21 Agosto ’14 – Ballabio Morterone

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Fuga infrasettimanale per andare a faticare sui tornanti della salita per Morterone, uno dei più piccoli, per numero di abitanti, comuni d’Italia, nascosto ai piedi del Monte Resegone ed affacciato sulla Valle Remota, laterale della più conosciuta Val Taleggio (Bg).
Proprio di fuga si deve parlare, ancora una volta il meteo in questa pazza estate 2014 non lascia la possibilità di programmare alcunché se non entro le successive 12 ore, visto che il più delle volte le previsioni vengono smentite e ribaltante da eventi atmosferici anche devastanti, vedi grandinata di Oggiono qualche giorno fa e lo stesso temporale, o bomba d’acqua, caduto su Cusano nella notte appena trascorsa…
In settimana avevo proposto il giro a Riccardo, “compare” della notturna sul Cornizzolo, illustrandogli a grandi linee le mie intenzioni. Si doveva uscire mercoledì, ma viste le previsioni, abbiamo slittato di 24 ore, supportati da statistiche meteo più confortanti.

Finalmente pedalo di giorno….

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Appuntamento alle 7:40 alle porte di Barzanò, sono in sella alle 6:30, sovrastato da un cielo inaspettatamente limpido e azzurro, ma con strade ancora segnate dell’acquazzone di qualche ora prima. Appena fuori dal paese l’intero arco alpino si presenta con tutta la sua bellezza, si intravedono le antenne di Valcava appoggiante su una fitta coltre di nubi basse, credo, oppure foschia di umidità formatasi sulla coda del temporale. Si tratta di pura umidità, visto che subito dopo Seregno, sulla strada per Barzanò, mi trovo a pedalare immerso in una nebbia carica d’acqua, oltre al frontale della bici ed al viso, anche maglia e manicotti sono bagnati come se stesse piovendo. Fortunatamente appena passato Cremella il cielo si apre e compare una bellissima giornata di Sole! Finalmente…

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Arrivo al punto di incontro ed immediatamente dopo mi raggiunge Riccardo. Scendiamo per la Bevera e recuperiamo Galbiate per poi ridiscendere verso Lecco. Alla fine della discesa ci aspetta Gabriele, amico di Riccardo, il terzo ed ultimo ciclista del gruppo. Mi fa piacere pedalare con persone nuove, entrambi li conosco grazie ai vari social, ma soprattutto grazie alle loro “imprese” caricare su Strava. Sia Riccardo che Gabriele possono vantare un curriculum ciclistico di tutto rispetto, evito di entrare nei dettagli, ma se dovessi paragonare il mio ruolino di marcia con uno dei loro, beh, coprirei giusto un paio di settimane delle loro uscite, sia in termini di chilometri macinati che di difficoltà…
Questo non è certo un problema, anzi, mi fa piacere vedere che ci sono sempre più ragazzi disposti a faticare sulle due ruote, quando io avevo la loro età non ero ne così performante ne così costante, oggi invece, grazie ai social, ad una cultura diversa o solo grazie ad un coinvolgimento maggiore, sempre più persone si dedicano ad attività fisiche, ciclismo o corsa, piscina o palestra, rubando tempo al sonno o addirittura alle serate in movida. Sono costanti, determinati, ed ambiziosi nel raggiungere il loro traguardi, questa è forse la parte che più mi colpisce del loro carattere.
Esiste anche un fenomeno chiamato “cinquantenni in lycra” dove anonimi impiegati, o ragionieri di Banca di mezza età si trasformano in veri e propri campioni di sport, sfoggiando fisici invidiabili e mezzi meccanici da veri professionisti! Il più delle volte sfoggiando solo il mezzo meccanico da vero professionista non accompagnato però da un fisico adeguato, ma questo è molto relativo e poco necessario ai più…
Io credo di far parte di questa seconda categoria, non per l’età, ma per il rapporto mezzo meccanico/performance….

Ritornando sulla cronaca del giro, con Gabriele e Riccardo si attraversa Lecco per iniziare insieme la salita sulla vecchia statale per Ballabio. Da quando hanno inaugurato il collegamento alternativo che percorre in galleria tutto il costone della montagna a destra di Lecco sino alla Valsassina, la vecchia “Ballabio” ha cambiato pelle, ora è diventata una salita piacevole per i ciclisti, con poco traffico e senza passaggio dei grossi mezzi. Bastano pochi metri e mi faccio staccare dai due camosci, non è giusto per me tirare per rimanere con loro, e non è giusto per loro rimanere al mio fianco con un passo decisamente lento. Li invito ad accelerare dandogli appuntamento al bivio per Morterone.

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La salita per Ballabio misura 5,5 km con pendenze tra il 7% e 8% con punte al 9%. Sino a questo momento mi sento bene, la gamba risponde e se proprio devo trovare qualcosa, anche oggi dalla schiena mi arrivano i primi segnali di sofferenza, come mi era già capitato due settimane fa sulla salita per la Colma.

Arrivo al bivio per Morterone, i due compagni d’avventura sono li ad aspettarmi, check e si parte verso “il piccolo Stelvio della Valsassina”, così mi piace chiamarlo.

