31 Agosto ’14 RandoRiver al PS

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Una vera e propria randonneè per mountanbike non poteva arrivare se non dai nervianesi, da chi altro sennò? Randoriver, seconda edizione con percorsi per ruote grasse disegnati ed organizzati in concomitanza della Festa della Garbatola (frazione di Nerviano) adatti a tutti, dalle famiglie con percorso da 50 km ai bikers esperti con i tracciati da 90k e 130k. Nessuna grossa difficoltà da affrontare, prevalentemente circuiti in ciclabile e segmenti sulle alzaie dei vari fiumi incontrati sul tragitto, Ticino, Olona, il Naviglio, il Canale Villoresi e lo Scolmatore.

Poteva essere la giusta occasione, per me, di brevettarmi anche in sella ad una 26 pollici.

Dal test fatto al Parco di Monza il primo di giugno, la Cube è rimasta ferma in cantina, questo ha causando il blocco parziale della pinza del freno posteriore, probabilmente la mia negligenza nel deporre la bici in posizione sbagliata. In panico per non saper dove metter mani, ho chiesto aiuto all’amico Gianni che, pur sommerso di lavoro, mi ha risolto il problema facendo gli straordinari e regalandomi la possibilità di essere al via per la 90k, grazie capo!

MAPPA

Decido di partire da casa in bici, come ho già fatto in occasione della Randonneè della Merla, sia per lasciare l’auto a casa, sia per entrare in sintonia con la mia CUBE  sulla strada del trasferimento. Andata ritorno più RandoRiver, totale 130k circa, non male…

Parto da casa per le 6:40, il tempo sembra tenere, per precauzione, ma anche come il Bikers style impone, indosso il mio camelbak con un cambio, mantella, due ferri e una camera d’aria in più, non si sa mai…

Per le 7:15 sono a Garbatola, sono il primo, trovo solo i ragazzi dello Staff al lavoro per accogliere al meglio gli altri Bikers, stimano tra i 150 e 200 ciclisti alla partenza per il medio ed il lungo. Dopo qualche minuto  vedo arrivare Stefano Sisti, Giuseppe (Beppe) ed il figlio Stefano, bene penso, il gruppo è fatto, siamo in quattro, arriviamo dalle randonnèe e sappiamo tutti come pedalare in gruppo.

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La partenza è fissata per le 9:00, il tempo di un caffè, offerto dall’organizzazione, e due chiacchiere tra amici sulla stagione pedalata e quella che si pedalerà l’anno prossimo, Parigi-Brest per qualcuno, sempre #Brianzalandia per qualcun’altro (il sottoscritto).

Briefing tecnico dell’amico Fermo e siamo tutti pronti per partire. Tra le altre cose oggi mi è capitato il badge numero Uno, quindi non devo sfigurare!

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???????????????????????????????Partiamo e rimaniamo noi quattro, Beppe, io e i due Stefano. Il primo tratto si sviluppa sull’alzaia del canale Villoresi direzione Garbagnate Mse. Ci sono già parecchie persone sulla ciclabile, chi pedala in totale relax, chi porta a passeggio in cane, e chi non ha null’altro da fare se non inveire contro noi perché siamo in tanti …. Non sapevo che ci fosse un numero massimo di anime autorizzate a pedalare sulla ciclabile…
Passato questo primo tratto, si percorre poi una serie di collegamenti in asfalto per raggiungere il cantiere dell’Expo 2015 e nuova Fiera. È logico che il percorso, almeno in questa prima fase, possa essere tortuoso e poco attraente, siamo alle porte di Milano, la speranza è che diventi più divertente nella seconda parte, quando si costeggerà il Ticino ed il Villoresi in zona Castano.

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Appena passata l’area Fiera, prendiamo l’ennesima ciclabile per recuperare il tratto che costeggia il Canale Scolmatore di N/O che ci porterà così alle porte di Albairate. Oltre a noi quattro, un bikes ci ha appena superati e si è messo in testa a fare l’andatura, in attesa che il socio, in coda, lo raggiunga. In prossimità di un piccolo passaggio sul fiume Olona però, il ciclista in testa si dimentica di segnalare un palo presente al centro della stretta carreggiata. Lui chiaramente passa indenne, i due Stefano non si accorgono nemmeno dell’ostacolo ma lo evitano, il quarto, che sono io, ed il quinto, l’amico Beppe, sono quelli che hanno la peggio. Ripensando alla dinamica, credo che quel maledetto palo abbia fatto da fulcro al mio manubrio, facendo girare bruscamente la ruota verso sinistra, catapultandomi in avanti per poi cadere a terra. Nel “lancio” l’estremità del manubrio della Cube mi ha colpito secco sia sul bacino che sul quadricipite della gamba sinistra lasciandomi un’escoriazione sull’anca ed un forte ematoma alla coscia. Per Beppe non è andata meglio, al contrario di me, Lui il colpo l’ha subito dal palo, forse perché più spostato verso il centro, interessando più la zona toracica ed anche per lui la coscia sinistra. L’ultimo, il socio dell’apripista, è solo franato su Giuseppe, senza aver preso alcun colpo ne dal palo ne dalle bici. Rialzatomi in piedi ho cercato di soccorrere l’amico Beppe ma dopo un velocissimo check sulle nostre condizioni, ho preferito comunque chiamare il 118 per una verifica più accurata, soprattutto per quella botta all’anca.

I soccorritori, dopo aver fatto i controlli di routine, hanno insistito per verificare con RX che nulla fosse rotto. Io sono salito in lettiga, Giuseppe ha preferito rientrare a casa per poi presentarsi al vicino PS. Medicazioni, lastre, visite ortopediche, il referto parla di un grosso trauma al quadricipite della gamba sinistra ed escoriazioni di vario tipo a gomito, polso, anca e ginocchio, nulla di rotto. Col senno di poi posso dire che poteva andare peggio, la frattura del bacino era più che probabile, averla scampata con una grossa botta e qualche limata alla pelle è forse la cosa migliore.

È forse inutile cercare colpevoli e/o scuse sull’accaduto, aver seguito un ciclista sconosciuto, aver affrontato un percorso da MTB con l’atteggiamento del Corsa, più concentrato a limare piuttosto che vigilare sugli ostacoli presenti sul tracciato, aver percorso strade (ciclabili in questo caso) inedite senza la dovuta attenzione, hanno portato allo spiacevole incidente… in questi casi come si usa dire, tutta esperienza! giusto?!

La mia RandoRiver si è interrotta al 20mo chilometro, Stefano Sisti, una volta accertato che fossimo in buone mani, ha poi proseguito concludendo alla grande il 90k. Stefano, figlio di Beppe, ha invece recuperato l’auto ed accompagnato il padre al Pronto Soccorso per gli accertamenti a torace e femore. Infine il biker apripista, appena ha potuto, è ripartito in compagnia del socio senza troppo preoccuparsi delle nostre condizioni fisiche… Ricorda, è una ruota, oggi a me domani a te…

Ancora una volta

Ancora una volta mi trovo a rincorrere una condizione fisica che non riesco più a mantenere per molto tempo, prima frattura malleolo sx causato da un incidente in moto, poi la botta al gomito presa sulla discesa del Ghisallo, quest’inizio Estate il collasso del nervo femorale, ultimamente i dolori alla zona lombare, infine la botta al bacino ed ematoma alla gamba sinistra… non si finisce mai di remare… siamo nati per soffrire, soffriamo! Finché possiamo raccontarlo….

