1 Settembre ’13 – Como Brunate

Mai dire che sarà l’ultima, sempre la penultima, non si sa mai…. Questo vale per tutto, e per me in particolare si riferisce alla notturna di Valcava… doveva essere l’ultima di un ciclo… Doveva…

Perchè Brunate?! perché mancava in versione by-night, e poi bisognava “per forza” testare l’ultima versione della Ti2, il merge ideale della Titanio e della King, nella mia ormai ultima bici da corsa. Mi correggo, penultima bici da corsa.
brunate da comoIl percorso semplicissimo, casa Giussano, Montorfano giù sino alle porte di Como, inizio delle rampe per Brunate, il rientro via Civiglio Tavernerio Giussano e nuovamente casa.
Partenza alle 4:15, la temperatura è frizzante, per i primi km la mantellina mi aiuta a tenermi caldo, imposto sin da subito un bel ritmo di cadenza che mantengo sino a Montorfano.

Quest’anno in particolare, rispetto alle stagioni scorse, mi sono accorto che ho perso molto in potenza assoluta a vantaggio dell’agilità. Se negli scorsi anni potevo spingere rapporti con il 53 denti davanti e 14/12 sul posteriore, ora preferisco puntare sulla leggerezza utilizzando spesso la compact come guarnitura e cassetta pignoni con partenza 13.
Questa scelta, influenzata anche da una condizione fisica “diversa“ (da inizio anno non ho superato i 2000 km percorsi), mi obbliga ad un ritmo di cadenza alto se voglio mantenere una velocità di crociera significativa. Controllando i valori sul mio Polar, verifico che la cadenza non scenda mai sotto le 90 pedalate al minuto, e che la frequenza cardiaca sia costantemente alta, mai fuori soglia. Questo è valido per percorsi pianeggianti e vallonati, mentre per le salite le cose cambiano. In salita diventa molto più importante “pilotare” al meglio la frequenza cardiaca, cadenzando la pedalata in agilità il più a lungo possibile, raggiungendo così il famoso “passo” da salita, il giusto equilibrio tra cuore gambe e velocità, che permetta di arrivare ai GPM senza grossi problemi (teoricamente).

In un’ora e mezza scarse arrivo alle porte di Como, il traffico su tutto il tragitto è pressoché assente,  nemmeno la Luna si affaccia a farmi compagnia, alle 5:47 azzero il parziale ed inizio l’ascesa. Passati i primi 300 metri all’interno della Città, iniziano le prime vere rampe per Brunate.
Sono 5km e mezzo costanti tra il 9 ed il 10% di pendenza, non ci sono lunghissimi rettilinei, la salita si snoda tra la periferia di Como, l’attraversamento della frazione di Garzola e l’arrivo in Brunate.
Il vero GPM non è alla stazione della Funicolare di Brunate, ma al posteggio del faro di San Maurizio. Per essere onesti, è vero anche che dopo San Maurizio inizia un percorso sterrato in cresta che porta prima alla Colma di Sormano, continua per San Primo, per poi scendere a Bellagio, ma questo, purtroppo,  è ad uso esclusivo delle MTB, il corsa qui è vietato!
Per quanto mi riguarda, il mio GPM sarà Brunate, voglio rientrare presto in questo giro.

Come scritto prima, dovevo testare la Titanio. Guarito dalla “Grammomania”,  ho deciso di prendere il meglio delle mie due punte di “Diamante” e fonderle in una sola, da una avrei rubato la leggerezza dei Suoi componenti, dall’altra la bellezza delle Sue forme e dei Suoi materiali.
Indubbio la scelta del telaio in titanio, neanche da pensarci, per i componenti è stato abbastanza facile fare le giuste scelte. La Ti2 già montava Campagnolo Record, ho dovuto sostituire le Cosmic con le Neutron, ho poi montato la sella versione Carbon-lite sempre SMP, infine freni skeleton e guarnitura Compact Ultra-Torque sempre Campagnolo Record. Alla pesa siamo scesi a 7,560 kg, un chilo abbondante sotto il suo peso “pre-fusione”.
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Il King diventerà il telaio da corsa di qualche altro appassionato, mentre per le Cosmic, se troverò la giusta occasione, saranno sostituite da un altro paio di ruote a basso profilo, magari più prestigiose delle Neutron che monto oggi.
Il resto del gruppo smontato dalla Xlight, sarà montato sulla “MIA VERA ED UNICA” De Rosa, modello Giro d’Italia tubi Columbus EL, telaio su misura che mi feci fare a metà degli anni novanta, versione con saldature a Tig, questo perché assomigliasse il più possibile alla versione Titanio di allora.
L’abbinamento telaio vintage con componenti moderni mi stuzzica non poco…. Sarà un progetto che svilupperò quest’ inverno.

Tornando al mio giro, passate le prime rampe, si apprezza la vista dall’alto di una Città che ancora sta dormendo. La notte è particolarmente buia, con la Luna al suo primo spicchio, e con l’Alba che arriverà tra quasi un’ora, i colori sono quasi assenti, solo il contrasto dell’oscurità con le luci di strade del fondovalle e delle vedette presenti sui promontori del confine italo/svizzero, aiutano ad orientarsi nell’affascinante  panorama lariano.
Bello davvero!

Raggiungo così la frazione di Garzola, affrontando numerose rampe abbastanza impegnative, questo sino al bivio per Civiglio. Da qui, la strada svolta in direzione nord, percorrendo il costone della montagna che porta sino al cartello di Brunate. Passata una piccola strettoia tra le vecchie case del Paese, si raggiunge un terrazzino a strapiombo che offre una singolare vista sul Lago, su Como e sull’intero tratto della Funicolare.image1
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image3In mezz’ora  scarsa sono arrivato. Un bar aperto alle 6:30 è improbabile, mi guardo intorno e decido quindi di non perdere tempo nel cercare macchinette self-service, metto la mantellina e via, scendo deviando per Civiglio.
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Da qui la vista su Brunate e sul grande e vecchio Albergo è ottima, ho notato dei lavori al Suo interno, speriamo che quegli interventi lo riportino agli splendori di un tempo, splendori che una struttura di quel genere merita.

Discesa sino a Tavernerio, e riprendo la stessa strada dell’andata. Ad Alzate Brianza mi fermo per fare colazione, riparto con un buon ritmo, o meglio, con una buona cadenza. Sulla strada del ritorno incrocio prima il gruppo dei miei ciclisti con la “C” maiuscola, mio Padre & Soci, poi il numeroso gruppo di Cusano, ad andatura forse un poco blanda, ma che dire, ognuno la prende come gli pare… giusto?!

8:15 casa.

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11 agosto ’13 Stick Valcava

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Nella notte tra il 10 e 11 Agosto volevo percorrere il “Ring di Valcava”, partenza da Parè di Valmadrera, Calolziocorte, attacco al Valico di Valcava discesa verso le valli bergamasche, Selino, Berbenno, direzione nord verso Gerosa, per poi entrare in Val Taleggio e tramite il Culmine di San Pietro scollinare in Valsassina e ridiscendere a Lecco poi Parè. Il tutto nella notte dedicata alle stelle cadenti, un giro di circa 105 km con 2800 mds, un cerchio, da qui il nome Ring.

Sondando il terreno tra i consueti compagni d’avventura però, non ho trovato molti soci disposti a seguirmi, chi in vacanza, chi per altri impegni, Raduno Nazionale Randonneur a San Gimignano su tutti, ho preferito quindi optare per un Piano B.

La Valcava sempre come obbiettivo principale, il percorso veniva modificato in andata da casa al Valico, e ritorno dal Valico a casa, senza trasferimento in auto a Parè, e senza continuare, dopo Valcava, in direzione Selino, una direttissima a/r, per questo il nome “Stick”. Il chilometraggio totale lievitava a 120 km, con un dislivello da affrontare di 1600 mds scarsi, un giusto compromesso piuttosto che annullare totalmente l’uscita.

