15 Ottobre ’16 – La Gran Cartola

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Ore 7:20 sono al posteggio della Stazione di Bologna. Un salto al Bar per un caffè, poi inizierà la vestizione.

Ore 8:00 mi presento al punto di incontro, la Velostazione Dynamo, a pochi passi dalla scalinata del Pincio, inizio del Viale dell’Indipendenza.

Ci siamo, sono carico al punto giusto per assaggiare le rampe malefiche della Gran Cartola, il primo sarà il San Luca, ancora in città, a seguire una serie di 13 salite sparse sui colli bolognesi che porteranno il dislivello totale a sfiorare i 2500 metri in soli 120 chilometri, una bella sfida!

Avere la Cartola a Bologna vuol dire essere di un’altra categoria, e “la Gran Cartola” vuole essere un giro in bici di un’altra categoria, quella del ciclismo spacca gambe che se ne frega di KOM, QOM, segmenti Strava, Watt e patacche varie… questa almeno è la filosofia che Giuseppe, l’ideatore, vuole imprimere alla sua creatura.

Dopo essermi registrato inganno il tempo chiacchierando con i miei compagni d’avventura, Fabio, compare di notturne disputate dalle nostre parti, e Davide da Imola, Granatiere di un metro e novanta che accompagnato da una splendida Salsa Colossal ci fa capire che il marcantonio qui davanti è sulla nostra stessa onda, due ruote, due pedali ma soprattutto buona compagnia e perché no, ristori con gambe sotto al tavolo accompagnati da un buon bicchiere di vino…

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La partenza è fissata per le nove, il tempo è molto Scottish, qualcuno lo chiamerebbe Belgian weather, per ora non piove e questo è abbastanza per non trasformare la Cartola in un incubo!

Si parte in gruppo, una quarantina scarsi. Davanti i locals in racer mood , noi in coda con tutt’altro spirito. La prima dei colli da superare sarà appunto il San Luca, due chilometri con tratti abbondantemente sopra il 15%, non male come prima cotê. Giunti ai suoi piedi carico subito il pignone più agile e con l’ormai collaudato passo risalgo in compagnia dei due soci la prima asperità. Sul lato della strada corre per tutta la sua lunghezza un porticato utilizzato dai pellegrini per raggiungere il Santuario della Madonna di San Luca. Questo, arricchito con 15 cappelle e 666 archi, secondo alcuni rappresenterebbe una serpe che termina il suo strisciare proprio ai piedi del Sagrato della Basilica, richiamando così l’episodio della Genesi dove il Diavolo tentatore venne sconfitto dalla Madonna schiacciato sotto il suo calcagno.

A parte i riferimenti biblici, grazie al fatto che ci troviamo alla prima salita, ma soprattutto grazie alle grida di incitamento dalle numerose scolaresche, ci carichiamo ancor di più nel rilanciare la bici ed andare subito a caccia della prossima salita, battezzata “Via del Genio”.

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Anche qui, come a Firenze con la Muretti (i primi ad introdurlo), ad Inzago con la Martesana Van Vlaanderer ed a Bergamo con la Coppa Asteria, è stato consegnato ad ogni partecipante un “Garibaldi”, l’elenco delle salite con riportato il livello di difficoltà, un’idea ripresa dalle grandi classiche del Nord con un pizzico di originalità nelle icone, Mortadella a Bologna, Teschi alla Muretti, Madonne alla Asteria e Leoni alla MVV. Per quanto riguarda la Gran Cartola, delle 14 salite segnalate, ben 5 riportano livello 5, 3 livello 4 ed altre 3 livello 3, non male, d’altronde come ha ben detto Giuseppe prima della partenza,  qui si viene per spaccarsi le gambe, non per fissare nuovi record sul proprio ruolino!

Via del Genio riporta 3 mortadelle, è una delle vie più esclusive di Bologna, al confine tra pianura e collina, una strada impreziosita da maestose Ville con splendidi giardini, tortuosa come uno Stelvio ma allo stesso tempo gentile, l’ideale per accompagnarci fuori dalla città e prepararci ad affrontare il vero cuore della Cartola, gli Appennini, protagonisti assoluti di oggi.

