9 Gennaio ’14 Rando Barro (7 Spose per 7 Fratelli)

randobarro

La prima uscita dell’anno è stata organizzata in meno di 10 minuti, complice un giorno a casa dal lavoro, ho deciso di sfruttare l’occasione andando a soffrire sul percorso della Rando Barro. Il percorso è uno dei tanti che mi capita di tracciare durante le mie sedute al computer sull’applicativo Openrunner,  software online che aiuta sia a tracciare che ad analizzare altimetrie e pendenze delle salite.

La Rando Barro in poche parole percorre tutte le côte della zona nord-est di #Brianzalandia, partenza ed arrivo da Cusano con l’ascesa del Monte Barro come punto più a nord. In totale le “côte” sono 7 (per questo ho aggiunto il riferimento al film del  1954, divenuto poi un classico come Musical vero e proprio), la prima, la più facile, è il Monticello, seguita a breve distanza dal Lissolo versante Missaglia-Viganò, poi Colle Brianza da Santa Maria Hoè, discesa sul versante di Dolzago, Ello per lo strappo di Villa Vergano (Alpino) e poi da Galbiate si sale al Barro. Sulla via del ritorno si affronta ancora il Colle Brianza dal lato nord di Galbiate, ed infine il Lissolo dalla parte più celebre ma anche più dura. In totale sono 105 km scarsi con 1900 mt Dsl, non male se si pensa che tutte le salite, ad esclusione della prima, hanno delle pendenze di tutto rispetto.

A differenza del solito, questa volta posso permettermi di partire un poco più tardi, alle 7:00 salgo in bici e saluto casa, decido di prendere la “Giro”, già pronta con luci e più pratica per via dei copertoncini. Il traffico è notevole e non posso rilassarmi più di tanto almeno sino ai piedi della prima, il Monticello. Pendolari, mamme che portano i figli a scuola, ma soprattutto i veicoli pesanti, mi costringono a stare all’erta ben più del dovuto, lo scotto da pagare per un’uscita feriale. Fortunatamente nulla accade, scollino la prima salita di slancio, evito di fermarmi alla fontana posta in cima, anche se avrei voluto dedicarle almeno una foto, e proseguo direzione Missaglia.

La deviazione su Missaglia  evita di pedalare sulla trafficatissima SP51, ed offre in più la possibilità di raggiungere il Lissolo dal versante meno battuto, dalla frazione di Cappelletta di Sirtori. In cima trovo il Ristorante “Il Tetto Brianzolo”, scendo senza fermarmi, le foto le avrei fatte al ritorno, arrivando così a Santa Maria Hoè. Una curiosità, anche qui, al bivio per il colle, incrocio un monumento dedicato all’Alpino, simile a quello sullo strappo di Ello. Inizia da qui il Colle Brianza, un classico per i ciclisti della mia zona, quasi 4 km di salita con pendenze mai impossibili. raggiunto il GPM svolto per Dolzago, peró prima, con la scusa di scattare una foto, mi concedo un caffè.

IMG_2482 Giusto tre minuti e sono già sulla discesa, l’umidità è quasi fastidiosa, ma fortunatamente la temperatura gradevole attenua il disagio.

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Da Dolzago si prende la provinciale 70 direzione Le Balze, questo evita di rimanere in balia del traffico della SP51 ed offre un bel panorama sino ai piedi del secondo Alpino di giornata,  quello per lo strappo su Villa Vergano. Da qui su per Villa, teatro dell’ultimo giro di Lombardia, descritto già nella mia ultima uscita del 2013.

DSC03268Archiviata la quarta “sposa” di giornata, inizio a sentire un leggero indurimento delle gambe, è normale, messo in preventivo sin dalla partenza. Decido di fare un break giù a Galbiate, latte caldo e brioches giusto per mettere qualcosa sotto i denti. Da qui si attacca la quinta côte di giornata, il Monte Barro. La salita non è durissima, affrontata però dopo le altre quattro, sarei un bugiardo a dire che non mi abbia fatto penare almeno un po’. Raggiungo con un passo cicloturistico il piazzale dove, guarda caso, mi aspetta il terzo monumento dedicato agli Alpini, un grosso cappello con penna nera posto sulla terrazza esposta ad ovest verso i laghi Oggiono Pusiano ed Alserio.

DSC03270Il tempo è ancora incerto, non vuole decidere di aprirsi, rimane una cappa di grosse nuvole che però non minacciano pioggia, ad est anche le antenne di Valcava sono in ombra, mentre ad ovest le maestose cime del Monte Rosa rischiarano al Sole.

DSC03269Riposo un paio di minuti e scatto qualche foto per poi ridiscendere verso Galbiate. Pit-stop al Bar per un espresso prima del Colle Brianza. A questo punto però mi rendo conto che le gambe non hanno alcuna voglia di portarmi a casa come vorrei, decido di salire verso il Colle con un’andatura molto più tranquilla, per risparmiare le ultime energie in vista del successivo muro del Lissolo. DSC03275Nella discesa non mi faccio mancare una foratura sull’anteriore, meglio penso, almeno recupero qualche grammo di energia durante il cambio della camera d’aria. Raggiungo Perego per voltare verso il Lissolo, l’ultima sposa per oggi! Il Lissolo è un classico nella Coppa Agostoni, una delle tre prove del trittico lombardo, viene inserita in un circuito che i ciclisti devono affrontare diverse volte. Ha dei muri di tutto rispetto, su uno sviluppo totale di circa 2,8 km, si affrontano 4 strappi che superano abbondantemente il 12%,  l’ultimo posto appena prima del GPM. Mi convinco che se proprio devo gettare la spugna, lo farò in cima, non prima di rivedere per la seconda volta la scritta “Tetto Brianzolo”, poi si vedrà, al massimo gli ultimi 30 chilometri li farò strisciando! Dimentico lo stile e supero il primo muro, il secondo, il terrrrrzo ed infine l’uuuulltimo!! vai! ci sono! sotto la scritta “Tetto Brianzolo” stramazzo a terra, cotto ma contento… contento e molto cotto direi!

DSC03276Perdo tempo a fare foto  e mi obbligo a risalire in bici… dai, ancora 30 km e la Rando Barro al 9 gennaio sarà mia! A questo punto emerge l’esperienza che ognuno di noi si è fatto in sella ad una bicicletta. Forze azzerate, gambe di legno, cuore che non ha più voglia di battere oltre modo, riesco a macinare gli ultimi chilometri limitando al minimo le dispersioni di energia, sfrutto quelle ultime risorse di “voglia di pedalare” che solo chi pratica sport di fatica impara a conoscere ed a farsele amiche, risorse preziose che fanno la differenza tra un successo ed un fallimento.

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A -5 da casa però tutto sparisce, il dolore, i crampi, la voglia di una doccia vengono messi da parte lasciando spazio alla goduria di queste ultime pedalate dedicate alla bella pedalata fatta in un giorno qualunque di gennaio. 100 km con una media da Rookie delle due ruote, che importa! è stata un’uscita che mi sono goduto perché mi ha fatto soffrire, e tanto direi ! pazzesco?! forse… io la chiamerei:

FOTTUTA PASSIONE PER LE DUE RUOTE!

