanti rallenta ed aspetta chi è dietro, l’ultimo spinge per raggiungere il primo, così deve essere, così vive il nostro gruppo.

???????????????????????????????A meno dieci come per magia scompaiono d’incanto tutti i dolori, è il countdown finale prima di alzare la bici al cielo di Lodi, ci siamo, ancora poche pedalate e potremmo festeggiare con gli amici che hanno finito, anche parecchie ore prima di noi, questa splendida Gravel LodiLeccoLodi.

Ultimi metri su un tratto tecnico di singletrack sul fianco del ritrovato Adda, ma poi è Lodi e Via Carlotta Ferrari a sancire la fine della nostra gara.
Sgancio lo scarpino e appoggio la bici a terra, Gravel LodiLeccoLodi Battezzata!

IMG_4325Sono cotto, lo ammetto, fare 165k come questi non è stato uno scherzo, anche se non abbiamo fatto un metro di salita, alla lunga ruzzare sulla terra ha richiesto un dispendio di energia notevole.

Grazie Damiano, veramente grazie per averci regalato un gran giorno di bicicletta.

Grazie a Giovanni, di avermi fatto scoprire il mondo Gravel.

Grazie a Franco, ancora una volta al mio fianco nell’ennesima sfida che il coglionazzo di suo cognato gli ha spudoratamente proposto.

Grazie a Beppe e Stefano, anche loro spesso presenti nelle mie zingarate, vedi Cornizzolo by night.

Grazie ad Ercole, spero di averlo ancora come compagno d’avventura.

Grazie a tutti i partecipanti, #Dajedurosempre

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3 Aprile ’15 – La notte delle Pecore Mannare sul Cornizzolo

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Ad un anno dalla prima adunata sul Cornizzolo in una notte di Luna piena dell’Aprile 2014, questo secondo appuntamento vuole ricalcare le stesse orme lasciate dal quel branco di Licantropo che diede vita ad una riunione in alta quota per celebrare la cosa che più li rende liberi, la loro inseparabile bicicletta.

Quello fu un branco di Mannari, questa volta il branco sarà di pecore, un gregge ancor più determinato degli acerrimi nemici Lupi.

Con l’aiuto del vari Social riesco a catturare qualche “spanato” in più per salire sulla bestia in piena notte, chi della zona, chi arriva da fuori ma vuole farla tutta in bici e chi, pur di esserci, ci raggiunge in auto con la bici al seguito. Strada o Mtb poco importa, l’invito è per tutti.

La mia intenzione è arrivare in auto, più per la voglia di essere a casa presto, ma poi, con la proposta dell’ultimo minuto di Gianni, compagno dell’ultima Solstizio d’inverno e della Rando Merla di gennaio, decido che forse farla tutta in bicicletta non è poi così male, soprattutto se ho qualcuno che mi protegge le spalle, qualcuno con un pedigree di tutto rispetto.

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Ci diamo appuntamento davanti alla Villa Reale di Monza per le 19:15, con un’oretta abbondante dovremmo essere al punto di incontro, il Bar Gelateria sul lungolago di Pusiano.

In perfetto stile Randonneur, puntuale o al massimo con qualche minuto d’anticipo, ci troviamo come d’accordo a Monza, e senza troppo divagare, partiamo per raggiungere il punto di partenza della scalata. Fin quasi alle porte di Erba siamo in compagnia di un traffico che poco mi piace quando si esce in bicicletta, ma purtroppo, al Venerdì Santo in orario post lavoro, è il massimo che ci si possa augurare. Il passo è costante, la gamba gira bene, direi che questa sera non dovrei soffrire più di tanto.

Qualche minuto alla mezza raggiungiamo il Bar dove troviamo ad accoglierci Beppe e Stefano, avvicinatisi in auto a Lurago per poi fare gli ultimi chilometri in bici come riscaldamento. Non passa molto ed arriva Marco con il socio Fabio del Gruppo Yoghi Racing, Stefano insieme ad un amico in bici da Saronno, ed infine la graditissima sorpresa di Vittorio che ha voluto a tutti i costi esserci, partendo da Bonate Sotto, si è aggregato al gruppo dei pecoroni del Cornizzolo.

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Dimenticavo, il camoscio di Brianzlandia Riccardo, insieme a Giampietro Luca e Mauro, non contenti di scalare il solo Cornizzolo, avevano anticipato la partenza pedalando sul lungolago di Lecco direzione Bellagio per poi salire sul Ghisallo. Dalla chiesetta ci hanno poi raggiunti a Pusiano per salire in gruppo al Rifugio Consiglieri.

Puntuali alle 21:00 agganciamo gli scarpini ai pedali e partiamo per recuperare il Segrino. Il tempo non è il massimo, anche se la Luna, ovviamente piena, si intravede attraverso le sottili nubi assolutamente scariche di acqua, anche la temperatura è gradevole, tutto per il meglio per ora…

Due chiacchiere, qualche battuta sugli assenti, recuperiamo lo svincolo dove parte ufficialmente la salita al Cornizzolo. Appena voltato, con sorpresa incrociamo altre luci provenienti da fari montati su manubri, sono tutti Bikers e tutti sono lì per aggregarsi al branco! Fantastico, il numero di partecipante è notevole, quasi da Critical Mass, e sono certo che una volta in cima ne uscirà un gran bel Party. Neanche il tempo di pensarlo e subito le malefiche rampe della salita si presentano davanti alle ruote. Non ci sarà gara, ma è comunque chiaro che tutti affronteranno la salita come meglio vorranno, spingendo, chiacchierando, o godendosi gli scorci del paesaggio che il Cornizzolo offre ai suoi temerari.

Per quanto mi riguarda decido di seguire ciecamente i segnali che ricevo dalle gambe, la serata è ottima, quindi qualcosa di più da spendere nel salire è anche permesso, conservando comunque il giusto  per il trasferimento verso a casa.

Poco prima della cascina Pozorello però capita qualcosa di davvero imprevedibile.

