4 Gennaio ’15 – Che abbia inizio…

Chiuso come meglio non potevo il 2014, in questi primi giorni del 2015 mi sono concesso un paio di “scappatelle” per non dimenticare il piacere di prendere freddo!

il Due

A Capodanno era improponibile uscire, almeno una volta volevo alzarmi tardi… ma il due, giorno di permesso dal lavoro, non potevo sprecarlo senza una pedalata. L’idea era di fare visita al Santuario del Ghisallo, ma poi, con l’inaspettata partecipazione al giro da parte di Simone, Cusanese Doc e gran pedalatore, si è deciso di disegnare il giro strada facendo.

Ci diamo appuntamento per le 7:40 e partiamo subito verso nord. Era da tempo che dovevamo pedalare insieme, ma per vari motivi, soprattutto d’orario (Mio), non siamo mai riusciti ad organizzare nulla. Oggi finalmente  si esce, e potrò apprezzare di persona quanto sento dire su di Lui… “quando si mette davanti sembra un Treno delle Nord”.

Da subito il ritmo è leggermente più allegro rispetto a quello che imposto nelle mie uscite in solitaria, ma finché non ho problemi a stargli a ruota non vedo motivo di rallentarlo per adeguarsi al mio. Così, tra brevi tirate e sprint sugli strappetti, arriviamo ad Erba con un tempo di tutto rispetto…. non lo dico, ma un cafferino per riprendermi mi ci vuole, non tanto per il caffè, ma per la pausa…

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E’ probabile che a questo punto Simone abbia intuito la mia condizione, così, invece di confermare il programma originario, mi propone di deviare su Pusiano per un break al Suo bar preferito. Accetto senza riserva, meglio tenere qualcosa per il ritorno.

Alla ripartenza si decide di puntare Oggiono per poi salire da Ello al Colle Brianza, rientrando verso casa da Santa Maria Hoè Sirtori Sovico ed infine Cusano.

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Saliamo verso il Colle senza tirarci il collo, non serve, è la discesa che merita molta più attenzione, il manto è lucido e questa volta non vedo sale a darci una mano con il grip. Fortunatamente nulla succede, e senza grossi problemi attraversiamo Sirtori per poi ridiscendere verso Besana. Da Carate prendiamo la provinciale per Monza, evitando di tornare dalla solita “Valassina”. Ecco, da qui la locomotiva inizia a macinare strada, mai sotto i 34/36 km/h, spinge come un mulo senza un attimo di tregua… da parte mia, non mi vergogno a dirlo, c’è il massimo impegno per non perdere la sua ruota, mi piazzo a 3cm e l’unica cosa che tengo sotto controllo è la sua gomma, buche tombini ed incroci sono gestiti esclusivamente da Lui, questo è responsabilità dell’apripista, sperando che sappia fare il suo mestiere, altrimenti…

A -2 da casa lo invito amichevolmente ad andare a quel paese, altro che Treno delle Nord, a me sembra più un TGV francese!

il Quattro

Dopo un divertentissimo sabato trascorso sulla neve ai Piani di Bobbio in compagnia della mia banda, per la domenica decido di prendere il CAADX per un uscita light sulla ciclabile del Villoresi, questa volta in direzione Ovest, verso il Ticino. Non voglio fare tardi, ma non posso nemmeno pensare di uscire al buio, per questo programmo una pedalata di un’oretta e mezza con rientro per le 9 al massimo. Mi copro bene, cavalco la Gravel e via, recuperando il Villoresi da Nova M.se. La strada non è lucida, è ghiacciata! Occhio Max, oggi sarà difficile non cascare…

A Nova imbocco la ciclabile ed inizio a percorrere il tracciato che costeggia il Canale. Effettivamente è tutto bianco, sarebbe meglio per l’aderenza una pista in terriccio anziché asfaltata, ma non si può avere tutto dalla vita…. quindi si pedala regolari senza tirare, cercando però di faticare senza cascare!

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Uscito da Nova attraverso Varedo, Senago rimanendo sempre in compagnia del Villoresi, ma alla porte di Garbagnate mi trovo davanti un cartello di lavori in corso per EXPO 2015.

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Poco importa, è passato un quarto d’ora dalle Otto ed è tempo di girare la bici verso casa, percorro a ritroso la ciclabile e la strada che riporta a Cusano. 30k in solitudine in compagnia solo di Ghiaccio e Villoresi. Perfetto!

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31 Dicembre ’14 – ArRapha Winter Festive

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Iscriversi alla sfida su Strava per partecipare al “Rapha Festive 500” non costava molto, bastava un click, portarlo a termine era tutto un altro discorso…

L’idea di pedalare per 500 km durante le feste natalizie era uno stimolo ai molti che proprio negli ultimi giorni dell’Anno preferiscono appendere al chiodo la bicicletta per dedicarsi ad attività più tradizionale, che lo spirito del natale impone.

Per quanto mi riguarda l’adesione era più uno scherzo con me stesso, sapevo che non sarei riuscito ad uscirne vincente, non tanto per il chilometraggio, ma per il tempo da dedicarci. Ipotizzando una media complessiva di 25 km/h significherebbe rubare almeno 20h degli 8 giorni a disposizione, poco meno di un giorno intero…. impossibile per me! e poi, con tutta onestà, uno che ha pedalato nel 2014 per 3400k, come potrebbe uscirne salvo da 500 in 8 giorni?!?

Resta il fatto che questa sfida, rispetto ad altre che il portale di Strava propone, è quella che preferisco, ma visto che ero certo che non avrei conquistato l’ambito premio della toppa celebrativa il Festive, ho voluto comunque schedulare delle uscite tra il Natale e l’ultimo giorno dell’Anno per un mio personalissimo ArRapha Winter Festive. L’idea era pedalare venerdì 26, la domenica 28 e tempo permettendo l’ultimo giorno dell’anno, senza target di chilometri da macinare o dislivello da conquistare, solo pura libidine di pedalare.

Il 26, Santo Stefano, era d’obbligo uscire, come penso molti, era la purga per la maratona dei cenoni iniziati alla vigilia con tartine al salmone, e finita la sera di Natale con i ravioli in brodo. Quest’anno ancor di più rispetto agli anni scorsi, ho cercato di mangiare lo stretto indispensabile per rispettare la tradizione e chi mi ospitava, ma ormai sono talmente abituato durante l’anno a mangiare il giusto, che appena esco dall’ordinario, ne soffro immediatamente di stomaco.

Sveglia presto e ben coperti si esce per prendere un “poco” di freddo.

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Il percorso non è nulla di che, mentre pedalo mi viene in mente di ricalcare in parte il tracciato della LNSR sino a Casatenovo, per poi rientrare ancora tra Trigasio e Triuggio, un paio d’ore senza tirarmi il collo.

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La seconda uscita, quella del 28, è l’incompiuta, complice un leggero malessere, qualche linea di febbre, ho preferito spegnere la sveglia e girarmi dall’altra parte, anche perché il giorno dopo dovevo per forza andare al lavoro per coprire l’assenza di alcuni colleghi in “licenza natalizia”.

E così siamo arrivati all’ultimo giorno dell’anno, San Silvestro. Questo appuntamento non volevo perdermelo, forse trovo più figo pedalare l’ultimo giorno dell’anno che il primo, probabilmente associo l’ultimo giorno come un traguardo, il traguardo di un anno pedalato, mentre il primo è privo di tutto, perché tutto deve ancora accadere, almeno questo credo che sia il mio pensiero…

Per questa uscita mi ero prefissato di ricalcare la seconda parte della LNSR che per colpa del mio senso di orientamento poco affidabile, era stata cancellata e sostituita in corso d’opera da un rientro su Cusano più diretto. L’idea di base era arrivare ancora a Casatenovo ma percorrendo la variate che parte da Ponte di Triuggio e attraverso Calò raggiunge prima Besana e poi Casatenovo. Da qui, o meglio dal Bar Canarino, una volta risalito in bici dopo il caffè, avrei pedalato verso Cortenuova, Renate, Visconta, Capriano, Briosco ed infine Agliate, da dove parte un simpatico strappetto di nemmeno un chilometro che riporta sulla statale Monza-Carate-Giussano. Ultimo tratto sul classico tracciato della vecchia Valassina.

Sveglia alle 6:15 per essere in bici per le 7:00.  Mi copro bene, viste le temperature degli ultimi giorni, anche se l’accoppiata Torm intimo ed invernale in misto merino è stato un acquisto azzeccato, ci aggiungo solo l’antivento per precauzione. Ho paura che i problemi arriveranno da mani e piedi, ma che serve averne prima, se qualcosa accadrà, si gestirà come sempre ho fatto…

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Il cielo è splendido, le prime luci dell’alba arrivano da Est, il traffico è quieto e la voglia di pedalare è tanta, non posso chiede di più oggi. Un’ora abbondante sono al Canarino, caffè, un messaggio e riparto subito per non raffreddarmi. Risalgo Monticello e devio sulla destra per Cortenuova. Le strade sono lucide, ma un velo di sale aiuta a cacciare le paure e mi lascia pedalare in tutta tranquillità. Dopo Renate percorro in direzione Carate la Cremella ma solo per pochi metri, deviando quasi subito per Visconta, dove parte un suggestivo tratto di strada per raggiungere Capriano.