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Curiosando ad una Mostra scambio di bici d’Epoca in Italia

Nell’Autunno 2013 io e Stefan Schaefter
abbiamo intervistato alcuni amici ad una mostra Scambio di Bici d’Epoca

Le domande poste ad ogni singolo venditore sono:
(English Version)

1 .DA QUANTI ANNI COMPRA/VENDI PEZZI E TELAI PER BICI D’EPOCA?
2. PERSONALMENTE, QUALE DECENNIO PREFERISCI NELLA STORIA DELLA BICICLETTA?
3. QUALE TELAISTA E’ PIU’ RICHIESTO DAI COLLEZIONISTI DI BICI D’EPOCA?
4. QUALE MARCA DI COMPONENTI E’ PIU’ RICHIESTA DAI COLLEZIONISTI DI BICI D’EPOCA?
5. RICORDI QUALE PEZZO HAI VENDUTO AD UN PREZZO ALTISSIMO?
6. TI SEI MAI PENTITO DI AVER VENDUTO QUALCOSA?
7. PENSI CHE IL MERCATO SIA CAMBIATO DA QUANDO HAI INIZIATO TU?
8. PER IL FUTURO, COSA PREVEDI PER IL MERCATO DELLE BICI D’EPOCA?
9. HAI QUALCHE CONSIGLIO DA DARE A CHI SI AVVICINA A QUESTO MONDO?

1

Roberto “Carube” Lencioni

1. Da 5 anni.
2. Preferisco gli anni 80.
3. Masi.
4. Campagnolo Super Record.
5. Una Moser 51.151 tutta pantografata a 3.500 Euro.
6. Un gruppo Campagnolo Cinquantenario.
7. Sarà sempre peggio.
8. Con le false riproduzioni ci sarà sempre più confusione nel distinguere i pezzi originali dalle copie.
9. Non intraprendere la strada del collezionista di biciclette d’epoca.

2

Riccardo Vivarelli, 50

1. Da 8 anni.
2. Preferisco gli anni 20.
3. Bianchi, Dei, Maino.
4. Tutto ciò che è Campagnolo.
5. Una De Rosa montata Campagnolo Cinquantenario, circa 4 anni fa.
6. Un Gruppo Completo Campagnolo Paris-Roubaix a 380 Euro.
7. Moltissime persone si stanno avvicinando al collezionismo di bici d’epoca.
8. –
9. –

3

Simone D’Urbino, 17

1. Da quando ho 13 anni.
2. Gli anni 80.
3. Willer.
4. Campagnolo.
5. Un set di freni Delta Campagnolo C-Record a 300 euro.
6. Una guarnitura Miche.
7. Sempre più persone sono alla ricerca di pezzi vintage per biciclette.
8. Andrà sempre peggio per i prossimi due, tre anni.
9. Non restaurare MAI un telaio.

4

Marcello Cutrona, 27

1. Tre, quattro anni.
2. Gli anni 80.
3. Masi, Pogliaghi, De Rosa.
4. Campagnolo, specialmente deragliatori anteriori.
5. Un telaio Pogliaghi a 1000 euro.
6. Mai!
7. E’ sempre più difficile vendere a prezzi alti.
8. Io spero che migliori sempre più.
9. eBay.com

5

Mario Maffeis, 50

1. Lavoro nell’ambiente da vent’anni, da dodici faccio i mercatini.
2. Gli anni 60.
3. Bianchi, Masi.
4. Campagnolo, specialmente I freni.
5. Un cambio Campagnolo Gran Sport del 1952.
6. Una Pogliaghi pista completa a 50 euro!
7. Ci sono molte persone più giovani rispetto prima, i collezionisti preferiscono le bici da corsa.
8. E sempre più difficile trovare componenti in ottima condizione.
9. –

6

Giuseppe Della Chiesa, 73

1. Sono nell’ambiente da oltre 25 anni.
2. Dagli anni Venti indietro.
3. Bianchi, Legnano.
4. Sempre il meglio come Magistroni, dagli anni sessanta anche Campagnolo.
5. Una Cinelli Laser Pista.
6. Sempre e per tutto!
7. Il collezionista è più preparato su quello che cerca ed il prezzo a cui comprare, grazie ad Internet.
8. Se continueranno ad esserci manifestazioni come l’Eroica, il mercato godrà di ottima salute.
9. Comprare solo il meglio dei telaisti e dei componenti.

7

Sergio Borina, 63

1. Da oltre trent’anni.
2. Gli anni 50.
3. Bianchi.
4. Campagnolo.
5. –
6. In passato possedevo parecchi componenti marchiati Bianchi, venduti tutti a prezzi bassi.
7. Ci sono troppi commercianti nell’ambiente, ammazzano il mercato dei collezionisti di bici d’epoca.
8. E’ sempre più difficile recuperare parti originali in ottimo stato. I prezzi sono sempre più alti.
9. Non è facile ne economico iniziare ora la nostra attività.

8

Maurizio Guerzoni, 71

1. Sono collezionista da quarant’anni e vendo da dieci.
2. Adoro gli anni 60.
3. Bianchi, Dei.
4. I collezionisti cercano qualsiasi cosa sia vintage.
5. Alcuni parafanghi d’epoca a Speedbicycles.
6. Ho venduto parecchi componenti nuovi in scatola ma poi mi sono pentito.
7. Il mercato delle bici d’epoca sarà sempre più complicato.
8. Trovare ottimi componenti originali e metterli via per gli anni a venire.
9. Se non sei un collezionista, non iniziare ora, questo è il mio ultimo anno.

9

Enzo Pancari, 49

1. Da circa 10 anni.
2. Sino agli anni 50.
3. Bianchi Legnano, Dei.
4. Fino a qualche anno fa la gente cercava Campagnolo degli anni 60/70, ora solo Super Record o C-Record.
5.-
6. Tutto ciò che ho venduto.
7. Ora le persone comprano di più tramite EBay. Per chi vende nei mercatini sarà sempre più difficile.
8. Prima le persone collezionavano automobili, poi motociclette, ora le biciclette.
9. Comprare telai e gruppi anni Ottanta.

10

Orazio Polizzi, 26

1. Da sei anni.
2. Gli anni Ottanta.
3. Colnago, Bianchi.
4. Qualsiasi cosa marchiata Campagnolo.
5. Un deragliatore Campagnolo Gran Sport prima generazione a 190 Euro.
6.-
7. Le persone sono più caute a comprare oggi.
8. Sarà sempre più raro trovare componenti di ottima qualità, così come i telai e bici complete.
9. Comprare solo ottima qualità.

11

Pietro Paolo Ferrari, 63

1. Da circa tre anni.
2. Gli anni Sessanta.
3. Bianchi, De Rosa.
4. Campagnolo Super Record e C-Record.
5. Un paio di pedali Sheffield a 130 euro.
6. Un set di mozzi flangia larga Campagnolo non marchiati Record.
7.-
8.-
9. Essere preparato su ciò che si compra, e comprare solo il top di gamma.