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21 Agosto ’14 – Ballabio Morterone

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Fuga infrasettimanale per andare a faticare sui tornanti della salita per Morterone, uno dei più piccoli, per numero di abitanti, comuni d’Italia, nascosto ai piedi del Monte Resegone ed affacciato sulla Valle Remota, laterale della più conosciuta Val Taleggio (Bg).
Proprio di fuga si deve parlare, ancora una volta il meteo in questa pazza estate 2014 non lascia la possibilità di programmare alcunché se non entro le successive 12 ore, visto che il più delle volte le previsioni vengono smentite e ribaltante da eventi atmosferici anche devastanti, vedi grandinata di Oggiono qualche giorno fa e lo stesso temporale, o bomba d’acqua, caduto su Cusano nella notte appena trascorsa…
In settimana avevo proposto il giro a Riccardo, “compare” della notturna sul Cornizzolo, illustrandogli a grandi linee le mie intenzioni. Si doveva uscire mercoledì, ma viste le previsioni, abbiamo slittato di 24 ore, supportati da statistiche meteo più confortanti.

Finalmente pedalo di giorno….

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Appuntamento alle 7:40 alle porte di Barzanò, sono in sella alle 6:30, sovrastato da un cielo inaspettatamente limpido e azzurro, ma con strade ancora segnate dell’acquazzone di qualche ora prima. Appena fuori dal paese l’intero arco alpino si presenta con tutta la sua bellezza, si intravedono le antenne di Valcava appoggiante su una fitta coltre di nubi basse, credo, oppure foschia di umidità formatasi sulla coda del temporale. Si tratta di pura umidità, visto che subito dopo Seregno, sulla strada per Barzanò, mi trovo a pedalare immerso in una nebbia carica d’acqua, oltre al frontale della bici ed al viso, anche maglia e manicotti sono bagnati come se stesse piovendo. Fortunatamente appena passato Cremella il cielo si apre e compare una bellissima giornata di Sole! Finalmente…

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Arrivo al punto di incontro ed immediatamente dopo mi raggiunge Riccardo. Scendiamo per la Bevera e recuperiamo Galbiate per poi ridiscendere verso Lecco. Alla fine della discesa ci aspetta Gabriele, amico di Riccardo, il terzo ed ultimo ciclista del gruppo. Mi fa piacere pedalare con persone nuove, entrambi li conosco grazie ai vari social, ma soprattutto grazie alle loro “imprese” caricare su Strava. Sia Riccardo che Gabriele possono vantare un curriculum ciclistico di tutto rispetto, evito di entrare nei dettagli, ma se dovessi paragonare il mio ruolino di marcia con uno dei loro, beh, coprirei giusto un paio di settimane delle loro uscite, sia in termini di chilometri macinati che di difficoltà…
Questo non è certo un problema, anzi, mi fa piacere vedere che ci sono sempre più ragazzi disposti a faticare sulle due ruote, quando io avevo la loro età non ero ne così performante ne così costante, oggi invece, grazie ai social, ad una cultura diversa o solo grazie ad un coinvolgimento maggiore, sempre più persone si dedicano ad attività fisiche, ciclismo o corsa, piscina o palestra, rubando tempo al sonno o addirittura alle serate in movida. Sono costanti, determinati, ed ambiziosi nel raggiungere il loro traguardi, questa è forse la parte che più mi colpisce del loro carattere.
Esiste anche un fenomeno chiamato “cinquantenni in lycra” dove anonimi impiegati, o ragionieri di Banca di mezza età si trasformano in veri e propri campioni di sport, sfoggiando fisici invidiabili e mezzi meccanici da veri professionisti! Il più delle volte sfoggiando solo il mezzo meccanico da vero professionista non accompagnato però da un fisico adeguato, ma questo è molto relativo e poco necessario ai più…
Io credo di far parte di questa seconda categoria, non per l’età, ma per il rapporto mezzo meccanico/performance….

Ritornando sulla cronaca del giro, con Gabriele e Riccardo si attraversa Lecco per iniziare insieme la salita sulla vecchia statale per Ballabio. Da quando hanno inaugurato il collegamento alternativo che percorre in galleria tutto il costone della montagna a destra di Lecco sino alla Valsassina, la vecchia “Ballabio” ha cambiato pelle, ora è diventata una salita piacevole per i ciclisti, con poco traffico e senza passaggio dei grossi mezzi. Bastano pochi metri e mi faccio staccare dai due camosci, non è giusto per me tirare per rimanere con loro, e non è giusto per loro rimanere al mio fianco con un passo decisamente lento. Li invito ad accelerare dandogli appuntamento al bivio per Morterone.

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La salita per Ballabio misura 5,5 km con pendenze tra il 7% e 8% con punte al 9%. Sino a questo momento mi sento bene, la gamba risponde e se proprio devo trovare qualcosa, anche oggi dalla schiena mi arrivano i primi segnali di sofferenza, come mi era già capitato due settimane fa sulla salita per la Colma.

Arrivo al bivio per Morterone, i due compagni d’avventura sono li ad aspettarmi, check e si parte verso “il piccolo Stelvio della Valsassina”, così mi piace chiamarlo.

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Dal punto di vista tecnico ha poco da dire, si tratta di una medio/lunga salita con pendenze mai superiori al 6%, per lo più tra il 5 ed il 6, ma il Morterone non è solo una fredda analisi di pendenze  e/o segmenti, il Morterone è un omaggio agli abitanti di un paese fuori dal Tempo,  il pellegrinaggio in un luogo che è sopravvissuto allo spopolamento montano degli anni del boom economico, ha resistito alle avances di una vita più comoda ed ha difeso a Suo modo uno stile di vita che oggi, forse per moda, stiamo riscoprendo.  Per me il gran premio della montagna di Morterone è raggiungere l’abitato, qualche chilometro oltre il GPM ciclistico, fissato dai corridori al primo culmine in corrispondenza del gabbiotto metallico presente sul ciglio della strada. Dal GPM tecnico si deve percorrere ancora un paio di chilometri di sali/scendi sino alla breve galleria di Forcella di Olino che apre le porte alla Valle Remota, da qui discesa tra le varie frazioni, fondamentalmente singole case, sino a Morterone. Ristoro d’obbligo alla “Trattoria dei Cacciatori”, sempre aperto, sempre gentili.

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Per i primi chilometri della salita riesco a tenere il passo del “gruppo” poi, inevitabilmente, man mano che la strada sale, sento che per me è meglio rallentare, sia per preservare le forze, sia per allontanare il più possibile il fastidio alla schiena che anche in questo secondo tratto sta riaffiorando, purtroppo però sembra più intenso di prima. Sulla Colma pensavo che parte della colpa fosse del telaio in alluminio del CAAD, oggi mi rendo conto che il problema non è il telaio, visto che pedalo sul titanio, ma il mio scheletro, o meglio le mie vertebre… speravo di averla scampata con l’ultima visita medica fatta a Luglio, ma evidentemente il consiglio del Dottore di fare ulteriori accertamenti  con radiografia e scintigrafia total-body aveva un suo perché… mi prometto per settimana prossima di muovermi per fare ciò che serve, giuro!