Sentiamo arrivare da valle alcuni mezzi di soccorso con sirene spiegate, prima una camionetta dei Vigili del Fuoco, poi un’autopompa, dopo alcuni minuti altra camionetta della Forestale… qualcosa deve essere successo… nel pomeriggio c’era stato l’infortunio di un ragazzo col parapendio, ma a quest’ora della sera poteva solo essere o un problema all’Alpe Carella oppure un escursionista bloccato dal pomeriggio sugli alpeggi del Monte.

Nulla di tutto questo, il colpevole è un incendio sul Cornizzolo che ha richiamato diverse squadre di Vigili del Fuoco per domare le fiamme che stavano propagandosi verso la strada e verso l’Alpe Carella. Inizialmente alcuni dei Vigili ci hanno lasciato proseguire, superando l’Alpe Carella, ma poi, arrivati ai primi tornanti al confine del bosco, uno dei responsabili della Forestale ha vietato di continuare, invitandoci a riscendere verso valle, sia per tutelare la nostra incolumità, ma soprattutto per non intralciare le squadre di soccorso. Chi arrabbiato, chi come me, rassegnato alla sfortuna, ha così detto addio alla notte delle Pecore Mannare, girando la bicicletta e dirigendosi  senza troppa fretta verso valle.

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???????????????????????????????Al Carella, una volta verificato che tutti fossero aggiornati, ci siamo dati appuntamento di nuovo al Bar di Pusiano, sia per un secondo caffè sia per sorridere alla sfiga che ci è capitata proprio in questa serata!

11082269_993592743985926_5721239198839676459_oRiuniti, abbiamo comunque preso con filosofia l’accaduto, era sì importante raggiungere la cima, ma anche averne fatta una buona parte ci ha fatto trascorrere una piacevole serata in compagnia di vecchi e nuovi amici delle due ruote…. E poi, come ha detto qualcuno, la Luna piena arriva tutti i mesi, quindi ne avremo di occasioni…

Dopo aver salutato e ringraziato tutti, in particolare chi ha accettato il mio invito arrivando da lontano, ho poi ripreso la bici ed in compagnia di Gianni, Beppe e Stefano siamo ripartiti in direzione casa.

A Lurago d’Erba Beppe e Stefano ci hanno poi lasciato per salire in auto, mentre io e Gianni abbiamo proseguito  verso Monza. Dopo una foratura a Sovico, arrivati alla Villa ci siamo salutati e dato appuntamento per la prossima “zingarata”..

Mezzanotte e qualche minuto apro la porta di casa e dopo aver inviato un paio di messaggi ai compari di viaggio, tutti rientrati a casa senza problemi, spengo tutto e vado a dormire, domani inizia il weekend pasquale…

Bene così, anche se mozza, la notte delle Mannare mi è davvero piaciuta e sono convinto che qualcosa di simile, anche di più bello, ci verrà in mente, prima però sarà meglio chiamare il 115 per avere il via libera!

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29 Marzo ’15 – RandoSpallone 2015 Ring Lugano Lake

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È forse l’edizione più bella sino ad ora disputata questa ultima versione della ormai classica Rendonnèe dello Spallone.

L’idea di avvicinarci in auto per guadagnare tempo, ci ha dato la possibilità di disegnare un bel percorso attorno al lago di Lugano, inserendo, giusto per soffrire un po’, le salite di Carona da Morcote e Laino da Osteno, un totale di 100 chilometri con quasi 1.500 mds.

Fissiamo la partenza al parcheggio della Stazione di Maroggia, ideale per me e Franco che arriviamo da Milano, e comodo per Giovanni per raggiungerci in bici. Facendo due calcoli, con cinque ore dovremmo completare il giro, ma come al solito, tra pause caffè e stop fotografici, è quasi certo che ci metteremo qualcosa di più. Senza esagerare con la levataccia, ci accordiamo di partire per le 6:00 “ora nuova” trattandosi per di più del weekend del cambio dell’ora, pure…

Alle 5:55 siamo al posteggio di Maroggia, scaricando le biciclette apprezziamo l’aria frizzante ed il buio pesto che ci circonda… meglio mulinare subito sui pedali per scacciare il freddo… Infatti, all’arrivo di Giovanni, si parte immediatamente direzione Mendrisio, recuperando il lato sud del lago e la sponda che ci porterà prima a Riva San Vitale, poi Brusino Arsizio, ed infine a Porto Ceresio.

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Strade perfette, assenza di traffico, e le prime luci dell’alba che ci schiariscono la strada, tutto alla grande per una bella pedalata in terra svizzera.

A Porto Ceresio primo stop per toglierci le mantelline, siamo ormai caldi e rimanere troppo coperti ci fa solo sudare. Già che siamo fermi, prendiamo il caffè? Perché no!

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Risaliti in sella rimanendo costantemente in compagnia del lago arriviamo a Ponte Tresa, seconda Dogana di giornata. Un’oretta è già passata ed un primo quarto del “Ring” è stato superato.

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Per recuperare il versante che ci porterà alla prima salita di giornata, usiamo una direttissima che arriva prima all’Aeroporto di Lugano, in località Agno, e poi la litorale che attraversa i graziosi borghi di Casoro, e Vico Morcote, dove inizia la salita per Carona. Come sempre un check e ci diamo appuntamento in cima. La salita misura una lunghezza di 5,3 km con pendenza media del 7%, ma la parte più impegnativa è circa a metà, con un paio di chilometri costantemente tra l’otto e il dieci percento, salita da non sottovalutare, anche se è la prima di giornata e si attacca con pochi chilometri nelle gambe. In mezz’ora arrivo a quello che reputo il GPM, uno spiazzale sulla destra con una bellissima vista sul Lago. Mi fermo ed attendo che i due compagni mi raggiungano per proseguire il giro.

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Ricompattato il gruppo scendiamo qualche metro, ma alla prima occasione scatta il secondo caffè (oggi saranno parecchi..)