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Una volta superato il breve strappetto che costeggia il Campo sportivo, volto a sinistra per Briosco. Dolce discesa sino al ponte sopra il Lambro di Agliate. Da qui, come detto prima, la salitella per recuperare la Provinciale 6, parto in quarta, tanto è breve, ma arrivo al GPM con la lingua fuori, sono proprio un Pirla… sorridendo mi viene in mente il Festive500… Tze…

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Ultimo tratto tra Seregno, Desio e poi casa. A proposito, solo qui incontro il primo ciclista della giornata, sono proprio uscito presto per questo periodo dell’Anno…

60k in due ore e mezza nell’ultimo giorno dell’Anno… Ottimo!

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Appunto degno di nota, i miei piedi sotto la doccia… chi pedala tutto l’anno mi può capire…

Domani mattina se avrò voglia si inizierà con un giretto sulla CAADX, se invece non mi sveglierò, sarà per un’altra volta… no problem.

Nessun bilancio, nessuna morale, solo pedalare!

max

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20 Dicembre ’14 – LNSR al Solstizio d’Inverno

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… alla fine ci siamo riusciti …

Mi costò molto rinunciare all’edizione zero del 2013, il brutto tempo, le strade bagnate e la pochissima visibilità ci consigliarono di abortire l’uscita per non esporci inutilmente al pericolo di un traffico natalizio distratto, inoltre, la consapevolezza che se fossimo partiti avremmo poi patito freddo ed acqua per tutto il giro, ci spinse ancor di più a cancellare l’omaggio al Solstizio. L’anno prossimo, l’anno prossimo andrà meglio…

I giorni passano, il tempo vola, ed eccoci qua di nuovo a proporre una notturna nella notte del Solstizio, anche se anticipato di 24ore per ovvi motivi di opportunità.

Rispetto al progetto rimasto sulla carta dell’Edizione 2013, è cambiato il percorso, ora più breve e divertente, è cambiata la tipologia del percorso, nel 2013 si privilegiò strade dirette per raggiungere “subito” Lecco e poi Como, a discapito di vie alternative meno battute dalle quattro ruote. L’edizione di quest’anno parte da un’idea diversa, “il piacere di pedalare”, non più chilometri, ma luoghi, non più quantità, ma qualità, non più “abbiamo fatto”, ma “abbiamo visto”.
Il risultato è la LNSR MicroRando al Solstizio d’Inverno, 80k di sali&scendi in un percorso che sulla carta potrebbe sembrare illogico, ma che una volta che ci sei dentro, affiorerà il fascino della pedalata notturna, dove uomo bici e buio sono gli unici elementi presenti, lontani dal caos accompagnati solo dalla notte… null’altro.

Appuntamento alle 20:00 sul Sagrato del Santuario della Madonna della Cintura di Cusano, ormai punto di partenza delle nostre uscite. All’appello non mi aspetto un’adesione di massa, sono però fiero di sapere che ci sarà un’iniziazione alla Solstizio, l’iniziazione alla pedalata in notturna per Massimo, Triatleta di Cusano. Per sua “sfortuna” si è fatto convincere dalle mie parole e dalla curiosità di provare qualcosa di diverso rispetto ad una prova di Triathlon, un’uscita in bici tra amici in una notte speciale dell’anno.
Altro gradito ospite dovrebbe essere Alessandro, già mio compagno nell’uscita al Ghisallo by night dello scorso Ottobre. Assenti giustificati Franco e Beppe, il primo a causa di una lunga assenza dalle due ruote, il secondo per un impegno a cena con amici di famiglia. Ho poi lanciato la formula “ci si vede in cima” ma sono convinto che nessuna si farà poi vedere al ristoro del Tetto Brianzolo, siamo in Inverno, si esce meno di giorno, figuriamoci di notte..

Arrivo sul Sagrato dopo aver preparato la bici con tutte le luci disponibili ed essermi vestito al meglio per affrontare una notturna in dicembre. Il tempo non è stato il massimo per tutto il giorno a causa della nebbia e dell’elevata umidità, ma il solo fatto che non piova è più che positivo, sono convinto che appena si salirà di quota, il cielo si aprirà e si presenterà con tutta la sua bellezza, senza Luna l’effetto sarà ancora più forte.
Ad attendermi trovo Franco, anche se non è tra i partenti, è venuto a darci il suo personale “in bocca al Lupo”, pochi istanti arriva Massimo, il Rookie che stanotte entrerà di diritto nel branco dei Licantropi delle due ruote, infine Alessandro, con un breve Sms ci preavvisa del suo arrivo.
Inaspettatamente arriva un quarto Randagio, che ironicamente chiede: “ E’ qui che si pedala per la notte del Solstizio?!” “Mi presento, mi chiamo Gianni Greghi e vorrei pedalare con Voi in questa notte particolare”.
Caspita! Certo che sì! Sono onorato di avere tra i partenti uno dei Senatori del movimento Randagio italiano. Il Suo Pedigree è di tutto rispetto, i brevetti conquistati sono la più concreta testimonianza che abbiamo in gruppo un purosangue delle lunghe distanze, e che stasera ha deciso di unirsi ad un gruppetto di “spanati” amanti della notte e della buona compagnia.

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Scambiamo due parole, ma poi, subito dopo l’arrivo di Alessandro, partiamo in direzione Nord, direzione Lissolo.
Il percorso, come già accennato, cerca di evitare il più possibile le strade a maggior traffico, per questo nei primi chilometri attraversiamo il centro di Muggiò prima e quello di Lissone poi, arrivando senza grossi problemi a sfiorare il parco di Monza all’altezza di Vedano. Costeggiando l’autodromo, risaliamo verso Lesmo per poi deviare a sinistra in direzione Canonica. L’umidità è alta, la nebbia persiste, ma fortunatamente la temperatura è ancora gradevole, anche se le strade sono bagnate, non abbiamo alcun timore che si possa scivolare. A Triuggio la seconda gradita sorpresa, ad attenderci sul ciglio troviamo Roberto, mio cugino ed ex randonneur, munito di termos per offrirci una calda tazza di tè, ma anche per insultarci amichevolmente per quello che stiamo facendo.

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Una sosta di pochi minuti, anche se il tè è eccezionale, ripartiamo evitando così di raffreddarci.
Raggiunto Montemerlo deviamo a sinistra per aggiungere un po’ di sale al percorso, ma anche per scovare le strade meno battute e più buie della zona. Qui abbiamo anche la possibilità di pedalare affiancati per scambiarci due parole senza rischiare di essere travolti, sono le nove e mezza e siamo i soli padroni della strada!
A Casatenovo l’idea è tagliare per il paese e recuperare la chiesa di Missaglia da dove parte l’ascesa al Lissolo, al Tetto brianzolo. Per una mia disattenzione porto però il gruppo fuori strada ed invece di trovarci ai piedi della Cattedrale, arriviamo molto vicino all’incrocio di Quattro Strade da dove parte la salita di Montevecchia. Vabbè, come detto prima, nessun problema, si chiede informazioni, si gira la bici e si recupera la retta via, senza pensarci troppo sopra, pedalare stasera è piacevole, se aggiungiamo qualche chilometro che sarà mai?

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Una volta tornati a Missaglia seguiamo le indicazioni per Viganò, dove comincerà la salita per il GPM del giro, il Lissolo.
Si sale ammirando questo Cielo che finalmente ha aperto il suo sipario di nebbia presentandosi con tutta la sua bellezza in questa notte del Solstizio particolarmente sgombra dalle luci della città.
Gli ultimi strappi ed arriviamo tutti insieme al ristoro. Qui incontriamo Beppe, voleva esserci ed ha deciso di scappare dalla cena raggiungendoci in moto. All’interno i titolari ci accolgono con Panettone, crema di zabaione, ed un ottimo Prosecco per brindare al “Generale Inverno”. L’atmosfera è quella giusta, quella del Branco, l’atmosfera classica che solo tra uomini si crea, poche cose, senza fronzoli, primitivi, nient’altro…

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La pausa si prolunga forse troppo, d’altronde chi può darci torto, ma una volta sbranato l’ultima fetta di panettone e calato un meritato caffè, riprendiamo le bici, non prima però di aver ringraziato e salutato i gestori per l’ottima accoglienza.
Il percorso a questo punto prevede di ridiscendere verso Carate per poi deviare su Barzanò, Briosco ed infine Agliate. Anche questa volta aimè, il mio senso dell’orientamento mi tradisce e ci porta fuori strada dalla traccia che avevo disegnato. In poche parole percorriamo un cerchio lungo un paio di chilometri riportandoci di nuovo all’incrocio di Carate per Missaglia. Anche in questo caso, nessun problema, due parole e si decide di rientrare pedalando in direzione Trigasio, il Lambro sarà salutato non ad Agliate ma a Canonica, bene così.