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Tralasciando l’aspetto tecnico, lo spettacolo del paesaggio e lo stile di chi ha disegnato questa strada sono incantevoli, l’ho battezzato il Piccolo Stelvio della Valsassina per i numerosi tornanti presenti in tutta la prima parte di salita, quella ancora affacciata alla Valsassina. Superata questa fase, ci si inoltra nella valle che accompagna la strada verso il “GPM” ciclistico, posto sul versante sud del Monte due Mani. Scelgo un passo adeguato alla mia condizione che non sforzi troppo la schiena senza raggiungere livelli di dolore insopportabili. Alzando gli occhi verso il monte, vedo Riccardo e Gabriele già parecchio avanti, e per quello che riesco a vedere, spingono ancora molto bene sui pedali, rilanciando di continuo la bici col fuorisella, il mio di fuorisella è utile solo per alleggerire di tanto in tanto la schiena, non certo propedeutico ad un rilancio dell’andatura. Il tempo passa, e fortunatamente la strada non ha mai pendenze cattive da superare. L’ultimo chilometro è uno spettacolo da vedersi, sono una serie di brevi rettilinei raccordati da tornati limitati da vecchi guardrail bianchi, con in cima un’orribile gabbiotto in ferro come traguardo del GPM, potrebbero però abbellirlo come il fratello presente su Valcava …
Qui, come logico, trovo Riccardo e Gabriele ad aspettarmi, con il bel tempo decidono di proseguire per un percorso impegnativo ed affascinante, l’intenzione è salire sui Piani di Resinelli, recuperare poi Barzio e svalicare dal Culmine San Pietro verso la bergamasca, Val Taleggio, Gerosa, Berbenno Roncola e rientro da Cisano Bergamasco su Lecco. Come gran finale, qualche strappetto di zona per chiudere il giro con più di 4000 mds!! Complimenti!!  Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima occasione e, come da programma, le nostre strade qui si separano.

Risalgo in sella per l’ultimo tratto con un misto di salita e brevi tratti di discesa, questo sino a raggiungere la Forcella di Olino. Giusto una foto e pedalo verso il meritato ristoro alla Trattoria dei Cacciatori.

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Devo essere sincero, nelle mie intenzioni ci doveva essere anche il Resinelli, salita mai fatta, ma la mia condizione ed il mal di schiena mi invitano fortemente a prendere la scorciatoia per Lecco senza aggiungere ulteriore salita a quella che già mi aspetta per tornare a casa.

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Abbondante colazione, recupero fiato e mi concedo una lunga pausa contemplando questa bella valle ai piedi del Resegone. Visita lampo alla chiesetta, un paio di foto e si parte per rientrare verso casa. Sulla discesa mi fermo parecchie volte per scattare foto, oggi ne vale veramente la pena, nello scendere non esagero con la velocità, il fondo stradale non è dei migliori, e poi chi mi corre dietro!

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Arrivo al bivio con la strada provinciale della Valsassina e mi piombo giù per la discesa della Ballabio, qui si che scendo a tuono!

Attraverso Lecco e risalgo verso Galbiate. Mentre pedalo sui lunghi rettilinei, medito la strada da seguire per tornare verso casa. Davanti a me vedo un gruppo di ciclisti, forse un paio in MTB, ed il solo fatto che non riesca a raggiungerli, mi fa capire che oggi salire per il Colle Brianza risulti alquanto stupido, decido quindi di ripiegare per Oggiono affrontando il solo strappo della Bevera, questo dovrei superarlo senza problemi, penso… Così è, dopo Bevera, Barzanò e rientro verso casa sulla stessa strada dell’andata.
Ultima umiliazione essere raggiunto e superato da due pensionati, 60/65 anni circa che, in coppia, viaggiano comodamente tra i 35 e 38 km/h, faccio fatica a stargli a ruota… che vergogna…

Arrivo a casa abbondantemente oltre le 12:30, con 135 km fatti e 2000 mds, poco, tanto, che importa, oggi gran bel giro in bicicletta in compagnia di due bravi ragazzi.

Vado a fare l’impegnativa per la radio…

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10 Agosto ’14 – A volte capita…

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Domenica dedicata al MTB.
Partendo dall’idea di disegnare un percorso intermedio rispetto al progetto DDTR, l’intenzione era seguire il Villoresi sino al tuffo nel fiume Adda, da qui seguire la ciclabile in direzione nord sino a Paderno, deviazione per Cernusco da dove avrei pedalato su sterrati all’interno del Parco di Montevecchia e Val del Curone per raggiungere le porte di Lesmo. Ultimi chilometri attraverso il parco di Monza e un breve tratto ancora sul Villoresi. Totale circa 76 km senza grossi asperità da affrontare.

Sabato, come da abitudine, verifica del mezzo, sono un pignolo, preferisco sempre dare un’occhiata il giorno prima per evitare sorprese durante le uscite. La Cube era ferma da oltre due mesi, dalla sgambata al Parco di Monza. Gonfio le gomme, fisso l’attacco Garmin  sul manubrio, e controllo che catena pignoni corona non siano in totale “siccità”. Nel metterla sul cavalletto, mi accordo che la ruota posteriore è bloccata, non per colpa del cambio o dei cuscinetti del mozzo, ma a causa della pinza freno che non rilascia le pastiglie dal disco. Bene, ne capisco abbastanza se si tratta di pinze moto, ma queste, così piccole e delicate a confronto, non ho proprio idea di come intervenire e/o allentare la presa. Piuttosto che fare danno, preferisco lasciar perdere e cambiare programma,  si ritorna sullo “Strada”.

Onno? No basta… Colle Brianza? che palle… Alpe del Vicerè? Perché no! Evito di alzarmi in piena notte, e ci disegno intorno un bel giretto.. andata!

La scelta della bici cade sulla Ti2, il CAAD ha la posteriore con il mozzo da registrare, problema emerso durante l’ultima uscita su Colma & Ghisallo, potrei anche pedalarci sopra, ma avendo una valida alternativa, mi sembra stupido non sfruttarla. Sveglia alle 4:30, alle 5:00 si esce, con l’intenzione di rientrare per le 9:00, 9:30 massimo.

Nel tardo pomeriggio però mi sento con l’amico Giovanni, insieme decidiamo di organizzare un giro dalle sue parti, nel Ticino, occasione per pedalare finalmente insieme e per scoprire nuove strade nella Svizzera del Sud!
Ne esce una bella cosa, appuntamento a Chiasso, da lì dovremmo recuperare prima Mendrisio e poi la sponda ovest del lago di Lugano da dove parte la salita per Carona. Una volta arrivati al GPM si decide se scendere a Lugano e salire per il Monte Brè, oppure pedalare verso Chiasso cercando alternative alla strada di collegamento Lugano/Chiasso.

L’orario per la sveglia cambia rispetto al programma del Vicerè e si anticipa alle 3:00. Verificando i tempi dell’ultima Rando del Cantone, prevedo un paio d’ore per raggiungere il confine, appuntamento quindi con Giovanni alle 5:30 nella piazzetta adiacente la dogana svizzera.

Tutto pronto, anche con l’ennesimo cambio di programma, credo che questa uscita nata all’ultimo minuto possa dimostrarsi la più divertente.
Puntuale alle 3:00 suona la sveglia, colazione e vestizione, in 20 minuti esco di casa. Salgo in bici e parto in direzione Como. Il cielo è scuro, la Luna, anche se piena, non si vede, faccio finta di non sentirle, ma qualche goccia mi arriva sul viso, avamposto di un temporale che molto probabilmente si presenterà sulla mia strada nel giro di pochi minuti… bene …
Appena prima di Seregno mi arriva un messaggio da Giovanni,  – qua piove fisso.
Alzo gli occhi ed in direzione Como si intravedono grossi nuvoloni spesso schiariti dai lampi, la mia esperienza mi dice che se pedali verso il temporale, il tempo che tu ci metti per raggiungerlo, lui si è già spostato da un’altra parte, quindi, se ora è su Como/Chiasso, quando arriverò io, sarà tutto finito… spero…
Rispondo a Giovanni che proseguo, non ho voglia ancora di ritirarmi dal giro.