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Discesa e sul lungolago di Lugano foratura anteriore di Franco, meglio qui che sperduti su qualche stradina di montagna… mentre Franco e Giovanni cambiano la camera d’aria, io mi godo il panorama… in tutti i sensi…

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Ripartiti proseguiamo attraversando tutta Lugano dirigendoci verso la terza Dogana di oggi, il Valico di Gandria, lato nord est del lago. Rientrati in Italia ci fermiamo a Porlezza, sulla punta est, due minuti per il terzo caffè e per concentrarci sulla salita che da li a poco sarà davanti alle nostre ruote, l’ascesa alla Val d’Intelvi. La salita non è impossibile, sono cinque chilometri al 8,50%, ma con le gambe che iniziano a farsi sentire, l’esperienza ci consiglia di affrontarla ad un passo tranquillo, non siamo qui a staccare tempi, siamo qui per la libidine di pedalare…

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Una volta raggiunta la provinciale che percorre l’intera Val d’Intelvi, deviamo per Pellio Superiore, dove ci aspetta il quarto ed ultimo caffè, al Bar che fu scelto come ristoro durante la bellissima uscita de “I Frontaliers” nel gennaio scorso.

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Siamo quasi alla fine, dobbiamo solo recuperare Pian delle Noci e una volta oltrepassata la dogana di Valmara ci sarà discesa sino a Maroggia. Dopo cinque ore le gambe iniziano a battere cassa, ma quello che abbiamo vissuto, i colori e le temperature di questa domenica di primavera, ci aiutano a buttare avanti questa bicicletta che ad ogni metro sembra sempre più pesante, un peso che svanisce come per magia una volta che la strada abbassa il muso e ci regala della gran bella discesa!

Gran bella discesa sul serio! I sette fratelli della Valmara, i tornanti del Diavolo, e la lunga e velocissima strada che ci porta a Maroggia, sanciscono la fine di questo Ring del Lago di Lugano – Rando dello Spallone 2015.

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Partono i complimenti, scattano dei gran bei sorrisi, accompagnati da evidenti segni della fatica, e senza perdere troppo tempo carichiamo le bici in auto e rientriamo soddisfatti verso casa.

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All’anno prossimo, per una Spallone ancor più spettacolare! Nel frattempo… appuntamento a questo venerdì Santo, notte di Luna piena, la notte delle Pecore Mannare…

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13 Marzo ’15 – GravelRace di Sesto Calende

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Team Gravel al completo, io Franco e Giovanni, siamo carichi al punto giusto per affrontare questo affascinante percorso tracciato da Daniele del Veloclub Sestese, una Gravel che ha tutto il fascino di una sfida di spessore per tre appassionati della ghiaia non ossessionati né dal tempo, né dalle classifiche. Forse anche per questo che abbiamo deciso di percorrerla per conto nostro, in un giorno qualunque della settimana, lontani dall’ufficialità della gara del prossimo giugno, tante soste, tante foto, e pause ristoro anche seduti ad un tavolo di Trattoria, perché no?!

L’appuntamento è nella piazza di Sesto Calende, partenza ed arrivo del tracciato. Prima però di iniziare a pedalare, entriamo nel Bar Roma per un caffè e per chiedere informazioni sul Veloclub. Scopriamo che proprio Daniele, l’organizzatore delle Gravel, gestisce un negozio di ottica proprio lì a fianco. Pochi istanti ed appena ci vede capisce al volo chi siamo e quali sono le nostre intenzioni, la sua espressione è lo specchio di quello che in quel momento gli sta’ passando per la mente… Perché non siete venuti di Lunedì, il mio giorno di chiusura!

– Ciao Daniele! mi chiamo Massimo ed in compagnia dei miei soci d’avventura, vorremmo ricalcare questa Gravel che hai disegnato sulle sponde del Ticino.

Confermata la sua sensazione, reagisce con un mix di orgoglio, incontrare dei fan della sua Gravel, ed invidia, non potendosi aggregare al nostro gruppo. Rassegnato ci regala preziosi consigli su alcuni passaggi critici, rassicurandoci comunque che con la traccia GPS e Roadbook, presenti entrambi sulle nostre bici, è quasi impossibile perdersi sul tracciato da lui ideato.

Bene… è ora di andare! Salutiamo Daniele, con la promessa di rivederci al nostro rientro, e partiamo seguendo i primi appunti riportati sul Roadbook. Abbiamo tutto quello che serve, ora si pedala, null’altro.

Il percorso nella prima fase prevede di circumpedalare il Lago di Comabbio, scollinare il GPM del Cuirone, e ritornare nell’abitato di Sesto. La seconda parte ci porterà da Sesto Calende giù sino a Turbigo, rimanendo la maggior parte del tempo a fianco del Grande Fiume o sulle sponde dei canali Villoresi e Naviglio Grande. Terzo ed ultimo tratto da Turbigo il rientro verso Sesto percorrendo però il lato occidentale del Fiume, la sponda piemontese. Un totale di 110k scarsi con quasi 1000mds, non male!

Usciamo quasi subito dal traffico del mattino risalendo la strada che ci porta prima a Mercallo e poi a Comabbio, sul lato ovest del lago. Da qui ci si infila sulla ciclabile che costeggia il lago sino a superare l’abitato di Varano Borghi. Sono quindici chilometri di piacevoli sali/scendi, con asfalto ma anche tratti di sterrato che aiutano a prendere confidenza con la bici. L’unico passaggio delicato, segnalato anche dal roadbook, è la passarella in legno sul lago, sono 200 metri molto suggestivi ma se affrontati in giornate piovose o con il fondo bagnato, potrebbero trasformare una piacevole gita in una brutta esperienza al Pronto Soccorso. Fortunatamente oggi il passaggio è completamente asciutto, quindi un non problema per noi.

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Una volta chiuso il giro del lago, sostiamo un paio di minuti per aggiornarci con il Roadbook, siamo ai piedi di quello che viene chiamata la “Cima coppi della Gravel” … iniziano i c…zi..

Non è corretto in questi casi considerarla alla stregua delle salite su asfalto, qui le cose sono leggermente differenti, soprattutto per le gambe! Nel dettaglio ci troviamo davanti ad una salita di un paio di chilometri con pendenze massime del 5-6%. Se non fosse per il fondo, verrebbe paragonata a qualcosa di più che un cavalcavia… ma è proprio il fondo a fare la differenza… ciottolato, ghiaia, solchi sul piano stradale, obbligano continuamente a cambiare traiettoria ed a spingere di più rispetto all’asfalto. Tradotto in soldoni, si potrebbe dire che una pari affrontata con il corsa su manto asfaltato si attesterebbe tra il 7 e 8% con lunghezza anche superiore a questa… giusto per avere dei termini di paragone.
Lo stesso discorso andrebbe fatto per i tratti in pianura, su asfalto senza pedalare si avanza comunque, in gravel no, se smetti di pedalare, o meglio di ruzzare, ti fermi, punto!