12

Gianfranco Trevisan, 66

1. Trent’anni.
2. Gli anni cinquanta.
3. Bianchi, Legnano, Colnago.
4. Campagnolo anni settanta.
5. Una Bianchi Paris-Roubaix degli anni cinquanta a 6000 Euro.
6. Ogni cosa che vendo.
7. In meglio, nella vendita di componenti e bici complete.
8. Stanno finendo i pezzi originali di ottima qualità.
9. Compare solo il top di gamma.

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Angelo Delmastro, 36

1. Da dieci anni.
2. Gli anni settanta.
3. Colnago, Masi, De Rosa.
4. Campagnolo Record e Super Record.
5. Un cambio Vittoria Margherita a 700 Euro.
6.-
7. Le persone sono più preparate su quello che stanno cercando.
8. La qualità delle bici da collezione è incrementata.
9. Non vendere ciò che si ha già.

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© December 2013 Speedbicycle Ltd liab.Co, Switzerland + Massimo “Max BigAndrews” Andreoni
Pictures courtesy: Beat Trummer, Stefan Schaefter

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28 Dicembre ’13 E’ forse l’ultima dell’anno, SR Short Road in visita all’Alpino

LNSR

Le previsioni per l’ultimo weekend dell’anno non promettevano niente di buono, per tutta la giornata della Domenica era prevista acqua, solo per la mattina del Sabato era concessa una pausa di bel tempo.

L’occasione di sfruttare questo ultimo we per far girare le gambe doveva essere per forza colta per non rimanere “ingolfato” per i troppi giorni consumati a tavola per mangiare… se ci aggiungiamo anche il Capodanno poi…

Al Solstizio non abbiamo onorato l’omaggio alla notte più lunga dell’Anno, il maltempo ed il pericolo sulle strade ci hanno fermato, questa volta perciò, cercheremo di ricalcare parte del percorso pensato per la LNSR,  una piccola consolazione per compensare la delusione del sabato precedente.

Partenza sempre da Cusano, Carate, Cremella, giù sino ad Oggiono, seguiremo la strada per Ello per poi affrontare lo strappo de “il Lombardia ’13” con partenza dall’Alpino verso Villa Vergano. Colle Brianza, Santa Maria Hoè, Sirtori e rientro a casa.

Ci ritroviamo alle 6:00 sotto casa, io ed il Socio Franco prendiamo subito un buon ritmo raggiungendo Carate. Il traffico è più intenso rispetto alla domenica, cerchiamo di arrivare il prima possibile sulle strade meno trafficate per tranquillizzarci e goderci l’uscita.

Persiste una temperatura gradevole ed anche se a tratti la strada è ancora bagnata, non ci crea disturbo o timore di scivolarci sopra. Barzanò e prendiamo la “Bevera” in discesa per raggiungere Oggiono.

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Alla rotonda, come detto, direzione Ello, risaliamo il versante per raggiungere il monumento dedicato all’Alpino, da dove parte lo strappo per Villa Vergano.

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Piccola pausa, un paio di foto e si sale.

Saranno 800 mt in totale, ma solo 200/300 mt sono i più cattivi, non oso immaginare a che velocità sia stato affrontato da Purito & Co all’ultimo Lombardia, curioso però pensare che il più delle volte non servano i 2000mt di altitudine per dare spettacolo, inserendo uno strappo come questo nel momento topico di una gara di bici, trasforma il Ciclismo in uno spettacolo unico, avvincente e soprattutto alla portata di tutti, senza dover organizzare trasferte in posti inospitali e difficilmente accessibili ai molti. Esempi simili li troviamo al Fiandre, all’Amstel ed alla decana delle classiche Liegi-Bastogne-Liegi.

Tornando a noi, appena passato il massiccio dove poggia la statua si svolta a destra, qui iniziano i primi trecento metri meno impegnativi, si raggiungere così un piccolo piazzale di fronte alla Casa di cura per anziani Villa Serena. Appena dopo, la strada si incattivisce e le pendenze aumentano sensibilmente. È proprio in questo tratto che si è deciso il Lombardia 2013, quando Joaquim Rodriguez ha sferrato il suo attacco con uno scatto bruciante per tutti gli altri, Valverde compreso. Per quanto riguarda il sottoscritto invece, ha preferito non fare scatti, stesse strade SI, ma stesso stile…….

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Beh, raggiungo il bivio che fissa la fine dello strappo, bello! ricordo di averlo fatto parecchi anni fa, ma questa volta mi è davvero piaciuto. Attendo qualche istante e mi raggiunge Franco.

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Passiamo il centro e deviamo sulla statale per salire verso il Colle Brianza. Prima del culmine, godiamo di uno spettacolo unico che ci appare sulla nostra destra. Per pochi istanti il Sole schiarisce le montagne sopra Erba, Cornizzolo e Corni, spezzando in due i colori dell’alba che sta sorgendo. Dura pochissimo, anche perché dopo pochi minuti sopra le nostre teste inizia a piovere acqua misto nevischio… gran belle previsioni che ho trovato su internet, penso….

Scendiamo con cautela sino a Santa Maria Hoè, risaliamo il versate “facile “ del Lissolo, quello che curva a destra, e proseguiamo verso Sirtori. Cefferino e rientriamo scendendo dal Monticello  direzione Seregno e poi casa. Ottanta chilometri scarsi con 900 mt di dislivello, bella pedalata per salutare il 2013.

A proposito, il 2013, chiudo con circa 103 ore di pedalata effettiva, 2500 km percorsi, ed oltre 60.000 kcal, cosi dice il mio Polar. Considerato il tempo che mi sono ritagliato ed a che ora ero in giro in bicicletta, non mi posso certo lamentare. Faccio presente che quest’anno non avevo nemmeno il classico segno dell’abbronzatura a metà coscia, e questo la dice tutta sui miei orari.

Per il 2014 non ho ancora pensato cosa fare, sicuro che ci sarà la 2a edizione della SNLR per il Solstizio d’Estate, magari con qualche modifica al percorso, e la sorella invernale per il Solstizio d’inverno.

A fine gennaio sarò forse alla partenza della RandoMerla, organizzata dalla mia Società in collaborazione con le altre due squadre di Nerviano, dopo vedremo…. Ne parleremo più avanti.

Saluti

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LNSR – sarà per la prossima…

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Sino all’ultimo ho sperato in una tregua del maltempo per darci la possibilità di svolgere la LNSR, ma purtroppo questo non è successo.

Certo, si poteva partire comunque, l’intensità della pioggia era ridicola, le gocce scendevano talmente fini che l’ombrello era quasi inutile, ma credo che una cosa sia partire asciutti ed incontrare l’acqua sulla strada, altra cosa è partire da subito in compagnia della piaggia.

La decisione è stata sofferta, al di là di chi e quanti fossero partiti, elemento che non ha affatto influenzato la mia decisione, il desiderio di pedalare in una notte così particolare è stato domato dalla razionalità degli elementi sfavorevoli al suo compimento. La pioggia in primis, il traffico natalizio frenetico che in una zona come la nostra, nord Milano e Brianza, dove il ciclista è “tollerato” solo ed esclusivamente la Domenica mattina, potevano rovinarci questa vigilia di Feste da passare in Famiglia.

Certo, sia il traffico che il caos natalizio erano stati calcolati quando abbiamo deciso di organizzare la LNSR,  lo stesso freddo ed eventuali tratti ghiacciati erano nel conto, ma con una pioggia persistente che limitava di molto la visuale soprattutto agli automobilisti, beh, è tutt’altra cosa a mio modo di vedere.