Altri 10 chilometri ma la situazione non cambia, anzi peggiora, i nuvoloni avvicinandosi mi hanno circondato, unica via di fuga per evitare l’acquazzone è girare la bici e ritornare verso casa. Mi fermo, avviso l’amico Giovanni del mio rientro e con il Cuore in pace pedalo verso casa. Neanche il tempo di prendere il ritmo e sono costretto a fermarmi ancora una volta per indossare la mantellina, “cornuto e mazziato” come si dice, oltre alla beffa di dover abortire il giro, mi ritrovo anche zuppo d’acqua!
Fortunatamente riesco ad allontanarmi in fretta dal fronte temporalesco terminando il mio giro mattutino qualche minuto prima delle 5:00.

A volte capita… cosa ci possiamo fare? Il meteo pazzo di quest’Estate ci ha abituato a questi strani (e frequenti) eventi atmosferici, le previsioni dell’ultimo minuto davano cielo sereno almeno sino alle prime ore del pomeriggio, ed invece è bastato un temporale nel posto giusto al momento giusto, e tutto è cambiato. Se avessi preso acqua sulla via del ritorno, come domenica scorsa, non ci avrei nemmeno fatto caso, ma bagnarsi fin da subito senza aver la possibilità di asciugarsi, vista anche l’ora, beh, è lo scotto da pagare se si pedala qualche “minuto” prima dell’alba…

Giro in compagnia di Giovanni, rimandato.

Pedalata in MTB per l’alzaia di Villoresi e Adda, rimandato.

Accoppiata Colma e Twins Ghisallo, già rimandato.

DDTR Dark Dirt Track Road, già rimandato.

2014, un sacco di obbiettivi raggiunti direi….

Va bene così, non lamentiamoci troppo per cazzate.

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3 Agosto ’14 Colma & Ghisallino

san-lorenzo-sormano_650x435Le intenzioni c’erano tutte, la voglia di soffrire anche, l’unica incognita erano le gambe… dai primi di giugno ho cercato di aumentare sempre più la difficoltà nelle uscite incrementando metri di dislivello e ritmo di pedalata, tutto in funzione di un recupero completo della muscolatura della gamba destra e un innalzamento generale della condizione fisica.
L’idea di salire sulla colma dal versante di Sormano, ridiscendere ad Asso ed affrontare i due versanti del Ghisallo era la soluzione ideale per fare salita ed evitare traffico, mi dava anche la possibilità di modificare il percorso in corso d’opera se mi fossi accorto di non essere in grado di percorrerlo integralmente, cosa che poi è avvenuta …

Partito da casa alle 3:30, secondo i miei calcoli il giro completo con deviazione ai Piani Rancio risalendo da Bellagio avrebbe richiesto 8 ore abbondanti, alle 6:00 mi sarei dovuto trovare sulla Colma di Sormano, per le 7:00 alla chiesetta del Ghisallo per il primo passaggio,  la discesa e risalita per il Super-Ghisallo avrebbe richiesto al massimo 1:30, infine il ritorno a casa altri 90 minuti, totale senza soste circa 8 ore.
A farmi compagnia Beppe (Giuseppe), appuntamento alla rotonda di Giussano per le 4:00 4:15.

Arrivando sul piazzale del benzinaio trovo già Beppe ad attendermi, si parte subito, oggi la temperatura non supera i 15 gradi e l’umidità si sente sin dentro le ossa, incredibile ma aver indossato i manicotti ed il foglio di giornale sotto la maglia è stata una grande idea, pur essendo il 3 agosto.
Si pedala senza fretta, oggi di salita ne dobbiamo affrontare parecchia, il cielo è sereno e per ora le gambe girano bene. Raggiungiamo Erba e risaliamo per il Segrino.

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??????????????????????????????? Appena passati il centro abitato di Canzo, Giuseppe si accorge che la sua ruota posteriore necessita, già da qualche tempo, di una revisione completa ai raggi. Dei 32 presenti solo una decina sono ancora tirati a dovere, gli altri stanno inesorabilmente abbandonando la presa ai nipples, perdendo tensione e lasciando il cerchio sempre più libero di ondeggiare. Senza tira-raggi Beppe decide di rientrare tristemente a casa, augurandosi di raggiungere casa senza grossi problemi. Io da parte mia lo saluto e riprendo la strada per salire sulla Colma.

Oggi si pedala su Cannondale Caad10, l’ultima pazzia che mi sono voluto regalare per provare il metallo che mi mancava, l’alluminio…. Che scusa idiota.

Evito di passare da Caglio, il ritmo nel raggiungere Erba e la sosta per la posteriore di Beppe hanno richiesto minuti preziosi, preferisco la strada diretta per recuperare tempo.
Non posso dire di sentirmi benissimo, le gambe per ora girano, la posizione in bici mi sembra corretta, ma la schiena accusa sempre più lo sforzo della salita. Subito penso che sia colpa del telaio rigido del CAAD rispetto al più confortevole titanio, ma non mi sembra di aver fatto chissà che strada e sforzi per subirne già le conseguenze…. E poi non mi reputo così preparato per poterlo affermare senza ombra di dubbio.
Sta di fatto che prima del primo grande tornante, preferisco fermarmi a fare dello stretching alla schiena sdraiandomi in mezzo alla strada, scaricando il più possibile la parte lombare. Bastano pochi minuti e riprendo subito a pedalare.
Il resto della salita scorre senza particolare difficoltà, evidentemente il fastidio alla schiena era in stand by già dal giorno prima e non causato dal nuovo telaio, forse il Caad lo ha solo risvegliato, non causato…

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Raggiungo la cima, sono le 6:00 esatte, puntuale coma da tabella.
La temperatura è rigida per essere il 3 agosto, e l’umidità mi ammazza. Due foto, l’antivento e riscendo subito a valle, i guanti invernali potevano starci senza sfigurare…
A proposito, questo giro ho raggiunto il GPM prima che il Sole sorgesse, rivincita sulla sfida del  5 maggio di un anno fa.

Discesa a manetta, qui si che vado forte, arrivo al bivio per salire verso Barni, rabbocco di borraccia e si sale.

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Terrazzoni e falsipiani sino alle porte di Barni, poi la rampa che porta alle porte di Magreglio. In queste occasioni bisogna essere onesti con se stessi, pensare di ridiscendere a Bellagio e risalire affrontando per di più la salita per i Piani Rancio nella condizione attuale avrebbe aggiunto solo sofferenza ed agonia eliminando il piacere della pedalata, meglio abortire il giro e ridimensionare le proprie ambizioni.

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Saluto il Santuario, un ciao a Fausto e Gino, giro la bici e torno mestamente verso casa.

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Colazione al Ponti di Canzo, come da tradizione, riprendo tranquillo il viaggio sulla strada del ritorno.
Incrocio Massimo, triatleta mio vicino di casa, sta salendo sulla Colma, ieri attraversata del lago di Endine, oggi Colma, complimenti! Ci scambiamo due parole e ci salutiamo quasi subito anche perché il tempo sta inesorabilmente cambiando… vuoi che non piova anche oggi?

Raggiungo Erba, direttissima verso casa, il cielo è sempre più scuro e le nuvole danno l’idea di essere cariche d’acqua… aspettate qualche minuto poi potete sfogarvi quanto volete….