Pur con tutte queste premesse la salita bisogna affrontarla, quindi mettiamo da parte le pippe mentali ed iniziamo a pedalare, senza troppe scuse…. Ognuno per la sua strada, ognuno col suo ritmo, recuperiamo finalmente il GPM, e come impone il Roadbook, facciamo la foto per certificarne il passaggio, nel più classico dei regolamenti Randonnée anche se siamo in Gravel.

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Due battute e riprendiamo subito la via per ridiscendere su Sesto raggiungendo così la ciclabile sul fianco del Ticino. Come descritto prima, qui parte il secondo tratto, quello che ci porterà sino a Turbigo. I primi chilometri sono degli interminabili drittoni su asfalto che mettono a dura prova più la tenuta mentale che le gambe…. Speriamo che finiscano presto…

???????????????????????????????Dieci chilometri di purgatorio per poi essere premiati da una delle più belle viste che questa Gravel regala ai suoi seguaci. Davanti a noi si presenta una grossa diga con enormi chiuse che sanciscono la nascita di due grandi canali artificiali lombardi, il Canale Villoresi ed il Naviglio Grande. Il primo è già stato nostro compagno di viaggio nelle trasferte da Muggiò sino al fiume Adda, mentre il secondo è storicamente legato al comune di Tornavento come luogo da dove riceve le acque dal Ticino, ma che a mio modo di vedere, analizzando anche la carta geografica, è da queste chiuse che nasce veramente il Canale, anche se per altri sette chilometri rimane affiancato al Ticino sino alla deviazione definitiva verso la città di Milano.

A parte queste interpretazioni personali su dove e come nascono i canali, non c’è alcun dubbio invece che queste chiuse sono anche il punto di partenza del tratto in assoluto più spettacolare di questa Gravel. Grazie alla conformazione dei canali artificiali, ci troviamo a pedalare su una piccola striscia di terra emersa tra le grandi correnti d’acqua che su entrambi i lati ci accompagnano per diversi chilometri. È un passaggio mistico, che ripaga, almeno a me, della fatica fatta sino ad ora, e che mi ricarica di entusiasmo per spingere e soffrire per il  resto del giro, anche quando non sarà più al nostro fianco.

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Come da tradizione, non passa molto e la prima foratura arriva puntuale, questa volta tocca a Franco. Nella pausa per il cambio di budello, decidiamo di fissare come punto ristoro Turbigo, un meritato break a metà dell’opera.

IMG_4170Gonfiata la gomma, e rimontata la ruota sulla bici, risaliamo in sella, pedalando questi ultimi chilometri prima di Turbigo in totale relax, la traccia è facile, bisogna rimanere costantemente a fianco del Fiume su strada bianca con ampi spazi ed assenza totale di passaggi tecnici, l’ideale per godersi un po’ più il paesaggio che ci circonda.

All’una scarsa arriviamo al secondo punto di controllo che il Roadbook richiede come certificazione del passaggio, il ponte in cemento bianco di Turbigo. Prima però di fare le foto, ci mettiamo alla caccia di un posto dove magiare qualcosa, anche di caldo, perché no. L’idea di fermarsi ad un bar per sfamarsi con barrette, snack o merendine non viene nemmeno presa in considerazione, oggi ci meritiamo una trattoria, e magari anche un buon bicchiere di vino.

La ricerca dura qualche minuto, fino a quando incontriamo un passante che ci indica dove mangiar bene spendendo poco, all’Hosteria dei Cavalieri, qualche centinaio di metri avanti noi. Lasciamo le biciclette nel cortile interno e ci sediamo al tavolo per una bella mangiata. Il menù parla chiaro, e noi non ci tiriamo indietro, Tonnarelli Cacio e Pepe accompagnati da birra e vino rosso, crepi l’avarizia!

IMG_4179La proprietaria del ristorante capisce che siamo carenti di carboidrati, porzioni abbondanti di spaghetti, un buon calice di vino e dell’ottima musica di Gianni Morandi dei tempi d’oro, sono il massimo che si può desiderare in una giornata come questa. Chiudiamo il pranzo con il dolce e caffè, giusto per non lasciar nulla al caso.

Il tempo passa e dopo aver pagato e salutato i gestori ci accorgiamo che forse è il caso di spingere sull’acceleratore per evitare di arrivare a Sesto dopo l’imbrunire… fortuna che avevamo ipotizzato massimo cinque ore all-in per chiudere questa Gravel!

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3132800-24Recuperiamo il ponte bianco, foto come richiesto, riprendiamo a seguire la traccia del GPS. Questa terza parte si sviluppa tutta sul lato piemontese, su strade sterrate immerse nel sottobosco del parco del Ticino, spesso a vista del fiume, a volte più vicine ai campi coltivati che delimitano questa striscia di terra ancora salva della cementificazione selvaggia … speriamo che rimanga così ancora per parecchio tempo…

???????????????????????????????Siamo a meno 45k al traguardo, le gambe cominciano a farsi sentire e la digestione non ci da certo una mano per ottimizzare le energie nella pedalata… ma vuoi mettere?!? Si aspetta che passi e poi ricominceremo a spingere seriamente sui pedali, che problema c’è?! nel frattempo, ad andatura turistica, guardiamoci in giro…

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Pit-stop ad un chiosco affacciato sul Ticino, riprendiamo la strada per recuperare il penultimo punto di controllo del brevetto Gravel, controllo che consiste in un’autoscatto in prossimità di un ponte su un canale artificiale che passa a nord del comune di Oleggio. In memoria della nostra pedalata sul letto del Villoresi nel novembre scorso, Giovanni si infila nel canale pedalandoci da vero Eroe! Attenzione che il fondo è viscido, poi ti cappotti e ti bagni come un pirlone!! Nulla accade fortunatamente per Lui…

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Ripresa la retta via, abbiamo davanti ancora l’ultima asperità prima di poter cantare vittoria a Sesto Calende, una salita breve ma cattiva, soprattutto a quest’ora del giorno (e dei km). Senza alcuna remora per lo stile, superiamo questo ultimo ostacolo e ci lasciamo andare, ormai appagati, negli ultimi chilometri sulla ciclabile asfaltata al fianco del Ticino. Ultima foto di controllo e possiamo attraversare il ponte di ferro che ci porta fin dentro la Città dove finalmente tagliamo il traguardo nella piazzetta di via Roma.

