Cosa c’è all’interno del “cartellino giallo” dell’Audax Club Parisien?

A cura di Andrea Perugini Associazione Pedalando nella Storia – Maurice Garin http://www.pedalandonellastoria.net

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……c’è la storia di Vito Pardo e dei suoi undici amici che all’alba del 12 giugno 1897 partirono da Roma in sella ai loro velocipedi e raggiunsero prima del tramonto Napoli portando a termine la prima randonnèe della storia.

..…c’è la storia dei venti ciclisti napoletani che pochi giorni dopo ripeterono la pedalata sul percorso inverso

……c’è la storia dei giornali dell’epoca che per celebrare la duplice impresa definirono i ciclisti con l’appellativo di “Audaci”

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…..c’è la storia dei “Gruppi Audax” che iniziarono a sorgere in tutta la penisola e a cui ci si poteva iscrivere dopo aver percorso, in totale autonomia, 200 km tra il sorgere del sole ed il tramonto

…..c’è la storia della grande impresa dei Gruppi Audax italiani che nel 1903, per celebrare la prima edizione del Tour de France, pedalarono da Roma a Parigi destando l’ammirazione dei francesi e di Henri Desgrange ideatore e patron della “Grand Boucle”

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..c’è la storia della Paris – Gaillon – Paris, la prima randonnèe di 200 km organizzata in Francia il 3 aprile 1904

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…..c’è la storia del Cafè de Vaudeville, in rue Vivienne a Parigi, ove il 30 novembre 1904 sedici ciclisti francesi si riunirono e fondarono l’Audax Club Parisien (ACP). Nello statuto, compilato a mano e depositato in prefettura il 28 dicembre 1904, erano indicate le finalità dell’associazione: “…incoraggiare lo sviluppo del grande turismo in bicicletta, educare i ciclisti, renderli forti e tenaci ed organizzare le escursioni cicloturistiche”.

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…..c’è la storia della Paris – Brest – Paris (per atleti professionisti) la cui prima edizione, nel 1891, fu vinta da Charles Terront che coprì i 1.200 km del percorso in 71 ore e 27 minuti rifilando poco più di otto ore al secondo classificato. Tale competizione si disputò con cadenza decennale fino al 1951 quando si corse la settima ed ultima edizione (la competizione del 1941 non fu disputata per cause belliche e fu “recuperata” nel 1948)

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…..c’è la storia del valdostano Maurice Garin, già vincitore di due edizioni della Paris – Roubaix, unico italiano a vincere la Paris – Brest – Paris nel 1901 pochi mesi prima di acquisire la cittadinanza francese (e da francese vincerà nel 1903 la prima edizione del Tour de France)

…..c’è la storia della prima edizione della Paris – Brest – Paris Randonneur, fortemente voluta dall’allora presidente dell’Audax Club Parisien Camille Durand, che nel 1931 affiancò la Paris – Brest – Paris per professionisti.

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…..c’è la storia delle sedici edizioni successive della Paris – Brest – Paris Randonneur, che a tutt’oggi annovera circa 27.000 (ventisettemila) brevettati provenienti da tutti e cinque i continenti e di età compresa tra i 18 e gli 80 anni.

…all’interno del “cartellino giallo” dell’Audax Club Parisien…

 

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…c’è la storia delle randonnèe, dello sport che noi tutti amiamo e pratichiamo con gioia condividendo con i nostri amici fatica, sofferenza, dolore ma, soprattutto, tante……tante.

…..tantissime incredibili emozioni sulle strade di tutto il mondo.

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4 Maggio ’14 – & Co. mancava Consonno…

Davanti a cotanta bellezza, come puoi tu o Bestia non rimaner a bocca aperta!

Davanti a cotanta bellezza, come puoi tu o Bestia non rimaner a bocca aperta!

Giovedì scorso abbiamo chiuso un gran bel giro per le vie del Parco Regionale di Montevecchia e Val del Curone, oggi abbiamo però completato l’Opera, pedalando per la seconda parte della Rando, direzione Galbiate, discesa sul lago di Garlate e da Olginate risalita verso Consonno, il “Paese fantasma”.
Il rientro poi sarebbe stato identico a quello di giovedì scorso, con discesa dal Colle Brianza su Santa Maria Hoè, passaggio per Peregallo, Viganò Sirtori Carate e poi casa.
Anche se i chilometri sono sostanzialmente uguali a quelli percorsi l’altro ieri, non serve partire alle 4:00, si ritarda di 45 minuti visto che di salita vera e propria ci sarà solo Consonno per poco più di 4 km.
Franco non è ancora in forma e preferisce passare la mano, meglio per lui recuperare completamente in vista degli altri appuntamenti per il mese di Maggio.

Poco da dire sul primo tratto, se non mettere in evidenza che sarà una giornata fantastica per il meteo e le temperature saranno finalmente piacevoli per trascorrere la Domenica all’aria aperta.

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Arrivo a Galbiate qualche minuto dopo le sei, il Bar difronte alla fontanella è ancora chiuso, ma fortunatamente ne trovo un altro aperto, via il primo caffè, oggi ci voleva proprio.
Riparto subito percorrendo Via Bergamo, la discesa che porta direttamente al comune di Garlate. Non è il massimo della vita, piena di buche e toppe di catrame disseminate senza senso, mi tocca tirare i freni ogni 10 metri… credo di aver intravisto un cartello lavori al manto stradale, ci vorrebbe proprio!

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Conquisto la Strada Provinciale 72 direzione Olginate. Breve tratto ed arrivo alla partenza della salita per Consonno.
Come già descritta, la salita ha una lunghezza di 4km con pendenza massima del 16% nella parte iniziale, per poi restare abbondantemente sopra il 10% sino alle porte del paese di Consonno.
Questa salita mi era stata segnala da amici di Social, proponendola come cronoscalata in notturna, ideale perché impegnativa, ma soprattutto perfetta per l’assenza totale del traffico automobilistico, assenza motivata dal totale abbandono di Consonno e non utilizzata come collegamento sui comuni dell’altro versante, Nava, Villa Vergano o Ello.

Breve parentesi sul comune di Consonno

Sogno affascinante di un imprenditore della zona, negli anni sessanta il Paese fu completamente demolito, eccetto la Chiesa, la Canonica ed una casa adiacente con il piccolo Cimitero dove riposano ancora oggi i vecchi abitanti del Borgo. Gli abitanti in vita furono mandati via per fare posto ad un gigantesco Paese dei Balocchi, una specie di LunaPark con giochi, negozi, ristoranti ed intrattenimenti di ogni tipo all’interno di strutture dalle mille forme architettoniche e dai mille colori. Non ebbe un grande successo, l’idea era sicuramente rivoluzionaria, anticipava di anni i vari Gardaland, EuroDysney etc., completava un offerta come quella delle allora “Varesine” di Milano includendo Ristoranti Bar ed alloggi per i visitatori. L’insuccesso fu aiutato principalmente da una serie di frane che bloccarono più volte la strada d’accesso al villaggio, arrivando lentamente così all’abbandono. Morì definitivamente nel 2007 dopo l’invasione di un Rave Party che si portò via gli ultimi istanti di una lunga agonia.

Salita

La strada che porta al Paese dei Balocchi è davvero strana, il primo tratto ha un fondo stradale molto sconnesso, pieno di buche e rattoppi alquanto approssimativi, ma dopo le prima sbarra (fondamentalmente la strada è aperta ad ore), la sede diventa larghissima ed il manto è perfetto.

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???????????????????????????????Così rimane sino a raggiungere un primo “Zombie”, una specie di Porta che doveva ricevere i visitatori al Villaggio, porta con annessa struttura ridotte al solo scheletro in cemento armato. Da qui la strada torna ad essere stretta, piena di buche ed alquanto pericolosa per le nostre bici da strada.

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Qualche centinaio di metri si raggiunge il cuore di quello che doveva essere Consonno, anticipato sulla strada da grossi Slogan che proclamavano la bellezza e la gioiosità che gli abitanti, anche se per un solo giorno, potevano godersi.

“Consonno il paese più piccolo e più bello del Mondo”

“Chi vive a Consonno campa di più”

“A Consonno il cielo è più Blu”

E altri ancora… Si intravede addirittura un Minareto, con a fianco un grosso piazzale racchiuso in un lunghissimo portico di forma rettangolare. Esiste ancora la strada per attraversare questa che doveva essere la Piazza principale del Villaggio, ma preferisco tirar dritto, credo che la condizione di oggi possa trasmettere solo tristezza e solitudine, null’altro.. e quindi perché vederla?

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???????????????????????????????Raggiungo la chiesetta, passo a fianco della casa dell’unico abitante del Borgo, e proseguo lasciandomi alle spalle questo strano luogo, un posto fuori dal tempo perché il tempo non ha più voglia di passarci…. Purtroppo.

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???????????????????????????????Scollino, ridiscendo su Nava e decido di tirar dritto sino a Sirtori al Bar visitato giovedì scorso, li il caffè non era male.
Il giorno è ormai pieno, la luce è fantastica, non ci sono nuvole, e la temperatura è gradevolissima.
Riparto direzione Viganò, Monticello, evito di fermarmi alla fontanella, e ridiscendo su Carate. Ultimi 20 km a chiodo, voglio mettermi alla frusta per vedere com’è la mia condizione sul passo. Sono a Cusano alle 9:00 puntuale come avevo ipotizzato il giorno prima, quando decisi di ritardare la partenza di qualche minuto. (quanto sono scientifico!)

Rando Valle del Curone & Co. brevettata, anche se in due tappe, che importa… l’importante è faticare! Giusto?