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La nebbia è ricomparsa, la temperatura è decisamente scesa, ma poco importa, siamo sulla via del ritorno e siamo soddisfatti per quello che abbiamo vissuto, ancora qualche chilometro e la MicroRando del Solstizio d’Inverno sarà nostra!
Poco prima di Lissone Beppe, che nel frattempo era rimasto con noi facendoci da guardaspalle con la sua moto, ci saluta per rientrare verso casa. Grazie Beppe, buone Feste!
Ultimi chilometri parlando del 2015 che verrà, qualche sfida da lanciare, qualche sogno nel cassetto da realizzare… vedremo …

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Da dove siamo partiti, ritorniamo, il Sagrato del Santuario di Cusano. Ci facciamo i complimenti per la piacevole serata, facciamo la foto dei “brevettati”, ci scambiamo gli auguri per le Feste e ci diamo appuntamento alla prossima, chi per la RandoBefana, chi per la RandoMerla, sulle strade di sicuro!

LNSR 2014 archiviata.

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Io personalmente sono felice di aver portato a battesimo un nuovo Randagio, Massimo, di aver conosciuto Gianni, con cui sono certo che si uscirà ancora, e di aver pedalato ancora una volta con Alessandro, nottambulo come il sottoscritto. Grazie a Voi ma grazie soprattutto alla “mia banda” per sopportare tutte queste uscite in orari “particolari”.

Ancora 11 giorni alla fine dell’anno, qualcosa ancora si potrebbe fare… o no!?!?

PS. Complimenti all’amico Fabio, che con la sua Randonneè del Solstizio d’Inverno ad Arco di Trento, ha aperto ufficialmente la caccia al posto in nazionale per partecipare alla prossima Parigi-Brest-Parigi.

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20 Novembre ’14 – La prima Gravel in #Brianzalandia

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Gravel : tradotto dall’inglese “Ghiaia”.

Gravel Race : tradotto dall’inglese “dal punto A al punto B evitando possibilmente asfalto, centri abitati e qualsiasi comodità che la nostra civiltà offre. “

Autosufficienza, spirito d’avventura, fuga dalle grandi città, pochi fronzoli tutta sostanza sono gli elementi che racchiude l’idea di base di una Gravel Race. Come al solito gli americani ci sono arrivati già da anni, noi in Italia siamo ancora agli inizi, anche se qualcuno è già sul pezzo da tempo, io personalmente ne sono venuto a conoscenza solo da qualche mese, da quando l’amico Giovanni ha realizzato da un Suo personalissimo progetto il primo telaio, primo di una serie, con geometrie destinate ad un uso “border-road”, gravel appunto.
Le differenze rispetto ad un telaio da corsa sono evidenti, è forse più facile prendere come punto di partenza un telaio da Ciclocross moderno, ampi spazi tra forcella e gomma, per poter montare copertura di grande sezione e parafanghi, carro posteriore più lungo, per una maggiore stabilità e possibilità di utilizzare coperture artigliate importanti, predisposizione per ancorarci portapacchi, e l’ormai irrinunciabile impianto frenante a disco, idraulico o meccanico poco importa. Infine con un movimento centrale alto quanto una “specialissima”, la posizione in sella rimane più simile ad un strada che ad una pura Mountain-bike, piega corsa, guarnitura 46/34, cassetta pignoni con un 28 senza vergogna chiudono il prodotto all-terrain.

Da qualche tempo l’onda “fangosa” aveva catturato la mia attenzione, le simulazioni di Ciclocross nel vicino Parco Nord hanno poi preso il sopravvento alle uscite su strada, testimonianze lampanti che ormai anche io sono entrato a far parte di questo piccolo Mondo di Cavalieri dal cavallo artigliato. Il CAADX acquistato di recente è il giusto compromesso per un ciclocross come piace a me, e una Gravel Race che sto pian piano scoprendo.
Detto questo, perché non provare ad organizzarne una? Il percorso ci sarebbe già, in linea teorica, è il tracciato della DDTR mai portato a compimento per vari motivi. Il criterio di fondo che mi spinse a disegnare la DDTR (DarkDirTrackRace) fu l’acqua. Si doveva pedalare lambendo il più possibile i corsi d’acqua presenti nella zona. Il Seveso, fiume che attraversa Cusano, il Villoresi, opera straordinaria che preleva acqua dal Ticino e attraverso un canale artificiale di quasi 90km raggiunge il fiume Adda distribuendo nel frattempo acqua ai campi agricoli sparsi su tutto il territorio tra Prealpi e la città di Milano, l’Adda, l’imponente fiume che raggiunge il grande Po dopo essere risorto dal lago lariano del ramo di Lecco, ed infine il Lambro, che percorrendo in verticale tutta la Brianza è per forza di cose presente nel progetto.
L’ormai tradizionale giorno di ferie è dunque dedicato alla prova sul campo di questo percorso che sino ad oggi era solo nella mia mente, e in un’immagine jpeg.
Al test non poteva mancare Giovanni, il percorso è l’ideale per la sua Alfa. Appuntamento sotto casa mia come punto di partenza.

Alle 9:00 si parte direzione Est, direzione Gravel!

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Tra ciclabili e tratti su campi coltivati, raggiungiamo la prima alzaia del Villoresi nel comune di Muggiò. Si pedala sul ciglio, oggi il Villoresi è vuoto per manutenzione, poco importa, siamo comunque carichi al punto giusto, e tra una battuta e una deviazione per lavori in corso, raggiungiamo Monza senza grossi problemi.
Fatichiamo ad attraversare la città con il traffico del mattino che non aiuta certo ad immergerci a pieno nello spirito “Border”. Riconquistata l’alzaia, dietro la Stazione FS, non facciamo in tempo a riprendere il ritmo che il paesaggio attorno cambia drasticamente, quello che nel tratto tra Muggiò e Monza poteva essere occasione di svago per le famiglie, questo secondo tratto, ancora influenzato dalla periferia cittadina, è un insieme di discariche abusive e siti poco trasparenti ideali per le attività che solo qui si possono svolgere… sarà davvero difficile bonificare appieno questo pezzo di Villoresi.

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Inutile restare su un argine così brutale, perché non provare a pedalare sul letto? Tanto al massimo rischiamo una foratura, che altro?! Detto fatto, ci caliamo subito e iniziamo a pedalare sul fondo evitando il più possibile ogni tipo di oggetto abbandonato dall’uomo o trascinato dalle acque. Con questo stratagemma abbiamo sì evitato di perderci, ma non abbiamo garantito un tracciato affidabile per chi, un giorno, vorrà pedalare seguendo le nostre orme… vabbè, siamo costretti a ritracciare almeno questo primo pezzo, nel frattempo però, la libidine di pedalare sul letto del Villoresi non ha prezzo!

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Oltre agli improbabili detriti da evitare sul fondo del canale, anche i passaggi sotto le varie arterie, soprattutto Tangenziali e Autostrade, non sono certo semplici da affrontare, le altezze tra i viadotti ed il bacino sono veramente minime, per evitare di incastrarsi sotto, siamo costretti a pedalare ripiegati sul fianco della bici, come dei veri funamboli delle due ruote!

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Una volta superata questa parte caotica di incroci di strade, decidiamo di risalire sul ciglio, come è giusto che sia anche se ci troviamo in compagnia di un Villoresi orfano dell’acqua.

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La nostra risalita sull’argine coincide anche con l’inizio di un tratto molto più accogliente e tranquillo rispetto a prima, sfioriamo senza mai abbandonare il Canale i comuni di Carugate, Gessate, Masate e Inzago, arrivando così sino al punto dove il Villoresi finisce la sua corsa tuffandosi nel Fiume Adda, nel territorio di Groppello.  Siamo a 38 km dalla partenza, ma ascoltando le nostre gambe, sembra di averne già percorsi almeno il doppio! con i tasselli, anche se minimi, ed il fondo sterrato, bisogna “ruzzare” non poco per mantenere velocità da crociera accettabili, per questo i 38 sembrano molti di più.

Causa lavori di manutenzione, siamo costretti a percorre dell’asfalto sino a Vaprio d’Adda, dove ci congiungeremo con la ciclabile sull’Adda. Attraversando Vaprio però, decidiamo di fermarci per un primo pit-stop, caffè e un paio di snack per azzittire i primi brontolii dello stomaco, il ristoro è previsto ad Imbersago, non prima, quando si lascerà l’Adda per avvicinarsi alle malefiche rampe di Montevecchia.

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Dopo aver ricevuto preziose indicazioni dai gestori del Bar, riprendiamo la strada in direzione del Santuario della Divina Maternità nel comune di Trezzo, sito sul ciglio dell’Adda in prossimità del punto dove nasce il Naviglio Martesana, e da dove, finalmente, è possibile imboccare la ciclabile in direzione di Lecco. Qui, a mio parere, inizia il tratto più spettacolare, il Fiume, a pochi centimetri dalle nostre ruote, ancora gonfio delle piogge cadute in questi ultimi giorni, è davvero maestoso. Il percorso, disegnato al meglio e facile da percorrere anche per i bambini, è ricco di siti di notevole interesse, oltre a suggestivi angoli della valle dell’Adda, le assolute protagoniste sono le centrali Elettriche sparse per tutto il tragitto, ingegno di altissimo livello messo a disposizione della comunità, uno spettacolo non solo per la loro funzione, ma anche per la loro bellezza architettonica.