???????????????????????????????Un totale di 110k, quasi 1000msd, 5 ore e mezza pedalate e forse troppe nel complesso, ma questo è quello che ci piace, Gravel di Sesto Calende battezzata e brevettata!

Ad attenderci troviamo Daniele, a cui facciamo subito i complimenti per il tracciato, per la precisione del RoadBook, e per aver messo a disposizione degli appassionati un bel prodotto chiamato “GravelRace di Sesto Calende”.

???????????????????????????????Sono quasi le sei del pomeriggio, fortuna che per le tre e mezza tutto doveva finire…. Carichiamo in auto le bici, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima, non sarà una Gravel, ma sarà una miniRando per le strade del Ticino… Cantone!

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19 Febbraio ’15 – Mud Murder

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Tracciare una Gravel in Brianza non è così semplice.

Dopo la bellissima esperienza vissuta con Giovanni nel Novembre scorso durante la ricognizione per una prima bozza del tracciato che aveva come scopo solcare i fiumi/canali presenti nella mia zona, la ricerca di un’alternativa, o meglio, il recupero di altri segmenti da inserire poi nel progetto Gravel in #Brianzalandia, mi ha spinto a scovare sentieri e strade bianche anche nella parte più occidentale della Brianza e nel cuore della Valle del Curone.
Una prima idea me l’ero già fatta con Franco un paio di domeniche fa quando, con la scusa di battezzare la sua nuova bici da Gravel, abbiamo percorso in parte la traccia che costeggia il Lambro arrivando a Triuggio, dove abbiamo sostato per un caffè e da dove siamo rientrati verso casa.

Con queste premesse, e con uno studio al computer delle varie mappe e tracce lasciate dai vari Bikers nei vari forum, ho disegnato un nuovo giro che ha appunto lo scopo di essere complementare al percorso fatto con Giovanni.
Ne Franco ne Giovanni presenti, sarò solo, quindi abbondiamo di camere d’aria e cautela, anche se in linea d’aria mi troverò sempre vicino a strade asfaltate e paesi, è imperativo evitare il più possibile di rimanere bloccati senza poter chiedere aiuto, soprattutto se ci si trova su sentieri poco battuti dalla popolazione.

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Alle 7:15 accendo il Garmin e parto. Il primo tratto è ormai un classico, campi, ciclabili e Villoresi da Muggiò. Arrivato a Monza entro nel Parco e come fatto con Franco, seguo il sentiero accanto al Lambro sino alla Porta di San Giorgio. Il cielo è sereno, i colori sono sempre più primaverili ma la temperatura, almeno per questo inizio mattina, è forse di un paio di gradi sotto il mio ideale. A Canonica devio per Macherio sapendo che la ciclabile è interrotta per una frana, recuperando il sentiero appena prima di arrivare a Ponte di Triuggio. Da qui inizia il tratto per me inedito, infatti da subito ci metto qualche minuto per recuperare la retta via, anche se aiutato dalla traccia Gps fatico a trovare il collegamento per le Grotte di Re Aldino. Le prime avvisaglie di un fango che per tutta la giornata non mi darà tregua, e la più classica delle forature, mi danno il benvenuto nella valle del Lambro.

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Poco male, si cambia il budello e di riparte, dai che oggi mi diverto!

Subito dopo le Grotte mi trovo i primi lavori di rifacimento dell’argine, mi infilo nel cantiere, ancora deserto, scavalco qualche detrito, e senza troppa fatica riesco ad uscirne per riprendere a pedalare.
Per ora il percorso è più che adatto come segmento di una Gravel, niente salita, fondo facile, e totale assenza di tratti tecnici che possano mettere in difficoltà una ciclocross.

Tra tratti in asfalto ma molti di più in sterrato, dalle Grotte raggiungo prima Agliate e poi Briosco. Qui per forza di cose si sale per una mulattiera, abbastanza impegnativa, ma che bisogna affrontare se si vuole raggiungere la statale che porta a Peregallo per rituffarsi di nuovo nella ciclabile del Lambro. Fornaci, Tremolada, Gaggio sino a raggiungere il Ristorante “Il Corazziere” nel comune di Baggero.

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Questo primo traguardo sancisce anche la fine del tratto “A” della Gravel di oggi. Se escludiamo alcune deviazioni dovute ai lavori in corso, se ottimizziamo il tracciato eliminando tratti di sterrato “inutili” a favore di vie asfaltate più dirette, posso tranquillamente dire che questi primi 50 km posso tranquillamente entrare nel progetto finale.

A questo punto però, termina l’aiuto del Gps e si passa alla buona vecchia cartina con segnati i miei appunti in pennarello. Questo secondo segmento ha l’obbiettivo di raccordare il “Corazziere” a Sirtori, senza che questo sia però puro trasferimento. Con questo spirito ho scovato sentieri dalle cartine scaricate da internet, ma non conoscendo affatto la zona, il rischio potrebbe essere quello di infilarsi in sottoboschi affascinati se calpestati alla ricerca di funghi o castagne, ma assolutamente snervanti se pedalati su una Ciclocross, vedremo…
Così poi è accaduto, più di una volta sono costretto a scendere dalla bici e trascinarmi fuori dal settore perché impossibilitato a proseguire, vuoi per un fondo troppo sconnesso, vuoi per pendenze impossibili da affrontare in sella.

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Un po’ sconsolato raggiungo Sirtori e qui mi fermo per un veloce ristoro al Bar del paese, siamo a 60 chilometri già pedalati, e camminati, mi sembra sacrosanta una pausa!

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Da Sirtori, senza troppa difficoltà, dovrei arrivare a Perego, dove mi butterò all’interno del Parco di Montevecchia e Curone.