Stima dei tempi di percorrenza:
47 km all’inizio della Valcava, con salita al Monticello di Brianza, sali scendi sulla statale che percorre la Valle del Curone sino a Merate, ed l’ultimo tratto sulla statale che porta verso Lecco, possono essere percorsi in circa 1 ora e 40 minuti.
Per la sola salita, circa 13 km, con pendenze medie tra il 7 ed 8 percento, con gli ultimi interminabili 2 km oltre il 12%, ho stimato un tempo di circa 1h e 30min.
Sosta, foto di rito, colazione sulla strada del rientro, altri 25/30 minuti.
Dal Valico a casa, circa 60 km in 2 ore e mezza si possono fare.
Totale 6 ore casa/casa.
Se il rientro a casa non deve superare le 9:00 – 9:15, il calcolo è presto fatto, partenza alle 3:15.

Con le ultime uscite, l’opinione sulla mia condizione fisica è migliorata, sono certo che non avrò problemi a conquistare Valcava, ma sono anche abbastanza sicuro che sulla strada del ritorno potrò avere un calo fisico, consapevole che il fondo quest’anno non è certo quello di qualche stagione fa.

Pronti via, puntuale alle 3:15 esco dal box.
Se domenica scorsa il traffico era pressoché assente, in questo 11 agosto ho percorso parecchi chilometri senza incrociare nessuno, anche di “paninari” notturni non ne ho trovati, fatta eccezione del chiosco stazionato sul cavalcavia della superstrada MI-LC  tra Seregno e Carate.

Superata la prima salitella di Monticello di Brianza, la lunga strada che mi porta a Merate è totalmente priva di illuminazione, al contrario delle strade percorse nelle mie precedenti notturne dove, bene o male, erano coperte dai lampioni sui lati delle strade, qui per lunghi tratti l’unica fonte di luce proviene dal faretto montato sul mio manubrio.
La guida in notturna in queste condizioni richiede ovviamente più attenzione ma, se supportati da accessori di una certa qualità, la propria incolumità non è mai portata ai limiti della sicuezza. Il faro che utilizzo, un Cateye da oltre 1200 candlepower (candele), ha una luminosità paragonabile ad un fascio luce prodotto da una motocicletta, arrivando a profondità ben superiori ai 20 mt.
Sul posteriore, tra luci intermittenti e strisce catarifrangenti, la mia sagoma è visibile già a centinaia di metri, quasi fossi un albero di Natale su due ruote, ma fuori stagione però!Raggiunto il grosso incrocio a Merate, prendo la statale in direzione Lecco. Qui il traffico è più intenso, ma con l’illuminazione pubblica dei vari Paesi che attraverso, le auto sono ancor più facilitate nel notarmi sul bordo strada, nessun pericolo.
Arrivo a Calolziocorte attraversando un maestoso ponte sul fiume Adda, ancora pochi metri ed inizia la festa.
Le 5:05, azzero il parziale del computerino per cronometrare la scalata, perfettamente in orario come da tabella di marcia.

La salita

Si lascia Calolziocorte risalendo il versante ad est dell’Adda, entrando poi nella piccola conca che collega la provincia di Lecco a quella di Bergamo. Qui, nella frazione di San Gottardo,  si devia a sinistra, seguendo le indicazioni per Torre de Busi.

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Le pendenze da subito sono già tra il 7 ed il 10% costanti, non troppo cattive per dar fastidio, ma pur sempre importanti.
Questo tronco di strada, prima di arrivare a Torre, sembra un mix tra il primo tratto dell’Alpe del Vicerè e l’ultimo tratto del Cornizzolo, strada stretta, immersa in una fitta vegetazione, piacevole da percorre soprattutto se si pensa a quello che arriverà più avanti… godiamocela fin che si può.
Alzando gli occhi verso l’alto, le enormi antenne televisive troneggiano dal Culmine, ancora più inquietanti a quest’ora del mattino perché illuminate da luci rosse fuoco che le trasformano in enormi mostri meccanici… mo’ arrivo e facciamo i conti…
Dal monumento di Torre dedicato ai Suoi caduti nelle due Grandi Guerre, la strada non cambia tema, costante e persistente tra il 7 ed il 10% di pendenza.

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Si arriva alla frazione di San Marco, dove un’enorme Chiesa in pietra mi accoglie sul piazzale. Da qui inizia l’ultimo tratto, dai 600 s.l.m. di San Marco ai 1347 s.l.m. del Valico, 750 mds in circa 7 km e mezzo,  un 10% di pendenza in linea teorica, ma sappiamo tutti che non sarà così….
I primi 3 km e 200 mt sono l’antipasto, costanti tra il 7 ed il 10% di pendenza, a questo punto però si incontra un innocuo cartello con limite di velocità a 30 km/h, magari penso …. Peccato che sopra questo, un secondo cartello ci preannuncia tratti di strada con pendenze al 18%!  Bene, eccoci arrivati alla “vera” Valcava!
Curva sulla destra e si inizia a ballare…

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La leggenda narra che in un Giro di Lombardia della fine degli anni ’80, molti professionisti misero il piede a terra per le pendenze impossibili di questo ultimo tratto. Fare i nomi oggi è inutile, ma sicuramente questo episodio arricchisce ancor di più la brutale reputazione della salita al Valico di Valcava.
Sono 300 mt bastardi, come spesso accade su pendenze di questo genere, sono costretto a pedalare in punta estrema di sella spingendo con il manubrio verso terra, per evitare il ribaltamento della bici.
Al tornante si rifiata, ma le pendenze calano di pochissimo, comunque sempre sopra il 12%. A mio parere il tratto più infame di questo ultimo tronco si trova alle porte del paese Valcava, un rettilineo di circa 300 mt che morde le gambe ancor più del primo tratto di inizio “ballo”. Qui ho dato tutto quello che avevo, dimenticando il controllo di soglia, abbandonando qualsiasi velleità di stile, ho spinto sui pedali come non mai, barcollando un poco ma senza mollare, era impensabile mollare proprio adesso che mancano poche centinaia di metri dalla cima, a poche centinaia di mentri dal GPM !

… Proprio a poche centinaia di metri dal GPM non era proprio esatto, ancora un chilometro da fare, ma la consapevolezza che i “mostri meccanici” sono nascosti dietro quell’ultima curva con quel maledetto cartello del Valico, mi dà la spinta per sprintare sino in cima, gambe dure, cuore al massimo ma ci sono, Valcava battezzata !

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Il Sole di primo mattino spunta dal versate est della montagna, augurandomi una buona domenica.

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Foto di rito e ridiscendo subito, una mantellina antivento questa volta ci voleva proprio.

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Poco prima del fondo valle trovo un Bar aperto, colazione e via verso casa.
A poche centinaia di metri da Calolziocorte incrocio il primo ciclista intento a salire verso il Valico… Se in ritardo amico! Il primo oggi sono IO!!!

La strada, come detto, è la stessa dell’andata, arrivo a Merate e devio a destra in direzione Missaglia.
Le gambe iniziano a farsi sentire, ma il successo di questa ultima notturna mi fa dimenticare la stanchezza, spingendomi sino a casa in perfetto orario.
Alle 9:15, dopo 6 ore in bici, sono arrivato.
Il mio Polar riporta un totale di 124 km con una media effettiva di 21.8 km/h, le kcalorie bruciate sono impressionanti, mi conviene mettere subito qualcosa sotto i denti.
Salgo in casa e Giusy con Stefano sono già pronti per andare alla Fattoria degli animali, inizia un’altra Domenica!

Notturne

Con questa ultima uscita, credo di aver chiuso un piccolo ciclo, un brevetto, le salite più prestigiose e più dure delle mie zone le ho affrontate tutte, giusto un Como-Brunate ed un Cernobbio-Monte Bisbino mancherebbero per completare l’Opera… ci penseremo a settembre, per ora mi concedo una breve pausa , un po’ di trekking in montagna e qualche gita fuori porta.

L’ultima cosa che mi sento di scrivere è un invito a tutti gli appassionati delle due ruote:

– Almeno una volta, prova a pedalare sotto le Stelle, poi mi dirai….