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Tornando alla cronaca, una Gravel che si rispetti non si finisce senza almeno una foratura, oggi il fortunato è Giovanni, domani sarò io. Sosta per cambio budello e via di nuovo, tra poco si passerà sotto il Ponte di Paderno e subito dopo ci sarà il traghetto Leonardiano ad attenderci, traghetto che segnerà anche la fine di questo secondo tratto e l’inizio del trasferimento verso le salite di Valfredda.

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Raggiungiamo prima il centro di Imbersago, sostiamo nel Bar della piazza e ci riposiamo un po’, ci vuole dopo 65k di solo sterrato.
Come detto, qui inizia il tratto più impegnativo, dove sono concentrati gli strappi e le salite di tutto il giro, prima si dovrà recuperare il lago di Sartirana, poi, una volta arrivati ai piedi di Montevecchia, le rampe che da Fornaci attraverso Valfredda ci porteranno in cima al Monte, muri che spezzeranno le gambe e ci faranno odiare il momento in cui abbiamo deciso di partire per questo giro tra le vie d’acqua della #Brianzalandia.

Una cosa per volta…

Il primo strappetto dal Fiume al Paese lo abbiamo già superato, ora siamo già sul tratto che ci porta ai piedi della Chiesa di San Marcellino, a sinistra rispetto Madonna del Bosco. Si sentono la salite con queste bici, il peso, a cavallo del 10kg, incide parecchio sullo sforzo, soprattutto quando la strada richiama pendenze a due cifre, fortunatamente per noi, non siamo qui alla ricerca della performance, dobbiamo solo pedalare per passare oltre, null’altro.

Salutiamo il lago di Sarzana e recuperiamo senza troppa fretta la statale 342. Il traffico è notevole, rimpiangiamo le alzaie visitate questa mattina, fortunatamente rimaniamo nel bordello il tempo di un rettilineo, perché quasi subito giriamo a sinistra in direzione Pianezzo/Fornaci.

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Qui brevissima sosta, ci guardiamo in faccia e ci diamo appuntamento in cima, non la prima cima, ma la cima cima, dove tutta questa tortura finirà, dove si riconquisterà l’amato sterrato nel pieno del Parco di Montevecchia. Prima però si dovrà sputare sangue caro mio…

La strada è la stessa percorsa durante la Rando Valle del Curone & Co ma in senso opposto, oggi si sale da dove si è scesi nel Maggio scorso.
Siamo a 75k, le gambe iniziano a farsi sentire, ricordo che nell’ultimo mese non ho fatto uscite in strada ma solo circuiti con il CAADX di un’ora portando al casa al massimo 30k… non di più. Se poi aggiungiamo che oggi si è pedalato prevalentemente su strade sterrate… beh, è legittimo che si inizi a sentire la fatica!

No Pain, No Gain.  Sarà… subito il rocchetto il agile, il 28, mi devo ricordare di montare il 32 per la prossima uscita. Si sale alla velocità minima consentita, come detto prima, non si guarda il tempo, se deve solo svalicare. Ogni tanto mi volto per vedere come sta il compagno d’avventura, anche lui, da quello che posso capire, usa la mia stessa tecnica, di qui si deve passare, quindi per di qui si deve soffrire!
A parte gli scherzi, non ricordavo quanto fossero cattive le rampe di Montevecchia, ma soprattutto, non ricordavo quante fossero prima di arrivare in cima alla collina per poter dire di averla conquistata. Con uno stile indubbiamente goffo, raggiungiamo meritatamente il punto dove inizia lo sterrato che ci porterà poi ai piedi della nostra Cima Coppi, il Lissolo, o meglio, il Tetto Brianzolo, sede del nostro secondo punto di ristoro.

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Questo tratto di strada in parte sterrato ed in parte asfaltato una volta era aperto al traffico, da parecchi anni ormai è strada chiusa a disposizione esclusiva dei Bikers e di chi vuole fare del trekking leggero a due passi da casa. Ogni tanto, attraverso la vegetazione, si scorge la pianura padana sul lato sud e le cime del Resegone e Grigna sul lato Nord, uno spettacolo soprattutto quando il Cielo è terso e concede queste splendide cartoline.

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Stremati arriviamo all’ultimo strappetto che ci porta al Tetto Brianzolo, ormai è fatta, davanti a noi non più muri ma solo della sana e veloce discesa!
Sosta al Tetto per un buon caffè e per riempire la borraccia ormai vuota. Ci guardiamo in faccia e vista l’ora, sono ormai le 15:30 passate, preferiamo non trovarci a fianco del Lambro con il buio, sarebbe inutile e poco sicuro, preferiamo quindi rientrare verso Cusano per vie più tradizionali, ahimè asfaltate ma veloci da percorrere per rientrare prima che il Sole lasci il passo all’oscurità.

Qui praticamente si conclude l’edizione zero della DDTR, anche se la prima “D” sta per Dark, oggi la nostra missione era tracciare, verificare sul campo e prendere nota delle modifiche necessarie per rendere il prodotto il migliore possibile, non solo per noi, ma per chi ha Gravel nelle vene!

Ultimi chilometri in totale relax, appagati da una piacevole sensazione grazie ad un’idea che ci ha regalato l’occasione di trascorrere una piacevole giornata tra amici, pedalando per di più su due belle biciclette, circondati da un paese meraviglioso che si chiama Italia.

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113km
900mds scarsi
5 ore e mezza escluso soste
perfetta media Rando!

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LNSR 20/12/2014 Solstizio d’Inverno – Ci riproviamo…

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Sembra ieri quando mestamente fu abbandonata l’idea di pedalare nella notte più lunga dell’anno, al Solstizio d’Inverno, il meteo non ci aiutò e per la sicurezza di tutti noi, preferimmo cancellare l’uscita rimanendo rinchiusi nelle nostre case. Un’anno dopo siamo ancora qui, speriamo che questa volta tutto fili per il meglio.

Per eliminare qualsiasi malvagia superstizione, il tracciato è stato completamente rivisto, più corto rispetto il percorso 2013 ma molto più divertente e molto più ricco di strade ignorate dal traffico automobilistico.

L’idea di massima è pedalare in direzione Lissolo, versante di Sirtori. Si parte da Cusano, si attraversa Muggiò, si sfiora le mura del parco di Monza per raggiungere Lesmo, Canonica e poi Triuggio. Da qui si devia verso Calò, Casatenovo e poi Missaglia. Dalla Chiesa di Missaglia si inizia a risalire verso il GPM, lambendo Viganò ed affrontando le due rampe che portano al meritato ristoro al Tetto Brianzolo, posto in prossimità del Gran Premio della Montagna. Caffè corretto grappa, ma anche panettone,  si risale poi in sella direzione Monticello.

Nella seconda parte, per rendere il rientro meno banale, si affronterà lo strappetto di Capriano, ed una volta passati sopra il Lambro ad Agliate, la rampa in salita che ci riporterà sulla SP6 Monza-Carate-Giussano.

Ultimi 15 chilometri sulla vecchia Valassina attraversando Seregno Desio ed arrivo a Cusano.

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LNSR 2014

Costo iscrizione: Gratis

Ristori: a pagamento

Pasta party: a Casa propria

Gadget manifestazione: foto di gruppo dei brevettati in formato JPEG (via mail)

Sarà OBBLIGATORIO montare luci anteriori e posteriori, eventuali strisce catarifrangenti sulla bici ed indossare bretelle alta visibilità.

Non ci sarà assistenza di alcun tipo trattandosi di gita tra amici in autosufficienza

Ultimo dettaglio, nella stessa sera partirà la Randonneè del Solstizio d’Inverno organizzata dall’amico Fabio, 200k tutti attorno al Lago di Garda, con partenza ed arrivo ad Arco di Trento. Loro l’anno scorso hanno conquistato il Brevetto sotto l’acqua, noi quest’anno vediamo almeno di partire per una banale 80k!

Traccia percorso e file GPX su openrunner:

http://www.openrunner.com/index.php?id=4242100

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Cyclocross Just for fun

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La prima volta che pensai al ciclocross fu parecchi anni fa quando in televisione vidi passare un servizio sul Campionato Italiano Ciclocross dominato da Daniele Pontoni, vincitore di innumerevoli titoli italiani  e Campionati del Mondo, l’ultimo nel 1997 a Monaco di Baviera. Mi misi alla ricerca già allora per capire come dove e quando, ma non durò molto questa spinta di curiosità. Qualche stagione dopo, mi capitò di essere nei paraggi di Parabiago e per caso mi fermai a vedere una gara, questa volta dal vivo, di ruote artigliate. Il circuito fu ricavato in un campo agricolo ed allestito con ostacoli artificiali per rendere la selezione più credibile. Anche in quell’occasione tornai a casa carico di poter tentare questa disciplina, ma dopo essermi informato tra i pochi ciclisti specializzati nel ciclocross, preferii ancora una volta abbandonare l’idea.