Qualcuno tempo fa ha scritto che una cosa è affrontare qualsiasi prova valutando e gestendo ogni variabile possibile, cosa diversa è affrontare ciò che non è gestibile direttamente perché determinato da altri. Questo ultimo elemento, è il solo e più importante elemento di rischio, se ponderato correttamente e limitato nella nostra performance, non avremmo alcun limite nell’affrontare qualsiasi sfida, ma se questo prevale sul resto, significa che stiamo sfidando il caso, e credo che nessuno sia così incosciente nel consegnare la propria incolumità in mano ad altri.

Forse sono alla ricerca di scuse per supportare la mia codardia o poca determinazione, visto anche che in altre occasioni queste valutazioni sono state in parte accantonate, forse…  o forse non ho voglia di assumermi alcuna responsabilità sull’incolumità degli altri compagni di pedalata, forse….

Anche per questo credo che continuerò a proporre uscite in assoluta autosufficienza senza alcun tipo di patrocinio o organizzazione alle spalle, io lancio l’idea, chi vuole condividerla con me sa benissimo che al massimo può chiedermi da dove si parte e dove si arriva.

Ultimo pensiero va ai ragazzi di Arco, Fabio è riuscito a far svolgere la Randonnee al Solstizio d’Inverno al meglio possibile, i partecipanti, ben oltre i 60, hanno percorso tutto il tragitto in totale armonia con il giusto spirito Randagio, condividendo il piacere di pedalare in questa speciale notte d’inverno.
I miei più sinceri complimenti a tutti loro! Anche con un pizzico d’invidia chiaramente…

sarà per la prossima

Max

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LNSR DarkRando – ultimi dettagli

lnsrGiusto un paio di appunti per smarcare gli ultimi dettagli per chi volesse farsi trovare alla partenza della LNSR – DarkRando 2013.

Il ritrovo è sul Sagrato del Santuario Beata Vergine della Cintura – Cusano Milanino  tra le 20:15 e le 20:30.

Partenza alle 20:47, quando la Luna sorgerà sopra le nostre teste.

Rientro previsto tra le 2:00 e le 2:30, senza imprevisti.

Ricordo che non avremo alcun tipo di supporto/assistenza, tutto il necessario dovrà essere caricato sulle nostre bici o negli zaini a spalla. Si consiglia vivamente di portarsi una maglia in più e le bustine che rilasciano caldo immediato, da inserire negli scarpini e sotto i guanti. Chi dovesse possedere già un telo-sopravvivenza non credo che sbagli a portarlo con se, se non per lui per qualcuno che potrebbe trovarsi in difficoltà.

Fasce catarifrangenti e bande ad alta visibilità sono obbligatorie, per le luci, verificare che le batterie siano in ottimo stato, prevedere eventualmente una scorta di stilo di ricambio.

È più importante farsi vedere che vedere!

Non dimenticare di attrezzarsi con qualche ferro per piccoli interventi meccanici, esistono dei kit compatti e leggeri sul mercato.

Sul percorso potremmo incontrare zone particolarmente fredde, col rischio di dover pedalare su asfalto ghiacciato. La prudenza in questi casi non è mai troppa, eviterei tubolari di piccola sezione e/o gonfiati oltre le 8 atmosfere. Un paio di camere di scorta e un pezzo da 10/15 cm di vecchio copertoncino potrebbero farci tornare a casa senza grossi problemi. Anche per i cerchi è preferibile avere una raggiatura abbondante, in caso di rottura di un raggio si riuscirebbe a far girare la ruota intervenendo sui raggi vicini.

Tutto questo potrebbe sembrare eccessivo per un giretto tra le colline brianzole, ma pedalare di notte porta tutto in un’altra dimensione, all’autosufficienza totale.

L’intenzione è di pedalare insieme, non in gruppo ma in fila a vista, giusto per renderci il più possibile visibili e per tenerci sott’occhio l’uno con l’altro.

Potremmo pensare di fare una sosta sulla strada per un caffè o un “cicchetto”, non abbiamo vincoli di alcun tipo, direi comunque entro la mezzanotte per non trovare i locali già chiusi.

Infine , riporto il link di Openrunner dove trovare il percorso dettagliato, con tracce gps e info varie.

http://www.openrunner.com/index.php?id=3022784

Distribuiremo un piccolo e molto sintetico RoadBook con indicato su un lato i nomi dei paesi che attraverseremo e sull’altro lato l’altimetria della DarkRando.

LNSR   – DARKRANDO 2013
Dir Km Paese
0 Cusano Milanino
5 Nova Mil – Desio
↑→ 12 Seregno – Carate
↑← 18 Villa Raverio – Renate
↗↑ 25 Cremella – Barzanò
28 Bevera – Dolzago
↑→ 34 Oggiono – Ello
→↑← 36 Alpino – Villa   Vergano
←↑ 39 Bartesate – Galbiate
42 Garlate – Lago
←↑ 48 Lecco – Parè di   Valmadrera
←↑ 54 Civate – Suello
↑→ 60 Pusiano – Lago   Segrino
←↑→← 66 Erba – Alserio
→↑↗ 75 Orsenigo – Tavernerio
↑↓ 84 Lago Como -Lipomo
↗↑ 93 Montorfano – Alzate   Bza
↗↑ 99 Fabbrica Durini –   Mirovano
107 Giussano – Paina
112 Seregno – Desio
124 Cusano Milanino

Mi rendo conto che il percorso non è niente di entusiasmante, ma visto il periodo dell’anno è logico evitare le grandi salite per non sudare troppo, e le discese per l’asfalto viscido. Aver inserito la possibilità di lambire ben 8 laghi e percorrere un brevissimo tratto del Lombardia ’13 aiuta in parte ad ingoiare la pillola…. E poi, come già più di una volta ho scritto:

– Almeno una volta, prova a pedalare sotto le Stelle, poi mi dirai….

In bocca al Lupo, in culo alla Balena, ci si vede e ci si sente con gli amici di Arco di Trento il 21.

Max

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Aspettando il 21 Dicembre…

Ad un mese esatto alla prima edizione della “LNSR The DarkRando al Solstizio”, ieri mattina, per la prima volta, ho potuto riassaporare il freddo pungente  dell’Inverno con temperature prossime allo zero. Logicamente, i miei orari con partenze entro le 6:00 e rientri per le 9:00 del mattino hanno dato una grossa mano per affrontare le temperature più rigide della notte, ma questo si sa, è quello che mi posso ritagliare senza rubare tempo al resto della Domenica.

3gradi

Dal punto di vista dei percorsi, ho poco da dire, ripercorro ormai da diverse uscite lo stesso tragitto Cusano-Canzo-Cusano, cercando di essere performante sul primo tratto sino ad Erba e mantenendo una buona media per il resto dell’uscita sino al rientro a casa. Le bici che sto utilizzando sono in alternanza la Giro e la Ti2, della prima ne ho parlato nel mio ultimo post, mentre la seconda è stata protagonista di altri miei racconti durante tutto l’anno.