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4 Agosto ’13 Conca di Crezzo (Rist. Madonnina)

Non era in programma, decisione presa l’ultimo momento in un torrido pomeriggio di un sabato d’Agosto.

La Conca di Crezzo, o Culmine della Madonnina, nome del Ristorante in cima alla salita, è un classico Muro stile Sormano, addirittura potrei dire che nel percorrerlo, il paesaggio intorno è forse più Alpino del cugino più famoso.

Conca di Crezzo

Non credo sia mai stata utilizzata in prove professionistiche, ma se fosse inserita, sono sicuro che risulterebbe selettiva quanto e più di altre salite della zona. Immagino un Colma da Nesso, discesa su Sormano, deviazione per Lasnigo, Conca di Crezzo, Barni e risalita prima al Santuario del Ghisallo, poi deviazione per Piani Ranci, infine, una volta raggiunto Bellagio aggiungerei un arrivo in salita alla fontana di Valbrona da Onno. Non male!??!

Tornando a noi, partenza alle 4:00, strade ancor più deserte rispetto al solito, raggiungo con un ottimo ritmo l’inizio del Muro a Lasnigo.

???????????????????????????????Dal sito di Grimpeur mi ero fatto un’idea su come affrontarlo, lunghezza totale di circa 3 km, la parte critica è concentrata nel primo chilometro e mezzo, con una serie di rampe con pendenze “grandiose”.  Ero convinto che lo sforzo maggiore sarebbe stato affrontato poco prima di metà salita, quella quarta rampa avrebbe deciso il successo o meno dell’ascesa (senza piede a terra).

Via il primo tratto, facile, dal Campanile della Chiesa risuonano le 6:00 in punto, si passa all’interno del Paese attraversando la piccola piazzetta per poi deviare sul costone sinistro del torrente. Non ha ancora mollato, anzi le pendenze stanno aumentando sfiorando sicuramente il 12 – 15%. In concomitanza delle ultime case, ed il superamento del ponticello che mi riporta sul lato destro del torrente, appare difronte la prima vera rampa del Muro. Da questo punto,  bisogna affrontare una serie micidiale di strappi, il più duro, a mio parere, l’ultimo, prima di poter rifiatare un attimo sul pianolo dove la vegetazione è meno fitta.

Sarò sincero, sulla terza ma soprattutto sulla quarta rampa barcollavo non poco, tra l’asfalto che non aiuta a mantenersi in equilibrio, ma soprattutto, la tendenza della bici ad impennarsi, mi obbligavano a pedalare sull’estrema punta della sella e contemporaneamente a tirare verso il basso il manubrio, per compensare l’alleggerimento dell’anteriore…. FANTASTICO!!

Ci sono riuscito! sono arrivato al piano per rifiatare,  e davanti a me si apre la Conca di Crezzo, un vero spettacolo, soprattutto a quest’ora del mattino.

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Attraverso il cortile di una fattoria, il Contadino è già al lavoro, e questo mi fa pensare che per Lui non esistono sabato o domenica, ma soprattutto le Sue levataccie sono la quotidianità, e non imprese da scrivere su un blog…..

Ancora un paio di strappi, e arrivo al bivio per affrontare gli ultimi  300 mt per raggiungere il ristorante.

GPM al posteggio della Madonnina.

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Sono soddisfatto, il muro è veramente impegnativo, come l’ho attaccato ma soprattutto come ne sono uscito mi danno fiducia per poter affrontare un “Ring di Valcava”, in programma sabato notte, con una certa tranquillità.

La cosa divertente è che si trattava di una salita per me inedita, pur avendo pedalato qualche anno da piccolo, e da quasi vent’anni in età adulta, non mi era mai capitata di farla… curioso, visto che la sua partenza si trova attaccata a strade percorse decine di volte…

Sia sul tratto in salita ma soprattutto sul tratto in discesa devo stare all’occhio a greggi di mucche libere di pascolare sui prati vicini, ma anche di passeggiare in mezzo alla strada.

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Tradizionale colazione a Canzo, rientro a casa per le 8:15 con 100km percorsi. Non male per un fuori programma.

Appuntamento a Sabato notte per il Ring di Valcava.

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28 Luglio ’13 – Twins Ghisallo

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Finalmente e doverosamente ho archiviato la pratica Twins Ghisallo, affrontare i due versanti per raggiungere il Santuario dedicato al ciclista in un solo colpo… ma soprattutto in una sola notte… l’ho smarcato.

Il programma era semplice, arrivare ad Erba, proseguire per Canzo DSC02853e poi attraversare Barni per arrivare in cima alla Chiesetta, scendere giù sino a Bellagio, e risalire dal versante più famoso, ma anche il più impegnativo dei due.

Partenza alle 3:30, mi avvio solo, non potevo rinviare ancora.

La King è pronta già da qualche giorno, la ciliegina sulla torta doveva essere le coppia di Dt Swiss 32, provate sabato scorso da Cicli Pozzi  e destinate a diventare di mia proprietà giusto questo sabato (ieri).
Purtroppo, i bravi ragazzi di Cicli Pozzi hanno ricevuto visita non gradita da parte dei soliti ignoti, con il risultato di ritrovarsi il negozio alleggerito di parecchia merce, chiaramente la più pregiata, comprese le mie Dt Swiss… che sfiga!!
Sfiga per loro, ovvio, purtroppo non sono l’unico caso, negli ultimi tempi un sacco di negozi, ma anche costruttori di telai, sono stati visitati dei ladri, sempre colpi mirati e ben organizzati.
Il materiale, bici, ruote, gruppi, non è mai stato recuperato, questo è sinonimo che si tratta di gente capace di fare il proprio mestiere e piazzare la refurtiva ancora più velocemente….
Sfiga per me?!  Nooo… era destino, due ruote su cui faticare le ho già, quindi, poca cosa per quanto mi riguarda….

Tornando al mio giro, un mese senza uscite mi suggerisce di “volare basso”, preferisco completare il giro piuttosto che scoppiare a metà.  Il traffico è quasi inesistente sul tratto per Erba, le uniche isole ancora popolate sono i chioschetti per panini e le pizzerie fast-food, con gli ultimi superstiti della serata riuniti per lo spuntino celebrativo prima di cappottarsi a letto.
Le gambe girano bene, passo Erba ed inizio la salita per il Segrino. La temperatura, al contrario del caldo torrido del sabato, è ancora gradevole, ben al di sotto ai 20°. Come ormai da tradizione, saluto i soliti camosci sul bordo strada, e raggiungo il Santuario.

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Preferisco scendere immediatamente, senza sostare sul Sagrato, tanto l’avrei fatto dopo risalendo da Bellagio.

Nell’affrontare la discesa mi accorgo, con leggero stupore, che l’asfalto è bagnato, qualche temporale appena passato. Il manto umido mi mette in allarme, è risaputo che la statale da Bellagio a Civenna è molto scivolosa, il traffico pesante, camion, ma soprattutto bus, perdendo gocce di nafta ad ogni passaggio, hanno reso la strada parecchio pericolosa. Prudentemente affronto la discesa a velocità moderata, evitando brusche frenate.
Ancora un paio di tornanti e ho raggiunto la rotonda di Visgnola, da dove poi risalirò il versante nord.
Giusto il tempo di pensarlo e mi trovo lungo ad uno degli ultimi tornanti, cerco di franare senza sbandare, ma quel cazzo di asfalto alla fine mi dà il ben servito mandandomi balle all’aria!! Fortunatamente mi fermo un paio di metri dal guard-rail, fonte sicura di danni ben più seri.
Mi rimetto in piedi e, dopo un veloce check, verifico che tutto sia ok. A parte il gomito destro, tutto il resto è ancora funzionante, sia bici che corpo. Decido di arrivare a quella benedetta rotonda per poi riprendere la salita dal giusto punto di partenza.