Negli ultimi anni ho letto sempre più spesso di Ciclocross, non tanto a livello nazionale dove comunque il movimento è ben ramificato nelle zone storiche della disciplina, ma qui nella mia zona, con uscite in notturna nei vari parchi cittadini e gare in singlespeed con in palio la classica bevuta di birra per tutti i partecipanti.

A maggio scorso, per un’occasione intercettata su internet, decisi di accaparrarmi una MTB Cube Race, per esplorare il mondo delle ruote grasse e,  perché no, per dare un’alternativa alle mie uscite in notturna con il corsa. Disegnai subito percorsi su ciclabili ed alzaie dei fiumi della zona, ma per una serie di motivi, non fui mai in grado di portarli a termine con delle belle pedalate. L’ultima fu la prova della RandoRiver in MTB disputata a Garbatola lo scorso Agosto, ma non fu affatto un’esperienza piacevole…

Da circa un mese, mi è tornata la Febbre per l’artiglio da 28, più forte che in passato e più determinata a portare a termine l’acquisto di una benedetta bicicletta da ciclocross. Sono partito basso, bici complete anche datate per iniziare a testare il terreno, ma poi, consultandomi con chi ne sapeva più di me, il consiglio di spendere qualcosa in più ma portare a casa il nuovo, è stato l’unico vero criterio che ho seguito. I motivi sono molteplici, ma ne bastano alcuni per convincersi. Una bicicletta da ciclocross anche se usata da un amatore, subisce molti più colpi che una bici da strada. Le parti più soggette ad un deterioramento precoce sono catena, pignoni, serie sterzo e movimento centrale, senza tener conto delle ruote chiaramente. Acquistare quindi un usato, esteticamente in buone condizioni, e trovarsi nel breve a sostituire parti per evidenti limiti di usura, mi avrebbero portato molto probabilmente a raggiungere il budget richiesto per un nuovo di discreto livello. Con queste premesse è così partita la caccia al modello migliore come rapporto qualità/prezzo. Non ci ho messo molto a capire che il mio obbiettivo si chiamava Cannondale CAADX, telaio gemello al CAAD10 ma rivisto nelle geometrie, montato con l’affidabile shimano 105, e fornito con sistema frenante a dischi con pinze meccaniche, ottimo livello nel suo complesso per un neofita.

Ora il problema era trovarne una adatta alla mia stazza. La stagione non è ancora nel pieno e quindi non sarà così difficile recuperarne una… mi ero sbagliato di grosso! Da subito mi rendo conto che nessun negoziante ha in casa misure di telai estreme, i più piccoli 48 ed i più grandi 58-61, anche utilizzando il collegamento online con il distributore europeo, si scopre che le prime consegne per la misura 58 sono previste non prima del marzo ’15, anche perché, dal loro punto di vista, la stagione ciclocross per la fornitura di telai si è conclusa a metà agosto, già a settembre i programmi sono concentrati per la stagione successiva.

Panico! L’unica mia salvezza è trovare un concessionario Cannondale con un 58 in casa in pronta consegna, quasi impossibile…

Qui metto in campo tutta la mia esperienza di cacciatore di teste, formata fin da ragazzo quando ero alla ricerca di modelli di moto poco comuni e/o accessori per l’enduro visti solo su moto utilizzate dai grandi piloti della Dakar.

Dopo aver smarcato Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, addirittura Roma, San Marino e Cantone del Ticino, con punte a Basilea, mi ero rassegnato ad abbandonare il colpo, condannato ad aspettare marzo per poter vedere un CAAX della mia taglia. L’ultima chance era un concessionario Cannondale su Milano, la Bicicletteria, evitato di proposito perché convinto che un prodotto di nicchia come una CX non poteva essere presente nei loro saloni da proporre al consumatore medio di una grande città, e se anche ne avessero avuto uno, non credevo potesse essere un 58. Vabbè, tentar non nuoce e quindi perché non fare una telefonata? Mi sento dire che gli è rimasto in casa un modello 2014 … Incredibile, ho fatto il giro di mezz’Italia ed il telaio che stavo cercando lo trovo pochi chilometri da casa, quando si dice che botta di cu..o!

Parlo con uno dei titolari, Rudy, e trattandosi di un 2014, quindi 10 velocità e non 11 come l’ultima versione, riesco a farmi abbassare ulteriormente il prezzo, portando finalmente a casa un CX nuovo di pacca ad un prezzo eccezionale!

Con tutta onestà il CAADX è stato ritirato dal negozio già da 15 giorni, ma tra l’appuntamento con il Ghisallo by night, la poca voglia di alzarmi la domenica ed i vari impegni famigliari, mi hanno portato a slittare il suo battesimo sino ad oggi.  Avevo altre occasioni per sfoggiare il mezzo nuovo, l’appuntamento semi clandestino al MonteStella per incontrare i ragazzi con CX singlespeed, o la gara assai più “tradizionale” del circuito ciclocross in quel di Segrate di ieri, organizzato dal “Team bike Segrate”, ma non conoscendo assolutamente il mio livello in questa disciplina, ho preferito non fare brutte figure.

Per non dedicare troppo tempo al solo test, ho deciso di disegnare un piccolo circuito all’interno del ParcoNord, inserendo nel tracciato ostacoli già presenti nel parco e percorrendo sentieri il meno battuti possibili. Grazie alla presenza di due grandi scalinate nella parte sud del Parco, ho anche arricchito il giro con il classico bici in spalla e corsa in salita superando i gradoni, sempre per esser il più possibile vicino allo stile che impone in Ciclocross.

Detto fatto, alle 6:45 mi faccio trovare all’entrata nord del parco per iniziare il test. L’Alba è ancora lontana, ed addentrarmi nei boschi senza illuminazione non lo trovo intelligente. Preferisco scaldarmi percorrendo tutti il perimetro che beneficia dell’illuminazione delle strade vicine, aspettando così che arrivi la prima luce per poter iniziare il percorso vero e proprio. Nel giro di riscaldamento noto piacevolmente che pur trattandosi di un ciclocross con gomme artigliate, la scorrevolezza è notevole, molto di più della cugina MTB, inoltre, trattandosi di un telaio con geometrie da corsa, mi ci trovo più a mio agio che sulla CUBE.

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Alle prime luci mi butto nel bosco e inizio quello che con Googlemaps avevo pensato di tracciare, sterrati, sentieri e gradinate. Il primo giro è più di studio, verifico gli incroci e che il sentiero che sto per percorrere sia quello giusto. Al secondo passaggio aumento l’andatura e cerco di chiuderlo senza sbavatura, voglio tracciare con il GPS per poi condividerlo con altri crossisti. Il terzo e quarto sono invece in assoluto relax, complice una gara podistica, ci sono troppi Runners in giro, rallento di molto per evitare qualsiasi pericolo con gli altri ospiti del Parco.

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La bici è splendita, la disciplina è affascinante, il percorso è da rivedere in funzione del traffico, anche se sono quasi convinto che per divertirsi con un ciclocross non serva tanto terreno, ne basta poco, concentrato e molto cattivo!

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Dai che quest’inverno ci divertiamo…

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16 Ottobre ’14 – Tris del Lario ALL-IN

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Dico tutto il contrario di tutto…

Esattamente un mese fa’ ero su un Trenord per rientrare a casa, dopo aver fatto finta di salire sui Piani dei Resinelli ed essermi miseramente arreso qualche metro dopo aver lasciato la piazzetta di Ballabio, il motivo? Beh, mente distratta… o comunque, non avevo alcuna voglia di soffrire sui pedali…
Durante il viaggio sul treno, ripensando a quella strana giornata ed a tutti gli altri fallimenti nel 2014, mi ero quasi convinto che la miglior cosa da fare fosse ridimensionare le ambizioni, e disegnare giri più vicini alle mie reali condizioni, evitando così ulteriori delusioni che alla lunga mi avrebbero allontanato dalla bici.
Da allora ho intervallato uscite in compagnia del “Capitano” (mio padre), domeniche senza pedalare, raduni in notturna sul Ghisallo, ed il sogno non tanto segreto di affrontare la stagione invernale in sella ad un ciclocross, ma questa è un’altra storia…

Dopo aver ricordato tutto questo, un’ultima sfida prima della fine dell’anno non vogliamo concedercela? Siamo proprio convinti che la migliore strategia sia la difesa (attesa) e non l’attacco?!…

Meglio poter dire di averci provato, piuttosto che rimanere nel dubbio della rinuncia…

Fanculo, scelgo l’attacco. Ora bisogna però concentrarsi sul tracciato. Tramite l’amato/odiato Strava, sono entrato in contatto con i ragazzi di Grimpeur.it, sito/blog molto utile dove è possibile recuperare centinaia di salite sparse in #Brianzalandia e non, con analisi tecniche e descrizioni arricchite con riferimenti storici. Il sito era già tra i miei preferiti, ma aver conosciuto gli autori è cosa ben diversa…
Tra le loro proposte ci sono i “Brevetti”, il brevetto dei muri, le salite del Pirata, Larioround ed infine il Tris del Lario, Onno Ghisallo Nesso, le tre salite presenti nel triangolo lariano.
Perché non provare a fare ques’ultimo brevetto in versione ALL-IN, tutte in un solo giro?! La sfida diventerebbe più interessante e, come via di fuga per abortire il giro se non fossi in grado di concluderlo, mi troverei sempre a portata di “discesa” per recuperare una stazione di treni e/o bus per rientrare verso casa.