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Dal punto di vista tecnico ha poco da dire, si tratta di una medio/lunga salita con pendenze mai superiori al 6%, per lo più tra il 5 ed il 6, ma il Morterone non è solo una fredda analisi di pendenze  e/o segmenti, il Morterone è un omaggio agli abitanti di un paese fuori dal Tempo,  il pellegrinaggio in un luogo che è sopravvissuto allo spopolamento montano degli anni del boom economico, ha resistito alle avances di una vita più comoda ed ha difeso a Suo modo uno stile di vita che oggi, forse per moda, stiamo riscoprendo.  Per me il gran premio della montagna di Morterone è raggiungere l’abitato, qualche chilometro oltre il GPM ciclistico, fissato dai corridori al primo culmine in corrispondenza del gabbiotto metallico presente sul ciglio della strada. Dal GPM tecnico si deve percorrere ancora un paio di chilometri di sali/scendi sino alla breve galleria di Forcella di Olino che apre le porte alla Valle Remota, da qui discesa tra le varie frazioni, fondamentalmente singole case, sino a Morterone. Ristoro d’obbligo alla “Trattoria dei Cacciatori”, sempre aperto, sempre gentili.

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Per i primi chilometri della salita riesco a tenere il passo del “gruppo” poi, inevitabilmente, man mano che la strada sale, sento che per me è meglio rallentare, sia per preservare le forze, sia per allontanare il più possibile il fastidio alla schiena che anche in questo secondo tratto sta riaffiorando, purtroppo però sembra più intenso di prima. Sulla Colma pensavo che parte della colpa fosse del telaio in alluminio del CAAD, oggi mi rendo conto che il problema non è il telaio, visto che pedalo sul titanio, ma il mio scheletro, o meglio le mie vertebre… speravo di averla scampata con l’ultima visita medica fatta a Luglio, ma evidentemente il consiglio del Dottore di fare ulteriori accertamenti  con radiografia e scintigrafia total-body aveva un suo perché… mi prometto per settimana prossima di muovermi per fare ciò che serve, giuro!

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Tralasciando l’aspetto tecnico, lo spettacolo del paesaggio e lo stile di chi ha disegnato questa strada sono incantevoli, l’ho battezzato il Piccolo Stelvio della Valsassina per i numerosi tornanti presenti in tutta la prima parte di salita, quella ancora affacciata alla Valsassina. Superata questa fase, ci si inoltra nella valle che accompagna la strada verso il “GPM” ciclistico, posto sul versante sud del Monte due Mani. Scelgo un passo adeguato alla mia condizione che non sforzi troppo la schiena senza raggiungere livelli di dolore insopportabili. Alzando gli occhi verso il monte, vedo Riccardo e Gabriele già parecchio avanti, e per quello che riesco a vedere, spingono ancora molto bene sui pedali, rilanciando di continuo la bici col fuorisella, il mio di fuorisella è utile solo per alleggerire di tanto in tanto la schiena, non certo propedeutico ad un rilancio dell’andatura. Il tempo passa, e fortunatamente la strada non ha mai pendenze cattive da superare. L’ultimo chilometro è uno spettacolo da vedersi, sono una serie di brevi rettilinei raccordati da tornati limitati da vecchi guardrail bianchi, con in cima un’orribile gabbiotto in ferro come traguardo del GPM, potrebbero però abbellirlo come il fratello presente su Valcava …
Qui, come logico, trovo Riccardo e Gabriele ad aspettarmi, con il bel tempo decidono di proseguire per un percorso impegnativo ed affascinante, l’intenzione è salire sui Piani di Resinelli, recuperare poi Barzio e svalicare dal Culmine San Pietro verso la bergamasca, Val Taleggio, Gerosa, Berbenno Roncola e rientro da Cisano Bergamasco su Lecco. Come gran finale, qualche strappetto di zona per chiudere il giro con più di 4000 mds!! Complimenti!!  Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima occasione e, come da programma, le nostre strade qui si separano.

Risalgo in sella per l’ultimo tratto con un misto di salita e brevi tratti di discesa, questo sino a raggiungere la Forcella di Olino. Giusto una foto e pedalo verso il meritato ristoro alla Trattoria dei Cacciatori.

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Devo essere sincero, nelle mie intenzioni ci doveva essere anche il Resinelli, salita mai fatta, ma la mia condizione ed il mal di schiena mi invitano fortemente a prendere la scorciatoia per Lecco senza aggiungere ulteriore salita a quella che già mi aspetta per tornare a casa.

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Abbondante colazione, recupero fiato e mi concedo una lunga pausa contemplando questa bella valle ai piedi del Resegone. Visita lampo alla chiesetta, un paio di foto e si parte per rientrare verso casa. Sulla discesa mi fermo parecchie volte per scattare foto, oggi ne vale veramente la pena, nello scendere non esagero con la velocità, il fondo stradale non è dei migliori, e poi chi mi corre dietro!

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Arrivo al bivio con la strada provinciale della Valsassina e mi piombo giù per la discesa della Ballabio, qui si che scendo a tuono!

Attraverso Lecco e risalgo verso Galbiate. Mentre pedalo sui lunghi rettilinei, medito la strada da seguire per tornare verso casa. Davanti a me vedo un gruppo di ciclisti, forse un paio in MTB, ed il solo fatto che non riesca a raggiungerli, mi fa capire che oggi salire per il Colle Brianza risulti alquanto stupido, decido quindi di ripiegare per Oggiono affrontando il solo strappo della Bevera, questo dovrei superarlo senza problemi, penso… Così è, dopo Bevera, Barzanò e rientro verso casa sulla stessa strada dell’andata.
Ultima umiliazione essere raggiunto e superato da due pensionati, 60/65 anni circa che, in coppia, viaggiano comodamente tra i 35 e 38 km/h, faccio fatica a stargli a ruota… che vergogna…

Arrivo a casa abbondantemente oltre le 12:30, con 135 km fatti e 2000 mds, poco, tanto, che importa, oggi gran bel giro in bicicletta in compagnia di due bravi ragazzi.

Vado a fare l’impegnativa per la radio…

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