Cyclocross Just for fun

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La prima volta che pensai al ciclocross fu parecchi anni fa quando in televisione vidi passare un servizio sul Campionato Italiano Ciclocross dominato da Daniele Pontoni, vincitore di innumerevoli titoli italiani  e Campionati del Mondo, l’ultimo nel 1997 a Monaco di Baviera. Mi misi alla ricerca già allora per capire come dove e quando, ma non durò molto questa spinta di curiosità. Qualche stagione dopo, mi capitò di essere nei paraggi di Parabiago e per caso mi fermai a vedere una gara, questa volta dal vivo, di ruote artigliate. Il circuito fu ricavato in un campo agricolo ed allestito con ostacoli artificiali per rendere la selezione più credibile. Anche in quell’occasione tornai a casa carico di poter tentare questa disciplina, ma dopo essermi informato tra i pochi ciclisti specializzati nel ciclocross, preferii ancora una volta abbandonare l’idea.

Negli ultimi anni ho letto sempre più spesso di Ciclocross, non tanto a livello nazionale dove comunque il movimento è ben ramificato nelle zone storiche della disciplina, ma qui nella mia zona, con uscite in notturna nei vari parchi cittadini e gare in singlespeed con in palio la classica bevuta di birra per tutti i partecipanti.

A maggio scorso, per un’occasione intercettata su internet, decisi di accaparrarmi una MTB Cube Race, per esplorare il mondo delle ruote grasse e,  perché no, per dare un’alternativa alle mie uscite in notturna con il corsa. Disegnai subito percorsi su ciclabili ed alzaie dei fiumi della zona, ma per una serie di motivi, non fui mai in grado di portarli a termine con delle belle pedalate. L’ultima fu la prova della RandoRiver in MTB disputata a Garbatola lo scorso Agosto, ma non fu affatto un’esperienza piacevole…

Da circa un mese, mi è tornata la Febbre per l’artiglio da 28, più forte che in passato e più determinata a portare a termine l’acquisto di una benedetta bicicletta da ciclocross. Sono partito basso, bici complete anche datate per iniziare a testare il terreno, ma poi, consultandomi con chi ne sapeva più di me, il consiglio di spendere qualcosa in più ma portare a casa il nuovo, è stato l’unico vero criterio che ho seguito. I motivi sono molteplici, ma ne bastano alcuni per convincersi. Una bicicletta da ciclocross anche se usata da un amatore, subisce molti più colpi che una bici da strada. Le parti più soggette ad un deterioramento precoce sono catena, pignoni, serie sterzo e movimento centrale, senza tener conto delle ruote chiaramente. Acquistare quindi un usato, esteticamente in buone condizioni, e trovarsi nel breve a sostituire parti per evidenti limiti di usura, mi avrebbero portato molto probabilmente a raggiungere il budget richiesto per un nuovo di discreto livello. Con queste premesse è così partita la caccia al modello migliore come rapporto qualità/prezzo. Non ci ho messo molto a capire che il mio obbiettivo si chiamava Cannondale CAADX, telaio gemello al CAAD10 ma rivisto nelle geometrie, montato con l’affidabile shimano 105, e fornito con sistema frenante a dischi con pinze meccaniche, ottimo livello nel suo complesso per un neofita.

Ora il problema era trovarne una adatta alla mia stazza. La stagione non è ancora nel pieno e quindi non sarà così difficile recuperarne una… mi ero sbagliato di grosso! Da subito mi rendo conto che nessun negoziante ha in casa misure di telai estreme, i più piccoli 48 ed i più grandi 58-61, anche utilizzando il collegamento online con il distributore europeo, si scopre che le prime consegne per la misura 58 sono previste non prima del marzo ’15, anche perché, dal loro punto di vista, la stagione ciclocross per la fornitura di telai si è conclusa a metà agosto, già a settembre i programmi sono concentrati per la stagione successiva.

Panico! L’unica mia salvezza è trovare un concessionario Cannondale con un 58 in casa in pronta consegna, quasi impossibile…

Qui metto in campo tutta la mia esperienza di cacciatore di teste, formata fin da ragazzo quando ero alla ricerca di modelli di moto poco comuni e/o accessori per l’enduro visti solo su moto utilizzate dai grandi piloti della Dakar.