Bisogna a questo punto raccordare le tre salite con un tracciato che non sia un semplice sali/scendi dai due versanti dei valichi, utile solo per la conquista dei tre GPM, ma il percorso dovrà essere bello nel suo complesso. Decido di fissare come punto di partenza  ed arrivo Erba, perfetta per la sua posizione centrale, e soprattutto ideale per chiunque dovesse arrivare in auto. Come secondo criterio la durezza delle tre salite, dalla più arcigna alla più semplice, aiutando così la gamba, quindi in ordine Nesso, la più lunga e dura, poi il Ghisallo da Bellagio, la più famosa, per ultima la Onno, la più corta e facile. Ultimo criterio sui raccordi, che dovranno seguire tratti di strade differenti, per dare un poco di varietà al brevetto e contemporaneamente offrire la possibilità di esplorare più territorio possibile della nostra #Brianzalandia.

Con queste premesse il tracciato è già segnato. Da Erba si recupera Como pedalando attraverso Albavilla, Tavernerio e giù per la “Volta”. Da Como lungolago sino a Nesso per la prima salita verso i Piani del Tivano. Discesa su Sormano, ed alle porte di Asso, deviazione a sinistra per Valbrona recuperando Onno sulla sponda orientale del triangolo. Da Onno direzione nord sulla piacevole litorale sino a Bellagio per sfidare la seconda salita del brevetto, il Ghisallo. Raggiunto in cima il Santuario del Ciclista discesa al laghetto del Segrino prima ed Eupilio poi, per arrivare sulla statale che collega Como a Lecco.
Qui purtroppo si dovrà affrontare il tratto più “ignorante” del giro, sono 300 mt di ciclabile parallela alla superstrada 36 dello Stelvio, breve ma assai sconnessa, dimenticata da tutto e da tutti.
Uscendo indenni dalla ciclabile, una volta nel comune di Civate, si segue le indicazioni per Parè di Valmadrera dove parte il tratto di trasferimento per conquistare l’inizio dell’ultima salita in programma, la Onno. Il terzo GPM è fissato alla fontana del ciclista di Valbrona, manca poi solo la discesa per tagliare il traguardo ancora ad Erba. Brevetto Tris del Lario ALL-IN fatto!

Facile a dirsi, forse meno a farsi… per quanto mi riguarda, l’impressione che questa volta la Mente non mi abbandonerà è già buona cosa…

Ennesimo giorno di permesso, decido di arrivare ad Erba in auto, la versione “all-in Cycle” sarà per la prossima volta. Oggi CAAD, ottimizzo al massimo il fattore peso, con tutta questa salita, è meglio non lasciar nulla al caso.

Prima di iniziare a pedalare mi offro un caffè al VAGO Bar, un classico quando mi fermo da queste parti. Manca un quarto d’ora alle 8:00, il tempo è coperto ma non minaccia affatto di piovere, clima ideale per una bella pedalata. Culo in sella e si parte, risalgo il viale principale di Erba sino a raggiungere la lunga scalinata ai piedi del monumento dedicato ai caduti, nella parte alta della città. Da qui direzione Albavilla-Tavernerio per affrontare la discesa su Como dalla “Volta”.
In città il traffico è troppo incasinato per i miei gusti, fortunatamente ci convivo solo per il tratto che raggiunge il lungolago, perché appena imboccata la statale in direzione Nesso tutto scompare, lasciandomi tranquillo sulla mia strada. Da qui inizia il tratto che costeggia il ramo del lago volto ad occidente.

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Una serie di piccoli strappi, alcuni falsi piani, raggiungo Nesso senza alcuna difficoltà. Al bivio una foto ai cartelli e via, si sale. Piano, oggi la parola d’ordine è piano, agile, attento alla schiena e senza scorciatoie, si DEVE pedalare per tutto il brevetto, Punto.

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La Colma da Nesso si divide in due tratti, il primo, sempre accompagnato dallo splendido spettacolo che dona il Lago, il secondo ci porta verso l’interno per recuperare i Piani del Tivano e la Colma come punto più alto. Le pendenze non sono proibitive, è la lunghezza in questo caso a renderla la più dura, oltre i 13 chilometri dal bivio di Nesso. Non voglio andare oltre certi livelli, soprattutto di cuore, e questo mi lascia spazio per apprezzare il paesaggio autunnale e curare il più possibile la corretta posizione in sella evitando così il carico alla schiena.

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La temperatura in cima al GPM è gradevole, non sembra di essere ben oltre i 1000 mt di altitudine a metà ottobre. Riposo qualche minuto, e mi concedo il primo ristoro, latte caldo, torta alle noci e succo di frutta, accompagnato da un paio di fichi secchi presi dalla mia riserva personale. Da qui inizia una lunga discesa che mi porterà dall’altra parte del cuneo lariano, ad Onno, sono quasi 20 chilometri con qualche tratto in falso piano, anche se si sta bene, meglio indossare l’antivento.
Scendo senza tirare, piuttosto faccio stretching per alleggerire lombari e cervicale.

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Onno, pit-stop per levarmi la mantellina e via, direzione Bellagio, 8 chilometri di lungo lago piacevolissimi, traffico pressoché assente, giusto qualche turista del nord Europa, strappetto di Vignola e breve discesa, arrivo alla rotonda dove parte il Ghisallo.

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Piano, molto piano, ok Max? la conosci come le tue tasche, vedi di non sbandare e porta questo culo sino alla fontana di Valbrona, senza trucchi ne scuse.
Ok. Si parte, probabilmente il mio ritmo è fin troppo lento, ma ancora una volta quello che conta oggi è il risultato, le performance le lascio al ciclista che salirà dopo di me.

Con 50 minuti, più o meno, sono in cima, e via la seconda!

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Sosta d’obbligo davanti alla chiesetta, ma non ci siamo visti di recente?!.. un paio di foto, una telefonata e si risale in sella direzione Segrino. A Canzo il secondo ristoro al Ponti, uno spuntino, un caffè, riprendo poi a pedalare deviando su Eupilio per agganciarmi alla statale per Lecco.

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Come descritto prima, qui bisogna percorre qualche centinaia di metri di una bruttissima ciclabile a lato della Superstrada per la Valtellina. Causa straripamento del Lago di Oggiono, sono costretto, mio malgrado, a pedalare sul ciglio della superstrada in balia del traffico pesante, trecento metri affatto piacevoli. Senza aver rischiato molto, ho poi raggiunto Paré affacciato sul lago.

Due calcoli. Le due gallerie, un paio di chilometri e sono ad Onno. Bivio a sinistra e si sale. Il primo chilometro e mezzo e si rifiata un attimo, si costeggia la parete rocciosa, la parte più spettacolare, e siamo già a metà salita. Il grande albergo, il campo da tennis, i due tornati, lo sprint a fianco di quella bellissima villa che dà il ben venuto in Valbrona ed il gioco è fatto! da qui solo discesa sino ad Erba.

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Detto questo, ultimi due fichi, una bustina di maltodestrine e mi infilo in galleria. Nel tunnel mi supera un gruppetto di una decina di ciclisti, altro passo, li ignoro, partito da solo, finirò da solo.

Recupero Onno, giro a sinistra, e senza pensarci un’attimo, metto sul rocchetto più agile. Il passo è osceno, mi vergognerei a vedermi, ma questo poco importa. Come mi è già capitato di dire in passato, il mio best time è fermo a 23 minuti, alto rispetto a tanti, anzi tantissimi, ottimo a mio modo di vedere. Oggi se sono veramente in forma, dovrei chiudere sotto la mezz’ora, più breve sarà l’agonia, meglio sarà per me… teoricamente…
Per tutta la salita non soffro più di tanto le gambe, è la schiena che da qualche chilometro batte cassa, influenzandomi parecchio sulla pedalata. Stringo i denti e mi concentro sui micro-traguardi descritti prima. Dimenticavo, il primo in assoluto è la grande scritta “Pantani vive ancora” impressa sul tornante appena fuori il paese… dai Marco… dammi una spinta…

Via il tratto appeso alla roccia, via l’albergo, via il campo da tennis, via i due grandi tornanti ed ecco apparire la meravigliosa Villa color aragosta che mi incita per lo sprint finale!
In 29:00 minuti concludo il mio calvario, sotto la mezz’ora come promesso!

Ridiscendo subito alla fontana del ciclista, riempio la borraccia, mi sciacquo il viso e faccio le quattro foto per certificare il terzo GPM del brevetto.

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Ultima discesa su Erba, ormai una passerella. Arrivo alla macchina e chiudo un gran bel Brevetto con 140 km scarsi e 2500 mds in poco meno di 8 ore, tutto compreso.

Alex Zanardi, you are an Ironman…. Max Bigandrews, you are bravo!

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Striptease in auto e bello contento ritorno al punto di partenza, al VAGO bar per un premio. Sono le 15:30, ho tutto il tempo per rientrare a casa evitando il traffico pendolare.