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1° Maggio ’14 – Rando Valle del Curone & Co.

curoneNon si finisce mai di imparare.
Nessuno nasce imparato.

Dopo oltre vent’anni che pedalo in Brianza in bici, sono riuscito a tracciare un percorso inserendo 2 salite inedite su 3, incredibile!

Il primo inedito più che una salita la definirei “una parete”, manca il gesso e l’imbiancatura e potrebbe confondersi tranquillamente con il muro della sala, un paio di quadri, la televisione e l’angolo “Living” è completo.

La cosiddetta “parete” si trova a Montevecchia, non sul versante più conosciuto con partenza dalla frazione Quattro strade, ma appena più avanti, per chi arriva da Missaglia. Lo strappo viene chiamato “Belsedere”, dal nome della via, anche se un nome più adeguato se lo meriterebbe sicuro. Lunghezza totale 1,5 km, con il pezzo “impossibile” che si presenta appena dopo i 1000 metri, con un delirante tratto di 60 metri ad oltre il 20% (max 25%).

Il secondo inedito, per quanto mi riguarda ovviamente, è la salita a Consonno, versante da Olginate (Lago di Garlate). Lunga 4 km, la parte più dura è concentrata poco prima del primo chilometro, con pendenze vicine al 20%, rimanendo impiccata alla doppia cifra sino alle porte del Paese.

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Per completezza, la Rando Valle del Curone & Co. utilizza come raccordo dei due inediti la salita per Giovenzana (Colle Brianza) subito dopo Montevecchia, e una volta scesi da Consonno la risalita sul Colle Brianza dal versante settentrionale. Triuggio/Tregasio all’andata e Viganò/Besana al ritorno sono i tratti di collegamento. Totale 105 km con 1700 msd, un omaggio al Parco Regionale di Montevecchia e della valle del Curone.

Appuntamento il 1° maggio, festa del lavoratore ma non del faticatore su due ruote, alle 4:00 del mattino in piazzetta sotto il Santuario. L’intenzione è chiudere il giro prima delle 9:30 per essere liberi di dedicare la giornata ad una gita con la famiglia.

Pronti via, io ed il mio “Custode” Franco iniziamo a pedalare sotto un cielo sorprendentemente sereno, visto che ha spiovuto non meno di 5 ore prima, la solita fortuna degli audaci. L’aria pizzica, non è proprio primaverile, fortunatamente antivento e guanti lunghi ci aiutano a resistere al freddo riportato con questi ultimi giorni di brutto tempo. Albiate, discesa sul Lambro avvolto da una fitta nebbia e si risale verso Triuggio lanciando un Ciao a bassa voce verso la casa dell’amico Roberto, che sicuramente a quest’ora del mattino è ancora immerso in un sonno profondo.

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??????????????????????????????????????????????????????????????Raggiungiamo velocemente Missaglia, discesa su Quattro strade e conquistiamo appena più avanti l’inizio del primo strappo, Belsedere. Siamo in perfetto orario, manca qualche minuto alle 5:30 ed ormai anche la gamba è calda al punto giusto. Subito il rocchetto più agile, questa fatidica parete non dovrebbe essere tanto lontana…. Mi guardo intorno, un bel Ristorante che potrebbe essere meta di una futura mangiata in compagnia, delle belle villette che si affacciano sulla strada che ancora riporta il nome di “Via del Pertevano”. Piacevole la via del Pertevano …. Volta a sinistra e si cambia in via Belsedere, ci siamo, nel buio della notte, senza la Luna a rischiarirci la strada, il bello lo si vede solo quando ormai ci sei sopra, e questo è proprio quello che mi è accaduto per quei 60 metri di “hors catégorie” . Mani strette sulla piega, pedalata al limite del punta sella, cerco senza riuscirci di tener bassa la ruota davanti!! Provo in extremis a salire a zig-zag, per evitare il cappottamento, ma nei micro tornanti si rischia troppo e decido, sorridendo, di mettere il piede a terra…

Libidine! Neanche il Muro di Sormano mi aveva mai regalato questa stessa sensazione.

Un poco goffamente riesco a mettermi in piedi e vedere com’è messo Franco. È già in piedi sul fianco della bici e cerca di risalire la parete senza far scivolare le tacchette delle scarpe, il tutto, anche per Lui, accompagnato da un grosso sorriso sulle labbra…

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L’asfalto è bagnato, ha smesso poche ore fa di piovere, le tacchette Look sono peggio dei tacchi a spillo (ipotizzo, non le ho mai indossate, giusto per essere chiari…) e rischiare il faccione per raggiungere la cima mi sembra stupido. Via le scarpe e si risale a piedi scalzi, almeno con i calzini si ha un grip maggiore.

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Questo primo match l’ha vinto Lei, ma sul prossimo vedrò di rifarmi….

Risaltiamo sulle bici e prendiamo la piccola via sulla destra che ci porta nella piccola vallata a Nord di Montevecchia. Soli 200 mt e la strada diventa sterrata, teletrasporto sulle strade de “L’eroica”. Breve tratto in discesa, passaggio attraverso una piccola fattoria e davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo da urlo. Anche l’ora è perfetta, siamo nei minuti “mistici” dell’Alba, quando la notte lascia il passo al giorno e in monocromatico diventa l’infinita scala di colori che ogni giorno la Luce ci dona. D’obbligo una breve pausa di contemplazione e silenzio di fronte a questo quadro mille volte più bello del miglior Monet.

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DSC03699???????????????????????????????Ripartono i pedali e riconquistiamo l’asfalto delle strette strade di questo angolo di Paradiso. Sali scendi sino a sfiorare il comune di Perego per poi attraversare la Statale 342 ed incominciare l’inizio della seconda salita di giornata, il Colle Brianza versante sud/est per Giovenzana.

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È il versante che ho affrontato meno, anche perché spostato troppo ad est rispetto alle strade che pedestremente calco nelle mie uscite. Un totale di 4 km con molti tratti sopra il 10% ed almeno 500 mt costantemente sopra il 12/14%, salita di tutto rispetto.

Salgo al mio passo, siamo in perfetto orario sulla tabella, cenno con Franco e ci aspettiamo al lavatoio di Cagliano, piccolo borgo che anticipa il vero GPM di Giovenzana. Tutto ok, la luce ormai ha conquistato gli ultimi angoli di notte e la visuale ci conferma che il sereno sarà dalla nostra per tutta la faticata del 1° Maggio. Sul tratto più duro incontro una piccola lumaca che vorrebbe raggiungere il lato opposto della sede stradale, a quest’ora non rischia molto, ma un mio aiutino le garantirebbe la sopravvivenza nel bosco. In cambio di un paio di scatti, la tolgo dalla strada per riporla sopra un letto di foglie di sottobosco ai piedi di un grosso albero, augurandomi che poi non desideri tornare sui suoi passi, altrimenti….

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Lavatoio ci sono, non lo ricordavo così questo versate. E’ una salita dura ma piacevole, dovrò affrontarla più spesso nelle mie zingarate notturne, insieme a Belsedere ovviamente…

Prima di raggiungere Giovenzana attendo Franco per poi discendere su Galbiate per una meritata prima colazione, sono le 6:35 e l’ora mi sembra quella giusta. Per ingannare l’attesa mi metto a scattare foto con VAPP, un applicativo per Iphone che cattura l’immagine con un segnale acustico (un urlo ad esempio). Mancano 20 minuti alle 7 e nei pressi di un Borgo in #Brianzalandia è stato avvistato un ciclista che urla al vento ripassando decine di volte per lo stesso tratto di strada, il ciclista è stato poi condotto al sanatorio per accertamenti sul suo stato mentale … sembra un titolo di testa del mitico “Cronaca vera”.

Tornando seri, passano i minuti ma di Franco nemmeno l’ombra, inizio a pensare che sia successo qualcosa, la catena una foratura. Prendo la bici e ridiscendo per recuperarlo. Giusto un centinaio di metri dal lavatoio lo incrocio fermo sul lato della strada. Appena mi sente alza la testa e quando gli chiedo cosa sia successo mi confessa che oggi non è proprio in giornata. Nessun problema, siamo a poche centinaia di metri da Giovenzana, ed anziché girare a destra su Galbiate, prenderemo la via del ritorno per Peregallo sperando in un Bar aperto per ingerire qualcosa attenuando magari il forte senso di nausea che lo accompagna da qualche chilometro.

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Scendiamo con molta calma dal Colle Brianza, deviamo per Peregallo ed a Sirtori troviamo l’unico Bar aperto in questa mattinata di festa. Un buon te caldo e una brioches dovrebbe aiutare Franco a rientrare a casa senza soffrire ulteriormente. Salutiamo il Gestore, e senza l’assillo dell’orario prendiamo la via del ritorno.

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Nell’ultimo tratto, soprattutto da Carate in poi, si inizia ad incrociare ciclisti che sull’altro lato delle strada partono per la loro uscita del faticatore al 1° Maggio, auguri e buon divertimento!

8:30 siamo a Cusano, inizia la giornata di Festa, per Franco, una mattina di recupero.

È chiaro che la Rando della Valle del Curone & Co., e con Co. intendevo Galbiate Consonno e rientro, è solo rinviata, possiamo dire che quella di oggi è stata la Rando Valle del Curone (e basta), 1a tappa, con l’impegno di chiudere il giro con la 2a Tappa questa stessa domenica, se il meteo lo permetterà.

Ultimo pensiero al nostro territorio, quando ti capita di poter catturare nella tua memoria questi angoli di paesaggi a pochi chilometri da casa beh, ti viene da dire: – che culo vivere in Italia!