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All’inizio sono distratto, ripensare a come sia caduto da stupido, ma soprattutto capire perché  da quel gomito non fuoriesce solo sangue, mi preoccupa.(?!?) Ragionandoci, mi rendo conto che il dolore è minimo, e che dalla ferita  è poco probabile che possa uscire un’intera articolazione! Questo mi tranquillizza in parte e mi dà la possibilità di concentrarmi sulla pedalata.
Nel salire, una ragazza mi affianca e mi supera, rimanendo a circa 10 metri davanti a me, aiutandomi involontariamente a mantenere un buon ritmo sino alla cima sul Ghisallo.

DSC02861Arrivati insieme, sottolineo insieme, lasciandole per gentilezza il traguardo del GPM (stile Indurain, non certo stile Froome),faccio sosta alla fontana per dissetarmi e ripulire meglio le ferite.twinsghi2

Mangio qualcosa al volo e mi prefisso di fare un’abbondante colazione alla Pasticceria Ponti di Canzo.
Mentre divoro il meritato premio, cerco di intuire quello che gli altri clienti stanno pensando di me … ma come?!? Sono le 7 e mezza e questo ciclista già si ferma per sbranare brioches e cappuccino!! Bel modo di fare sport !!  …. Non si immaginano certo che sono già in giro da quasi 4 ore ormai….

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L’ultimo tratto, Erba-Cusano, l’ho affronto senza tirarmi il collo, quello che dovevo fare l’ho fatto, con l’optional del volo, mi faccio quindi questa bella pedalata sino a casa. Incontro un sacco di ciclisti sul alto opposto della strada, molti più di quelli che pensavo, viste le temperature torride degli ultimi giorni.

Ruote lenticolari - Wheels Disc

Ruote lenticolari – Wheels Disc

Alle 9:00 esatte timbro l’arrivo a casa.

Nella tarda mattina, ho poi deciso di fare un salto al Pronto Soccorso, più che per le ferite, per capire a cosa  è dovuto quell’uscita di “materia” dal gomito.
Il referto del P.S. parla di foratura della borsa olecranica, sacchetto presente nel gomito per  facilitare al meglio il movimento dell’intera articolazione, in altri termini è quella che a volte infiammandosi viene chiamata “il gomito del tennista”. La sostanza presente in questa bolla è molto simile a della resina ancora liquida, per questo quando ho cercato di ripulire la ferita subito dopo la caduta, avevo notato qualcosa che non era proprio sangue, ma che assomigliava di più ad una sostanza fibrosa, quasi lana.

10 giorni a riposo, cura antibiotica e tutto dovrebbe risolversi al meglio… speriamo…

Tutto è relativo

Non faccio in tempo a scrivere di questa uscita, che ricevo un messaggio dalla banda di Ciclistica dove celebrano il loro di Twins, non sul Ghisallo, bensì su sua Maestà lo Stelvio !!!
Chapeau ! ragazzi !
Il mio twins a confronto mi sembra una gita al parco con cestello di vimini sul manubrio ….

Evito di aggiungere l’impresa di Jimmy Vignati a questo punto, che dal Mont Ventoux, ci manda la Sua di impresa!!

Complimenti a tutti sempre e comunque!

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Lightweight (Grammomania)

Dall’ultima uscita, il 22 giugno scorso alla SNLR, non ho più messo il sedere sulla sella. Meritate vacanze, almeno per Stefano, non aver messo la sveglia per l’ultima notturna in programma (twins Ghisallo), mi ha portato così ad mese esatto senza aver pedalato.

Non sono però rimasto del tutto fermo, un attacco acuto di “grammomania”, mi ha costretto ad effettuare le ultime modifiche per alleggerire il King, arrivando così ad una soglia appena sotto i 7,100 Kg.

Come avevo già scritto in passato, per farmi una opinione su come procedere, mi sono dovuto spulciare forum ed interpellare più specialisti per capire dove e come alleggerire al giusto prezzo.  Alla fine, quasi ovvio, l’intervento più sensibile in peso è ricaduto sulle ruote, il vero plus per alleggerire significativamente la bicicletta.

A questo punto però,  quali ruote scegliere?

Le opinioni su il giusto compromesso tra affidabilità, sicurezza, leggerezza e costo, spaziano a 360°.
È vero anche che ognuno di noi, anche inconsapevolmente, ha dei pregiudizi su marche e modello, aggiungendo che spesso si amplifica volontariamente la propria opinione per guadagnare consensi, qualsiasi scelta sarà ottima per alcuni e pessima per altri…
Per questo forse è necessario prima di tutto scegliere il tipo di ruota, evitando poi ripensamenti in corso d’opera.
Il mio punto d’arrivo era abbastanza chiaro, guadagnare significativamente peso associandolo ad una concreta affidabilità e serietà del prodotto.

Sono partito dalle più blasonate lightweight, passando dalle Campagnolo hyperon o Bora, alle Fulcrum, poi Corima Ambrosio e così via….finendo alle Dt Swiss… ne parlano in pochi, sempre bene, ma in pochi….. come mai?
Cercando in rete informazioni su Dt Swiss, scopro che le inavvicinabili Lighweight montano mozzi Dt Swiss, scopro che la maggior parte delle ruote di alta gamma assemblate utilizzano raggi Dt, il più delle volte anche gli stessi mozzi sono marchiati Dt, leggo che sia in campo professionistico che in campo amatoriale, le Dt ricevono solo consensi positivi per la loro affidabilità e scorrevolezza, soprattutto in campo MTB.
Dalle MTB hanno poi trasferito tutto il loro know-how sulla strada, non sbagliando mai un colpo…. Che altro!!?!

Beh, l’ultima verifica che mi sentirei di fare è interpellare i vari rivenditori o punti assistenza Dt, per carpirne le loro opinioni costruite sul “campo”.
Pronti via ne ho interpellati subito una decina, tra Lombardia, Veneto e Svizzera ticinese, e tutti quanti hanno avuto parole positive, al di la del modello, evidenziando l’affidabilità e la grande esperienza maturata sul MTB, trasferita poi sui prodotti per la strada.

A questo punto, decisa la ruota, parte la caccia all’occasione imperdibile.
La breve vacanza a Jesolo, mi ha dato l’occasione per visitare il negozio Cicli_Sperandio, punto vendita ufficiale DT. Mi ritaglio un’oretta e ci faccio un salto per chiedere informazioni e per trovare occasioni. Molto gentili e preparati, ho ricevuto conferma che il prodotto è valido quanto e forse più delle blasonate concorrenti, unica pecca forse, è la grafica del prodotto Dt, meno accattivante o meno racing, ma questo si sa’, è elemento molto soggettivo….

Piccola parentesi (), un consiglio spassionato, per chi dovesse essere in zona, una visita in negozio merita sicuramente, sembra una baita di montagna strapiena di ogni ben di Dio! forse uno dei pochi che ha un sito internet che non dà giustizia alla realtà!

Guarda caso, in negozio hanno una coppia di ruote rrc32, condizioni perfette e prezzo molto interessante, ma la distanza di Jesolo da casa, mi ha spinto per una soluzione più “comoda” per eventuale assistenza post acquisto.

Rientrato a casa, e convinto al 100% sulla scelta delle ruote, ho la fortuna che da Cicli Pozzi di Monguzzo ci siano le stesse ruote in vendita.  Davide, uno dei due titolari, mi concede la possibilità di provarle prima di acquistarle, giusto per dissipare gli ultimi dubbi, se mai ce ne fossero stati.
Fissato per sabato mattina l’appuntamento per il test drive, mi presento in bici, per poi fare una prova sulla vicina salita di Eupilio.

Nel frattempo però, la mia ricerca della leggerezza non si era limitata alle ruote, avevo già deciso di sostituire quegli elementi relativamente pesanti rispetto a quanto oggi il mercato proponeva.
Ho quindi sostituito la guarnitura e deragliatore con un modello Ultra-Torque Campagnolo Record, i due portaborraccia con un modello Bontrager in carbonio, e la coppia di freni con degli Skeleton Record montati già sulla Titanio. Ultima pazzia una SMP Carbon lite con assenza totale di imbottitura. Dimenticavo, tutto rigorosamente usato o recuperato da amici.

