6 Febbraio ’14 Il Rombo in #Brianzalandia

Estate 2010:

–          La fortuna premia gli Audaci!

Queste parole furono usate dall’amico Fermo Rigamonti in un giorno soleggiato d’Agosto, subito dopo l’arrivo dell’ultima ragazza che partecipò alla 1001migliaItalia.
All’ennesimo complimento che riceveva per la splendida edizione di quell’anno, ma soprattutto all’ennesimo appunto che gli veniva lanciato sulla sua inesauribile “Fortuna”, Fermo sbottò usando quelle parole ed evidenziando che non esistono persone fortunate o sfortunate, ma esistono spiriti cacciatori di fortuna ed individui in perenne attesa che qualcosa accada sotto il loro naso. Se non si va a caccia della fortuna e non si cerca di stanarla, è difficile che qualcosa di bello possa accadere in una vita vissuta in stand-by.
Tutto questo perché? Beh, è forse troppo per la fortuna (Culo) che mi è capitata oggi nel trovare una splendida giornata di Sole per il mio giro sul Lago di Como, soprattutto dopo il brutto tempo che stazionava sull’intero Paese con conseguenze anche drammatiche in alcune zone italiane, ma lo spirito era lo stesso, se avessi aspettato che il tempo di girasse al bello, e si fosse stati sicuri del Sole, beh, il giro l’avrei  forse fatto in primavera, e non ai primi di Febbraio.
Un’occhiata ai siti meteo, un’occhiata alle previsioni dell’osservatorio Prealpino di Campo dei Fiori, il mio preferito, e la decisione di prendere un giorno di permesso era già stata smarcata domenica scorsa.

La tabella di marcia era semplice e lineare. Da casa direzione Lecco passando dalla meno trafficata “Cremella”, arrivati a Parè lungo lago sino a Bellagio, cambio di direzione verso sud su Como, salita per Tavernerio chiamata anche “Volta”, e rientro attraversando Giussano Desio e poi casa. Avendo già percorso lo stesso giro più volte, conoscevo i miei tempi di frazione per chiudere il “rombo” di #Brianzalandia, tutto compreso in circa 6 ore, partendo alle 7:00 sarei rientrato tra le 13:00 13:30.

rombo

La bici è la “Giro”, questa volta completa di borsa e telaio Topeak fissati al canotto sella, ho deciso di portarmi “budelli” e copertonicino di scorta, come indumenti,  giacca e copricasco antipioggia, il tempo potrebbe cambiare in fretta sul lago. Ci aggiungo anche un paio di sacchetti per alimenti della cuki, se avesse iniziato a piovere forte, li avrei infilati ai piedi per tenerli il più possibile asciutti.
Bustine di malto-destrine per le crisi vere, si parte felici di vedere dal Cielo che mi attenderà una spendita giornata di sole!

Il primo tratto sino a Parè di Valmadrera è un vero e proprio trasferimento, pegno da pagare per raggiungere zone ben più interessanti e paesaggisticamente molto più gratificanti. Non è del tutto vero però, appena prima di Renate riesco a catturare questa immagine che parla da sola per lo spettacolo che si offre davanti ai miei occhi.

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Nella conca per raggiungere Parè tira sempre vento proveniente dal nord del lago, questa volta più forte del solito, è sicuramente freddo ma visto che dalla rotonda sul lago per i primi due chilometri della strada per Bellagio la statale è in galleria, mi preoccupa meno visto che pedalerò al riparo dentro i tunnel.
1 ora 39 minuti e spiccioli sono alla bocca della prima galleria, come previsto!

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Da qui parte la seconda frazione con “traguardo volante” Bellagio. È sempre piacevole pedalare su queste strade, l’assenza totale di semafori, il traffico limitato, almeno fuori stagione estiva e durante la settimana, lascia liberi di godersi a pieno il panorama che offre questo splendido lago di origine glaciale. Se si riuscisse per un attimo a svuotarlo dell’acqua, consapevoli che le rive sotto il livello dell’acqua hanno di fatto le stesse pendenze delle montagne che lo circondano, la strada che sto percorrendo si troverebbe a mezza costa su un canyon profondo centinaia di metri! Se sommiamo i 700mt di altezza media delle cime del triangolo dal lago, con i 300/400 metri della profondità del bacino, siamo ben oltre i 1000 mt di costone con una piccola stradina appesa a metà parete…. Fico!
…tutte queste fantascienze grazie all’assenza di semafori e traffico pressoché assente, chiaramente…

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17 km scarsi sono alle porte di Bellagio. Il tempo è ancora in evoluzione, le ultime nubi presenti sulla parte settentrionale del lago stanno lasciando il passo al bel tempo, peccato però che iniziando ora il lato sinistro del lungo lago in direzione Como, non riuscirò a godermi per intero il sole, rimanendo in ombra dei monti per la maggior parte del terzo tratto del mio giro.

Dopo aver fatto una breve sosta ad Onno, raggiunto Bellagio decido che la prossima pausa sarà a Nesso, ad un  “baretto” attaccato all’Orrido già visitato in passato (SNLR 2013).

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Latte caldo e l’ultima brioches sul vassoio mi riposo qualche minuto per rifiatare e mandare qualche messaggio col cellulare. Prima di risalire in sella, in previsione della crisi che verrà, sparo la prima cartuccia di malto-destrine  come guerra preventiva ai crampi.
Da Nesso a Como si devono affrontare gli strappetti più cattivi dell’intero giro, il primo per risalire a Faggeto, il secondo tra Torno Blevio prima di raggiungere la terrazza alle porte di Como.
La gamba purtroppo inizia a sentirsi, ma con una giornata così!

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Discesa su Como e via un altro caffè, non più  al solito Bar, ora Ristorante, ma al Tabacchi subito dopo.

Perfettamente consapevole delle mie condizioni, scelgo comunque la strada più ardua per risalire verso Albese,  prendendo la “Volta” anziché la più facile provinciale via Lipomo.
Parecchio in sofferenza arrivo comunque a scollinare senza crampi a farmi compagnia, scendo ad Albese e mi offro l’ultimo caffè della giornata, non tanto per il piacere di berlo, ma per il piacere di qualche attimo di pausa prima degli ultimi 30 chilometri.

Come all’andata, dove ho indicato il primo pezzo “di  trasferimento”, anche in questo caso, l’ultima parte del giro è puro trasferimento sino a Cusano, nulla di più.
Il leggero vento a favore, la leggera pendenza “amica”, mi aiutano spingendomi senza alcun problema sino a casa.
13:15 con 130 km fatti, appoggio lo scarpino a terra davanti al cancello del box.

Bello! Piacevole, in totale solitaria, mi sono “sparato” questo giro del lago nel modo che volevo, uno stacco secco dalla routine settimanale casa/lavoro lavoro/casa.

Quest’anno vorrei impormi di utilizzare più giorni di ferie per poter evadere in bicicletta, primo perché l’anno scorso ho chiuso l’anno con appena due settimane di vacanze, secondo, perché così facendo potrei permettermi di mettere nel mirino sfide un poco più stimolanti delle sole uscite in notturna che mi hanno fatto compagnia la scorsa stagione. Notturne che comunque rimarranno nel mio personalissimo calendario eventi!

A preso

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