 

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15 Aprile ’14 – La notte dei Licantropi

“LUPO ULULA’, CORNIZZOLO ULULI’”

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Dopo il Valcava Flash Mob III del 4 ottobre scorso organizzato da Mr. Valcava Carlo Gironi, questa volta l’idea malsana è nata dalla mente di Fabrizio Borella, anch’egli un adepto della notte e delle due ruote, scalare il Cornizzolo nella notte di Luna piena, la notte dei Licantropi! Figo!

Tramite un contatto in comune, Sergio, sono stato invitato a partecipare e, con l’adeguata manipolazione sul volere di mia moglie (scherzo), sono riuscito a farmi rilasciare il Pass per aggregarmi.

Non mi dilungherò nel descrivere la salita al Cornizzolo, le sue difficoltà, i vari settori (già descritto qui), o le sensazioni sulla mia performance (capirai), questa volta vorrei far parlare solo ed esclusivamente le immagini.

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La fortuna di aver scalato il Cornizzono in una splendida serata, con un cielo particolarmente terso accompagnato da una magnifica Luna piena, ha regalato uno spettacolo raro se non unico, una vista così su tutta la pianura fino a scorgere le luci del centro di Milano non è da tutti i giorni, credo…

All’appello hanno poi risposto oltre all’organizzatore Fabrizio, Sergio, Riccardo, Luca, Giampietro e Ciro, ormai anche loro “dipendenti” della pedalata in notturna, del buio e del silenzio…. Bene! potremmo diventare un bel gruppetto ed organizzare altre zingarate come questa, lo spirito mi sembra quello giusto!

Al GPM briefing all’interno del Rifugio Marisa Consiglieri. Grazie a Sergio e Fabrizio, si è anche degustato del buon vino, sgranocchiato snack e divorato della coscia di Licantropo al sangue… (Speck)

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La discesa è stata la parte più delicata, il rischio di andare lunghi ad ogni curva era quasi scontato, distratti anche dal panorama. A conti fatti il tempo di risalita è stato inferiore al tempo di discesa, giusto per dare l’idea!

???????????????????????????????Arrivato alla macchina ho caricato al volo la bici ed acceso il riscaldamento della Citroën per riscaldarmi un po’. Alla mezzanotte aprivo la porta di casa.

Alla prossima sicuro!

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P.S: Come ipotizzavo, il pericolo non è arrivato dai Licantropi brianzoli, ma dalle Pecore Zombie di #Brianzalandia! Provare per credere…

😉

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6 Aprile ’14 – 3 Valli Varesine Randonnèe

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Il giorno è arrivato, la lunga cavalcata tra le strade poco conosciute, almeno per quanto mi riguarda, che la 3 valli offre è davanti a noi, 200 km con oltre 2400 mds a nostra disposizione per essere sbranati o per farci sbranare, dipende dai punti di vista….

Ritrovo per le 7:00 all’ormai classico centro polisportivo di Nerviano, dove lo Staff della Nervianese 1919 è già operativo per accogliere i Riders per le consuete pratiche di iscrizione e consegna road book.
Io e Franco arriviamo puntuali, siamo carichi e convinti che quello che si poteva fare per preparare la rando è stato fatto, compatibilmente con il tempo a disposizione, e se poi si dovrà “morire”… beh moriremo!

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Sotto l’aspetto tecnico non ci sono grandi chicche da segnalare, uso chiaramente la Titanio Ti2, con borsa manubrio per antivento e banane, e box-Triathlon dietro lo sterzo per avere la fotocamera a portata di mano. In tasca una decina di fichi secchi, tre quattro bustine di malto destrine ed infine una prima borraccia con sola acqua la seconda come porta attrezzi con camere d’aria e utensili di prima necessità.

Secondo gli organizzatori gli iscritti superano abbondantemente i trecento, ma al contrario del solito, non si percepisce frenesia tra i ciclisti, probabilmente perché si sono sfogati ai primi appuntamenti della stagione, e quindi chi è al via oggi lo fa con lo spirito rando, godendosi una bella pedalata in gruppo per le strade del varesotto…. Come deve essere d’altronde…

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Alle 8:00 aprono i cancelli ed iniziano a vidimare i primi cartoncini gialli Audax Club Parisienne , oggi è brevetto 200k.
I primi chilometri aiutano a trovare un buon ritmo ed a sgranare i grupponi che per forza di cose si sono formati durante gli stop forzati dei primi semafori incontrati sul percorso.
La temperatura è più che frizzante, aver indossato anche oggi abbigliamento a strati ci difende dalla brezza del mattino e ci lascerà libertà di spogliarci per il caldo previsto nel pomeriggio.

I primi venticinque chilometri ci portano, evitando le grosse arterie della zona, alle porte di Appiano Gentile. Da qui parte il tratto di Randonnèe più suggestivo, con strade immerse nei boschi, piccoli strappi da affrontare che fanno molto “L’Eroica”, e scorci sul grande massiccio che da li a poco si dovrà per forza di cose affrontare. La gamba si scalda…..

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???????????????????????????????Si sfiora Cantello, si passa Bisuschio arrivando poi a Besano per affrontare la discesa su Porto Ceresio. Da qui si costeggia il Lago di Lugano sino a Brusimpiano. Sono circa 10 km di bellissima litorale, offrendo un punto di vista per me inedito del lago, ho sempre percorso strade sulla sponda orientale del lago, sia in macchina che in bici, come nella mia ultima e personale Randonnèe dello Spallone.

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Qui si mischiano i Randonneur con i ciclisti della zona, formando dei gruppetti compatti sino all’inizio della prima vera salita di giornata, la salita dell’Ardena. Sono 5 chilometri non troppo impegnativi, tra il 5 ed il 7%, strada stretta ma con pochissimo traffico veicolare. Qui i ciclisti locali ci superano con passo irriverente, è ovvio penso, questi tra un’ora al massimo saranno seduti a tavola a mangiare polenta e brasato, noi tra un’ora massimo saremo seduti in sella a pedalare di sicuro in salita…. Beh, per stavolta non abbasso il capo, incremento la cadenza e li riprendo quasi tutti, spirito randagio ok, ma a volte bisogna far passare il messaggio che Randonneur non significa “passeggiatore su due ruote”, ma vuol dire “Corridore delle lunghe distanze” ca…o!

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Dopo il primo tratto affacciato sul lago, si entra nel sottobosco che ci accompagna sino al GPM. Da qui breve discesa, con qualche buca di troppo, e si raggiungere il primo controllo della Rando, al 75km.
Timbro sul brevetto, si sgranocchia qualcosa offerto dalla Nervianese, banane tortine e si riempie la borraccia in vista della prossima salita, la più lunga.
Attendo che arrivi il mio Socio, qualche minuto di pausa, due chiacchiere con gli amici di Nerviano, e riprendiamo la strada in direzione “Lungo”, prossimo GPM Passo Sette Termini.

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Sono 400 mds in 7 chilometri di salita, molti tratti sopra il 7% alcuni, verso la colma, sotto il 5/6 %.
Ognuno con il suo passo ci aspettiamo in cima, qui non più ciclisti indigeni, ma solo ciclisti randonneur.
Sulla salita raggiungo Stefano Sisti, amico di Social, ora amico in carne d’ossa. Scambiamo due chiacchiere sul percorso e su cosa ci attende, su chi sarà tra i primi e su chi sarà tra gli ultimi, sulle condizioni di entrambi e sul perché ci piace così tanto soffrire in bicicletta…… discorso non chiuso chiaramente….
Raggiungiamo il valico insieme, anche questa gran bella salita, forse perché per me inedita, o forse perché sino a quel punto il percorso mi ha davvero entusiasmato, non so dirlo.
Aspetto qualche minuto, lascio andare Stefano per la sua strada, con la promessa di raggiungerlo poi, cosa che chiaramente non accadrà, e faccio dello stretching per allungare un po’ i muscoli, iniziano a farsi sentire, anche se solo per un’idea.

Incrocio lo sguardo di tre ciclisti della zona, ed incuriositi del traffico anomalo di corridori su questa salita ai Sette Termini mi chiedono informazioni su che tipo di manifestazione fosse. Appena pronunciata la parola Randonnée uno dei tre mi interrompe ed esclama con un pizzico di invidia: siete quelli che pedalano per centinaia di chilometri anche di notte?? Che coraggio! Io non ci riuscirei mai!
Non ci ho messo tanto a rispondergli, mi è bastato invitarlo a seguirci sul percorso sino a Nerviano e che poi, in qualche modo, lo avremmo riportato a casa in tempo per mangiare il suo brasato riscaldato per l’ora di cena…. Non era tanto convinto…. Spaventano sempre questi 200km da fare tutti insieme, ma se uno li prova almeno una volta, poi non ne avrà più timore. Questo penso che valga per tutte le distanze, io posso parlare sino ai 400, oltre lascio la parola ai senatori della nostra specialità, Stefano in primis… vero?

Tornando alla 3V, arrivato Franco, scendiamo da una spendita discesa che ci porta in fondovalle nel paese di Mesenzana, siamo a metà dell’Opera. Festeggiamo il traguardo con un cafferino al bar del paese.
Poche centinaia di metri sulla Statale 394 e si svolta a destra per risalire in direzione Brissago Valtravaglia.

???????????????????????????????Ancora una volta, ognuno col proprio passo, ci ritroviamo a pedalare in salita, oggi gira così…
Sono 3 chilometri abbondanti, ma questa volta con un paio di settori sopra il 12% che lasciano il segno nelle gambe, dopo 100km poi…. Non ci scoraggiamo, arriviamo in cima, sfioriamo il “Villaggio Olandese”, scendiamo a Brezzo di Bedero per poi affrontare leggeri falsipiani per conquistare Nasca, la vera partenza per la salita di Sant’Antonio.