In quest’ultima uscita però dovevo testare una grossa novità sulla Titanio Ti2. Un’occasione in uno dei tanti web-forum che seguo, mi ha convinto ad accaparrarmi un set di ruote in carbonio ad alto profilo Campagnolo Bora One. Perfettamente consapevole che solo quattro mesi fa pontificavo l’esatto opposto, ruote in carbonio sì ma a basso profilo per limitare il fattore peso, la scelta della Bora sembrerebbe portarmi nella direzione opposta. Da luglio ad oggi però, altre valutazione di carattere pratico, ma soprattutto estetico, mi hanno convinto che su telai della mia misura, con ciclisti della mia stazza, le alto profilo rendono l’insieme più proporzionato, più armonico, dando un pizzico di racing in più alla mia De Rosa.

image1Per il peso logicamente, qualcosa ho dovuto pagare, siamo nell’ordine dei 250/300 grammi di differenza rispetto alle Dt-Swiss RRC32, ma una grossa differenza sul prezzo mi ha fatto dimenticare questa piccola pecca. Anche la decisione di passare al tubolare, il vero scoglio, è stato superato seguendo i consigli di molti amici ciclisti che non hanno mai smesso di utilizzare il “palmer” a discapito del moderno copertoncino. Con i nuovi prodotti in commercio per prevenire forature, oggi è più facile riconvertirsi al tubolare, e poi, prima come si faceva? Palmer di scorta in tasca, e via senza troppe domande!

Revisione ai mozzi, sostituzione dei pattini dei freni, e la Ti2 è subito pronta al test-drive.

Conclusioni

Prima di scrivere altro, preferisco riassumere tutto con i numeri.
Qui sotto riporto alcuni dei tempi presi sul tratto Cusano- Erba:
My personal all-time best: 1:04:30 (Titanio Eos anno 2011)
17 marzo : 1:17:23 (Specialized Roubaix inizio stagione)
08 settembre : 1:05:55 (Ti2 set ruote neutron)
22 settembre : 1:09:10 (Ti2 set ruote neutron)
10 novembre : 1:11:40 (Giro d’Italia con problemi al cambio)
17 novembre : 1:09:50 (Ti2 set ruote neutron)
24 novembre : 1:11:50 (Ti2 set ruote Bora)

Conclusione, beh, lasciamo stare……
Ma quanto stanno bene le ruote in carbonio sulla mia bici?!!  😉
(questo dice tutto)

image3

LNSR DarkRando

Previsioni online sul 21 dicembre non ci sono ancora, speriamo che il tempo sia dalla nostra!

A presto

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De Rosa Giro d’Italia

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La mia “carriera” iniziò quando in 4a elementare mio Padre mi regalò una Lupo (Umberto “Lupo” Mascheroni – uno dei tanti allievi di Faliero Masi) telaio da corsa di colore azzurro, montata Campagnolo con tubolari e pedali a gabbiette come i veri ciclisti. Iniziò così, all’improvviso,  interrompendosi poi bruscamente con l’arrivo del primo motorino,  perché si sa, il motorino è più comodo e divertente … o no?!

Ripresi a pedalare all’età di ventidue anni (1994), in occasione di una breve vacanza in Val di Fassa, a Penia per l’esattezza, ed ospite di un amico, Davide per la precisione.
Scommisi con me stesso che sarei riuscito a scalare il Pordoi senza alcun allenamento e con una condizione fisica pessima, rilassato ed appesantito dalle numerose serate in alcool e fumo (la classica vita del ventenne di quel tempo).
Mi feci prestate la bici da mio padre, una Donati in acciaio montata Campagnolo con guarnitura 52/39 ed un 26 denti come pignone più leggero. Prima di partire però andai nell’allora negozio De Rosa, presente sulla provinciale che divide Cusano da Milanino, per comprarmi pantaloncini e scarpette da ciclista. Ricordo che in vetrina, nella piccola vetrina del negozio, era esposto un’esemplare di De Rosa Titanio montata al Top di Gamma, un colpo di fulmine che mi fece innamorare immediatamente di questa splendida “Creatura” dal colore unico e dalle forme perfette…

– Se conquisto il Pordoi senza metter giù piede, un giorno sarai mia!! Ricordo di aver pensato.

Chiesi anche il costo della Titanio, ovviamente proibitivo per il mio stipendio. Vabbè dissi, una cosa per volta.

Arrivammo a Penia il Venerdì sera, al mattino del Sabato breve riscaldamento nel fondovalle, cafferino e via! Su per i monti.
Non ricordo esattamente le sensazioni ed i pensieri che mi passarono per la testa durante quei 13 km del Pordoi, ricordo però che la mia condizione fisica era pietosa, l’armonia dei movimenti somigliava più ad un rantolo di animale agonizzante piuttosto che ad un volo dell’Airone (F.Coppi).. ma tutto sommato il mio piede era ancora lì, ben saldo al pedale, e non a terra…

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2 ore 35 minuti e spiccioli fu il mio tempo per conquistare il GPM! …Tanto?!?! Forse, ma la scommessa era stata vinta, il “Brevetto” per poter ritornare ad essere un corridore era stato convalidato!

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Ci misi mezz’oretta buona per recupere le normali funzioni neurologiche e  fisiche, ma ricordo come se fosse ieri immensa soddisfazione che mi inondò per aver conquistato la più celebre delle Cime Coppi !
La sofferenza durante l’ascesa, la solitudine nello sforzo, ma soprattutto la sensazione di libertà, risvegliarono all’improvviso il mio amore per la bicicletta. Tornati a casa, mi misi alla ricerca di un “cancello” per ricominciare a pedalare.

Trovai una vecchia bici da corsa della mia misura, la feci riverniciare, di giallo, ci feci montare gruppo e ruote di buona qualità e ripresi con le uscite domenicali. Fu dura all’inizio, la compagnia, arzilli pensionati ultra sessantenni, mi umiliavano su ogni cavalcavia, e raramente, se non mai, riuscivo ad affacciarmi in testa al gruppo per poter contribuire all’andatura del plotone, insomma, ero il perfetto “ciuccia—ruote”!
Col tempo aggiornai i componenti della bici arrivando al punto di aver speso più soldi nel trasformare un cancello in bici da corsa, piuttosto che acquistare da subito una seria bici da corsa.
Anche le mie performance migliorarono sensibilmente, piccoli sacrifici nella vita notturna, almeno sul fine settimana, mi aiutarono ad essere più fresco e riposato per le levatacce domenicali.