Bene così, oggi la Mente non mi ha abbandonato, e questo è stato il vero successo del brevetto…

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3 Ottobre ’14 – Il Lombardia 2014 (Ghisallo by night)

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Esattamente un anno fa partecipavo al Valcava flash mob organizzato da Carlo e da Angelo, ritrovo a Cisano Bergamasco con destinazione il culmine di Valcava, due giorni prima del passaggio dallo stesso GPM da parte dei professionisti per il Giro di Lombardia, edizione 107a poi vinta da Purito Rogriquez sull’arrivo di Lecco.
Quest’anno niente Valcava per Il Lombardia, quindi niente Falsh Mob sotto le antenne.

L’edizione 2014 del Lombardia prevede un drastico cambio nel percorso, con partenza da Como, il Ghisallo ad inizio gara, poi un dolce trasferimento in terra bergamasca per affrontare una serie di salite presenti nelle valli, Colle Gallo, Ganda e Berbenno con il finale dal trampolino di lancio per l’ultimo chilometro passando per la città alta di Bergamo.

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Niente Valcava ma Ghisallo sì, ed allora, perché non trovarsi sotto la Chiesetta per un brindisi?!
Detto fatto, nessun appuntamento per pedalare insieme, ma un solo comune punto di ritrovo, la Chiesetta dedicata al Ciclista. Questo lascia la possibilità di pedalare al ritmo che si vuole, senza doversi affannare per rimanere in gruppo, e soprattutto permette di raggiungere il piazzale del Santuario da qualsiasi direzione, da Barni, da Bellagio o addirittura scendendo da San Primo in MTB percorrendo in notturna la cresta di Brunate, Mte Spallanzone e Colma di Sormano.

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Domenica 28 settembre decido di fare un piccolo sopraluogo sul percorso, per verificarne soprattutto i tempi di percorrenza ipotizzando traffico per i primi 20 chilometri ed un ritmo blando per il resto del giro.  Con 2 ore e mezza in bici, comprese eventuali forature, dovremmo essere in cima, quindi se il raduno è fissato per le 22:00, da Cusano si partirà per le 19:30 al massimo.

All’appello rispondono Franco, Beppe, Riccardo, Giovanni ed Alessandro, amico di amici che appena ha saputo della nostra idea si è subito aggregato al gruppo.
Riccardo, abitando a Barzanò, salirà dal versante duro di Bellagio, Giovanni partirà dalla sua Svizzera, punterà prima la Val d’Intelvi, Menaggio, trasferimento in traghetto su Bellagio, ed infine salita al Santuario dal lato più famoso. Io, Franco Beppe ed Alessandro li raggiungeremo salendo da Canzo-Barni.

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Alle 19:30 puntuali partiamo in direzione Erba. Alessandro ci raggiungerà poi sulla strada, mentre Beppe, per un inconveniente dell’ultimo minuto, è costretto a rimanere a casa. Come previsto i primi chilometri sono parecchio caotici, le strade sono ancora piene di pendolari che rientrano a casa, e questi, per qualche inspiegabile motivo, non ci facilitano il passaggio sul bordo destro della strada… vai a capirli…. Probabilmente soffrono di solitudine da coda e pretendono che qualcuno gli faccia compagnia nell’attesa che arrivi il loro turno per ingranare la marcia…
Passato Seregno la situazione si normalizza, in cambio però arriva puntuale l’oscurità. Siamo tutti equipaggiati con luci e catarifrangenti, ormai siamo veterani della notte, quindi il buio non ci spaventa  di certo.

Arriviamo ad Erba 10 minuti prima delle 21:00, perfetto orario, da qui comincia la lunga risalita alla Chiesetta. Mentre salgo verso il Segrino, ricevo da Giovanni un primo messaggio dove mi comunica di aver abortito per colpa di un antipatico attacco d’asma. Mi spiace molto, il suo giro, per incontrarci sul Ghisallo e per rientrare poi a casa, era il più bello, val d’Intelvi prima, Ghisallo da Bellagio, rientro in nostra compagnia sino ad Erba, deviazione per Tavernerio scendendo poi a Como, Ponte Chiasso Mendrisio ed infine a casa, con 100 km con 2000 mds. Peccato davvero!

Nel frattempo Riccardo, pedalando in solitaria per tutto il lungo lago che collega Lecco alla punta del lago lariano, è arrivato alle porte di Bellagio da dove, alla rotonda di Visignola, girando a sinistra, comincierà la risalita verso Civenna.

Infine  Alessandro, partito qualche minuto dopo noi di Cusano, decide di evitare il traffico della vecchia Valassina deviando per la statale che collega Monza, Sovico, Albiate, Verano Brianza, Giussano. Da qui recupererà Erba per risalire anch’egli dal versante “facile”.

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Io e Franco raggiungiamo le Porte di Magreglio giusto in tempo per sentire le campane della Chiesa battere i 10 rintocchi che segnano l’orario, un paio di minuti siamo sul piazzale. Ad attenderci troviamo già  Riccardo, ci aspetta da qualche minuto, si è cambiato ed è ben coperto per difendersi dal freddo, anche se la serata è tutto sommato mite, conviene non rimanere troppo leggeri.

Ci ripariamo sotto il piccolo portico della chiesetta ed insieme aspettiamo l’arrivo di Alessandro. Nemmeno 5 minuti arriva! Bene, tutto ok!

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Tiro fuori dal mio Camelbak un litro di vino in tetrapak, per brindare alla nostra ed al giro di Lombardia che da li a 40 ore passerà qui a fianco. Qualità pessima, incredibilmente il vino sa di tappo, anche se conservato nella plastica, decidiamo di lasciar perdere e ci rifugiamo nell’unico bar aperto in paese per un buon caffè e una calda tazza di thè.

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Dopo la gradevole pausa, riprendiamo la strada per tornare a casa, rimaniamo insieme per tutta la discesa verso Erba, poi, a Merone, salutiamo Riccardo che ci lascia per rientrare verso Barzanò. Noi tre, io Franco ed Alessandro, riprendiamo la strada per casa pedalando senza fretta su strade ormai deserte, è appena passata la mezzanotte, ancora un’oretta e dovremmo essere a casa.

Sul tragitto verso casa riesco a scambiare due chiacchiere con Alessandro, e piacevolmente mi accorgo che anche Lui è un pedalatore notturno, che anche Lui esce in piena notte per essere a casa in tempo per trascorrere la domenica in famiglia e, anche Lui, è un appassionato di Randonnée!

Arriviamo a Cusano poco prima dell’una, ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima occasione! Tutto sommato questo Lombardia 2014 Ghisallo by night è stata una bella esperienza, la formula “ci si vede in cima” mi è piaciuta, potrebbe essere applicata per qualche altra “ostiata” delle mie, qualcosa mi verrà sicuramente in mente..

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21 Settembre ’14 – Madonna del Bosco con il Capitano Andreün

Dopo il pellegrinaggio a Sotto il Monte dell’8 Giugno scorso, questa volta come destinazione per pedalare in compagnia di Franco e di mio padre è stata Madonna del Bosco. Il Santuario si trova sul lato Ovest del fiume Adda, quasi di fronte a Sotto il Monte, paese natale del Papa Buono, poco sopra l’attracco del traghetto leonardiano che spola tra le due rive del fiume.

La strada per raggiungere la Chiesa è del tutto simile a quella percorsa per far visita alla casa del Papa, solo in prossimità di Cernusco Lombardone, anziché girare per Paderno, si prosegue attraversando Merate, per poi deviare sulla destra sfiorando i comuni di Cascina Montalbano, San Rocco ed infine Cassina Fra Martino, raggiungendo così il piazzale della Basilica dal versante Nord. Il rientro per la stessa strada.

Partendo alle 6:45, con un passo tranquillo, senza forzare troppo, in meno di due ore dovremmo arrivare a Madonna del Bosco.  La visita alla grotta e colazione al bar porteranno via una mezz’oretta al massimo, mentre il rientro, più spedito grazie alla strada favorevole, dovremmo chiuderlo in un’ora e mezza, quindi per le 10:30 11:00 si dovrebbe chiudere l’intero giro.

Arrivando all’appuntamento, trovo già mio padre pronto per partire, un paio di minuti ci raggiunge Franco, bene, il gruppo è al completo, si parte.
Costanti tra i 19 ed i 21 km/h, al solito, io davanti, il Capitano in mezzo, e dietro Franco a far da guarda-spalle. Passiamo da Lissone, ancora deserta, costeggiamo poi il Parco di Monza, Arcore e la noiosa statale per risalire sino a Merate. Fortunatamente al mattino non incontriamo troppo traffico, questo tratto purtroppo è evitabile solo percorrendo la strada che collega Casatenovo a Cernusco Lombardone, passando ai piedi di Monte Vecchia, ma quest’alternativa risulta più impegnativa, e forse potrebbe essere troppo per l’Andreün.

Arriviamo senza troppi problemi a Merate, da qui si pedala su stradine con leggeri sali scendi che ci portano direttamente sul piazzale del Santuario. 20 minuti alle 9:00, bel passo tutto sommato.