Qui non si scherza più. La salita non è lunghissima, sono 5 km, ma la difficoltà la si deve addebitare alla seconda parte di salita, da quando, a detta di chi l’ha già fatta, compare sulla sinistra il muraglione, qui, superato il tornante, inizia il tratto che non molla mai l’8% sino al GPM posto ai 642 msm.
Secondo punto di controllo ad Arcumeggia, città degli affreschi, posta ad un paio di chilometri sotto lo scollinamento, decidiamo di ritrovarci li.
Salgo col mio passo, tenendomi un margine di riserva in caso dovesse arrivare una crisi improvvisa, e mi godo sia la salita che il panorama che offre il Lago Maggiore.
Arrivo al muraglione, così credo, aspetto di svoltare per vedermi davanti cosa mi aspetterà.

DSC03618 DSC03619 DSC03620 ??????????????????????????????? Beh, l’effetto non è male, anche perché la strada è affiancata da un orribile guard rail in metallo che risalta per tutto il costone della montagna, lasciandomi intravedere l’intero tragitto che da li a breve dovrò superare.
Va bene così, pedalata constante, sguardo basso sulla borraccia, spinta e tirata di pedale che si aiutano a vicenda, mani ad accarezzare l’attacco manubrio, per evitare di tirare di schiena, ed avanti così, senza farsi troppi problemi sul dopo, pensiamo solo all’ora, adesso.

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Le mie precedenti uscite avevano come chilometraggio massimo i 140/150 km, non di più. Anche se impegnative, ed affrontate in preparazione della 3V, mi avevano portato ad una condizione più che buona per quella distanza. Questa salita, tra i 110 e 115 km dalla partenza, non mi preoccupava più di tanto, sapevo che ne avevo e che potevo stare tranquillo, quello che mi turbava a questo punto della Rando, era il dopo, i restanti 80 km … come li avrei fatti?

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Una cosa alla volta. Arrivo al GPM, scendo ad Arcumeggia, e mi faccio mettere il terzo timbro di giornata. Di ristoro non è rimasto più nulla, i primi, insieme ai secondi, non hanno pensato a chi sarebbe arrivato dopo, mangiandosi l’inverosimile giustificando il quarto giro di snack dall’esborso dei 10 euro per l’iscrizione… vabbè in questi casi ci si ricorda che gli ultimi saranno beati se i primi saranno onesti, ed a dieta.

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Arriva Franco, non ha una bella faccia, è sconfortato da come ha sofferto per salire su a Sant’Antonio, la sua voglia di caricare la bici in macchina è tanta, anche perché gli organizzatori gli offrono il passaggio più volte… ma dopo qualche minuto di riposo, emerge la voglia di finirla e di giustificare i sacrifici di questi ultimi mesi passati a pedalare di notte col matto di suo cognato (io).

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Scendiamo salutando lo Staff, gentile e premuroso anche senza cibo da offrirci, e ci fermiamo ad un Bar sulla statale per un caffè e una barretta di cioccolato.

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Ci guardiamo in faccia, decidiamo di abbassare la velocità di crociera, e ripartiamo direzione Cittiglio.
Qui dovremmo affrontare i successivi 40 km il leggera discesa o pianura al massimo, così ci indicavano i ragazzi della Nervianese su ad Arcumeggia. Purtroppo, quando si è al limite, e la stanchezza prende il sopravvento, anche un cavalcavia diventa una montagna, segando sul nascere ogni illusione di aver visto la fine della crisi, rispingendoti crudelmente alla realtà dei fatti, siamo cotti tutti quanti!
Davanti abbiamo due muri ed uno strappo da affrontare prima di dire fine. Il primo a Inarzo, Casale Litta, uno strappo di circa 2 km con un dente al 16%. Il secondo a Vinago per 1,5 km ed il terzo, il più dolce a Solbiate Arno per raggiungere Carnago.

Da qualche chilometro siamo aumentati di numero, raggiunti due ex compagni di squadra della SAV95, gli proponiamo di rientrare insieme, per darci una mano l’un l’altro e per essere d’aiuto in caso di difficoltà. E’ sempre meglio stare in gruppo piuttosto che soli, il pericolo è sempre dietro l’angolo soprattutto dopo 9 ore di bici, con tanta energia bruciata, i riflessi non sono più come quelli alla partenza.

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Di vero e proprio calvario si tratta per il nostro ultimo tratto di Randonnèe, -30 -20 -10, non passano mai… mi invento la tecnica di replicare la distanza che ancora dobbiamo affrontare alle strade che percorro dalle mie parti. -20, siamo a Carate, -10 siamo a Seregno, ancora un paio di rettilinei e ci siamo quasi, -5 siamo a Nova M.se, ultimo sprint ed il cartello di Cusano apparirà alla nostra destra!

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NERVIANO !

Cazzo ho sbagliato strada!!!

No…. È giusta, ci siamo, cavalcavia dell’Auchan e passerella sull’ultimo chilometro per arrivare al Re Checconi.

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La Nervianese, e l’amico Rigamonti, iniziavano a preoccuparsi per il nostro ritardo. Secondo i loro conti, eravamo gli ultimi sul tragitto, e visto che dall’ultimo controllo erano passate parecchie ore, la preoccupazione iniziava a serpeggiare. Nulla è accaduto, siamo rientrati tutti sani e salvi, cotti ma soddisfatti!

Brevetto 200 3 Valli Varesine Randonnèe fatto!

Come regalo, i ragazzi dello Staff hanno aspettato il nostro arrivo per offrirci pasta a pomodoro, fetta di torna e frutto, anche gli ultimi sono stati premiati! Grazie 1000

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Finita. Bella, bella d’avvero!
Ringrazio i miei compagni d’avventura, Franco in primis, e ringrazio Mino & Co per quanto ci hanno offerto.

Ora mi concederò una pausa per trascorrere qualche fine settimana in compagnia della mia piccola famiglia, Palme, Pasqua e 25, poi a maggio si ricomincerà con le notturne, il mio pane! E ci mancasse!

Max

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30 Marzo ’14 Bisbino A/R

Dal manicomio un paziente scrive alla Madre:

– Ciao Mamma, oggi mi hanno fatto i RAGGI, se domani mi fanno i CERCHIONI, vengo a casa in BICICLETTA!

Dovrebbe essere una barzelletta, ma poco si discosta dalla realtà, soprattutto di noi ciclisti dove il centro dell’Universo è la bicicletta e tutto gravita e gira intorno ad essa. I primi giorni della settimana sono dedicati al recupero, i giorni centrali al mantenimento, gli ultimi giorni alla preparazione per la “gara” della Domenica. Non sono ammesse abbuffate dal mercoledì in poi, il sabato vita tranquilla e a letto presto per essere in perfetta forma la mattina dopo, la sera della Domenica solo proteine e gran frutta per ripristinare le fibre muscolari ed aiutare il recupero, infine l’accoppiamento, se è possibile inserirlo nelle fasi di scarico, altrimenti slitta a data da destinarsi! Sicuramente non nelle ultime 24 ore pre gara. Alzi la mano chi non ha mai seguito, almeno una volta, almeno in minima parte, una di queste pippe mentali (termine perfetto). Evito di inserire l’aspetto peso, massa grassa e indice di massa, altrimenti non parlerei più del Bisbino….

Bisbino
30 Marzo, coincide anche con il cambio all’ora legale, quindi un ora in meno di sonno… bene. Non possiamo permetterci di partire troppo tardi, ma nemmeno toglierci del tutto il sonno, 4:15 è il giusto compromesso per affrontare il giro senza rientrare troppo tardi.

Il titolo dice tutto, Bisbino A/R – andata ritorno, senza troppe deviazioni, se non la “Volta” sulla via del rientro. I chilometri totali sono 120 ed il dislivello sfiora i 1700 mt. Il percorso è stato scelto per la lunghezza della salita al Bisbino, difficile trovare salite così lunghe alla portata delle nostre uscite, in funzione poi del prossimo appuntamento di domenica con la 3valli varesine randonnèe, è il giusto banco di prova per testare ed ottimizzare la nostra condizione.

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Alle 6:00 scarse siamo sul lungo lago di Como, troviamo un Bar aperto a pochi metri dalla stazione, ci fermiamo per un caffè e per far fare colazione a Franco, uscito da casa a secco. Non siamo soli, sia sulle strade, che nel Bar stesso, c’è un notevole via vai di persone considerando l’ora “nuova”, alcuni in attesa di prendere il primo treno, altri per consumare anch’essi la loro colazione, qui nessun personaggio ambiguo come l’ultima volta a Chiasso.

Ripartiamo quasi subito, giusto un breve trasferimento costeggiando il lungo lago ed arriviamo a Cernobbio.
Alla seconda rotonda entrando in paese si svolta a sinistra per iniziare la salita al Bisbino.

Bisbino…. Un nome più innocuo non poteva averla questa salita, o meglio questo Monte, le mie elucubrazioni mentali lo associavano ad una piccola collina sovrastata e nascosta da cime ben più imponenti ed inquietanti per la carriera di un ciclista scalatore. – Sono andato a fare il Bisbino! Sembra quasi un bisognino più che un passo…..
È vero anche che lo stesse parole, usate nell’ambiente e non tra profani delle due ruote, riscuotono rispetto ed invidia, perché nella realtà il Bisbino è la salita, è un GPM di prima categoria, e non ci sono dubbi che affrontandola si conquisti un tassello importante per noi faticatori delle due ruote.