Montate le ruote, esco dal negozio in direzione erba, per poi fare la breve salita di Eupilio.
Come detto prima, un mese senza pedalare si sente nelle gambe, soprattutto se si vuole pedalare a certi livelli. Per capire queste ruote quindi, preferisco adeguarmi alle mie reali condizioni, per concentrarmi meglio sulle sensazioni che ricevo dalla bici. Cerchio in Carbonio, tubolari al posto dei copertoncini e mezzo chilo in meno rispetto alle mie ruote dovrebbero dirmi qualcosa….
Sul piano, se pur leggermente in salita, ricevo le stesse sensazioni di una ruota da copertoncino, forse poco più rigida di una Proton, ma meno impegnativa di una Cosmic.
La differenza dovrebbe farla in salita. La piccola salita di Eupilio, circa 2 km al 7/8 %, è un ottimo banco prova per scoprirne i pregi.
Pedalo come faccio sempre, a passo costante, mai fuorisella, e già sulla prima rampa l’impressione che  una “spintarella” mi arrivi da qualche parte devo dire che l’ho sentita….. grazie alle ruote o forse grazie “all’effetto placebo”, non so, ma mi convinco che in salita si esaltino di più le loro doti  di scorrevolezza che la loro impressionante leggerezza.
In discesa invece, cerco di metterle alla frusta rilanciando continuamente la bici, per stressare la loro rigidezza trasversale. Al contrario di quanto si legge in giro, le ho trovate rigide quanto basta, le esagerazioni a volte scritte sui forum lasciano un po’ il tempo che trovano, soprattutto se rapportate a quanto un cicloamatore possa mai sprigionare in termini di watt su un rilancio della bicicletta in strade aperte al traffico, argomento che merita un capitolo a parte…….
Rientrando, ultimo tratto leggermente in discesa, per passisti della mia stazza. Anche in queste condizioni nulla da dire, gran belle ruote.

Riassumendo, credo che si possa dire che le DT RRC32 tubolare siano un concentrato di leggerezza e rigidezza ideali per percorsi misti, dove la vera differenza si nota nella straordinaria scorrevolezza dei mozzi, associata in questo caso ai tubolari sicuramente più confortevoli rispetto ai copertoncini.

Riconsegno le ruote e trattiamo per l’acquisto, appuntamento a sabato prossimo per il definitivo trasloco.
Chiusa la pratica ruote, ritornando alla questione grammomania, il risultato finale è quindi una bici con un peso ridotto ai 7,100 kg, non male per un King con qualche annetto sulle spalle….

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Il vero battesimo a breve, il prossimo week end se tutto gira come deve.

A presto

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22 Giugno 13 – SNLR edizione Zero

600757_631316636881355_1572281403_nSiamo pronti per iniziare l’avventura della prima edizione della SNLR 2013.

Il piazzale davanti al piccolo Santuario di Cusano Milanino è gremito, gremito di un sacco di persone che si gustano un buon gelato o si concedono due passi nel dopo cena…. Ma di ciclisti….. presenti i soliti noti.

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Beh, vediamo il lato positivo, siamo in tre, i tre della 1001MISAV, gruppettino affiatato e consolidato da randonnee concluse insieme, come la 400km Randoriver, la personalissima CUS-CAS-CUS, ovvero Cusano-Castellania-Cusano, rando-giri di Lombardia e Ticino a secchiate, e più che un paio di l’Eroica dell’era pre-massa critica.

Aspettiamo il minuto preciso del Tramonto e partiamo, direzione Como.DSC02744

Ritmo costante arrivando a Como un quarto d’ora prima della mezzanotte. La temperatura è gradevole, l’unica nota stonata è il traffico del sabato sera, per noi motivo di ulteriore attenzione oltre alla guida in notturna sulle strade cittadine comasche.

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Sicuramente una volta usciti dal centro abitato di Como, avremmo la possibilità di rilassarci godendoci la strada che costeggia il lago, ma questo non accade, il classico appuntamento dei fuochi d’artificio sull’isola comacina ha moltiplicato il traffico sulle strade del lago, rendendoci il tragitto sino a Nesso un vero e proprio calvario, con il pericolo di essere sfiorati da ogni auto che procede verso Bellagio.

Fortunatamente non accade nulla, e sulla terrazza dell’Orrido di Nesso ci concediamo una pausa per un buon caffè prima di affrontare la prima vera salita della serata.DSC02749

A mezzanotte abbondante si riparte per i piani del Tivano, un cenno, e ci diamo appuntamento in cima alla Colma di Sormano.
Questo versante, il più impegnativo dei due, ha una lunghezza complessiva di oltre 13 km senza eccessive pendenze, non si oltrepassa mai il 10%, ma sono costanti per tutta la salita, escludendo chiaramente il lungo rettilineo in pianura dei Piani del Tivano.

Con queste premesse, decido di iniziare la salita con un rapporto molto leggero, cercando di preservare gambe e fiato per eventuali momenti di difficoltà, visto anche che l’ultima mia uscita risale a 20 giorni prima con la Onno.

Grazie al passaggio del Giro di Lombardia professionisti, il manto stradale si trova in ottime condizioni, la compagnia di una splendida Luna piena ci aiuta ad illuminare quasi a giorno tratti della salita che stiamo affrontando, ma anche scorci di un lago che lentamente si sta addormentando.

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Come avevo ipotizzato, i primi momenti di difficoltà arrivano appena dopo il bivio per Veleso, al  7mo km di salita, accompagnandomi sino all’altopiano. Raggiunto il tratto di pianura mi ero illuso che tutto finisse, giusto un ultimo sforzo sulle ultime rampe, ed il primo GPM sarebbe stato mio. Ma mi sbagliavo, sul tratto dei Piani, una repentina e violenta discesa della temperatura, accompagnata addirittura dalla nebbia, mi obbliga ad indossare la mantellina antivento, trasformando così l’ultimo tratto in un vero incubo forse il più duro dell’intera ascesa.

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È proprio in questi ultimi metri di salita che la verità viene a galla. Il percorso della SNLR è sicuramente affascinate, affrontare in notturna le due cime più impegnative del Triangolo lariano è sicuramente “Cool”, ma pretendono una preparazione adeguata, quello che oggi non è certo la mia di preparazione.

L’osservatorio sulla Colma mi accoglie in cima, lasciandomi poi il campo libero ad una vista sulla Valle Assina e sulla pianura padana senza fiato. Avevo già  pubblicato l’immagine all’alba, ma la versione in piena notte è ancor più affascinante.

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Mi attende Giuseppe (il Beppe), che forte di una forma fisica al top per affrontare una sua personalissima “divide”,  supportato anche dall’esperienza di decine di randonnee, è già ben protetto da giacche, gambali e cappellini in cashmere, per difendersi dal freddo pungente sceso sulla Colma di Sormano.

Da parte mia, oltre ad un leggerissimo antivento, non ho altro, sono quindi costretto a subire il freddo in attesa del terzo ciclista Franco.

???????????????????????????????Pochi minuti arriva anche lui, bene, tutto ok per tutti, incrociamo lo sguardo, e capiamo subito che continuare in direzione Onno per poi affrontare il Ghisallo versante Bellagio, non è nelle nostre corde per questa sera.
Decidiamo quindi per prima cosa di scappare da questo freddo, raggiungendo Asso il più in fretta possibile, sono io il primo ad affrontare la discesa, grazie anche alla mia super dotazione di luci montate sul manubrio. Sono sempre io il fortunato ad incontrare più di una volta caprioli sulla strada, la prima coppia davvero imponente, incontrati ancora sul primo tratto di “cresta”, gli altri a metà discesa, prima di entrare in Sormano, tra i boschi ai lati dei due grossi ed unici tornanti della salita.

La decisione di abortire il giro completo è stata presa di comune accordo, non siamo abituati a dividerci se uno è in difficoltà o se l’altro ha il passo più veloce, da sempre, se si parte insieme, si ritorna insieme, a maggior ragione se questo avviene su lunghi tragitti o, come in questo caso, di notte.