Panino, acqua, caffè e si risale in bici. Appena fuori Sirtori, a Ceregallo per l’esattezza, mi infilo nel bosco con l’intenzione di raggiungere l’abitato di Bagaggera, nel cuore di Montevecchia, senza essere costretto a salire in cima al Lissolo. Bastano pochi metri per maledire la brillante idea… La traccia a terra è pressoché assente, i troppi tronchi caduti mi bloccano l’avanzata, è più il tempo che striscio a terra trascinando la bici che quello che ci pedalo sopra…. Speriamo finisca presto.

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Alla vista dell’asfalto tiro un sospiro di sollievo, meno male…. Via subito direzione Crescenzaga-Cereda.

Anche qui mi trovo qualche strappetto di troppo, ma visto che sono su asfalto, almeno pedalo…

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Tra brevi tratti in sentiero e le piacevoli strade nel Parco di Montevecchia, arrivo a Bagaggera dove mi aspetta un lungo tratto in off-road che finirà sul fianco sud-est del Parco, vicino alla frazione di Quattro Strade.

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Man mano che avanzo aumentano sempre più le difficoltà, dalla partenza ho affrontato piacevoli sentieri, poi cantieri, boscaglie fitte ed inospitali, ma ora sono davanti al più temibile degli ostacoli, il fango…

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Da subito, appena lascio la strada da Bagaggera, devo ruzzare nei solchi lasciati dai trattori che prima di me hanno percorso questo segmento che porta giù sino alle rive del Torrente Curone. Tra ponti di fortuna, guadi non troppo profondi, riesco con gran fatica ad avanzare senza mai dover mettere piede a terra. La bici si appesantisce, le ruote sono frenate dalla quantità impressionante di fango che si incastra tra gomma e telaio, ma tutto sommato guadagno terreno sino a raggiungere così il ciglio della provinciale che delimita questo secondo tratto della Gravel.

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Inizio ad essere un po’ stanco, siamo a 72k dalla partenza, e le soste per prendere fiato sono sempre più frequenti. Dai che manca l’ultimo pezzo poi avrò finito…

Il settore che mi attende è stato recuperato da una traccia lasciata da un bikers su un forum per MTB, non ho idea della difficoltà, ne tantomeno se ci saranno strappi o muri da affrontare… che serve saperlo prima, sono qui per penare, peniamo!

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Escludendo veri e propri muri, escludendo segmenti scavati dagli artigli dei trattori, escludendo anche tratti su campi agricoli dove era facilissimo sprofondare con le ruote, la cosa che mi ha letteralmente ammazzato è stato il fango. Tanto, ovunque, e soprattutto del tipo peggiore, argilloso e pesante che trasforma la tua bici in un macinio! Da Valaperta a Camparada l’apoteosi del Calvario, 5 chilometri impossibili, anche per una mountain-bike, figuriamoci per una ciclocross…

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Devastato ma soddisfatto, ho atteso qualche minuto per recuperare gli ultimi grammi di energia per pedalare sino a Cusano. Ultimi chilometri in totale relax, attraversamento del Parco di Monza, poi Villoresi e casa, con totale di 106 chilometri di cui solo un 20% in asfalto, 1300 mds scarsi (poco Gravel frendly) e calorie bruciate a vagonate!! Meglio che metta qualcosa sotto i denti appena arrivo a casa….

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La missione di oggi era scovare tracce per arricchire il mio bagaglio di percorsi per poter poi disegnare la più bella Gravel che un territorio come la Brianza possa offrire. Ci sono ancora alcuni passaggi che richiedono un’ulteriore analisi, ma tutto sommato, con quello che ho immagazzinato in queste uscite, azzardare un percorso definitivo da regalare agli amanti del Ciclocross da lunga distanza è realizzabile.

Nel frattempo concentriamoci sul prossimo impegno in Gravel, la LodiLeccoLodi del prossimo 11 Aprile, il giorno prima della grande Classica ParigiRoubaix… non a caso…

Mentre per la strada, domenica sereno o brutto tempo?

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1 Febbraio ’15 – Half Gravel in #Brianzalandia

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L’epidemia è ormai incontrollabile… un altro adepto si è aggiunto al Club dei Cavalieri artigliati.

Franco ha finalmente fatto il grande passo acquistando per se un gran bel “cavallo” della Cube.
Si tratta chiaramente di una Ciclocross, già Shimano 105 a 11spd, un bel set di ruote Fulcrum, il tutto montato su un telaio in alluminio che garantisce sì leggerezza ma soprattutto affidabilità. Predisposizioni per portapacchi e parafanghi aiutano ad affrontare l’eventuale utilizzo cicloturistico. Colore nero, gomme tassellate, è pronta per una Gravel-test vicino casa.

Ci diamo appuntamento non troppo presto, per fare off-road abbiamo bisogno di luce, alle 7:15  è il momento ideale per partire da casa, pedalando su asfalto i primi minuti, la prima luce del giorno avrà tutto il tempo per eliminare le ultime ombre della notte.
Il percorso è abbastanza semplice, si ricalca il tracciato che da Cusano porta al Parco di Monza sulla ciclabile del Villoresi. Attraversato il Parco affiancheremo il Lambro sino a Triuggio per poi rientrare verso casa seguendo la stessa via.

Come mi è già capitato di dire, il bello dell’off-road è la possibilità di entrare subito in azione, basta un sentiero, un campo agricolo dietro casa, ed è subito Gravel!
Per i primi 5 chilometri ricalchiamo le orme della Gravel in #Brianzalandia disputata di novembre, il terreno è ghiacciato, ma sono i tratti della ciclabile che pretendono più attenzione per il rischio di scivolare.

Arrivati alle porte del Parco di Monza entriamo pedalando il più possibile su terra, anche se a pochi centimetri abbiamo il grande viale che taglia in due il Parco, perché non ruzzare sulla ghiaia!

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Una volta raggiunto il Lambro, seguiamo le tracce che altri Bikers hanno lasciato prima di noi su un divertente sentiero ai margini del Fiume,  sentiero che ci porta sino all’uscita dalle mura vicino al tracciato dell’Autodromo.