Tutto questo per un anno circa, finché non decisi di farmi una vera bici da corsa.
Ai tempi andavano di moda le Coppi, le Pinarello, le Bianchi etc..  ma aimè la mia testa sapeva già dove andare a sbattere!
Mi presentai con mio Padre in Ditta De Rosa, per chiedere informazioni sui loro telai, ma anche per ordinarne uno per me. Dopo una breve chiacchierata con il Signor Ugo ed il figlio Cristiano, iniziarono le misurazioni. Lo strumento più strano che mi fecero usare fu un bastone di scopa con legata sopra una livella da cantiere – infila in mezzo alle gambe e tira forte verso l’alto!! Mi ordinò De Rosa. Serviva per la misurazione del cavallo.
Spalle, braccia, tronco ed altezza, furono prese ed inserite in una scheda tecnica per lo sviluppo del telaio su misura.
Nel  1995 la gamma De Rosa era concentrata fondamentalmente sull’acciaio, le tubazioni, tutte Columbus, erano scelte a seconda del modello di telaio che si andava a produrre, al tipo di saldature, ed in parte anche alle misure che il telaio doveva rispettare. A catalogo trovavi anche il Titanio, ma come detto prima, una cosa alla volta…
Il modello scelto fu il “Giro d’Italia” con tubazioni Columbus EL con forcella cromata unicrown, su mia esplicita richiesta con saldature a Tig, per somigliare il più possibile alla versione in Titanio e, chiaramente, il colore sarebbe stato un grigio il più possibile vicino alla tonalità del Titanio. Anche le scritte furono scelte le stesse adottate per la versione Titanio, tutto doveva assomigliare alla Top, ma non al Top per il prezzo!!!!
60 giorni d’attesa ed il telaio sarebbe stato pronto.

I due mesi passarono in fretta, quando ritirai il telaio controllai immediatamente che colore, saldature e decalco fossero corretti, mi feci regalare una borraccia ed andai subito dal mio meccanico a farlo montare.
All’inizio dovetti scegliere la strada del “trapianto” del Gruppo dal vecchio cancello al nuovo telaio, i soldi erano già finiti solo per il De Rosa, Un Milione e Seicentomila Lire, ricordo ancora il prezzo.
Subì moltissimi mutamenti durante la sua carriera, gruppo nuovo, le prime ruote ad alto profilo della Mavic, selle sempre più filanti, nastri a tonnellate a seconda del momento, fino a quando, nel 2004 mi feci corrompere dalla moda del Carbonio, acquistando sempre un De Rosa, ma stavolta stravagante sulla scelta, presi una Tango !! ma questa è un’altra storia….

Il “Giro” Rimase a dormire sino al 2006, quando decisi di partecipare per la prima volta a “l’Eroica” di Gaiole in Chianti. Recuperai un vecchio gruppo, manubrio e leve freno con fili esterni, pedali a gabbietta e mi presentai alla partenza del lungo, 210km con quasi 4.000 metri di dislivello. Chiusa in Quattrodici ore, in quell’occasione fui anche premiato come l’undicesimo “Eroico” da Brocci in persona facendo uno strappo al regolamento che ne prevedeva solo dieci. Il motivo?!?! 40 chilometri con la punta sella rivolta verso il Cielo, inchiodata ed ostinata a non piegarsi al mio volere….. un’esperienza “unica, mistica”, non aggiungo altro…

DSC00124Fu il ritorno al primo amore, non per la sella ma per l’acciaio (giusto per essere chiari), rientrato a casa mi sbarazzai della Tango, dedicandomi esclusivamente ai telai in “ferro”.

Nel 2008 la sua penultima trasformazione, obbiettivo Paris-Roubaix per cicloamatori.
Modificai la Giro d’Italia sostituendo la forcella con una a freni cantilever, montai una guarnitura da 180mm con 53/42 di platò, attacco manubrio e piega oversize con freni supplementari da ciclocross per i tratti in Pavé. Alla vista non sembrava una bici da corsa, ma più un carrarmato su due ruote, ma l’obbiettivo era il “Vélodrome de Roubaix”, tutto il resto non aveva importanza.
Mi aggregai ai ragazzi di BluFreccia, specializzati nel rastrellare i fanatici delle randonnee del grande Nord. Campo base a Compiegne, i BluFreccia ci avrebbero poi assistito nei punti di controllo e riportati all’albergo una volta raggiunta Roubaix. Fu un esperienza unica, vissuta sulla mia De Rosa poi…..
Non mi feci mancare il privilegio di pedalare su più settori di pavé con sella e canotto in tasca, la rottura del reggisella mi costrinse a togliere tutto e proseguire sino al successivo punto di controllo pedalando esclusivamente in piedi. Al check point trovai però un meccanico che per soli 10 denari (Euro) mi diede un canotto nuovo , con l’omaggio di un berretto della Caisse d’Epargne. Lo stesso aiuto in Italia mi sarebbe costato almeno cinque volte tanto… “Viva La France! Vivre l’enfer du Nord!”

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Piccola parentesi sulla chioma da Capo Indiano, il giorno prima decidemmo si pranzare al Buffalo Grill, steack house restaurant,  dove veniva regalato ai bambini la chioma da Toro Seduto. Beh, supplicammo la cameriera di regalarcene una, ma fui poi l’unico ad indossarla al via della PR.

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Fantastico fu sul settore del Carrefour de l’Arbre, nel raggiungere la famosa Locanda, il pubblico sui lati del pavé mi incitò con il più classico dei saluti indiani, O! O! O! O! O! O!
Mi incazzai non poco pensando che mi stessero prendendo in giro, solo al velodromo realizzai che il loro era un saluto in perfetto stile Sioux e non uno sfottò. Era evidente che le mie capacità mentali mi avevano temporaneamente abbandonato…

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Da allora, il mio “Giro” è rimasto appeso in un angolo della mia cantina, con la promessa che un giorno lo avrei riportato allo splendore che meritava.

Il giorno è arrivato, con l’occasione di mettere ordine nel caos del mio box, ho deciso di trasformare il “Giro” in un esemplare che unisse la tradizione dei telai De Rosa, con la modernità dei gruppi di oggi.
Il risultato è quanto si vede in foto, gruppo Campagnolo Record 10 spd, guarnitura Ultra-torque 53/39, attacco sella Record Carbon, coppia di ruote Mavic sup rosse su mozzi Record 32 fori.

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Non posso dire che sarà il mio muletto, sarebbe un offesa, diciamo che sarà la mia bicicletta 1.2, da usare in alternanza con la Titanio Ti2 …

La Titanio, sono passati quasi vent’anni da quel giorno sul Pordoi, ma fortunatamente è da qualche tempo che mi godo la libidine di pedalarci sopra !! promessa onorata.

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21 Dicembre ’13 Long Night Short Road – The DarkRando

lnsrlogoRieccoci qua per proporre un’altra pedalata in un giorno particolare dell’anno… o meglio in una notte particolare dell’anno,  21 dicembre, il Solstizio d’Inverno.
Al contrario della versione estiva, SNLR, questa notturna vuole omaggiare la notte più lunga, e quindi il giorno più corto dell’anno.

Per ora è un’idea di massima, ma i dettagli sono bene o male delineati.

Visto il periodo, pieno Inverno, avrei deciso di tracciare un percorso  non troppo impegnativo, evitando di salire troppo di quota per ovviare spiacevoli incontri con fondi stradali ghiacciati. Un occhio di riguardo anche per i tratti in discesa, ovviamente.
Cosa inventarsi allora!?
Partiamo da Cusano, arriviamo a Carate, seguiamo la Cremella sino a Barzanò, discesa ad Oggiono per poi deviare a destra per Ello, ripercorriamo l’ultimo tratto de “Il Lombardia  2013” affrontando lo strappo dell’Alpino per Villa Vergano. Si scende prima a Galbiate poi a Garlate, Lecco  e lungolago sino a Parè di Valmadrera. Da qui si volta direzione Pusiano per poi risalire verso il Segrino. Breve discesa su Erba e si prende la strada per Alserio. Piccolo strappo prima di agganciarsi alla statale che porta a Como, discesa sulla città attraversando Tavernerio (la Volta) e raggiungiamo il Lungo Lario di Como. Rientro su Lipomo per poi deviare a destra verso Montorfano. Da qui diretta su Alzate Brianza, Giussano e rientro a Cusano.