Nulla da fare, ultimi 10 chilometri sotto un bel acquazzone, le strade in pochi minuti sono stracolme d’acqua ed io pedalo ormai fradicio ma contento in questo 3 agosto dai colori autunnali.
9:15 sono sotto casa, 117 km con 1450 mds in 5 ore scarse di effettiva marcia, non abbattuto per il taglio di percorso ma soddisfatto, il tris Colma e Twins Ghisallo può attendere…

Settimana prossima vediamo cosa mi inventerò, è probabile l’uscita con le ruote grasse.

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13 Luglio ’14 Piani d’Erna più Piani d’Erna

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Ultima fuga prima del break vacanze. Poche idee poco chiare, giusto all’ultimo momento è saltata fuori la pensata dei Piani d’Erna, una bella salita alle spalle di Lecco che con i suoi 5 chilometri scarsi con pendenza media tra l’7% ed il 9%, ha tutte le caratteristiche per essere nominata il GPM di giornata. Per dare un poco più di sale al percorso, ho inserito il tratto che da Dolzago devia per Ello, sfiorando l’Alpino di Villa Vergano, e sulla via del ritorno, arrivati a Galbiate, ho preferito salire verso Colle Brianza piuttosto che percorrere la trafficata Bevera.

Oggi sono solo, l’orario è sempre lo stesso, 4:30, per le 9:00 9:15 dovrei essere a casa.

Il tempo tiene, non si vedono nuvole minacciose all’orizzonte, indosso comunque la mantella antivento per difendermi da una temperatura non proprio da Luglio inoltrato, incredibile…

Solito tracciato attraversando Carate, prima Renate poi Barzanò, raggiunto Dolzago, a circa metà discesa verso Oggiono, devio per la SP70 che senza grosse pendenze mi porta ai piedi dell’inizio del muro di Villa Vergano, strappo decisivo dell’ultimo Giro di Lombardia.

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???????????????????????????????Percorrendo tutta via Promessi Sposi, alla rotonda con Viale Montegrappa inizia la salita vera e propria per i Piani d’Erna, o meglio, per il piazzale della funivia ai piani d’Erna.

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Come descritto prima, sono 5 chilometri scarsi con pendenze tra il 7% e il 9% con punte al 11%, ma giusto per qualche metro. Il manto stradale è ottimo e la vista che si apre su Lecco man  mano che si sale è veramente spettacolare. Il una giornata di cielo terso credo sia possibile godere di uno spettacolo davvero suggestivo sino a vedere le cime del Monte Rosa da un parte e le colline dell’Oltrepò dall’altra.

La mia condizione migliora sempre, anche in salita, senza esagerare, mi sento più “padrone” delle mie leve, oggi il piccolo spasmo nella pedalata è impercettibile, le forze dal quadricipite destro sono “piene”, resta evidente la differenza di massa tra le due cosce, ma per questo devo pazientare ancora qualche tempo.

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Raggiungo in meno di mezz’ora il piazzale della funivia, deserto, bella salita!  Bell’idea venire da queste parti! Ricordo di averla fatta una sola volta, in compagnia di mio zio, ma francamente mi ero totalmente dimenticato come fosse.

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Sono passati pochi minuti dalle 7:00, veloce colazione e riprendo la strada di casa. Preferisco risalire per Galbiate ed affrontare il Colle Brianza, piuttosto che percorrere la statale per Erba o risalire la Bevera da Oggiono, la trovo una alternativa più divertente e meno caotica, se pur più arcigna causa salita al Colle.

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Quasi in cima al GPM mi fermo al lavatoio di Ravellino per rabbocco borraccia per poi affrontare la discesa su Santa Maria Hoé. Ceregallo, Sirtori, Besana e senza troppo spingere raggiungo Cusano alle 9:15.

Un totale di 106 km con 1500 mds, la media di giornata è degna, bene.

Come domenica scorsa una volta spogliato dagli indumenti da ciclista, infilo quelli da escursionista ed in compagnia della “banda” si ritorna nello stesso piazzale per poi salire sulla funivia per i piani d’Erna. Il tempo nel frattempo è cambiato e sui Piani persistono grosse nuvole che coprono la vista tutt’attorno. Preferiamo non allontanarci dai Rifugi, aspettando l’ora per un buon pranzo al Milani.

???????????????????????????????Dopo mangiato  decidiamo di scendere a piedi e non con la funivia. Non era certo nostra intenzione, ma per errore e superficialità abbiamo da subito seguito le indicazioni per il sentiero A1, il più diretto ed impegnativo. Il tratto sino al rifugio Stoppani è il più duro, con Stefano in spalla non potevo permettermi la minima distrazione, diciamo che ho sudato più per la tensione che per lo sforzo fisico…

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Dopo lo Stoppani siamo riusciti a rilassarci un po’, anche se alla fine dalla stazione di arrivo della funivia al piazzale delle auto, ci abbiamo messo ben due ore di cammino, non poco direi….

Birrettina, ghiacciolo al bar, siamo poi saliti in auto e tornati a casa ormai esausti. Piani d’Erna da rifare, con giornata serena evitando sicuramente sentieri o letti di ruscelli, meglio la carraia o sterrata del fondo valle, in compagnia di una carta dei sentieri direi….

Ritornando sulla bici, per la prossima volta è previsto il battesimo dell’ultima arrivata in famiglia, ma di questo ne parlerò poi…

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6 Luglio ’14 – Onno & Corni

Onno

Onno

Un classico di inizio stagione, per me, in fase di recupero, un test per quantificare i miglioramenti nella pedalata anche in salita. Da Onno a Valbrona, salita piacevole che aggrappata al costone della montagna a strapiombo sul lago di Lecco, regala sempre scorci spettacolari del paesaggio lariano. Dal punto di vista tecnico si riassume in un’ascesa di 5 chilometri, pendenze costanti sotto il 7% con ultimo tratto in falsopiano per raggiungere il vecchio GPM, ora anticipato di qualche metro dove ha preso posto la fontana dedicata al ciclista. I più forti fermano il cronometro abbondantemente sotto i 15 minuti, per quanto mi riguarda, affrontata sempre partendo da casa, il mio best time è fissato a 23 minuti a qualche secondo.

Oggi in programma, oltre a Valbrona in bici, ci sarà anche una passeggiata ai Corni di Canzo, con pranzo al sacco al rifugio Terz’alpe, bisogna quindi essere a casa entro le 9:00, che novità…

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A farmi compagnia Franco, come sempre, alle 4:30 partiamo direzione Lecco. Raggiungiamo Carate, Renate, puntiamo Barzanò e discesa su Oggiono. Da qui lungo tratto per recuperare Suello prima e Paré di Valmadrera poi.

6:15 siamo alla rotonda sul lungo lago di Paré. Via per le due gallerie, il tratto più noioso, si raggiunge Onno per poi attaccare la salita verso Valbrona. Ognuno al suo passo ci aspettiamo al GPM.

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Fin dalla partenza da casa ho messo sotto osservazione la gamba destra per capire a che punto sono, evitando di tirare con la sinistra per poter valutare meglio la sua condizione. Come già realizzato settimana scorsa, nei tratti in piano o in leggera discesa, il deficit tra le due gambe non si evidenzia tantissimo, quello che ancora si percepisce è la difficoltà nella pedalata rotonda, manca la spinta del destro per superare il punto morto e cominciare a lavorare in spinta, oggi questo avviene con uno scatto, è la sinistra che tirando indietro aiuta la destra ad oltrepassare il picco, superando insieme l’attimo del surplus.