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Da qui, risalendo tutto il perimetro del Parco verso nord, riprendiamo la ciclabile che affianca il Lambro, ma alle porte di Canonica, causa un cedimento dell’argine, siamo costretti a deviare su asfalto per raggiungere Triuggio. Qui pausa Caffè.

Allora, che ne pensi del mezzo nuovo? Ti garba il Gravel?

È forse presto per dare una risposta, aspetta di pedalare su qualcosa di più bello ma soprattutto di più lungo… poi mi dirai..

Riprendiamo le bici e recuperiamo il tracciato sul Lambro da Ponte di Triuggio, in direzione Macherio-Lesmo. Questa parte è in ombra, infatti si pedala prevalentemente su neve caduta qualche giorno fa. Le bici non fanno scherzi sulla presa a terra, anzi, sembrano più ancorate qui che sui tratti di ciclabile dell’andata.

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Dopo esserci persi un paio di volte, aver seguito sentieri senza uscita, ritroviamo l’orientamento per rientrare nel Parco di Monza. Siamo in leggero ritardo, per i miei canoni ovviamente, avrei voluto chiudere  per le 9:30 massimo. Spingo sui pedali raggiungendo velocità del tutto simili ad un strada, anche se tassellato, la scorrevolezza del CX è impressionante. Tratto a fianco del Villoresi, ultimi sterrati vicino a casa, e con 50 chilometri abbondanti  chiudiamo questa Half Gravel in Brianzalandia.

Bel giro, il tratto che costeggia il Lambro fino a Triuggio, ma ipotizzo anche oltre sino a raggiungere Fornaci e lago di Alserio, sarà per forza di cose presente nelle altre uscite che organizzerò per il Ciclocross, è ideale per eliminare più asfalto possibile nei segmenti di trasferimento, non a caso, era previsto come ultima “Gamba” nel progetto originario della DDTR, evitato poi per “fuori-tempo massimo” nell’uscita con Giovanni nell’autunno scorso.

Per Franco invece, spero che questa prima esperienza sia stata positiva, anche se misera, avrà modo di rifarsi con i prossimi appuntamenti, la nostra DDTR di primavera, la Sesto-Turbigo-Sesto di giugno e perché no, qualcos’altro che sicuramente salterà fuori.

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25 Gennaio ’15 – RandoMerla, la carica dei Mille

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È solo la terza edizione, ma vedere alla partenza quasi Mille ciclisti è un successo che nemmeno il più ottimista degli organizzatori poteva immaginare… beh, l’unico che forse lo aveva previsto era Fermo… come al solito…

Squadra vincente non si cambia, due percorsi strada, uno da 70k uno da 110k e l’alternativa da 65k per Mtb, tutti percorsi che risalgono la valle dell’Olona sino ad arrivare al Lago di Varese e ridiscendono poi su Nerviano.

Quest’anno avrei voluto seguite i Bikers dalle ruote grasse con il mio CAADX, ma poi ho preferito ripiegare sulla strada per rimanere in compagnia degli amici di pedale. Si affronterà il corto, 70 chilometri, con il trasferimento da casa in bici saranno alla fine ben oltre i 100k, non male all’ultima di gennaio.

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Arrivato a Nerviano incontro gli amici della SAV95 e Nervianese già schierati per gestire la baraonda di ciclisti che arriveranno da li a pochi minuti per l’iscrizione alla pedalata della Merla, ormai sono abituati a gestire i grandi numeri, ancora una volta Nerviano è capitale della Bicicletta, capitale dei Randonneur.

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Due chiacchiere, un caffè e ci schieriamo dietro ad una Babele di colori di centinaia di ciclisti già pronti per partire in direzione Lago di Varese. Una volta registrata la partenza con il badge magnetico, iniziamo a pedalare cercando nel limite del possibile di non entrare nei grossi grupponi che per forza di cose si formano nei primi chilometri. La giornata è stupenda, il cielo è sereno,  la temperatura è gradevole ma questo forte vento contro trasforma tutto il tratto verso Varese in una lunga ed interminabile salita. Bisogna “menare” per mantenere una andatura decente, appena ci si espone al vento, si viene spinti indietro senza pietà, se poi ci aggiungiamo le numerose raffiche che non aiutano a rimanere in linea, questi primi 30 chilometri diventano qualcosa di più impegnativo che una semplice pedalata a fine Gennaio.

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Come da programma al bivio tra lungo e corto si devia per i 70, con questo vento poi, la decisione è ancora più facile. Controllo, caffè al Bar e si rientra quasi per la stessa strada. Spesso si dice che il ciclista ha sempre vento in faccia, non questa volta… senza spingere si viaggia ben oltre i 30 km/h, se poi si ruzza giusto un pelo, beh, diventare fenomeni è alla portata di tutti, soprattutto alla mia!!

Ci si sgrana, ci si perde di vista, ma alla fine arriviamo tutti sani a Nerviano. Tradizionale piatto di Polenta e Bruscitt o Polenta e Zola, tutti i partecipanti vengono premiati in egual misura, questa è la formula Rando, tutti ultimi senza una classifica.

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Ringrazio gli organizzatori, saluto gli amici d’avventura, e riprendo la bici per i miei ultimi 20 chilometri verso casa. Dimenticavo, oggi ho pedalato sulla Giro d’Italia, vent’anni e non sentirli, uno spettacolo di bici di pura materia metallica!

Alla prossima RandoMerla

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13 Gennaio ’15 – Frontaliers

L’ho già detto più di una volta, ma a volte un giro pensato all’ultimo momento risulta essere più bello di alcuni programmati da giorni se non da settimane.

In programma avevamo, io e Giovanni, la GravelRace di Sesto Calende – edizione invernale, che ricalcava il tracciato ideato dai ragazzi del VeloClubSesto, pista sterrata che collega Sesto Calende a Turbigo e Turbigo a Sesto Calende, seguendo ghiaioni e mulattiere sul fianco del Ticino, poco asfalto ma tanta terra, come una Gravel impone.
Per un  impegno dell’ultimo momento però abbiamo dovuto ripiegare, anche se il termine non è del tutto corretto, in un’uscita che si chiudesse prima delle 14:00.
Dopo un veloce scambio di opinioni con Giovanni, ho accettato più che volentieri di essere ospite pedalante sulle strade vicino a casa Sua, sulle strade del Cantone Ticino.