Dati tecnici

bisbino

Quasi 16 km di salita
Pendenza costante tra il 6,00% e 8% senza mai un metro di rifiato.
Si parte dai 200 mt di Cernobbio e si raggiunge il GPM a 1290 mt, 1100 mt scarsi di dislivello. Pendenza media teorica 7,10%

Da subito, dalla rotonda, mi impongo un ritmo costante basato su cadenza medio/alta utilizzando il rocchetto più agile. Oggi non sono qui per fare il tempo, ma in preparazione della 3valli.

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I primi chilometri si snodano sulla parete sopra il lago, concedendo squarci impagabili su Como e sul monte di fronte, con Brunate sul culmine più alto. Salendo ancora e lasciando alle spalle le ultime case, e che case, ci si appoggia per qualche metro sul versante più a nord aprendo così la visuale sul Monte Pallanzone e sul ramo del lago in direzione Bellagio.

??????????????????????????????????????????????????????????????Dopo Rovenna, piccolo gruppo di case magnifiche, la strada si restringe ulteriormente mantenendo comunque lo stesso motivo in termini di durezza. È simpatico incontrare due tornanti non ancora asfaltati ma col fondo in sassi, per pochi metri ci si infila nel ciclismo di altri tempi!

??????????????????????????????? La strada scorre sotto le ruote senza grossi problemi, le pendenze, non impossibili, ma soprattutto costanti, aiutano parecchio a mantenere un passo decisamente proficuo per i miei canoni. La piccola sorpresa, se così si può dire, si incontra dopo Villa Argentina, frazione di Cernobbio, dove appena fuori il piccolo centro abitato risalta agli occhi l’enorme numero 6 scritto in mezzo alla sede stradale. Ma come?! Ancora 6 chilometri?! La delusione è più visiva che altro, influenzata dal fatto che a questo punto siamo molto vicini alla vetta del Monte, si intravede la cresta, e questo inganna portandomi a pensare che la fine non sia poi così lontana. Ma poi purtroppo, o fortunatamente, dipende dai punti di vista, la strada taglia tutto il costone portandosi alle spalle di questa cima, ed attaccandosi alla parete del vero Monte Bisbino, rilanciando la strada e facendo intravedere la vera vetta col vero GPM, ancora lontana….. 16km sono sempre 16 km…

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Sempre immersi negli imponenti boschi di faggi, la salita diventa sempre più un’enorme susseguirsi di lunghissimi rettilinei messi in pila l’uno sopra l’altro (mi ricorda il gioco Shangai), con dei piccoli tornanti come collettori. L’effetto è molto bello, pur intravedendo tratti di salita a poche decine di metri in linea verticale, il suo passaggio potrebbe avvenire a più di un chilometro percorrendo la strada.

???????????????????????????????Così accade sino alla fine, quando, in vista del ripetitore per telecomunicazioni, uno gnomo rispetto a quello di Valcava, si ha l’impressione di essere finalmente arrivati, ma anche qui non mi sbaglio di molto se ho dovuto pedalare ancora per più di un chilometro prima di raggiungere il piazzale/terrazza affacciato sulla Svizzera italiana, traguardo anche del GPM.
E daje! Ultimo sforzo ed anche il Bisbino in saccoccia! Non è la prima volta, ma sinceramente lo sembra!

Sono le 8:00 precise, Franco arriverà fra qualche minuto, per prima cosa mi copro, mangio due banane che mi sono portato da casa, dò una sorsata alla borraccia, e mi godo il panorama sulla #Switzerlandia.
Un paio di foto, due messaggi agli amici e cerco di recuperare le energie evitando di prendere troppo freddo.

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Sta arrivando Franco, faccio in tempo a scendere un paio di tornanti per scattargli un paio di foto, foto d’autore visto il risultato.

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Qualche attimo, altre foto autocelebrative e prendiamo la via del ritorno.

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La discesa è forse la parte più delicata e richiede molta attenzione non tanto per il manto stradale o per le pendenza, ma per la lunghezza. Arrivati a Cernobbio è d’obbligo una pausa per un cafferino e per fare riposare le mani, al limite del formicolio.

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Raggiungiamo poi i piedi della “Volta”. – Che facciamo Fra, destra o sinistra?
Si decide per la salita su Tavernerio, oggi nessuna scorciatoia è concessa!
Ultimo tratto di trasferimento a velocità costante, le gambe chiamano ma questa volta chi si fa più sentire è lo stomaco, forse dovevo alimentarmi meglio, o forse dovevo bere di più durante tutta la salita, cosa che stupidamente non ho fatto.

Arriviamo a Cusano poco dopo le 11:30 con 120 km fatti e 3600 kcal consumate, notevole!

Appuntamento a domenica per la 3Valli, e che Dio ce la mandi buona….

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16 Marzo ’14 Rando dello Spallone

rrafNon posso dire che sia una tradizione, ma un giro nel Cantone del Ticino almeno una volta l’anno è quasi una regola. Quest’anno il percorso è cambiato, non si arriva più a Lugano ma si devia prima verso  Arogno. Il vecchio giro prevedeva, una volta arrivati a Lugano, di proseguire per il versante nord del lago sino a Porlezza, si pedalava nel fondo valle per raggiungere Menaggio sul Lago di Como, da qui si rientrava verso casa risalendo la “Volta” per Tavernerio.

Cambia il percorso, cambia il nome, “Randonnèe del Cantone” diventa “Rando dello Spallone”, in omaggio ai contrabbandieri che sconfinavano da una parte all’altra percorrendo sentieri e mulattiere sconosciute, forse, alla Forze dell’Ordine, valichi disseminati in queste valli di confine.
Il motivo principale del cambiamento di percorso però era omaggiare il nostro amico Giovanni. Da poco tempo è venuto a vivere in quest’angolo di Svizzera italiana, nel piccolo borgo di Arogno, lasciando senza troppi rimpianti la periferia di Zurigo, nella Svizzera tedesca.

Il percorso, rispetto a prima, si è incattivito inserendo questa deviazione per Arogno, la strada che porta al paese parte dal comune di Maroggia, sul lato sud-Est del lago di Lugano. E’ una salita di tutto rispetto, pendenze fin da subito tra i 9 ed il 10%, che mollano solo in brevi tratti prima di arrivare al paese di Giovanni. La parte più impegnativa arriva poi, dopo una vera e propria rampa, spiana per qualche metro sino ad arrivare alla Dogana svizzera, qui si presentano poi una serie di 7/8 tornanti che lasciano senza fiato, alcuni parlano di tratti al 16-24%, io ridimensionerei tra il 13-15 con punte al 18%, il tutto in circa 1 chilometro sino a raggiungere la Dogana Italiana, arrivo anche del GPM di valico.

Partenza

Appuntamento sotto casa per le 4:00 con l’obbiettivo di chiudere il giro prima di mezzogiorno.
Questi ultimi 10 giorni hanno portato temperature più che primaverili, ed anche se partiamo in piena notte, la scelta di alleggerire l’abbigliamento preferendo indumenti più leggeri ma a più strati, è stata la cosa migliore per evitare di prendere freddo o sudare inutilmente.

Io arrivo dalla mia ultima uscita feriale per le strade della Race Across #Brianzalandia, mentre Franco arriva dal brevetto sui 200km della RandoLario, entrambi abbiamo l’obbiettivo di presentaci alla partenza della Tre Valli Varesine Randonnèe del prossimo 6 Aprile, questa uscita sarà utile per incrementare il nostro  fondo e per migliorare la preparazione in vista del “lungo” nel varesotto.

Cerchiamo subito un’andatura adeguata per quello che verrà affrontato, è inutile percorrere una prima parte “spumeggiante” ed una seconda sgasata, preferiamo volare bassi all’inizio e, se la gamba ce lo consentirà, chiudere sui massimi in vista di Cusano. Con questo spirito arriviamo a Como in meno di un’ora e  45 minuti, percorriamo il lungo lago e risaliamo in direzione Ponte Chiasso per espatriare in Svizzera. L’ultimo Bar nell’ultimo tratto di strada italiana sarà il nostro primo punto di  ristoro.

Affrontata la breve salita per arrivare a Ponte Chiasso, riusciamo a trovare un Bar aperto a pochi metri dalla Dogana. Sono le 6:00 ed al bancone troviamo a farci compagnia un DJ che sorseggia il suo caffè corretto qualcosa, un paio di ragazzi che molto probabilmente da li a poco avrebbero iniziato il loro turno, un tipo un poco losco accompagnato da una signora in overdose di Botox, infine il Gestore del Bar che servendo caffè e cappuccini si degusta un meritato bianchino, e di tanto in tanto si asciuga la fronte dal sudore del duro lavoro…. Sudare alle 6:00 del mattino con il Bar appena aperto non è normale…. Ma questo me lo tengo per me.
Consumiamo un veloce caffè, non male, ed entriamo in #Switzerlandia.

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Da subito notiamo: tranquillità, traffico assente, ordine, pulizia ed un “fracco” di concessionari di auto nuove ed usate!! Chissà perché… forse sono dei fanatici delle quattro ruote qui…. Forse …..
Questo solo su Chiasso, appena si esce in direzione Mendrisio il panorama, ed il bordo strada, ritornano ad essere ordinati, puliti e sulla strada compare una semplice ma molto intelligente striscia per delimitare la corsia dedicata ai ciclisti! Che figata!

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L’Alba è già comparsa da qualche minuto, la luce intorno lascia intravedere scorci inediti di questo Cantone Svizzero, paesaggi che molto spesso non si vedono percorrendo sempre e solo l’autostrada e le lunghe gallerie, velocità e tunnel a discapito del bel vedere, purtroppo.