Dopo aver smarcato Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, addirittura Roma, San Marino e Cantone del Ticino, con punte a Basilea, mi ero rassegnato ad abbandonare il colpo, condannato ad aspettare marzo per poter vedere un CAAX della mia taglia. L’ultima chance era un concessionario Cannondale su Milano, la Bicicletteria, evitato di proposito perché convinto che un prodotto di nicchia come una CX non poteva essere presente nei loro saloni da proporre al consumatore medio di una grande città, e se anche ne avessero avuto uno, non credevo potesse essere un 58. Vabbè, tentar non nuoce e quindi perché non fare una telefonata? Mi sento dire che gli è rimasto in casa un modello 2014 … Incredibile, ho fatto il giro di mezz’Italia ed il telaio che stavo cercando lo trovo pochi chilometri da casa, quando si dice che botta di cu..o!

Parlo con uno dei titolari, Rudy, e trattandosi di un 2014, quindi 10 velocità e non 11 come l’ultima versione, riesco a farmi abbassare ulteriormente il prezzo, portando finalmente a casa un CX nuovo di pacca ad un prezzo eccezionale!

Con tutta onestà il CAADX è stato ritirato dal negozio già da 15 giorni, ma tra l’appuntamento con il Ghisallo by night, la poca voglia di alzarmi la domenica ed i vari impegni famigliari, mi hanno portato a slittare il suo battesimo sino ad oggi.  Avevo altre occasioni per sfoggiare il mezzo nuovo, l’appuntamento semi clandestino al MonteStella per incontrare i ragazzi con CX singlespeed, o la gara assai più “tradizionale” del circuito ciclocross in quel di Segrate di ieri, organizzato dal “Team bike Segrate”, ma non conoscendo assolutamente il mio livello in questa disciplina, ho preferito non fare brutte figure.

Per non dedicare troppo tempo al solo test, ho deciso di disegnare un piccolo circuito all’interno del ParcoNord, inserendo nel tracciato ostacoli già presenti nel parco e percorrendo sentieri il meno battuti possibili. Grazie alla presenza di due grandi scalinate nella parte sud del Parco, ho anche arricchito il giro con il classico bici in spalla e corsa in salita superando i gradoni, sempre per esser il più possibile vicino allo stile che impone in Ciclocross.

Detto fatto, alle 6:45 mi faccio trovare all’entrata nord del parco per iniziare il test. L’Alba è ancora lontana, ed addentrarmi nei boschi senza illuminazione non lo trovo intelligente. Preferisco scaldarmi percorrendo tutti il perimetro che beneficia dell’illuminazione delle strade vicine, aspettando così che arrivi la prima luce per poter iniziare il percorso vero e proprio. Nel giro di riscaldamento noto piacevolmente che pur trattandosi di un ciclocross con gomme artigliate, la scorrevolezza è notevole, molto di più della cugina MTB, inoltre, trattandosi di un telaio con geometrie da corsa, mi ci trovo più a mio agio che sulla CUBE.

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Alle prime luci mi butto nel bosco e inizio quello che con Googlemaps avevo pensato di tracciare, sterrati, sentieri e gradinate. Il primo giro è più di studio, verifico gli incroci e che il sentiero che sto per percorrere sia quello giusto. Al secondo passaggio aumento l’andatura e cerco di chiuderlo senza sbavatura, voglio tracciare con il GPS per poi condividerlo con altri crossisti. Il terzo e quarto sono invece in assoluto relax, complice una gara podistica, ci sono troppi Runners in giro, rallento di molto per evitare qualsiasi pericolo con gli altri ospiti del Parco.

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La bici è splendita, la disciplina è affascinante, il percorso è da rivedere in funzione del traffico, anche se sono quasi convinto che per divertirsi con un ciclocross non serva tanto terreno, ne basta poco, concentrato e molto cattivo!

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Dai che quest’inverno ci divertiamo…

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2 risposte a Cyclocross Just for fun

  1. Evvai! Ciclocross: affascinante. Sia la bici che la pratica. E poi deve essere da sfinimento! Buone pedalate… Artigliate!

  2. Pingback: 20 Novembre ’14 – La prima Gravel in #Brianzalandia | spokes&nipples

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