De Rosa Giro d’Italia

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La mia “carriera” iniziò quando in 4a elementare mio Padre mi regalò una Lupo (Umberto “Lupo” Mascheroni – uno dei tanti allievi di Faliero Masi) telaio da corsa di colore azzurro, montata Campagnolo con tubolari e pedali a gabbiette come i veri ciclisti. Iniziò così, all’improvviso,  interrompendosi poi bruscamente con l’arrivo del primo motorino,  perché si sa, il motorino è più comodo e divertente … o no?!

Ripresi a pedalare all’età di ventidue anni (1994), in occasione di una breve vacanza in Val di Fassa, a Penia per l’esattezza, ed ospite di un amico, Davide per la precisione.
Scommisi con me stesso che sarei riuscito a scalare il Pordoi senza alcun allenamento e con una condizione fisica pessima, rilassato ed appesantito dalle numerose serate in alcool e fumo (la classica vita del ventenne di quel tempo).
Mi feci prestate la bici da mio padre, una Donati in acciaio montata Campagnolo con guarnitura 52/39 ed un 26 denti come pignone più leggero. Prima di partire però andai nell’allora negozio De Rosa, presente sulla provinciale che divide Cusano da Milanino, per comprarmi pantaloncini e scarpette da ciclista. Ricordo che in vetrina, nella piccola vetrina del negozio, era esposto un’esemplare di De Rosa Titanio montata al Top di Gamma, un colpo di fulmine che mi fece innamorare immediatamente di questa splendida “Creatura” dal colore unico e dalle forme perfette…

– Se conquisto il Pordoi senza metter giù piede, un giorno sarai mia!! Ricordo di aver pensato.

Chiesi anche il costo della Titanio, ovviamente proibitivo per il mio stipendio. Vabbè dissi, una cosa per volta.

Arrivammo a Penia il Venerdì sera, al mattino del Sabato breve riscaldamento nel fondovalle, cafferino e via! Su per i monti.
Non ricordo esattamente le sensazioni ed i pensieri che mi passarono per la testa durante quei 13 km del Pordoi, ricordo però che la mia condizione fisica era pietosa, l’armonia dei movimenti somigliava più ad un rantolo di animale agonizzante piuttosto che ad un volo dell’Airone (F.Coppi).. ma tutto sommato il mio piede era ancora lì, ben saldo al pedale, e non a terra…

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2 ore 35 minuti e spiccioli fu il mio tempo per conquistare il GPM! …Tanto?!?! Forse, ma la scommessa era stata vinta, il “Brevetto” per poter ritornare ad essere un corridore era stato convalidato!

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Ci misi mezz’oretta buona per recupere le normali funzioni neurologiche e  fisiche, ma ricordo come se fosse ieri immensa soddisfazione che mi inondò per aver conquistato la più celebre delle Cime Coppi !
La sofferenza durante l’ascesa, la solitudine nello sforzo, ma soprattutto la sensazione di libertà, risvegliarono all’improvviso il mio amore per la bicicletta. Tornati a casa, mi misi alla ricerca di un “cancello” per ricominciare a pedalare.

Trovai una vecchia bici da corsa della mia misura, la feci riverniciare, di giallo, ci feci montare gruppo e ruote di buona qualità e ripresi con le uscite domenicali. Fu dura all’inizio, la compagnia, arzilli pensionati ultra sessantenni, mi umiliavano su ogni cavalcavia, e raramente, se non mai, riuscivo ad affacciarmi in testa al gruppo per poter contribuire all’andatura del plotone, insomma, ero il perfetto “ciuccia—ruote”!
Col tempo aggiornai i componenti della bici arrivando al punto di aver speso più soldi nel trasformare un cancello in bici da corsa, piuttosto che acquistare da subito una seria bici da corsa.
Anche le mie performance migliorarono sensibilmente, piccoli sacrifici nella vita notturna, almeno sul fine settimana, mi aiutarono ad essere più fresco e riposato per le levatacce domenicali.