Ritornando alla cronaca del nostro viaggio, attraversiamo Mendrisio, pedalando a lato del grande snodo ferroviario, ancora qualche chilometro e  raggiungeremo Maroggia, partenza della salita di oggi. All’imbocco della salita, sottopasso sotto la linea ferroviaria, come d’accordo invio un SMS al nostro amico Giovanni, per annunciargli il nostro imminente arrivo.

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La salita parte subito cattiva, le pendenze sono ben sopra il 7% senza grossi spazi di rifiato, si snoda tra rettilinei e tornanti, portandoci sempre più dentro in questa valle ai piedi del Monte Generoso.

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Ancora una volta devo mettere in evidenza la pace che regna in questi luoghi, non è causa l’orario in cui stiamo pedalando, ormai sono le sette del mattino, ma più probabilmente è il diverso modo di vivere la vita rispetto a noi frenetici Lombardi del “dai caz..o che ho fretta!”. Più di una persona, compreso Giovanni, hanno preferito scegliere di vivere in piccoli paesi lontani dal caos dei grandi centri urbani, a volte difficilmente raggiungibili,  per poter apprezzare altri valori come vivere in una grande famiglia allargata, dove ci si conosce tutti e ci si aiuta quando necessario, dove si da il benvenuto ai nuovi abitanti del Borgo e dove non si ha alcun problema a lasciare i figli liberi di giocare per le vie del Paese, perché sicuri che i nostri compaesani  collaboreranno con noi per tenere i nostri figli lontano dai guai. Tutto questo perché è Svizzera!? Non credo, tutto questo perché è giusto.

Chiusa la partentesi filosofica, la salita è comunque davanti a noi, e bisogna spingere sui pedali prima di arrivare ad Arogno. Il cartello lo si incontra a circa 5km da quando abbiamo lasciato Maroggia. Come si intuisce dalla presentazione che ho fatto prima, questo primo tratto non deve essere preso sottogamba, è vero che noi abbiamo la scusa di fermarci per il ristoro a casa di Giovanni, ma credo che se fosse affrontata tutta d’un fiato, metterebbe in crisi non pochi pedalatori, soprattutto i più istintivi.

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???????????????????????????????Arriviamo ad Arogno e Giovanni con il più piccolo dei suoi tre figli è sul ciglio della strada ad attenderci. Ci accompagna per i vicoli del Paese e, anche se è domenica mattina ed ancora tutti dormono, ci inviata ad entrare a casa sua per un buon caffè ed una fetta di strudel calda! Sei un grade Gio!
Il bimbo ci guarda perplesso, non tanto perché non ci conosce,  ma forse perché si sta chiedendo che cosa ci fanno due tipi così in casa sua alle 7 e mezzo del mattino. Un paio di battute, il classico gioco di prestigio nel rubagli il nasino, e tutto è risolto, diventiamo subito amici.
Sostiamo il giusto per non raffreddarci troppo, salutiamo Giovanni ed il figlio Daniel, e ripartiamo per affrontare il tratto di salita più duro che ci riporterà in Terra Italica.

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DSC03536Un paio di vere e proprie rampe ci portano fuori dal paese raggiungendo così la Dogana di parte Svizzera, chiusa ancora o forse chiusa per sempre.

???????????????????????????????Subito dopo uno spettacolo ai nostri occhi, una parete con appesi una serie di 7 tornanti separati l’uno dall’altro da brevissimi rettilinei.

??????????????????????????????? ???????????????????????????????Spettacolo per gli occhi ma meno per le gambe…. Il dislivello tra i primo e l’ultimo dei tornati è micidiale, le pendenze, a naso, sono abbondantemente sopra il 15% e forse in alcuni punti sull’interno tornate arriviamo ben oltre il 20%. Fortunatamente il tratto è lungo poco più di un chilometro, ma vi assicuro che una volta superato questa parete, le gambe pretendono un attimo di riposo, riposo che arriva una volta raggiunta la dogana di parte Italiana, al GPM.

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Bello, bella la prima parte, bello il paese di Giovanni, belli i micidiali tornanti, bella la gola che sul fianco della strada ci ha fatto compagnia con il piccolo torrente che scorre verso valle.

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Siamo tornati in Italia, e siamo nel punto più ad Ovest della Valle d’Intelvi. Si pedala in direzione San Fedele d’Intelvi per poi ridiscendere sul lago di Como. La strada è dissestata sul primo tratto, poi diventa una piacevole via verso San Fedele con scorci sul lago di Lugano.
A proposito, una terza versione della Randonnèe del Cantone potrebbe coprire ancora la strada su Lugano, ma una volta raggiunta Porlezza si potrebbe deviare verso Osteno e poi risalire dal versante nord sempre su San Fedele d’Intelvi… vedremo… anche se parlando con Giovanni si pensava di inserire una di quelle salite presenti in zona Lugano, protagoniste del mitico Mondiale su Strada vinto da Fausto Coppi (Agosto 1953). Oppure celebrare anche il Mondiale di Mendrisio del grande Eddy (1971)!

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Torniamo tra noi mortali. Discesa su Argegno, bellissima e velocissima,  il traffico inizia  a darci fastidio, per noi nottambuli solitari è un fastidio che dobbiamo sopportare. Pausa Caffè in Paese e fortunatamente siamo spettatori di uno scampato tamponamento a catena di corridori puri e duri abituati a trasformare la SS Regina in percorso da prova in linea. Un automobilista, fermandosi per far attraversare un pedone sulle strisce, ha rischiato di ricevere visita, attraverso il baule, di almeno 4 corridori su 20 che ne arrivavano a manetta dalla discesa alle porte del paese, solo grazie al fatto che l’auto sia ripartita un attimo prima, ha evitato un grosso guaio agli ennesimi deficienti che invadono le strade aperte al traffico con la loro arroganza e convinzione che tutto sia loro, e gli altri siano d’intralcio….pseudo corridori che rovinano la già poco apprezzata reputazione dei ciclisti domenicali. Idioti…

Il tratto tra Argegno e Como non è dei più belli della zona, purtroppo finché non deviamo sulle secondarie del lungo lago, siamo in balia del traffico auto/moto, e aggiungo deficienti, come detto prima. Anche il vento ci gioca contro, a questo punto del nostro giro ci poteva fare il favore di soffiare altrove o al massimo spingerci per rientrare prima a casa… vabbè, soffriamo e pedaliamo.
Passiamo a fianco di Villa Oleandra, sembra ormai disabitata, e con tutta calma arriviamo a Como.

Risaliamo per la statale, evitando la “Volta”, e deviamo per Montorfano in direzione Alzate Brianza. Il Koppemberg al 2% di #Brianzalandia e siamo ormai alle porte di Giussano. Le gambe iniziano a farsi sentire, ma grazie alle uscite fatte sino ad ora, ci spingono senza troppi problemi sino a casa ad una andatura di tutto rispetto. Raggiungiamo un piccolo gruppo, e con immenso piacere ci troviamo mio Zio Eugenio, 85 anni e un mese, ancora lì a tirare come un puledro il gruppo dei sui fedelissimi amici di bicicletta.

–          È tutta colpa Tua se sono in queste condizioni! Tu ci hai passato la dose di questa fottuta passione per la bici, e adesso guarda come siamo conciati! Grazie Zio!

Gli ultimi 5 chilometri sono una passerella, dietro a noi nel frattempo si sono agganciati altri ciclisti, che importa, perché sprecare energia inutilmente, se qualcuno ne può sfruttare “ciucciando” la mia ruota, ben venga!  La cosa mi fa solo che piacere.

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Cusano ci siamo!

Il Polar mi dice 147 km, 1650 msd, 4300 Kcal, 6:20 tempo effettivo, 8:00 in totale. Ottimo!

???????????????????????????????Rando dello Spallone battezzata, 3 valli stiamo arrivando!

Ringraziamenti

Ancora una volta devo ringraziare il mio Socio, Franco, l’unico che risponde sempre presente alle mie proposte oscene, sia per condividere la sfida, che per farmi da Angelo Custode nelle mie zingarate, che altrimenti farei in solitaria.

Ringrazio Giovanni per l’ospitalità, il caffè fatto con la moka e lo strudel caldo ci hanno fatto sentire a casa!

Ringrazio mia moglie, che ogni volta deve sopportare le mie levatacce e le mie fisse nei giorni precedenti le uscite.

Ringrazio ancora una volta mio Zio per averci passato la “prima dose”.

Ringrazio mio padre, per avermi regalato la mia prima bici da corsa ed avermi insegnato passione e devozione sincera per uno sport che non accetta ne inganni ne bugie, ma solo onestà e solidarietà tra amici per lo stesso sport.

Ringrazio me stesso, senza di Lui non sarei nessuno.

Max

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6 Marzo ’14 Race Across #Brianzalandia

Il nome incute timore, la sostanza forse meno…  insomma… 140 km con 2500 mds non sono proprio da giretto della domenica per far girare le ruote.

Dopo il  9 gennaio con la RandoBarro, il 6 Febbraio con il giro del lago (Rombo in #Brianzalandia), questo è il mio terzo giorno di fuga dal lavoro e dalla famiglia!
Come già scritto in passato, è mia intenzione utilizzare un giorno di ferie al mese da dedicare alle mie zingarate in bicicletta, in primis per incrementare le difficolta dei miei percorsi, e di riflesso, per migliorare la mia condizione in vista di un paio di obbiettivi che mi sarei posto per questa stagione,  Randonnee Tre Valli Varesine e, perché no, un “Twins sullo Stelvio” nel mese di Luglio.