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Inizio la salita ma preferisco rimanere nella scia di Franco, domenica scorsa avevo fatto solo un paio di strappetti, oggi qualcosa di più impegnativo come una Onno poteva mettere in difficoltà il mio quadricipite. Convivendo con quel piccolo scatto nella pedalata, apprezzo comunque la spinta che il muscolo riesce a dare al pedale durante i primi tratti di salita. Questo mi dà morale e mi spinge a trovare un passo un poco più impegnativo insieme ad una maggiore cadenza. La salita scivola via sotto le ruote con le gambe che continuano a rispondere bene… dai che arrivo in cima … detto fatto, affianco la fontana del ciclista prima ed il vero GPM poi senza un attimo di crisi, il lavoro di fisio, le ore in piscina e le uscite in bici stanno dando i loro risultati! Prevedo di togliermi grandi soddisfazione entro questa fine stagione…

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Cafferino all’Albergo del paese, prendo la via del ritorno. Franco non si lascia scappare l’occasione in una piacevole giornata per fare qualche chilometro in più, io, come detto prima, ho un appuntamento con i Corni.

Ridiscendo su Erba e prendo la direttissima per casa. Spingo al massimo, carico del risultato sulla Onno, mollando giusto negli ultimi chilometri per lasciare qualcosa anche al trekking.

8:45 apro il cancello del Box. 100 chilometri di grande soddisfazione… viste le premesse.

10:40 Canzo, infilo lo zaino con dentro Stefano e si parte in direzione Corni, 14 chili di prole più un paio per la struttura si fanno sentire ancor prima di raggiungere il sentiero vero e proprio. Giusy carica di zaino con pranzo al sacco, cambi e pannolini vari, sembra, come io d’altronde, uno Sherpa in partenza per l’Himalaya!

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12:35 Rifugio Terz’Alpe, qui ci fermiamo, pranziamo, riposiamo. Salutiamo i Corni dandogli appuntamento alla prossima, quando Stefano avrà voglia di camminare….

Nel ridiscendere percorriamo il sentiero dedicato agli Spiriti del bosco, alternativa al sentiero tradizionale ed alla mulattiera. Sul percorso, nascosti tra i tronchi, si incontrato i simpatici abitati del bosco riprodotti in sculture di legno scolpite dall’artista Alessandro Cortinovis.

Ritorniamo a casa nel tardo pomeriggio, cotti brasati. Per quanto mi riguarda una giornata piena, intensa ma gratificante, contento per l’uscita in bici, ancor di più per la scampagnata in montagna.

Domenica prossima ci potrebbe stare una visita al Ghisallo o uno sparo su per l’Alpe del Viceré, in bici chiaramente…

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29 Giugno ’14 – LegTest e d’intorni…

Le previsioni non promettevano nulla di buono, solo uno spiraglio alle prime ore del giorno, poi temporali e pioggia per tutto il resto della giornata…. Bene…. la sveglia è puntata, se piove mi giro dall’altra parte, se invece sarà asciutto, piccola fuga su Erba per un cafferino, poi rientro senza esagerare con la gamba…

5:15 la sveglia suona, sbircio fuori dalla finestra, le strade sembrano asciutte, il cielo è più sereno che nuvoloso, quindi si va, anche se solo per una sgambata, non si dubita un istante.

5:45 sono in sella, oggi sulla De Rosa Giro d’Italia con al posteriore la Neutron e cassetta Record Titanio 13-29 assemblata con quello che mi è rimasto in box, volevo vedere se i pignoni erano ancora utilizzabili per qualche “sfida” con salita vera.

Sono ancora in deficit con la gamba destra, anche se ormai ho ripreso totalmente il controllo del nervo femorale e gli ultimi esami hanno escluso qualsiasi tipo di lesione permanente anche lieve, la potenza del quadricipite è ancora minima rispetto a quanto lo era prima, visivamente la differenza si massa è ancora impressionante…. Pazienza e lavoro, altro non posso fare.

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Ritmo costante e cadenza tra le 80 e le 95 pedalate al minuto, 39 fisso davanti e si gioca con la cassetta pignoni. Sino a Giussano non ricevo sensazioni particolari dalla gamba, anzi, il ritmo è buono e riesco a mantenere una velocità di crociera soddisfacente rispetto a quanto credevo, forse sto uscendo da tunnel prima del previsto?!

Mi basta il falsopiano a Giussano e lo strappetto di Inverigo (ribattezzano il Gigante) per riportarmi alla cruda realtà… in pianura, involontariamente, compenso la pedalata di spinta della gamba destra con il tiro della gamba sinistra, in salita, anche se leggera quanto un falsopiano, il deficit si amplifica e la mancanza di energia in spinta non aiuta più di tanto a tenere un’andatura decente sullo strappo… Pazienza e lavoro, altro non posso fare…

Ridimensiono il mio stato d’animo, ridimensiono l’andatura e raggiungo senza grossi problemi Erba, per il cafferino e la brioches di consolazione.

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Alle porte della città stacco comunque il tempo, 1:18 e rotti… sono fuori dai mie tempi standard di oltre 10 minuti su 32 chilometri…. Pazienza e lavoro, altro non posso fare….

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Sosta al solito Bar, dopo colazione cambio camera d’aria alla posteriore, ero già partito da casa con la sensazione che fosse bucata ma lo addebitavo all’inutilizzo di mesi più che ad una foratura … vabbè, è presto ed il cielo sopra la testa è ancora sereno, cambio ora per evitare di fermarmi lungo la strada.

Sulla via del rientro le gambe girano bene, grazie anche al leggero dislivello favorevole. Qualche goccia ogni tanto, nulla di che sino alle porte di Seregno. Incrocio ciclisti che mi chiedono le condizioni del tempo, – Tutto ok, solo qualche goccia! Rispondo a più di uno. Ultimi 5 chilometri a chiodo per tenere il muscolo sotto sforzo, ma è solo apparenza, l’andatura è si alta, ma la percezione è tutt’altro che buona, manca la rotondità e manca simmetria, ma come ripetuto più volte … Pazienza e lavoro, altro non posso fare….

8:20 sono a Cusano, con 65 km e 26 km/h di media… siamo sulla strada giusta…

Al solito la Giro d’Italia mi lascia basito per il Suo carattere, le geometrie e le misure sartoriali mi fanno sentire sempre a mio agio, anche se paga un poco sul peso, averne di “cavalli di razza” così!

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8 Giugno ’14 – 29.203 –

Il 27 Aprile 2014 Papa Giovanni XXIII insieme a Giovanni Paolo II sono stati nominati Santi, una Canonizzazione celebrata dall’attuale Papa Francesco nella Basilica di San Pietro in Roma gremita da migliaia di fedeli richiamati dalla popolarità di queste due icone che cambiarono, a loro modo, la storia del XX Secolo.
In quei giorni mio Padre mi confidò che ancora una volta, come d’altronde era tradizione sino a qualche anno prima, sarebbe tornato volentieri in pellegrinaggio in bicicletta nel paese natale del Papa Buono, a Sotto il Monte, per rendere omaggio al nuovo Santo.
Sotto il Monte è un paese arroccato tra la riva orientale dell’Adda e la riva occidentale del fiume Brembo, nella terra denominata “isola bergamasca” che divide #Brianzalandia dagli ultimi lembi di pianura ai piedi dei monti bergamaschi.