Tutto questo per un anno circa, finché non decisi di farmi una vera bici da corsa.
Ai tempi andavano di moda le Coppi, le Pinarello, le Bianchi etc..  ma aimè la mia testa sapeva già dove andare a sbattere!
Mi presentai con mio Padre in Ditta De Rosa, per chiedere informazioni sui loro telai, ma anche per ordinarne uno per me. Dopo una breve chiacchierata con il Signor Ugo ed il figlio Cristiano, iniziarono le misurazioni. Lo strumento più strano che mi fecero usare fu un bastone di scopa con legata sopra una livella da cantiere – infila in mezzo alle gambe e tira forte verso l’alto!! Mi ordinò De Rosa. Serviva per la misurazione del cavallo.
Spalle, braccia, tronco ed altezza, furono prese ed inserite in una scheda tecnica per lo sviluppo del telaio su misura.
Nel  1995 la gamma De Rosa era concentrata fondamentalmente sull’acciaio, le tubazioni, tutte Columbus, erano scelte a seconda del modello di telaio che si andava a produrre, al tipo di saldature, ed in parte anche alle misure che il telaio doveva rispettare. A catalogo trovavi anche il Titanio, ma come detto prima, una cosa alla volta…
Il modello scelto fu il “Giro d’Italia” con tubazioni Columbus EL con forcella cromata unicrown, su mia esplicita richiesta con saldature a Tig, per somigliare il più possibile alla versione in Titanio e, chiaramente, il colore sarebbe stato un grigio il più possibile vicino alla tonalità del Titanio. Anche le scritte furono scelte le stesse adottate per la versione Titanio, tutto doveva assomigliare alla Top, ma non al Top per il prezzo!!!!
60 giorni d’attesa ed il telaio sarebbe stato pronto.

I due mesi passarono in fretta, quando ritirai il telaio controllai immediatamente che colore, saldature e decalco fossero corretti, mi feci regalare una borraccia ed andai subito dal mio meccanico a farlo montare.
All’inizio dovetti scegliere la strada del “trapianto” del Gruppo dal vecchio cancello al nuovo telaio, i soldi erano già finiti solo per il De Rosa, Un Milione e Seicentomila Lire, ricordo ancora il prezzo.
Subì moltissimi mutamenti durante la sua carriera, gruppo nuovo, le prime ruote ad alto profilo della Mavic, selle sempre più filanti, nastri a tonnellate a seconda del momento, fino a quando, nel 2004 mi feci corrompere dalla moda del Carbonio, acquistando sempre un De Rosa, ma stavolta stravagante sulla scelta, presi una Tango !! ma questa è un’altra storia….

Il “Giro” Rimase a dormire sino al 2006, quando decisi di partecipare per la prima volta a “l’Eroica” di Gaiole in Chianti. Recuperai un vecchio gruppo, manubrio e leve freno con fili esterni, pedali a gabbietta e mi presentai alla partenza del lungo, 210km con quasi 4.000 metri di dislivello. Chiusa in Quattrodici ore, in quell’occasione fui anche premiato come l’undicesimo “Eroico” da Brocci in persona facendo uno strappo al regolamento che ne prevedeva solo dieci. Il motivo?!?! 40 chilometri con la punta sella rivolta verso il Cielo, inchiodata ed ostinata a non piegarsi al mio volere….. un’esperienza “unica, mistica”, non aggiungo altro…

DSC00124Fu il ritorno al primo amore, non per la sella ma per l’acciaio (giusto per essere chiari), rientrato a casa mi sbarazzai della Tango, dedicandomi esclusivamente ai telai in “ferro”.

Nel 2008 la sua penultima trasformazione, obbiettivo Paris-Roubaix per cicloamatori.
Modificai la Giro d’Italia sostituendo la forcella con una a freni cantilever, montai una guarnitura da 180mm con 53/42 di platò, attacco manubrio e piega oversize con freni supplementari da ciclocross per i tratti in Pavé. Alla vista non sembrava una bici da corsa, ma più un carrarmato su due ruote, ma l’obbiettivo era il “Vélodrome de Roubaix”, tutto il resto non aveva importanza.
Mi aggregai ai ragazzi di BluFreccia, specializzati nel rastrellare i fanatici delle randonnee del grande Nord. Campo base a Compiegne, i BluFreccia ci avrebbero poi assistito nei punti di controllo e riportati all’albergo una volta raggiunta Roubaix. Fu un esperienza unica, vissuta sulla mia De Rosa poi…..
Non mi feci mancare il privilegio di pedalare su più settori di pavé con sella e canotto in tasca, la rottura del reggisella mi costrinse a togliere tutto e proseguire sino al successivo punto di controllo pedalando esclusivamente in piedi. Al check point trovai però un meccanico che per soli 10 denari (Euro) mi diede un canotto nuovo , con l’omaggio di un berretto della Caisse d’Epargne. Lo stesso aiuto in Italia mi sarebbe costato almeno cinque volte tanto… “Viva La France! Vivre l’enfer du Nord!”