In estrema sintesi il percorso sfrutta ancora una volta le strade sul triangolo lariano, trasferimento casa Parè di Valmadrera, ad Onno inizia la salita verso Valbrona. Una volta raggiunta la fontana dedicata al Ciclista si raggiunge la statale che porta all’inizio dell’ascesa verso la Colma di Sormano. Pian del Tivano, discesa su Nesso, ramo occidentale del lago, Como e risalita verso Tavernerio sulla “Volta”. Ultimo tratto di trasferimento verso Cusano.

La partenza è fissata per le 6:30, in anticipo di una mezz’ora per evitare il traffico del mattino sul primo tratto di strada. La compagna di oggi è la Titanio Ti2, vista la quantità di salita che devo affrontare, la scelta della più leggera tra le due è quasi d’obbligo.
Neanche fossi svizzero, puntuale dopo 1:40 scarsi arrivo a Parè di Valmadrera, neanche fosse svizzero, il solito vento nella conca tra Suello e Parè mi aspetta per respingere la mia avanzata verso il Lago.
Tratto di gallerie e si arriva ad Onno per iniziare la “main rising” di giornata. La salita si divide in due tratti, con il primo si raggiunge Valbrona, salita chiamata anche “la Onno”, il secondo, dopo un breve falsopiano, parte dalla periferia a monte di Asso e raggiunge la Colma di Sormano, a 1125 mt s.m. Un totale dei due tronchi di 14,50 km con una pendenza media del 7% scarsa.

“La Onno” ha sempre un suo fascino, il pezzo più spettacolare, a metà circa, è il tratto aggrappato alla parete rocciosa della montagna, offre una vista a strapiombo sul lago, lasciando intravedere tutto il ramo di Lecco sino alla punta di Bellagio e, se la giornata lo consente,  si  arriva ad intravedere Dongo e forse oltre.

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Raggiunta Valbrona, pausa caffè e si riparte subito. A proposito, senza aver forzato, stacco un buon tempo per i miei canoni, dai che oggi la gamba gira bene….

Da Maglio riprende a salire, questa volta con il GPM sulla Colma. Trovo immediatamente un passo che non mi porta troppo fuori soglia lasciandomi nel contempo la possibilità di apprezzare a pieno i colori primaverili di questo 6 marzo. Le temperature sono ideali, si pedala con maglia estiva con zip mezza aperta, sotto la maglia invernale  con girocollo allentato e maniche leggermente alzate, ma soprattutto  via i lunghi guanti e si indossa solo gli estivi, finalmente!

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La fortuna di poter prendere giorni di permesso offre anche la possibilità di percorrere strade deserte, non dico una bugia se su tutto il secondo tratto avrò incrociato al massimo un paio di auto e una coppia di trattori.

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Arrivo al bivio con il vecchio Muro di Sormano. Che faccio giro?!  “Ligio e doverante” al programma non mi faccio forviare e proseguo sulla mia strada…. Come no! Diciamo che il Muro ad oggi non è ancora nelle mie corde, giusto per essere onesti col Mondo…
Superati i due grossi tornati, si apre l’ultimo tratto di cresta, la neve è ancora presente sul ciglio della strada e la temperatura, anche se sono sotto al sole, inizia a non essere poi così primaverile. GPM alla Colma e subito mi copro con antivento e guanti invernali per affrontare la discesa verso Nesso, mi concedo solo una piccola sosta, anche perché non voglio raffreddarmi troppo.

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???????????????????????????????Giù ai piani del Tivano e poi direttissima su Nesso. La strada è pulita, discendo per tutto il tratto in fuorisella, sfruttando i rettilinei per fare stretching alle gambe, collo e braccia. Da fuori dovrei sembrare un idiota, ma il beneficio che si percepisce annulla la figura del pirla!

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???????????????????????????????A Nesso break ristoro, caffè brioches con marmellata e banana per ritardare la carica dei crampi che da li a poco ho paura che possano arrivare.

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Riparto per Como  senza spingere troppo, non ho voglia di soffrire sulla “Volta” come l’ultima volta. I rintocchi del Duomo di Como annunciano il Mezzogiorno, ed io mi trovo a pedalare al suo fianco sulla via verso l’inizio della “Volta”.

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Come scritto prima, non ho voglia di soffrirci sopra troppo, quindi fin da subito il rocchetto più agile e risalgo ad andatura tranquilla. La borraccia è vuota, mi fermo ad una fontana per riempirla e con l’occasione mi mangio la mia terza banana di giornata. Ero timoroso ad ingerire banane durante l’uscita, l’ultima mia esperienza non fu gradevole. Ero alla RandoRiver quando al controllo di Cremona, presi un paio di banane offerte dai ragazzi del gazebo. Dopo qualche chilometro però, mi prese un forte senso di nausea, con una insistente voglia di “riportare tutto all’aria aperta”…. Dovetti sostare parecchi minuti ed aspettare che diminuisse il senso di malessere, che fortunatamente poi sparì. Addebitai tutto alle banane, da qui il mio timore di mangiarle durante l’attività fisica. Questa volta invece devo solo ringraziale, il loro beneficio è quasi immediato, sia per evitare gli attacchi dei crampi, che per dare il giusto “swing” alla pedalata sulla strada del ritorno. Raggiunto Tavernerio, senza alcuna sofferenza (meno male), faccio un paio di telefonate e riparto per l’ultimo tratto verso casa.

Quando rientro da Como mi piace passare per un tratto in pavé nel paese di Alzate, sono 200 mt in leggera salita che mi ricordano le grandi Classiche del nord, un Koppenberg a 2% in #Brianzalandia.

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13:30 a fischia sono a casa, una foto davanti al Headquarter De Rosa e chiudo la Race Across #Brianzalandia alla grande!

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140 km, 2550 msd, 4560 Kcal, 6 ore 20 min di pedalata effettiva, va bene.

Il 6 Aprile ci sarà la Randonnee delle 3 Valli Varesine organizzata dalla Nervianese 1919, dai che la preparazione è sulla giusta strada per chiuderla dignitosamente….

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6 Febbraio ’14 Il Rombo in #Brianzalandia

Estate 2010:

–          La fortuna premia gli Audaci!

Queste parole furono usate dall’amico Fermo Rigamonti in un giorno soleggiato d’Agosto, subito dopo l’arrivo dell’ultima ragazza che partecipò alla 1001migliaItalia.
All’ennesimo complimento che riceveva per la splendida edizione di quell’anno, ma soprattutto all’ennesimo appunto che gli veniva lanciato sulla sua inesauribile “Fortuna”, Fermo sbottò usando quelle parole ed evidenziando che non esistono persone fortunate o sfortunate, ma esistono spiriti cacciatori di fortuna ed individui in perenne attesa che qualcosa accada sotto il loro naso. Se non si va a caccia della fortuna e non si cerca di stanarla, è difficile che qualcosa di bello possa accadere in una vita vissuta in stand-by.
Tutto questo perché? Beh, è forse troppo per la fortuna (Culo) che mi è capitata oggi nel trovare una splendida giornata di Sole per il mio giro sul Lago di Como, soprattutto dopo il brutto tempo che stazionava sull’intero Paese con conseguenze anche drammatiche in alcune zone italiane, ma lo spirito era lo stesso, se avessi aspettato che il tempo di girasse al bello, e si fosse stati sicuri del Sole, beh, il giro l’avrei  forse fatto in primavera, e non ai primi di Febbraio.
Un’occhiata ai siti meteo, un’occhiata alle previsioni dell’osservatorio Prealpino di Campo dei Fiori, il mio preferito, e la decisione di prendere un giorno di permesso era già stata smarcata domenica scorsa.

La tabella di marcia era semplice e lineare. Da casa direzione Lecco passando dalla meno trafficata “Cremella”, arrivati a Parè lungo lago sino a Bellagio, cambio di direzione verso sud su Como, salita per Tavernerio chiamata anche “Volta”, e rientro attraversando Giussano Desio e poi casa. Avendo già percorso lo stesso giro più volte, conoscevo i miei tempi di frazione per chiudere il “rombo” di #Brianzalandia, tutto compreso in circa 6 ore, partendo alle 7:00 sarei rientrato tra le 13:00 13:30.

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La bici è la “Giro”, questa volta completa di borsa e telaio Topeak fissati al canotto sella, ho deciso di portarmi “budelli” e copertonicino di scorta, come indumenti,  giacca e copricasco antipioggia, il tempo potrebbe cambiare in fretta sul lago. Ci aggiungo anche un paio di sacchetti per alimenti della cuki, se avesse iniziato a piovere forte, li avrei infilati ai piedi per tenerli il più possibile asciutti.
Bustine di malto-destrine per le crisi vere, si parte felici di vedere dal Cielo che mi attenderà una spendita giornata di sole!

Il primo tratto sino a Parè di Valmadrera è un vero e proprio trasferimento, pegno da pagare per raggiungere zone ben più interessanti e paesaggisticamente molto più gratificanti. Non è del tutto vero però, appena prima di Renate riesco a catturare questa immagine che parla da sola per lo spettacolo che si offre davanti ai miei occhi.

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Nella conca per raggiungere Parè tira sempre vento proveniente dal nord del lago, questa volta più forte del solito, è sicuramente freddo ma visto che dalla rotonda sul lago per i primi due chilometri della strada per Bellagio la statale è in galleria, mi preoccupa meno visto che pedalerò al riparo dentro i tunnel.
1 ora 39 minuti e spiccioli sono alla bocca della prima galleria, come previsto!