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LNSRaltimetriaTotale 124 km con 1300 mds,
una gradevole pedalata lambendo le rive di ben Otto laghi presenti in #Brianzalandia.

La stessa sera, la stessa notte, dovrebbe celebrarsi la Randonnee del Solstizio d’Inverno, organizzata dall’amico FabioRandonneur. L’idea è quella di far svolgere le due pedalate in contemporanea con partenza in simultanea nel momento in cui la Luna sorgerà per il solstizio, se non tarderà saranno le 20:47 del 21/12, la LNSR da Cusano direzione Otto laghi, la Randonnee di Fabio, partenza da Arco di Trento direzione lago di Garda.

LNSR 2013

Costo iscrizione: Gratis
Ristori: a pagamento (se si trovano aperti)
Pasta party: a Casa propria
Gadget manifestazione: foto di gruppo dei brevettati in formato JPEG (via mail)
Sarà OBBLIGATORIO montare luci anteriori e posteriori, eventuali strisce catarifrangenti sulla bici ed indossare bretelle alta visibilità.
Non ci sarà assistenza di alcun tipo trattandosi di gita tra amici in autosufficienza

A presto

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4 Ottobre ’13 Valcava Flash bike mob III

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Il 4 Ottobre scorso, il venerdì prima della 107a edizione del Giro di Lombardia (il Lombardia), si è svolta la terza edizione del Valcava Flash Bike Mob, ascesa al culmine di Valcava in notturna… stile le “ostiate” che faccio io da qualche tempo a questa parte…

Gli organizzatori, Carlo Gironi in collaborazione con il Chiosco del passo di Valcava (Angelo), mi hanno contattato dopo aver trovato, e letto, il mio racconto sulla Mia notturna sul Valcava, pubblicato il 3 agosto scorso.
Chiaramente non mi sono fatto sfuggire l’occasione, ed ho subito accettato l’invito.

Ritrovo al posteggio del Billa di Cisano Bergamasco per le Nove di sera, si pedala in direzione Caprino Bergamasco per poi proseguire sino alla vera partenza della salita a Torre de Busi.
Le previsioni non danno pioggia, previste temperature miti non sotto i 10 gradi … trattandosi di previsioni però, è meglio non fidarsi troppo, decido quindi di portarmi indumenti invernali, in queste circostanze è sempre meglio avere un po’ più di caldo che soffrire terribilmente il freddo. Due maglie a manica lunga, giubbino antivento e guanti invernali possono essere la giusta soluzione per affrontare salita, e discesa, ai 1300 mt e rotti del passo.

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Sulla pagina Fb aperta per l’occasione, i potenziali partecipanti sono oltre 40, ma all’appuntamento ci ritroviamo giusto una ventina di corridori, alcuni arrivati in bici da casa, altri, come me, arrivati in auto.

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Veloce check ad alle 21:00 si parte.
Io sono in compagnia di Massimo, un mio collega, ma bastano 400 metri e ci perdiamo il riferimento dell’ultimo ragazzo in coda alla fila dei partecipanti… bell’inizio!!
Perso un quarto d’ora per le vie di Cisano, recuperiamo la retta via per raggiungere prima Caprino e poi Torre. La strada è ancora trafficata ma nulla accade sino all’inizio della salita.
La temperatura è più rigida del previsto ed il solo fatto che alzando gli occhi al cielo non si intravedano le antenne televisive, lascia intuire che più in su il tempo sarà ancor più bastardo.
Raggiunto il monumento ai caduti di Torre, troviamo Angelo in attesa del passaggio di tutti i partecipanti, e visto che siamo noi gli ultimi del gruppo ci segue come un’ammiraglia, o meglio, come il Carro Scopa!
Dopo alcuni tornati, obblighiamo il nostro amico a superarci e lo inviamo ad aspettarci direttamente al suo ristorante, ristorante valcava da Fausto, dove per l’occasione, ha preparato un caldo ristoro per questo valcava flash mob. Angelo segue per metà il nostro consiglio, anticipandoci a distanza per poter controllare che tutto proceda per il meglio.
Per quanto ci riguarda, beh, tutto bene sino al solito ed inevitabile cartello dei 18% di pendenza, da lì è poi cominciato il nostro calvario verso la vetta.
Oltre alle pendenze, la temperatura è scesa parecchio, l’umidità è notevole e la nebbia ci accompagna per tutta la seconda parte di salita. Quello che non è di certo cambiato è la nostra convinzione nel raggiungere la cima, anche se ultimi, vogliamo salire sino al 1340 metri del passo.

Piccola partentesi, mi ero dimenticato di segnalare che per il mio Socio d’avventura si trattava di un vero e proprio battesimo in una salita vera, avvicinatosi da poco al mondo delle due ruote, aveva sino ad ora pedalato in pianura, senza aver mai affrontato pendenze a due cifre, se non in scampagnate con una MTB sgangherata per i sentieri vicino casa.
Non è ben consapevole di quello che lo aspetta, e forse questo è un bene per Lui….

Appena prima di curvare ed affrontare il primo muro, cerco di dargli gli ultimi consigli per affrontare al meglio le micidiali rampe, soprattutto su come evitare il ribaltamento se si tira troppo dal manubrio nella fase di massimo sforzo.
Raggiungo il primo tornante e subito dopo arriva Massimo, bene penso, dai che ce la facciamo!
Angelo ci controlla dall’alto, ma credo proprio che stavolta il suo pick-up salirà vuoto!
Altra salita, e tutto gira come deve.
Ultimo muro prima di entrare in Valcava, – questo è l’ultimo! Urlo a Massimo, – e poi il GPM sarà nostro!
Superato! Con l’“Angelo” custode al nostro fianco, raggiungiamo il sospirato cartello di Valico, e finalmente ci concediamo qualche istante per autocelebrarci tra foto e complimenti a vicenda.

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Giriamo le bici e raggiungiamo gli altri al “Ristorante da Fausto” di Angelo.
The caldo, vin brûlé,  panini farciti ed un buon caffè ci vengono offerti per recuperare le forze e riscaldarci quanto basta.
Ai novelli della Valcava viene fatto omaggio di un berretto in lana con ripotato il logo del Ristorante, Angelo sei un mito!

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Rifiatiamo qualche minuto e una volta ringraziati tutti quanti, decidiamo di ridiscendere a Torre…. Piove ! e non poco….
Vabbè, dazio da pagare al 4 ottobre sugli oltre 1300 metri di altitudine, penso…
Scendiamo lentissimi, azzardare ora sarebbe proprio stupido, e poi chi ci corre appresso!?!

Al bivio di Torre piccola sosta per rilassarci dopo una discesa così impegnativa.
Caprino e poi Cisano, ormai i pericoli sono alle spalle, non vediamo l’ora di accendere l’auto e mettere a manetta il riscaldamento!! Carichiamo le bici, ci mettiamo in auto ed alle 2:00 esatte apro la porta di casa.