È evidente che l’appuntamento è solo rimandato, ovviamente al prossimo solstizio d’estate 2014, ma nel frattempo, qualche altra diavoleria potremmo anche pensarla, come una “Twins-Ghisallo” all’alba, i due versanti  in un colpo solo, o un “Ring di Valcava” con partenza  ed arrivo da Parè di Lecco.

Tornando alla SNLR, un buon caffè adesso non guasta.

Dove trovare un espresso alle 3 e mezza di notte?
Ci ricordiamo che ad Erba esiste un negozio 24h self service, con macchinette che distribuiscono preservativi, lubrificanti ma anche bevande calde. DSC02761bVisto che i primi due non sono necessari in questo momento, ci concediamo un meritato caffè, anche per darci una svegliata per il ritorno verso casa.

Lo spirito non è certo ai massimi livelli, è però bello aver vissuto questa particolare notte in compagnia dei propri amici di viaggio, soci che con le due ruote condividono momenti di gloria ma anche momenti di sconforto.

Insomma, come disse qualcuno:

La felicità è tale solo se condivisa.

È la giusta sintesi di questa avventura.

Sulla strada del ritorno non ci facciamo mancare un bel problemino sulla bici di Giuseppe, una cambiata forse ardita, aiutata sicuramente da un movimento centrale che da qualche chilometro gli aveva fatto dubitare della sua affidabilità, ha trascinato con sé qualche raggio della posteriore insieme alla gabbietta del cambio Campagnolo. Cerchiamo di ripristinare almeno la pedalata su un pignone in semi-fissa, ed accompagniamo lo sfortunato verso casa, alleggerendogli lo sforzo sugli ultimi cavalcavia verso casa.

A pochi chilometri da casa il nostro sfidante Sole compare da Est, puntuale come sempre, DSC02771dando così il cambio turno alla nostra amica Luna che per tutta la notte ci ha illuminato con una luce ancor più intesa rispetto al solito, grazie alla straordinaria vicinanza alla Terra che giusto questa notte aveva in programma di accorciare.

Un saluto al volo con Giuseppe, io e Franco ci concediamo l’ultima foto sempre davanti al Santuario di Cusano Milanino.

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La foto dei tre brevettati (per metà).

DSC02773 SNLR

Reputo l’idea della SNLR geniale, e non perché sia io l’organizzatore, ma perché nel suo complesso offre l’opportunità di vivere una notte diversa dal solito, soprattutto un esperienza in bicicletta fuori dai canoni.

Il bilancio, se pur parziale di questa prima prova, è comunque positivo, un occhio di riguardo agli indumenti ed una preparazione atletica adeguata, ci avrebbe consentito di portarla a termine senza alcuna difficoltà.

Per il futuro, il vero e più grosso problema da risolvere sarà il traffico, percorre le strade del lungo-lago tra le 10 e le 24 è forse la cosa peggiore. Fissare l’orario di partenza tra le 3 e le 4 del mattino, quando ormai la baraonda del sabato sera ha già sfogato tutta la sua energia, è forse la soluzione migliore per viaggiare in sicurezza, ma per questa sfida in particolare, è obbligatorio che il tutto avvenga dal tramonto all’alba, ovvero partenza al minuto esatto del tramonto, e rientro tassativo entro l’arrivo dell’alba.

Arrivederci alla prossima.

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Onno 2.0

Finalmente il bel tempo!

In settimana si era deciso di affrontare il Giro del lago di Como, parte interna, in senso anti-orario, quindi Cusano Cremella Oggiono Lecco Bellagio Como, Volta in salita, e rientro a casa, con circa 130/140 km senza grosse salite, tracciato utile per migliorare il proprio fondo in vista dell’appuntamento del 22 giugno con la SNLR 1013.
La partenza è fissata alle 4:00 sotto casa, l’altimetria del percorso mi permette di utilizzare la titanio t2 piuttosto che la “lightweight” King.

Breve parentesi sulle mie bici.
(Euro al grammo)

DE ROSA TITANIO T2

La titanio Ti2, è la più bella ed esclusiva bici che abbia mai posseduto, telaio De Rosa in doppia lega di titanio, monta gruppo completo Campagnolo Record 10 vel con guarnitura Ultra Torque 53/39 da 175 mm. attacco e piega Deda zero100, canotto sella pmp in titanio, sella SMP Evolution e pedali Look cx6 sempre con perno in titanio, il tutto montato su un paio di ruote Cosmic Carbon con rocchetto 11-21.
Peso 8,6 kg

DE ROSA KING

La King, invece, è l’ultima arrivata. Switch con la precedente Specialized Roubaix, è montata Campagnolo Record  con guarnitura compact 50/34 da 172,50 perno quadro, pedali Look cx6 perno in titanio, attacco e piega Deda zero100, canotto Fsa Carbon, sella SMP Evolution, ruote Campagnolo Neutron ultra con pacco pignoni 12-29.
Peso 8,1 kg

In passato non ho mai saputo il reale peso delle mie biciclette, si sapeva che un Record fosse più leggero e prestigioso rispetto ad un Veloce, ma non mi ero mai messo a fare i conti su dove e come guadagnare in leggerezza. Ultimamente però, ho voluto approfondire e capire meglio l’argomento, spulciando tra i forum e tra gli amici ciclisti, ho realizzato che non è assolutamente facile tracciare un limite netto tra alleggerimento reale ed esborso sproporzionato in termini economici.

Vorrei elaborare un modello matematico che mi aiutasse a capire quando una spesa è giustificata da un reale beneficio in leggerezza, e quando si tratta di pura “fantasia”. Ora però non vorrei andare fuori tema, prometto quindi che in futuro riaffronterò l’argomento “Euro al grammo” in una sezione dedicata.
 
Onno 2.0
Come detto prima della parentesi euro al grammo, l’obbiettivo di oggi era fare fondo per la prossima SNLR 2013 percorrendo il lato corto del lago di Como, tragitto classico di inizio stagione per la preparazione a sfide più ambiziose.

Purtroppo però impegni dell’ultimo momento, ci obbligano a ridisegnare il percorso di oggi, eliminando gran parte del lungo lago, inserendo in sostituzione la salita alla Valbrona (da Onno) e rientro a casa via Erba.

Partiti di buon passo, percorrendo le strade che ci portano ad Oggiono prima e Parè poi, ho la sensazione che la gamba oggi goda di buona salute, quindi… perché non provare a fare la Onno con un passo un poco più aggressivo?!

DSC02617Appena prima delle 6:00 arriviamo ad Onno,  anche se oggi non avevamo appuntamento con l’Alba, il lago è già schiarito dalla luce del Sole che, comunque, tarda ad affacciarsi dalle cime della Grigna.
Quest’anno è la seconda volta che pedaliamo da queste parti.
La prima volta fu in sella alla Specialized, con solo un paio di uscite nelle gambe la salita fu affrontata con molta cautela, mentre questa volta, come detto, potevo provarci a fare il tempo, anche perchè con il 21 come pignone più agile, e la classica guarnitura 39/53 davanti, non potevo fare altrimenti.

Pronti via cerco subito un buon ritmo, trovo la cadenza ideale per non indurire troppo le gambe e, sfruttando anche il tiro della pedalata passiva, riesco a mantenere il fiato sotto il livello di soglia.. rimango comunque convinto che da li a poco sarei entrato in crisi.

Ma così non accade, arrivo ai primi tornanti, supero il grande Albergo sul costone di roccia, via anche dal campo da tennis, passo l’ultimo tornante al termine del lungo rettilineo ed infine, quasi senza accorgermene, raggiungo la fontana dedicata al Ciclista sprintando poi all’arrivo del vero GPM della Onno, posto sul fianco della Chiesa grande.
In 23 netti chiudo l’ascesa ! per me un ottimo risultato, paragonato ai miei personalissimi canoni ovviamente.

Ridiscendo sino alla fontana ed aspetto che mi raggiunga il socio di cordata.

DSC02621Anche questa volta, come accade sul Ghisallo, due cerbiatti incrociamo la loro strada con la mia, ripagandomi così della levataccia delle 3 e mezza del mattino.