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Da qui parte la seconda frazione con “traguardo volante” Bellagio. È sempre piacevole pedalare su queste strade, l’assenza totale di semafori, il traffico limitato, almeno fuori stagione estiva e durante la settimana, lascia liberi di godersi a pieno il panorama che offre questo splendido lago di origine glaciale. Se si riuscisse per un attimo a svuotarlo dell’acqua, consapevoli che le rive sotto il livello dell’acqua hanno di fatto le stesse pendenze delle montagne che lo circondano, la strada che sto percorrendo si troverebbe a mezza costa su un canyon profondo centinaia di metri! Se sommiamo i 700mt di altezza media delle cime del triangolo dal lago, con i 300/400 metri della profondità del bacino, siamo ben oltre i 1000 mt di costone con una piccola stradina appesa a metà parete…. Fico!
…tutte queste fantascienze grazie all’assenza di semafori e traffico pressoché assente, chiaramente…

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17 km scarsi sono alle porte di Bellagio. Il tempo è ancora in evoluzione, le ultime nubi presenti sulla parte settentrionale del lago stanno lasciando il passo al bel tempo, peccato però che iniziando ora il lato sinistro del lungo lago in direzione Como, non riuscirò a godermi per intero il sole, rimanendo in ombra dei monti per la maggior parte del terzo tratto del mio giro.

Dopo aver fatto una breve sosta ad Onno, raggiunto Bellagio decido che la prossima pausa sarà a Nesso, ad un  “baretto” attaccato all’Orrido già visitato in passato (SNLR 2013).

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Latte caldo e l’ultima brioches sul vassoio mi riposo qualche minuto per rifiatare e mandare qualche messaggio col cellulare. Prima di risalire in sella, in previsione della crisi che verrà, sparo la prima cartuccia di malto-destrine  come guerra preventiva ai crampi.
Da Nesso a Como si devono affrontare gli strappetti più cattivi dell’intero giro, il primo per risalire a Faggeto, il secondo tra Torno Blevio prima di raggiungere la terrazza alle porte di Como.
La gamba purtroppo inizia a sentirsi, ma con una giornata così!

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Discesa su Como e via un altro caffè, non più  al solito Bar, ora Ristorante, ma al Tabacchi subito dopo.

Perfettamente consapevole delle mie condizioni, scelgo comunque la strada più ardua per risalire verso Albese,  prendendo la “Volta” anziché la più facile provinciale via Lipomo.
Parecchio in sofferenza arrivo comunque a scollinare senza crampi a farmi compagnia, scendo ad Albese e mi offro l’ultimo caffè della giornata, non tanto per il piacere di berlo, ma per il piacere di qualche attimo di pausa prima degli ultimi 30 chilometri.

Come all’andata, dove ho indicato il primo pezzo “di  trasferimento”, anche in questo caso, l’ultima parte del giro è puro trasferimento sino a Cusano, nulla di più.
Il leggero vento a favore, la leggera pendenza “amica”, mi aiutano spingendomi senza alcun problema sino a casa.
13:15 con 130 km fatti, appoggio lo scarpino a terra davanti al cancello del box.

Bello! Piacevole, in totale solitaria, mi sono “sparato” questo giro del lago nel modo che volevo, uno stacco secco dalla routine settimanale casa/lavoro lavoro/casa.

Quest’anno vorrei impormi di utilizzare più giorni di ferie per poter evadere in bicicletta, primo perché l’anno scorso ho chiuso l’anno con appena due settimane di vacanze, secondo, perché così facendo potrei permettermi di mettere nel mirino sfide un poco più stimolanti delle sole uscite in notturna che mi hanno fatto compagnia la scorsa stagione. Notturne che comunque rimarranno nel mio personalissimo calendario eventi!

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26 Gennaio ’14 – RANDONNEE DELLA MERLA

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La seconda edizione della Randonnèe della Merla era uno degli appuntamenti obbligati, non solo perché era un’occasione per far girare le gambe in compagnia, ma soprattutto perché organizzata dalla mia Società in collaborazione con gli altri due gruppi sportivi di Nerviano (SAV95 e US NERVIANESE 1919).

Il mio tesseramento ad una squadra di Nerviano e non ad una Società sportiva Cusanese è frutto della frequentazione ad un gruppo di amici che per primi hanno creduto nelle randonnèe.
Il nocciolo duro del movimento Randonnèe in Italia si è formato nella seconda metà degli anni ’90, pochi ma determinati appassionati organizzavano pedalate su lunghe distanze con il solo obbiettivo di evadere viaggiando su strade deserte alla scoperta dei meravigliosi angoli della nostra Penisola. È chiaro che il cicloturismo non è nato 20 anni fa con loro, anzi, ma è merito di questo gruppo di “ciclo-dipendenti” che il movimento ha poi ricevuto la sua grande consacrazione col riconoscimento ufficiale da parte de “Audax Club Parisien” come enclave del movimento Randagio in Italia.
Nerviano è la capitale dei Randonneur ed i Randonneur sanno che se Nerviano organizza qualcosa, sono certi di trovare sempre e comunque un’organizzazione pronta ed unita ad offrire il meglio possibile per qualsiasi evento, dalla 70 km della Rando-Merla ai 1600 km della 1001migliaItalia.
Dopo questo elogio di parte, per quanto mi riguarda faccio parte del gruppo solo dal 2006 quando in occasione della mia partecipazione a l’Eroica, mi tesserarono grazie all’aiuto di amici già presenti in squadra.

Negli anni ho cercato di dare il mio piccolo contributo nell’organizzazione degli eventi, soprattutto da quando decisi di seguire più da vicino “l’evento” della 1001migliaItalia. Essere nello Staff, partecipare alle riunioni, presidiare 2 comitati di tappa dell’edizione 2010 mi ha fatto conoscere il duro lavoro che sta dietro ad una manifestazione come questa. Imparare da chi ha sdoganato le Randonnèe poi, non ha prezzo.
Nell’edizione 2012 ero un assente giustificato, gamba ingessata, ma per la prossima del 2016 spero di essere ancora della ciurma 1001MISAV.

Tornando alla pedalata di domenica, io e Franco avevamo deciso di arrivare a Nerviano in bici, più per praticità, visto che la distanza Cusano-Nerviano è solo di 20 km, ma anche per non rompere la nostra strana tradizione di uscire in bici in compagnia di una notte che sta per finire.

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Appuntamento alle 7:15 sotto casa per essere sulla partenza in tempo per scambiare due chiacchiere e salutare gli amici della squadra.  Si sfoggia la Titanio Ti2, dobbiamo fare bella figura davanti alle centinaia di  ciclisti che arriveranno per la RandoMerla.

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Tradizionale Check-in (registrazione e ritiro Road-Book), ci mettiamo pazientemente in coda per partire. Il colpo d’occhio è fantastico, siamo al 26 Gennaio ed intorno a me ci saranno almeno 500 ciclisti pronti per battezzare il 2014 con la nostra Randonnèe!

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Alle 9:15 la 1001misav è al completo, io Franco e Giuseppe in compagnia dell’amico Stefano partiamo di buona lena in direzione nord sulla SS Sempione. Nel giro di pochi chilometri troviamo il giusto ritmo e manteniamo la giusta distanza dai grupponi che stentano a sgranarsi occupando gran parte della sede stradale.

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Il percorso risale la valle dell’Olona, percorrendo, quando possibile, strade secondarie rispetto alle direttissime e trafficatissime statali presenti tra Busto Arsizio/Legnano e la città di Varese. L’unico controllo a Morazzone dove si trova il bivio dei tre percorsi offerti ai ciclisti, il 70 ed il 100km strada ed il 70km MTB.DSC03289
A parte una foratura per RandoPeppo (Giuseppe) arriviamo al controllo senza grossi problemi. Check al controllo e ci concediamo un caffè prima di ripartire. Il tempo è fantastico, a parte qualche colpo di vento, non eccessivo, la giornata è ideale anche per le temperature. Il cielo terso offre uno spettacolo impressionate  sull’intero arco alpino, soprattutto sul massiccio del Monte Rosa, sembra quasi di essere ai suoi piedi.

???????????????????????????????Due chiacchiere e deviamo per il 70km, con il trasferimento da casa diventeranno 110, quanto basta per divertirsi. Il primo tratto sulla via del ritorno è il più divertente, si affrontano una serie di piccoli strappi che invogliano alla volata per i GPM! Finiti i muri, si ritorna sulle stesse strade percorse all’andata, ma questa volta con un vento a favore che ci spinge a velocità da Pro. Per Franco oggi è una giornata NO, capita, rallentiamo e pedaliamo sugli ultimi chilometri senza forzare troppo l’andatura.

All’arrivo i ragazzi dello staff ci aspettano con un bel piatto di Polenta e Bruscitt (carne trita cotta col sugo), un bicchiere di vino, ed una fetta di torta. Alla grande!  Tutti all’arrivo sembrano contenti e rilassati, forse i più soddisfatti sono i Bikers perché  hanno pedalato su un percorso più divertente rispetto allo strada, ma nel complesso tutto è andato per il meglio.

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Alla fine i numeri parlano chiaro, oltre 800 ciclisti partiti di cui 220 MTB, più di un centinaio le ragazze.
Con un incasso che ha superato le più rosee aspettative, le tre Società Nervianesi hanno poi devoluto alle varie Associazioni benefiche del territorio cifre importanti per iniziare, o concludere, i loro progetti a favore di chi sta peggio di noi. Bene, avanti così!

Finito il Bruscitt-party salutiamo gli amici e ripartiamo per rientrare a Cusano, altri 20 km prima di poter concludere la nostra personale RandoMerla.  Alle 13:45 arriviamo a Casa, metto a dormire la Ti2 e saluto Franco dandogli appuntamento alla prossima.

alla prossima…. Non ho ancora idea di cosa farò, ma di sicuro qualcosa mi inventerò!

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