Il giorno è arrivato, il percorso purtroppo non offre grandi scorci paesaggistici, inoltre, la strada più diretta per portarci a Sotto il Monte è un susseguirsi di arterie ad altra densità di traffico che non concedono molto al piacere di pedalare. Da Cusano si raggiunge Monza, Arcore, Usmate, diretti sulla trafficatissima statale sino a Cernusco Lombardone per poi deviare a destra in direzione Paderno d’Adda, Calusco ed in fine Sotto il Monte. Gli unici due tratti che spezzano questa monotonia sono il Parco di Monza ed il Ponte sull’Adda nel comune di Paderno.

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Per evitare in parte le temperature torride arrivate nelle ultime quarantott’ore, e soprattutto per incontrare meno traffico possibile, decidiamo di partire poco dopo le 6:00, con l’obbiettivo di chiudere l’andata in due ore, e rientrare a casa prima che il Sole inizi a “battere” forte sulle nostre teste.

Oggi il Capitano è Lui, l’Andreün, io e Franco fedeli scudieri, io davanti a fare l’andatura a comanda, Franco a chiudere per proteggere il Capo.

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Si parte, come stabilito la velocità è costante  tra i 20 ed i 22, quasi ci fosse il Cruise Control inserito. Il traffico è ancora assente, e questo ci aiuta a rimanere più tranquilli e goderci questo inizio di pellegrinaggio verso il Papa Buono.

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Consapevole del fastidioso problema alla mia gamba destra,  avrei comunque accompagnato mio padre da Papa Giovanni. Negli ultimi anni, causa soprattutto gli orari notturni per le mie uscite in bicicletta, non abbiamo più avuto occasione di pedalare insieme, questa quindi era un’opportunità da non perdere, una gita in famiglia per celebrare sì la santificazione di un Papa caro ai miei, ma anche la possibilità di apprezzare una volta in più il feeling che sempre c’è stato tra l’apripista (io) ed il suo Capitano (lui).

Non credo che in quel giorno di inizio estate del 1983, quando decise di regalarmi la Lupo, fosse consapevole che stava facendo un regalo anche a se stesso, alla soglia dei Cinquant’anni,  dopo anni di partite a bocce e  tennis, entrava nella sua vita una nuova passione per la bicicletta. Oggi, trent’anni dopo, è ancora qui a spingere sui pedali, con la stessa voglia e con migliaia di chilometri macinati in sella al suo “cavallo”.

Il 25 prossimo saranno 80 anni, complimenti! Ma visto che non è bello anticipare, beh, possiamo dire che nel suo 29.203mo giorno di vita abbiamo festeggiato un inaspettato traguardo di sportività e tenacia nella casa del suo Papa preferito.

Da sempre abbiamo celebrato il fratello maggiore Eugenio come il Ciclista con la “C” maiuscola, ma senza che lui si offenda, credo che da tempo in famiglia si debba esaltare anche un altro Ciclista con la “C” maiuscola, Leonzio.

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Ritornando alla cronaca del giro, raggiungiamo senza grossi problemi il Ponte sul fiume Adda e d’obbligo scattiamo qualche foto al paesaggio. Manca giusto qualche chilometro ed il cartello di Sotto il Monte apparirà davanti a noi.

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???????????????????????????????Saliamo prima alla Chiesa di San Giovanni Battista, visitando sul suo fianco il Giardino della Pace, dove è posta un’enorme statua raffigurante Papa Giovanni XXIII, il colosso ha le braccia aperte ed il volto rivolto verso il basso come se volesse accogliere ogni singolo fedele giunto al suo capezzale.

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Dopo un  paio di scatti raggiungiamo il cortile della Casa Natale, vera meta del nostro pellegrinaggio. Come da tradizione facciamo visita alle stanze della casa papale per poi spostarci sul retro dove si trova la Chiesa del  Seminario con all’interno una statua in bronzo a grandezza naturale raffigurante il Papa Buono.

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Ci concediamo qualche minuto, un Caffè, non un gran che, e riprendiamo la strada del ritorno.

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Non facciamo grosse deviazioni rispetto all’andata, se non girare a sinistra subito dopo il ponte di Paderno d’Adda in direzione Verderio, evitando così il più possibile la trafficata statale SS36. La velocità, complice la leggera pendenza a favore, non scende mai sotto i 26/27 km/h. Voltandomi di tanto in tanto, mi accorgo piacevolmente che la pedalata del Capitano è ancora buona, non affiorano ancora segni di stanchezza. A Villasanta una seconda sosta caffè, ci fermiamo nella stessa pasticceria testata nella mia ultima uscita in MTB, dove la qualità del caffè è sicuramente migliore rispetto a quello bevuto a Sotto il Monte.

Attraversiamo il Parco di Monza, ormai affollato, e senza fretta arriviamo a casa in perfetto orario.

In Totale 80 km ad una media “imposta” a 22 km/m, non male per un arzillo vecchietto di 80 anni!

A proposito Capitano, ricordo male o nella nostra tradizione di ciclisti era d’obbligo il pellegrinaggio al Santuario di Caravaggio almeno una volta all’anno? Ne riparliamo dopo l’estate….

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1 Giugno ’14 Problemi Elettrici…

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Lo so, nella prima domenica di Giugno era programmata la scalata al Monte Generoso in compagnia di amici e “del “ Giovanni, già organizzatore del ristoro durante la Rando dello Spallone ed in questa occasione nominato apripista della salita verso il Generoso. Anche domenica 8 Giugno era in programma la DDTR in Mtb, con un percorso dove si affiancava Villoresi, Adda, si attraversava il Parco Regionale di Montevecchia e Val Curone, si seguiva l’argine del Lambro per poi entrare nel Parco di Monza e chiudere il giro su Cusano, ma aimè, sono costretto a cambiare programma e far slittare entrambi a data da destinarsi. La motivazione si riassume in un semplice problema elettrico, il mio nervo femorale destro ha smesso di trasmettere gli impulsi al muscolo quadricipite, atrofizzandolo ai minimi termini.  La sensazione non è piacevole, si fosse trattato di un problema “meccanico”, una volta individuata la ragione saremmo intervenuti immediatamente per la risoluzione del problema, ma quando il motivo è più subdolo, l’unica arma che hai a disposizione è la pazienza, il tempo e la ricerca scientifica attraverso esami oggettivi. In questi venti giorni, grazie appunto ad esami mirati e grazie soprattutto a diverse sedute di fisioterapia, la situazione è progressivamente migliorata, ripristinando in parte l’uso del nervo femorale e di conseguenza il controllo del muscolo del quadricipite. Ad oggi sono ancora in sofferenza, la differenza di tonicità tra le due gambe è evidente, ma con un giusto lavoro fisioterapico non è da escludere il completo recupero della coscia entro la fine di quest’estate, speriamo….

Logicamente per qualche tempo dovrò mettere da parte i progetti più ambiziosi, concentrandomi al massimo al recupero delle forze, quindi un arrivederci al Generoso, allo Stelvio, era in programma per luglio, ed a tutte le altre “notturne”  che avrei voluto disputare, compreso il nuovo capitolo Dirty Track in MTB che dovrà, per forza,  adeguarsi alle mie condizioni.