Bell’esperienza, da rifare sicuramente, magari tra Giugno ed Agosto, non più ad Ottobre…

Pensiero

Come già scritto in passato, la cosa che mi affascina di più delle Randonnee rispetto a manifestazioni tradizionali, è la possibilità di pedalare di notte, tutte le mie uscite, raccontate negli ultimi mesi, si sono svolte di notte, anche quest’ultima scalata a Valcava si è svolta di notte, ma quello che qui è mancato, rispetto al resto, è la luce nel suo momento topico.
Mi spiego meglio, amo pedalare nell’oscurità, su strade deserte ormai abbandonate anche dagli ultimi bagordi della notte, anche se in solitaria non importa, ma sapere che a breve nascerà un nuovo giorno e godersi quel piccolo intervallo di tempo che si interpone tra la notte ed il giorno, il tutto ovviamente pedalando sul proprio ferro, beh, non ha prezzo!!

Ritrovarsi tra amici, condividere una passione, raggiungere un obbiettivo, festeggiare il proprio successo in compagnia, è sicuramente piacevole, ma se tutto questo fosse sfociato con una conclusione in concomitanza dell’alba, e non in piena notte, beh, sarebbe stato non piacevole, ma Fantastico!!
Non me ne vogliano Carlo ed Angelo, anzi, potrebbe essere uno spunto per proporre un Valcava flash bike mob IV “all night long!!” o no!??!

A presto

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Cus Canz Cus – 8 & 22 Sett ’13

La stagione fredda si avvicina, le giornate si accorciano, ed inesorabilmente le temperature si abbassano… capirai che scoperta!! Succede tutti gli anni… finché in nostro Pianeta avrà voglia di farlo…
La forza di volontà di svegliarmi nel pieno della notta in parte è svanita, complice anche la mancanza di obbiettivi ambiziosi in agenda, almeno per ora… avrei quindi trovato un giusto compromesso per continuare a pedalare nei weekend, e trascorrere l’intera giornata della Domenica in famiglia.
La soluzione non è niente di eccezionale, ma come ben sanno tutti quelli che pedalano, la differenza non è nei percorsi, ma come si affrontano.

Visto che sono bravo a dare un nome a tutto, questo giro l’ho battezzato:

–           Cus Canz Cus, Cusano-Canzo-Cusano.

Caratteristiche

Il primo tratto, Cusano Erba, ricalca esattamente il percorso della mia personalissima “Cronometro individuale”, 32,10 km (250mds) da fare ad un passo sostenuto, senza esagerare, tenendo sott’occhio tempo/velocità/pulsazioni ma anche la cadenza di pedalata.
Raggiuta la rotonda alle porte di Erba si stacca l’intermedio, ed il successivo tratto di salita che porterà al Lago del Segrino sarà puro relax, per sciogliere le gambe, dissetarsi e perdere tempo in attesa che la pasticceria bar di Canzo alzi la saracinesca. Colazione da Ponti e rientro per la stessa strada.

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Giù per la discesa, da Erba inizierà una seconda cronometro, con l’arrivo a casa.

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In quest’ultimo tratto si cercherà di mantenere un’ottima velocità, per chiudere così il tour con una media di tutto rispetto. CusCanzCus con 80 km scarsi in poco meno di tre ore (tutto compreso).

8 Settembre ‘13

Partito alle 5:15, l’obbiettivo era di fare il tempone sul primo tratto per poi rilassarmi per il resto del giro.
La gamba era buona, e per mettermi alla prova, ho deliberatamente tenuto la catena sul 50 per spingere rapporti più duri rispetto al solito. Una verifica diretta su quanto avevo scritto nel mio ultimo racconto su Brunate, dove mettevo in evidenza il cambiamento della mia pedalata nell’ultimo anno, agilità contro potenza.
1h05m55sec stacco l’intertempo ad Erba, non male! Penso… il mio record assoluto è di 1:04 e rotti, con un’altra gamba e con molti più chilometri macinati.
Rifiato, salgo su per il Segrino fermandomi a Canzo a fare colazione.
Come scritto prima, le giornate si sono fortemente accorciate, riparto infatti per casa con il Sole ancora nascosto dalle cime del Cornizzolo.
Seconda crono verso casa con un ottimo passo, chiudo a Cusano con una media complessiva ben oltre i 29km/h, contento e soddisfatto.

22 Settembre ‘13

A dire la verità la sveglia era suonata anche la domenica precedente, il 15, spenta senza appello, non avevo assolutamente voglia di scendere dal letto,  non ero al corrente che avesse piovuto nella notte, ma poco importava, non sarei uscito comunque.
Ieri però una sgambata ci stava.
Sveglia, colazione, e sedere sulla sella prima delle 5:30. Anche questa volta mi impongo il 50 davanti, giocando con il cambio per non indurire troppe le gambe. La temperatura è più che frizzante, aver indossato i manicotti e l’antivento è stata una giusta scelta.
Il lite-motive di questa uscita era testare i nuovi pantaloncini XBionic, purtroppo i miei mitici Assos hanno subito una ferita non rimarginabile, causata da una vite di regolazione del piano sella forse troppo affilata, trappando così il lycra e condannandoli ad un precoce prepensionamento.
Avrei ricomprato gli Assos, ma seguendo il consiglio dell’amico Roberto, ho preferito cambiare con gli XBionic. Padroni di un brevetto sulla struttura particolare dell’intero pantaloncino, dovrebbero aiutare su due fronti, una migliore dispersione del sudore, mantenendo così temperature ideali, e contemporaneamente, massaggiare in muscoli durante la pedalata, grazie soprattutto a questa incredibile trama che si sviluppa sui due gambali.
Assicurato che anche il fondello non fosse inferiore agli Assos, ho cambiato cavallo.

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Aver saltato un’uscita, associata ad un leggero raffreddore, mi ha reso meno performante rispetto a quanto avrei voluto.
Chiudo la crono a 1h09:10sec, non male tutto sommato.
È incredibile quanto il nostro corpo ci faccia capire immediatamente se siamo in giornata o meno, incredibile appunto che nel momento in cui bloccavo l’intertempo, sapevo già di avere un ritardo di almeno 5 minuti rispetto all’ultima volta, incredibile infine che tutto questo sia frutto dell’esclusivo rapporto mente corpo, nient’altro… affascinante no?!
Sciolgo le gambe sullo strappetto per il Segrino, arrivo da Ponti per il break.

Erba casa senza strafare, anzi, negli ultimi chilometri sono più le volte che mi alzo per rilanciare che quello che spingo seriamente sui pedali.

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Ultima considerazione, XBIONIC, beh, come primo test non ho nulla da dire, eccellenti, quanto descritto da Roberto e quanto letto sui vari siti corrispondono alla verità, incredibile la sensazione di non sentirseli addosso, o meglio, non ci sono zone che stringono più di altre, questo fa si che ci si dimentichi di indossarli …. l’importante è infilarli prima di partire!! Infine, la percezione del massaggio che questa struttura a nido esercita costantemente sulle cosce allevia in parte lo sforzo prodotto.

Domenica prossima stessa storia?! Vedremo….

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