Pausa colazione alla Pasticceria Ponti di Canzo che, dopo aver assaggiato l’ottima qualità delle sue brioches, viene nominata punto di ristoro per la SNLR 2013.

Da Erba a casa il vento “amico” ci spinge a velocità da “Pro” ben oltre i 40 km/h.
Alle 8:30 siamo a Cusano.

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25 Maggio ’13 – Alba sul Cornizzolo

Cornizzolo

Cornizzolo

…. Il Cornizzolo …. Per chi è della zona, credo che condivida la mia opinione nell’inserirla tra le 5 salite più dure delle nostre parti, senza che questa sia considerata una bestemmia ! …. almeno fino a qualche tempo fa, quando il manto stradale era molto “approssimativo”, quando gli scivoli in legno per l’acqua piovana spezzavano il ritmo ogni 20 metri, quando non ci si poteva permettere si alzarsi sui pedali perché la posteriore slittava sicuro sulla strada scivolosa piena di foglie … tutto questo però sino a qualche tempo fa appunto….. oggi forse non è più così’.
Non è più “cattiva” come un tempo, l’asfalto regolare su tutta l’ascesa, aver eliminato gli odiosi scivoli in legno, l’assenza del fogliame sotto le ruote,  ha diminuito non poco la cattiveria del Cornizzolo.
Io però non ne ero a conoscenza prima di sabato, ero quindi preparato ad affrontarlo convinto di trovarlo come le volte prima, addirittura ipotizzavo neve sulla strada, viste le temperature degli ultimi giorni e le immagini provenienti dalla webcam presente sul tetto del Rifugio in cima al passo.
L’ultima volta che lo affrontai fu nella primavera del 2005, in sella alla “strana” De Rosa Tango, bici che mi regalai per festeggiare un avanzamento professionale, strana per la particolare forma del telaio, ma pur sempre una fedele compagna delle mie fatiche. Purtroppo quell’ultima volta dovetti fermarmi poco prima della vetta causa neve sulla strada, lasciandomi un poco di amaro in bocca per il forzato stop.

De Rosa Tango

De Rosa Tango

Ieri

Come ormai di routine, sveglia alle 4:00, colazione/vestizione alle 4:25 sono già pronto.
Non potevo permettermi di rimanere fuori 3 4 ore, per questo ho optato di avvicinarmi ad Erba in auto, per poi partire in bici direzione Pusiano e poi salita sul Cornizzolo.
5:10 metto il sedere sulla sella e parto.
6 gradi il 25 di Maggio non sono certo il massimo, il compenso il cielo non promette pioggia, e questo basta ed avanza visto il meteo degli ultimi 7 giorni.
Inizialmente volevo salire dal versate più duro per Eupilio, ma considerando la salita successiva, ho optato per l’ascesa molto più dolce con partenza da Pusiano, anche per scaldarmi meglio la gamba senza forzarla da subito.
Raggiunto il lago del Segrino devio in Paese per guadagnare il punto di partenza ufficiale per il Cornizzolo.
Subito il rapporto più agile, montato per l’occasione il 29 con compact, utile per superare le quattro/cinque rampe di benvenuto che si presentano fin dall’inizio, rampe che ridimensionano immediatamente le mie velleità da Grimpeur. L’alleggerimento dell’anteriore ad ogni spinta, dovrebbe dare l’idea della pendenza dei primi muri. Se si guarda l’altimetria dal sito http://www.salite.ch non risulta così evidente la durezza di questo primo tratto, forse perché le pendenze su internet sono calcolate su tratti da 500 o 1000 metri, appiattendo di fatto la media del tratto a valori sotto al 10%, ma garantisco che dal vivo non è così!
All’uscita della frazione di Carella, la strada concede brevi tratti per respirare, con pendenze che non scendono mai sotto il 7-8 %.

Potremmo dividere Cornizzolo in tre tronchi, il primo traguardo alla Cascina Pozorello, il secondo all’alpe Carella, dove troviamo anche il primo cancello, e l’ultimo tratto al secondo cancello che si incontra a pochi metri dalla fine della salita.

Primo tronco
Lo raggiungo abbastanza facilmente, nel percorrerlo mi DSC02450accorgo che l’asfalto è in condizioni ottime, l’assenza di foglie e rami sulla strada aiutano a mantenere un ritmo costante di pedalata senza sforzi fuori soglia. Sul piazzale della cascina Pozorello, incrocio lo sguardo di un cavallo intento a mangiare erba, isolato nei suoi pensieri, ipotizzo, o semplicemente incazzato ….

Secondo tronco
Si incattivisce fin da subito, senza raggiungere pendenze impossibili. La strada si sviluppa all’interno di un fitto bosco con l’ultima parte popolata solamente da Betulle, che con il loro tronchi bianchi, mi illudono che ai bordi della strada ci siano supporters venuti a tifare per me, ma è solo l’effetto ottico del colore chiaro dei tronchi in contrasto con le luci dell’alba che sta sorgendo.
Enormi cartelli con l’invito a non calpestare i prati mi accolgono poco prima della cascina all’alpe Carella.

Prima Sbarra

Prima Sbarra

Terzo tronco
Un’enorme scrofa è di guardia alla prima sbarra e mi invita a ripartire per l’ultimo tratto.
Qui parte il pezzo forse più impegnativo, leggendo le altimetrie, ma è anche il tratto più spettacolare. L’altitudine raggiunta, insieme alla mancanza di fitta vegetazione, DSC02458offre spettacolari panorami sia verso le vicine cime del monte Pallanzone e di San Primo, sia verso la pianura, con la possibilità di godere della vista dei numerosi laghi presenti nel sottovalle, Alserio Montorfano da una parte, Garlate Oggiono Pusiano dall’altra.
Lanciando lo sguardo verso l’alto mi accorgo che la cima è sempre più vicina, e poi, grazie a qualche buonuomo, l’immagine del 3000 mt al GPM scritta sulla strada mi conferma che ci siamo quasi.
DSC02460Ho il tempo di ripensare alle mie precedenti esperienze sul Cornizzolo, alla prima fatta parecchi anni fa in compagnia di mio Zio Eugenio, a quella descritta poco fa con la Tango bike sulla neve, ed infine a questa di oggi, in un orario dove ancora tutti dormono… tranne ovviamente il cavallino e la sua collega scrofa incontrati più sotto.

Raggiungo un secondo cancello, posto appena prima del valico, esaltandomi  per averlo conquistato e totalmente certo  di essere  il PRIMO a raggiungere la vetta in questo 25 maggio 2013.

Seconda sbarra
Seconda sbarra

Forse il PRIMO non proprio, visto che mi si presenta davanti un gruppo di MTBikers in discesa dall’Alpe …. Ma come!? Non sono il Primo!? Alle 6:20 ci sono in giro altri Pir.. come me a fare gite in bici?!? Sono indeciso se sorridere o incazzarmi….. scelgo la prima ovviamente, invitandoli comunque a proseguire sino al   quel paese dove il Sindaco è anche amico mio… (A. Sordi).  Scherzo ovviamente, sono felice che ci sia un movimento di nottambuli anche nelle ruote grasse, tutto ciò che si muove su due ruote ad “energia uomo” per me è ROCK! Punto

GPM

GPM

Detto questo, arrivo al rifugio Marisa Consiglieri, breve sosta davanti alla chiesetta dedicata all’Alpino, mi concedo una breve pausa per godere di un paesaggio a 360°.

DSC02468

A proposito, questa volta, grazie all’aiutino dell’auto, ho battuto il Sole, arrivando sul GPM prima che Lui si affacciasse dal Valico di Valcava. (risultato parziale : Max–Sole = 2-2)

Conclusione
A rischio di ripetermi, questa nuova versione del Cornizzolo ha perso qualcosa del vecchio e più bastardo Cornizzolo, o forse questo nuovo Cornizzolo è ciò che veramente è ed è sempre stato, sono io che col tempo l’ho reso meta mitica ed infame, legandolo solo ai ricordi, che col passare degli anni l’hanno trasformato in quello che in realtà non è…. o forse no….