Ci diamo appuntamento per le 7:30 a Mendrisio, si lascerà l’auto fuori il centro abitato e si inizierà a pedalare nelle Sue zone. A dir la verità mi aveva descritto a grandi linee il percorso che voleva fare, ma trattandosi di strade del tutto nuove per me, poco importava entrare nel dettaglio del tracciato.
Ci troviamo al punto di partenza, prepariamo le bici, ci beviamo un caffè, e partiamo subito per raggiungere la prima salita.

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Attraversando Mendrisio puntiamo in direzione Castel San Pietro. L’idea di Giovanni è circumnavigare il Monte Generoso, espatriando in terra Italica attraverso un piccolo sentiero che collega Scudellate, ultimo avamposto svizzero, con Erbonne, primo avamposto italiano. Oggi si farà del Trekking… figo!

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La salita che si presenta davanti alle nostre ruote è poco impegnativa, non supera mai il 5-6% di pendenza. Questo facilita molto il nostro sforzo, lasciandoci la possibilità di godere del panorama e scambiare due parole tra soci di cordata. Continui falsipiani intervallati da brevi salite sono il motivo costante della salita sino ai piedi di Scudellate dove, per raggiungere il Borgo di confine, bisognerà affrontare gli ultimi 3k con pendenze assai più importanti. Ultimi metri dopo aver pedalato sui 16 chilometri di salita da Mendrisio.

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Qui entriamo in un piccolo ma carino Bar per bere qualcosa, sono seduti due uomini, una donna, ed il gestore dietro al banco. Vedendo il nostro abbigliamento sono curiosi di sapere da dove arriviamo, e una volta soddisfatta la loro curiosità, si apre una piacevole discussione sugli aiuti che certi ciclisti adoperano per superare i limiti che Madre Natura gli ha imposto… non credo che l’argomento sia partito perché abbiano visto in noi ciclisti dopati, credo piuttosto che l’argomento era pronto da tempo, ma serviva un buon motivo per aprirlo… mi chiedo cosa sarebbe successo se invece di due pisquani come noi, si fosse fermata una banda di motociscisti tutto cuoio e cromatura…. quale mai sarebbe stato l’argomento davanti ai Bikers?!

A parte gli scherzi, salutiamo la compagnia e ci dirigiamo verso lo sconfinamento in perfetto stile spallone, verso l’Italia. Sono 400mt di sentiero che collega questo simpatico Borgo svizzero all’abitato di Erbonne in terra italiana.

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Per i primi metri riusciamo anche a stare in sella, ma poi siamo costretti a portarci la bici in spalla per evitare di volare giù dal costone…. era meglio indossare scarpe da MTB piuttosto che Sidi con attacco Look, ma a quel punto non sarebbe stato divertente uguale!

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Col passo goffo di due Orsi zoppi, riusciamo bene o male a raggiungere il ponticello che delimita il Confine di Stato, niente dogane, niente controlli, il solo ponticello come passaggio tra i due Stati.

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Recuperato l’amato asfalto, vale per oggi, si risale in bici e si recupera il cuore della Valle d’Intelvi, San Fedele. Qui risaliamo in parte la valle per puntare poi alla seconda salita di giornata, Sighignola, conosciuta anche come il Balcone d’Italia per la sua posizione dominante sull’intera valle del Lago di Lugano. La salita parte dal comune di Lanzo d’Intelvi, sono 6k con pendenze mai impossibili, gli interminabili rettilinei la rendono ostica più alla mente che alle gambe. Saliamo senza fretta, ogni tanto ci fermiamo a fare qualche foto, e quasi senza accorgercene raggiungiamo il terrapieno che sancisce il GPM della Sighignola. Peccato per il tempo, se solo fossimo saliti 24 ore prima… poco possiamo fare e con una luce che non aiuta la fotografia, immortaliamo con qualche scatto la nostra conquista.

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Ora ci attende la lunga discesa prima verso Arogno e poi su Mendrisio. Giovanni scende a razzo, abituato a pedalare con MTB e Gravel su strade anche più rovinate, io invece devo litigare con questi freni che ancora una volta mi lasciano perplesso… monto dei Campagnolo Skeleton Record, il top di gamma ancora oggi, ma ogni volta che affronto discese che pretendono frenate decise, ho la sensazione di avere a disposizioni dei freni ad archetto Universal degli anni ’70… la frenata è “gommosa” e più di una volta mi trovo quasi a fondo corsa con la convinzione che la pressione sulle leve venga dissipata o dalle guaine o dalla deformazione dei leveraggi degli Skeleton. E’ forse il caso di confrontarmi con l’amico fidato Gianni per capire meglio dove sia il difetto.

Superata senza rischio l’ennesima serie di curve, recuperiamo la via per ridiscendere il Valico della Val Mara. Questo valico fu teatro nella primavera scorsa della splendida Randonnée dello Spallone pedalata in compagnia di Franco, allora affrontata in salita, oggi, fortunatamente, doppiata in discesa. Fortunatamente fino ad un certo punto, visto che arrivati sul “precipizio” dei malefici tornanti del valico, mi convinco immediatamente che incutono molta più paura ammirati dall’alto che temuti dal basso. Sono vere e proprie rampe, impiccate tra questi sei tornanti che non lasciano spazio a nulla, ne al respiro, ne all’errore. Visto il feeling con i freni, scendo il più cauto possibile, manca poco al fine giro, non vorrei mai…

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Rientrati ufficialmente in terra svizzera, affrontiamo gli ultimi chilometri di discesa per recuperare la strada principale del fondovalle. Sprint tra Melano e Mendrisio, chiudiamo il giro con 65k e 1550 mds, non male!
Scesi da sella, si smontano le bici e si caricano in l’auto, ci salutiamo e con un caloroso abbraccio ringrazio l’amico d’avventura Giovanni. Si rientra verso casa soddisfatti per un bel giro in bicicletta in questo giorno uggioso di gennaio.

Ticino arrivederci, ti prometto che la prossima primavera sarò qui di nuovo a pedalare per le tue strade, non so ancora se sulle tracce della “Spallone” o su qualcos’altro …. vedremo cosa ci inventeremo.

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