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Piccola parentesi sulla chioma da Capo Indiano, il giorno prima decidemmo si pranzare al Buffalo Grill, steack house restaurant,  dove veniva regalato ai bambini la chioma da Toro Seduto. Beh, supplicammo la cameriera di regalarcene una, ma fui poi l’unico ad indossarla al via della PR.

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Fantastico fu sul settore del Carrefour de l’Arbre, nel raggiungere la famosa Locanda, il pubblico sui lati del pavé mi incitò con il più classico dei saluti indiani, O! O! O! O! O! O!
Mi incazzai non poco pensando che mi stessero prendendo in giro, solo al velodromo realizzai che il loro era un saluto in perfetto stile Sioux e non uno sfottò. Era evidente che le mie capacità mentali mi avevano temporaneamente abbandonato…

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Da allora, il mio “Giro” è rimasto appeso in un angolo della mia cantina, con la promessa che un giorno lo avrei riportato allo splendore che meritava.

Il giorno è arrivato, con l’occasione di mettere ordine nel caos del mio box, ho deciso di trasformare il “Giro” in un esemplare che unisse la tradizione dei telai De Rosa, con la modernità dei gruppi di oggi.
Il risultato è quanto si vede in foto, gruppo Campagnolo Record 10 spd, guarnitura Ultra-torque 53/39, attacco sella Record Carbon, coppia di ruote Mavic sup rosse su mozzi Record 32 fori.

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Non posso dire che sarà il mio muletto, sarebbe un offesa, diciamo che sarà la mia bicicletta 1.2, da usare in alternanza con la Titanio Ti2 …

La Titanio, sono passati quasi vent’anni da quel giorno sul Pordoi, ma fortunatamente è da qualche tempo che mi godo la libidine di pedalarci sopra !! promessa onorata.

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7 risposte a De Rosa Giro d’Italia

  1. Ciao! Apprezzo il blog che in alcune cose non é molto distante dal mio. Pure io pedalo ormai solo su acciaio e intendo procedere in tal senso. Abbiamo un amico comune in Fabiozen, mi pare di aver capito e ho visto che anche tu come Fabio organizzi una randonnee del Solstizio!

    • maxbigandrews ha detto:

      Ciao! grazie per l’apprezzamento. sono contento che anche tu sia un randagio che pedala su acciaio… stanno tornando tutti piano piano al “ferro” come lo chiamo io.
      Dire che la mia è una Randonnee è una bestemmia, diciamo che vuole essere un occasione per pedalare in una notte diversa dal solito. Se sei di queste parti ti aspetto, aggiornerò il programma tramite una pagina dedicata su Fb che aprirò a breve.
      a presto
      Max

      • Giovanni ha detto:

        Ciao Max,, ho avuto una carriera ciclistica simile, e come te sono stregato dalle De Rosa!
        C”è molta differenza a parità di componenti fra l’acciaio e il titanio in termini di confort , performance e peso?
        Finalmente mi comprerò una De Rosa e pensavo a un neo primato ma i. Tuo blog mi ha messo in testa il titanio che però è un po’ fuori portata per il costo….
        Grazie
        Giovanni

      • maxbigandrews ha detto:

        Ciao Giovanni, grazie per i complimenti. Chiedere consiglio ad uno che è meno stabile di un castello di carte è forse un suicidio! 😉 cmq, il Titanio ha un’influenza del tutto particolare nei miei confronti, quindi essere oggettivo non è nelle mie corde… Dal punto di vista confort dico soltanto che quando scendo dal titanio dopo parecchie ore, sono bello riposato, non di gambe, quasi ci fossi appena salito… Diciamo che lo scoglio vero è il costo, ma se ti metti a caccia di un usato, come faccio sempre io, potrai stare dentro budget accettabili… Vai a caccia! Bye Max

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