King

De Rosa King

L’ultimo atto è la discesa, che merita forse più attenzione che la stessa salita .
Ritorno all’auto e chiudo il giro in meno di 2 ore.
Colazione al BAR Cafferino vicino al punto di ritrovo, ritrovo per me solo, e rientro a casa in orario per la spesa al Supermarket .

Domani il nipote si sposa! ..zzi tua!

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Short Night – Long Road SNLR 2013

22 giugno 2013 – Sfida al Sole

Il 22 giugno prossimo il tramonto è previsto per le 21:53 e l’alba del 23 è fissata alle 4:56, esattamente 7 ore e 3 minuti che il Sole sfrutterà per percorre la distanza di circa 29.000 km. Nel frattempo noi potremmo lanciargli una sfida, cercando di concludere l’intero triangolo lariano in notturna prima che Lui rispunti da Est.

Ho scelto il 22 perché è di sabato ed è il giorno dopo il solstizio d’estate, la notte più corta dell’anno, rendendo la sfida ancora più avvincente.

Il percorso che avrei deciso di seguire è un classico del triangolo, le asperità da affrontare saranno il versante da Nesso per i Piani del Tivano, e l’ascesa al Santuario del Ghisallo dal versante di Bellagio. La Valbrona con la Onno in discesa faranno da collettore tra le due salite, mentre i trasferimenti saranno Cusano su Como con Volta in discesa, e rientro Erba via lago Alserio su Cusano.

http://www.openrunner.com/index.php?id=2417073

130622

SNLR 2013

Caratteristiche

Distanza totale 165 km

Dislivello 2300 Mt

snlr13

Media teorica per vincere la sfida: 23,3 Km/h

Percorso in Tappe:
Cusano – Como – Nesso – Tivano – Sormano – Valbrona – Onno –Bellagio –Ghisallo – Erba – Alserio – Cusano

Costo iscrizione: Gratis
Ristori: a pagamento (se si trovano aperti)
Pasta party: a Casa propria
Gadget manifestazione: foto di gruppo dei brevettati in formato JPEG (via mail)

Ritrovo e partenza:

Cusano Milanino, Piazza XXV Aprile , sul Sagrato del Santuario Beata Vergine della Cintura.
Ore 21:15 ritrovo
Ore 21:53 partenza

Obbligatorio montare luci anteriori e posteriori, eventuali strisce catarifrangenti sulla bici ed indossare bretelle alta visibilità.
Non ci sarà assistenza di alcun tipo trattandosi di gita tra amici in autosufficienza.

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Alba sull’Alpe del Viceré

Alba

Volevo ritornare un attimo su quanto già scritto nei precedenti racconti, e sul perché sia così attratto dall’Alba e dai quegli instanti che la precedono.

Ieri mattina ho scattato questa foto :

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5:20 di domenica 12 Maggio alla rotonda di Lurago d’Erba. Non credo ci sia bisogno di altre parole.

Alpe del Viceré

Per dare un aiuto a chi non è pratico della zona, immaginando di guardare in direzione nord da Milano, le prime cime che si notano rappresentano l’ipotetica chiusura, o meglio la base, del così detto triangolo lariano. A sinistra Como, a destra Lecco ed a metà strada, all’incirca all’altezza di quella grossa cava sul fronte della montagna, Erba. Questo Monte, ferito dagli scavi, è il Cornizzolo, meta mitica dei ciclisti più coraggiosi ma anche location utilizzata dagli appassionati del volo (parapendio) come campo di lancio. Dietro la piccola città di Erba si sviluppa la Valassina, col punto più a nord a Barni, base della salita per il Santuario del Ghisallo. Infine, se spostiamo lo sguardo verso sinistra, il massiccio, privo di alberi in cima, è appunto l’Alpe del Vicerè, la meta di oggi.

La salita che porta in cima all’Alpe, chiamata anche “Salute”, è meno battuta dai ciclisti, avendo un solo versante, una volta in cima si è costretti a riscendere per la stessa strada, cosa simile accade per la salita al  Monte Bisbino da Cernobbio. Questo difetto però, non toglie il fatto che si stia parlando di una ascesa di medio livello, con punte superiori al 10% ed un fine percorso al di sopra dei 920 metri s.l.m. (500 mt dislivello da Albavilla)

Ho un conto aperto con la “Salute”, ed ogni volta che la faccio, ne viene saldato una piccala parte. Questo perché fu la salita che da ragazzino mi fece odiare la bicicletta, portandomi poi ad abbandonarla per oltre 10 anni; perché? beh, non riuscii mai a completarla senza mettere piede a terra! A quel tempo ero un fortunato possessore di una splendida Lupo da corsa, regalatami da mio Padre forse per scherzo, ma che poi fu il motivo per costringerlo a cimentarsi Lui stesso nel ciclismo amatoriale, cosa che tutt’ora continua a praticare in compagnia di altri ciclisti, tutti con la “C” maiuscola…vista l’età del gruppo…..

Tabella di marcia

Partito da casa alle 4:20, qualche minuto prima rispetto a quanto in programma, mi concentro immediatamente sulle sensazioni che ricevo dal corpo. La défaillance sulla “Colma” mi ha insegnato che una crisi di zuccheri e/o di fame, provoca squilibri forti al proprio fisico, per questo, in questa settimana di avvicinamento, sono stato molto più attento all’alimentazione, incrementando l’apporto di proteine ed aumentando le riserve di zuccheri utili poi ai muscoli durante lo sforzo in bicicletta. Per dissipare qualsiasi dubbio, ho portato con me una scorta di malto-destrine in gel, consigliate da un amico come aiuto immediato a cali repentini di forze.

Arrivo ad Erba senza aver consesso troppo al “fuori soglia”, sempre per paura di eccedere dalla mia reale condizione fisica. La statale in direzione Como per poi arrivare alle porte di Albavilla è praticamente un lungo rettilineo al 3-4%, utile per dissetarsi e magiare qualcosa prima di prendere la strada per l’Alpe.

La salita

Subito fuori l’abitato di Albavilla, si entra in un bosco di castagni che ci accomDSC02416pagna per quasi tutta la salita, concedendoci brevi scorci sulla pianura padana, ma anche dandoci la possibilità di valutare il dislivello raggiunto, difficilmente ho “battezzato” salite dove il dislivello raggiunto è così immediato da valutarsi, probabilmente grazie alla morfologia della montagna ed al disegno della strada che sto percorrendo.

A circa metà salita, come previsto, il Sole sbuca dietro la cima del Cornizzolo, ad Est rispetto a dove mi trovo, dandoci il buongiorno in compagnia di un cielo terso, quasi da cartolina.

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Poco prima dell’arrivo, sulla destra incontro il cartello per il Buco del Piombo, grotta di origine carsica sita a qualche centinaio di metri al di sotto il costone della strada.

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Una specie di porta in stile ChinaTown (mia persDSC02425onale opinione) mi indica la fine della salita della “Salute”. Soddisfatto e contento, in perfetto orario mi concedo una breve pausa per dissetarmi e sgranocchiare qualcosa al volo. Mi accorgo che ancora tutto tace tranne gli uccellini presenti nel sottobosco, che mi omaggiano di una piacevole musica di cinguettii, molto probabilmente dedicata al giorno che sta nascendo.

Antivento “in coppa” e scendo velocemente verso Albavilla, per la solita e meritata colazione.

Albavilla

Albavilla

6:45 sono in Piazza del Municipio, in attesa dell’apertura del Bar del paese, mando un paio di messaggi al Socio d’avventura, oggi assente per impegno, ed un twitt autocelebrativo per certificare la conclusione della sgambata mattutina.

Ancora una volta sulla via del ritorno incontro tantissimi ciclisti sul lato opposto della strada, ma questa volta alcuni di loro mi riconoscono e con un breve cenno con la mano, ci si augura una buona giornata.

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“ciuccio” un poco di scia ad un trattore che raggiugo sulla statale, alle 9:00 circa sono già dall’amico Piero, fiorista di fiducia di Cusano, per prendere l’omaggio alle Mamme di casa.

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