Ricevuto il lasciapassare per un test, ieri mattina ho puntato la sveglia alle 5:45 e dopo nemmeno mezz’ora ero già in sella. Non potevo pensare di fare chissà cosa, anche se l’ultima arrivata meritava un Battesimo coi fiocchi, ho programmato quindi una sgambata da casa sin dentro il parco di Monza percorrendo esclusivamente sentieri e vie ciclabili. La traccia del percorso è stata recuperata su internet, anche se molto semplice, ma serviva per impratichirsi con il Garmin preso in prestito da Franco. Una volta raggiunto l’argine del Villoresi, a Muggiò, ho percorso la ciclabile sino al centro di Monza. Da qui attraversamento della zona pedonale per recuperare l’entrata al Parco brianzolo. Il ristoro in una piccola ma ottima pasticceria (Pasticceria Anna) alle porte di Villasanta, rientro infine, la stessa strada/sentiero, con piccola deviazione al Parco Nord.

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IMG_3024IMG_3026Al di la del percorso, inaspettatamente suggestivo, e del mezzo meccanico, la Cube Ltd Race, l’uscita era funzionale alle sensazioni trasmesse dal quadricipite. In tutta onestà posso dire di aver vissuto giorni peggiori in ambito atletico, aggiungo che per ora la pedalata in fuori sella non è tra le mie corde,  e concludo confermando che la mancanza di potenza e l’assenza di un controllo totale del muscolo crea si un deficit, ma marginale rispetto a danni ben più seri e magari permanenti… la mia è una condizione di disagio temporanea, quindi pazienza ed esercizio e tutto tornerà come prima.

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A fine giro ho così percorso circa 30 km con una velocità media vicina ai 20 km/h, ho lavorato parecchio con il cambio per non raggiungere mai livelli di stress ad entrambe le gambe, non voglio sovraccaricare la sinistra per salvaguardare la destra, rischiando magari di spostare il problema senza risolverlo. Infine due parole sulla Cube, bella, comoda con un impianto frenante a disco con pinze idrauliche paragonabile a quelli presenti sulle moto, modulabile preciso e fin troppo potente. L’unica pecca, banale, la scorrevolezza rispetto ad un corsa, bisogna “ruzzare” un poco di più per mantenere velocità di crociera su asfalto, anche se, come sappiamo, la MTB è nata per il “Dirt-Track”, quindi……

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DarkDirTrackRando

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SNLR (short night long road) cede il passo alla DDTR (DarkDirTrackRando)

Sembra ieri quando ci si trovava alla partenza dell’edizione Zero della SNLR, la sfida lanciata al Sole nella notte più corta dell’anno, il Solstizio d’Estate del 23 Giugno 2013. Eravamo in tre, io Franco e Giuseppe, con l’intenzione di chiudere il giro per le strade del triangolo lariano prima che l’Alba comparisse sulla nostra strada. L’intento era scollinare la Colma versante Nesso ed il Ghisallo versante Bellagio, con Valbrona e discesa su Onno come collettore tra le due salite. Cusano Como Nesso il primo tratto e Barni Erba Cusano come tappa di rientro.

Dovemmo gettare la spugna per problemi fisici e meccanici, ma quella notte ci divertimmo comunque un sacco, rientrammo ugualmente alle prime luci dell’alba, sfiniti ma contenti per aver passato una notte fuori dai canoni ordinari ed ordinati dalla nostra routine. Ci salutammo dandoci appuntamento per il 2014, con la promessa di rivedere il percorso, troppo esposto al traffico, e la formula, bisognava metterci un po’ di sale in più…

Ad un mese esatto dal Solstizio 2014 ho però preso la decisione, niente SNLR 2014, ma una nuova formula di Randonnèe in autosufficienza, la DDTR DarkDirTrackRando, ovvero la Randonnèe su strade sterrate in notturna. Bello no?! Chiaramente in Mtb…

La scelta per me storica nel provare anche le ruote tassellate è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Non meno di una settimana fa nemmeno ci pensavo a cimentarmi sulle ruote “grasse”, ero concentrato nel progettare nuovi percorsi evitando strade ormai diventate rutinarie, ma questa mia affannosa ricerca di novità ed adrenalina ha forse spostato la mia attenzione sul fuoristrada. Aprendo Google Map su #Brianzalandia e ricercando appunto nuove salite da conquistare, mi resi conto in fondo che le stesse strade che percorro in bici sono sempre affiancate da più sentieri o percorsi sterrati. Approfondendo poi l’argomento nei vari forum dedicati alla MTB, ho trovato molto più materiale disponibile, itinerari, opinioni, tracciati Gps, rispetto a quanto si possa trovare per la strada. A mio parere il motivo è molto semplice, la strada è sinonimo di gara, performance, sfida, invidia, mentre MTB non è tutto ciò, è condivisione, è scoperta e conquista, il tutto con l’obbiettivo di passare delle belle ore in luoghi poco frequentati e se possibile poco contaminati, insomma, più a contatto con la Natura che con l’avversario.

Anche nelle mountainbike esiste l’agonismo, ma credo che la maggior parte dei riders della domenica siano più inclini ai nobili principi delle randonnèe che alle leggi delle competizioni, e di conseguenza, era logico che il mio percorso di cicloamatore giungesse anche al cospetto delle “26 pollici”(29 e 27 1/2).

Con queste parole non sto dicendo addio alla strada, alle Randonnèe ed alle mie amate notturne, sto solo arricchendo il bouquet a mia disposizione, cosa-come-dove e quando ancor più vario e stimolante, sempre e comunque in sella al mio cavallo a due ruote, questo è chiaro.

Dunque la DDTR – DarkDirTrackRando, dark richiama l’oscurità, la notte, Dirt Track è sinonimo di sterrato, Rando significa parti e vai, senza troppi problemi ne pretese….

Percorso. Beh, come detto prima, navigando un po’ per internet ho trovato tantissime opportunità per disegnare un percorso interessante, poco trafficato ma soprattutto alternativo alle mie notturne sin ora organizzate. Per essere un degno sostituto della SNLR, ho preteso che il progetto finale risultasse appetibile anche a chi in MTB ci pedala da più tempo, e per chi è abituato a stare in bicicletta qualche ora in più rispetto alla media. Ho preferito infine sfruttare ciclovie nei tratti senza sterrati, evitando al massimo la rete stradale ordinaria.

Il parole povere il risultato è il seguente:

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Partenza ed arrivo a Cusano, si aggancia il Villoresi nel comune di Muggiò e si pedala al suo fianco sino a raggiungere il comune di Cassano, dove il canale si tuffa nel fiume Adda. Da qui si percorre il lungo fiume direzione nord sino ad Imbersago, all’altezza del traghetto progettato da Leonardo da Vinci che unisce i due argini del fiume. Si lascia la ciclabile e si punta ad Ovest direzione Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, sali e scendi all’interno del Parco per recuperare il picco del Lissolo. Breve discesa verso Fornaci per affiancare il Lambro, fiume che ci accompagnerà sino all’interno del Parco di Monza. Ultimo tratto ancora sul margine del Canale Villoresi per poi rientrare a Cusano.

Distanza totale 133 km circa, chilometro più chilometro meno.

Dislivello, non ne ho idea, ma non credo impossibile.

Tempo massimo, ho ipotizzato 8 ore all incluse, senza esperienza e senza parametri è giusto un’idea di massima.

Quando? La SNLR era in programma al Solstizio d’Estate, la DDTR non ha vincoli, quindi potrebbe svolgersi entro la fine di Giugno, vedremo…. Anche perché avrei bisogno di qualche giorno per recuperare una fastidiosa tendinite e per trovare il giusto feeling con una MTB.

Avrei in cantiere anche altre “ostiate” da fare con la strada e la MTB … work in progress !

Dettagli più avanti.

Max

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