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Scendiamo a visitare la Grotta dedicata alla Madonna del Bosco, sopra, nella Chiesa, si sta già celebrando la Messa della Domenica. Bel panorama dalla terrazza che si  affaccia sulla valle dell’Adda, in direzione nord le cime del Resegone sono ancora nascoste da una leggera foschia mattutina.

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Pit-stop al Bar, riprendiamo la strada per rientrare a casa. Il Capo sta bene, non ha ancora mal di gambe, e questo ci consente di accelerare un poco sulla via dei ritorno. Ancora il tratto di strada antipatico, almeno sino a raggiungere Usmate. Da qui in poi si pedala con più tranquillità, il traffico è aumentato chiaramente, ma non più frenetico come prima. Attraversiamo Arcore e subito dopo costeggiamo le mura del Parco di Monza in zona Lesmo. Lissone Nova M.se e poi casa, giretto da 70 km con una media di che sfiora i 23 km/h, grande Andreün!

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Secondo pellegrinaggio dopo Sotto il Monte chiuso con successo! La prossima volta che avrò un’altra crisi e non riuscirò a pedalare, vedi Resinelli mercoledì scorso, beh, saprò dove cercare esempi di tenacia e carattere da seguire per ritrovare il gusto della bici, e non solo…

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17 Settembre ’14 – Valsassina & Trenord

Ancora una volta mi concedo un giorno di ferie per pedalare alla luce del Sole.

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Ero indeciso sul percorso, oggi si svolgeva anche la Coppa Agostoni, l’ipotesi di percorrere le stesse strade e poi fermarmi per vederli passare poteva essere un’idea, ma la voglia di scalare finalmente Piani dei Resinelli ha preso il sopravvento. L’ultima volta che sono stato in zona, circa un mese fa’ in compagnia di Riccardo e Gabriele, Resinelli era in programma dopo il Morterone, ma una volta ridisceso a Ballabio preferii deviare su Lecco e prendere la strada per casa, evitando ulteriore sofferenza alla schiena che quel giorno non mi dava tregua. Oggi invece, mettendola come prima salita dopo Ballabio, non vedo scuse per non farla. Per arricchire il giro, ho pensato di inserire poi il Passo Agueglio, Esino, discesa su Varenna, l’antipatico lungolago verso Lecco, Galbiate e rientro dalla Bevera. Una simpatica alternativa potrebbe essere il traghetto per Bellagio, rientrando così dalla litorale per Como, qui la possibilità di salire sul treno se ci fossi arrivato cotto! Diciamo che il treno era già stato messo in preventivo per oggi….

Decido di partire alle 6:30 come già accadde per il Morterone, visti i tempi di quell’uscita, dovrei raggiungere le porte di Lecco per le 8:15/8:20. Ho poi calcolato di essere in cima ai Resinelli per le 10:30, alle 13:30 ad Esino, 14:40 a Lecco ed infine alle 16:30 a casa, con circa 190 km percorsi e più di 2300 mds … ambizioso per le mie condizioni …

Fin da subito mantengo un ritmo più blando rispetto ad un mese fa, oggi sono solo e senza appuntamenti da rispettare. Infatti, consapevole, raggiungo prima Barzanò, poi Galbiate con qualche minuto di ritardo, arrivando a Lecco ben oltre le 8:15. Senza sostare, mi dirigo immediatamente verso la salita per Ballabio. Oggi si pedala su CAAD con due piccole modifiche rispetto al battesimo sulla Colma, copertoncino posteriore più confortevole da 25mm, e sella SMP Dynamic con un’imbottitura maggiore rispetto alla Evolution che montava prima, tutto per compensare la rigidezza del telaio e per allontanare il più possibile la sofferenza alla schiena.

Attraverso Lecco ed imbocco la statale per la Valsassina. Superate le ultime casa della periferia della città, la strada comincia subito ad arrampicarsi sul versante ai piedi della Grigna. Come già sottolineato la volta scorsa, il traffico è drasticamente diminuito da quanto è operativa la variante in galleria, tutto a vantaggio di noi ciclisti e del poco traffico locale. Il passo non è dei migliori, ma oggi l’obbiettivo è solo fare strada, non guardo ne il tempo ne i compagni davanti, devo solo pedalare più a lungo possibile per macinare chilometri, e perché no, salita.

Ultimi due rettilinei e raggiungo il bivio per Morterone. Il tempo non è dei migliori, nuvole basse coprono le cime delle vette, in valle l’umidità mi obbliga a rimanere coperto con manicotti ed antivento. Passo per il centro di Ballabio fermandomi al bar per il primo caffè di giornata.

Veloce check, bici – ok, schiena – ok, gambe – ok, testa …. Distratta… molto distratta…

Mi siedo per qualche minuto guardandomi intorno. Ragazza che serve al Bar, parco clienti mediamente sopra i 60 anni, tre carlini (pug) in attesa del padrone, mamma che accompagna il figlio all’asilo…. Null’altro… alzo lo sguardo verso la Grigna ed è ancora coperta da grosse nubi, non minacciano acqua, ma non ti mettono certo allegria…

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Vabbé, salgo in sella e comincio la salita.

Breve rettilineo, prime curve, ma poi al secondo tornate mi fermo.

Mi guardo intorno, verso valle, verso il monte, ma la voglia di ripartire non viene… non ci sono scuse, non ho voglia. Resinelli proprio non riesco a farla… al di là che oggi potevo anche essere sul ponte della Ghisolfa che la reazione sarebbe stata identica…

Per prima cosa giro la bici, che nel mio dizionario significa – non si va oltre.

Valuto il da farsi… mi sembra stupido buttare un giorno di ferie senza dare un senso all’uscita, quindi tornare giù su Lecco significherebbe fallimento totale. Mi viene in mente che la Valsassina è un lungo falsopiano che discende lentamente verso nord, facile da percorrere per chi come me è salito da Lecco, più arcigno e faticoso per chi, RandoLario ad esempio, deve pedalare nel senso inverso, salendo da Bellano.

Facciamo così, mi prefisso due traguardi per decidere cosa fare. Il primo sarà il bivio per Perlasco, sperando che nel frattempo la crisi sia rientrata e riemerga la voglia di bici. Secondo traguardo, Bellano, potrei regalarmi poi una micro-crociera su Bellagio per recuperare Como, oppure, opportunità remota, risalire il Ghisallo… deciderò strada facendo…

Col cuore in pace indosso la mantellina antivento e recupero l’incrocio con la strada di fondovalle.

Pedalo senza fretta, mi guardo in giro, apprezzo il panorama, ma la testa è altrove, forse delusa dal dietrofront sul Resinelli, o forse scioccata dal fatto puro e semplice, quest’anno va così, non posso chiedermi più di tanto, è forse arrivato il momento di guardarsi allo specchio ed accettare la nuova condizione, pensare meno in grande. Ridimensionare le ambizioni potrebbe essere la giusta leva per tornare, a tempo debito, ai livelli auspicati. Qualche mese fa, durante la convalescenza per il nervo femorale, mi ero convinto che se fossi tornato in forma prima dell’inizio del nuovo anno sarebbe stato un successo… oggi, a metà settembre, con ancora davanti tre mesi, non dovrei avere fretta, il rischio, come è successo oggi, di cadere nella tentazione di abbandonare tutto e dedicarsi ad altro è molto forte.

Torniamo al giro, qualche chilometro prima del bivio per il Passo Agueglio, mi raggiunge e supera un altro ciclista. Ha un bel passo, ma non mi passa nemmeno per la testa di aggregarmi per fare strada in compagnia. Arrivo al Bivio, faccio una foto e proseguo, per me oggi il giro è finito a Ballabio, la sola priorità ora è arrivare a casa il prima possibile.

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A fine valle, dopo il bivio con Taceno, attraverso la stretta gola che mi accompagna sino ad intravedere il Lago, ultimi chilometri in discesa verso Bellano dove mi concedo il secondo caffè.

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L’opzione traghetto su Bellagio e rientro da Como è scartata d’ufficio, Ghisallo neanche dipinto… mi viene in mente il treno, se ho fortuna trovo qualcosa che passa a breve senza aspettare troppo, e poi, solo sulla linea giusta, salendo a Bellano arrivo a Monza senza far cambi. Un’occhiata agli orari e trovo un regionale che tra qualche minuto si fermerà a Bellano, salgo al volo in bici e raggiungo la stazione, non faccio in tempo a fare il biglietto, pazienza, chiederò di farlo in carrozza, non credo di prendere una multa. Il treno arriva, carico la bici sul vagone di testa e prendo posto lì vicino.

Giro praticamente concluso, 90 km scarsi con 1100 mds.

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Poco meno di un’ora arrivo a Monza, scendo, attraverso la Stazione e recupero la ciclabile che costeggia il Villoresi, ultimo tratto sulle mie strade, mi viene addirittura voglia di fare uno sprint a chiodo prima di entrare in paese, giusto per il gusto di tirare… non male!

12:30 sono a casa.

Giornata strana, è evidente, dormiamoci sopra, poi si vedrà…

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