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Usciti indenni da questa seconda, senza alcun tratto in pianura siamo di nuovo a pedalare sul rocchetto più agile per risalire in sequenza Gaibola, San Vittore e Via delle Lastre, l’ideale per cucinare a dovere le già stanche membra di noi avventurieri. La settima di giornata è chiamata Via Sant’Andrea di Sesto, battezzata con 5 fette, qui è facile lasciarci qualcosa di più che del semplice sudore… qui si soffre…

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Una volta lasciato Paderno, non senza fatica, svoltiamo a destra e ci immettiamo sulla via gemella alla più famosa provinciale 65, detta anche la Strada della Futa, il valico appenninico ormai ad uso esclusivo di ciclisti e motociclisti. Ci rimaniamo solo un paio di chilometri, giusto il tempo per rifiatare un attimo prima di trovarci faccia a faccia con un vero e proprio muro. L’impatto è forte, deprimente per certi versi, dopo il San Luca, questa è la seconda salita a meritarsi il massimo del ranking … il Cuore della Cartola sono gli Appennini, beh, questa è sicuramente una delle sue arterie.

Non bastasse, il buon Giuseppe ha pensato bene di infilarci immediatamente dopo una rampa seconda a nessuno, la salita di Ancognano, altri cinque chilometri scarsi con parecchi tratti a due cifre e punte ben oltre il 16%. Siamo a 55km dalla partenza, il Garmin segna più di 1600 metri di dislivello macinati, non so gli altri, ma io inizio ad accusare il colpo…

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Ricompattati, o meglio, recuperati i miei compagni, ripartiamo in direzione sud, alla ricerca di un Bar possibilmente munito di tavola calda. Purtroppo da queste parti non è facile trovare un esercizio aperto, le uniche insegne che si incontrano appartengono ad un via vai che non esiste più, forse per colpa delle autostrade, forse per colpa di chi non ha più tempo di godersi il viaggio ma vuole arrivare solo a destinazione… un po’ come capita nel ciclismo, o magari come sta capitando proprio oggi, con quelli davanti a menare come pazzi per tornare a Bologna il prima possibile, e quelli come noi che a Bologna non ci vogliono tornare, perché significherebbe fine della Gran Cartola.

Al di là del bel pensiero, bisogna comunque fare i conti con la propria preparazione, ho cercato di infilarci dei lunghi per presentarmi al via con un fondo discreto, ma quando i tratti in salita sovrastano i tratti in pianura, la forza della gravità diventa prepotente e mi presenta il conto azzerando tutti i miei buoni propositi.

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Giunti alle porte di Sasso Marconi, sfiorato il centro abitato, deviamo verso sud per attaccare la salita di Badolo. Sono sei chilometri facili facili, ma sfortunatamente per me lo sconforto inizia a prendere piede,  amplificato dai dolori provenienti della zona lombare, la più sollecitata quando si spinge in salita senza mai alzarsi sui pedali. Con me è rimasto Davide, anche se non ci mette molto a lasciarmi indietro visto che il mio passo è ormai ridicolo, la difficoltà ad avanzare arriva più dalla testa che dal limite della mia preparazione. Se non mi sbaglio in cima a questa salita ci sarà il ristoro, prima mangio, bevo una birra, e poi decido cosa fare, se continuare sul percorso o scegliere la via più breve per Bologna. Mi sono ripromesso che il piacere di andare in bicicletta deve restare sempre al primo posto, “l’ammazzarsi” per portare a termine un giro non è più nelle mie corde, soprattutto quest’anno che non sono stato costante nelle uscite.

Va bene così, potrebbe andare peggio? Sì!

Sta di fatto che a Badolo ci devo arrivare…

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In qualche modo raggiungo il paesiello, ma al contrario di quello che credevo, il ristoro non è qui, ma a Brento … cazzo…

Beh, sono solo due chilometri e mezzo, che sarà mai!?

Alla fine, dopo venti minuti d’agonia, raggiungo gli altri alla Vecchia Trattoria Monte Adone. Non penso di avere una bella faccia, ma come da programma, chiedo all’Oste una buona birra e da mangiare, poi vediamo…

In sala a farmi compagnia ritrovo l’amico Giuseppe, Fabio, Davide, i tre PopBoys ed altre ragazzi, compreso un ciclista norvegese, siamo solo a 80 chilometri dalla partenza ma con 2000 metri di salita macinati, la fatica affiora anche ai più allenati. Finito il secondo panino, e l’ottima birra, dichiaro il mio forfait al branco, anche se aver mangiato qualcosa mi ha aiutato, non ho più voglia di affrontare altre salite, preferisco prendere la via più semplice ed aspettare all’arrivo chi completerà il giro. Per curiosità chiedo al Patron Giuseppe cosa manca per chiudere la Cartola. Le salite sono quattro ma mi basta ascoltare le caratteristiche dell’accoppiata Scascoli – La Guardia per essere ancora più convinto della scelta fatta. Con me si aggregano altri cinque, chi per motivi di orario, chi per una giornata no. Ringraziamo Giuseppe che riparte con gli altri amici, mentre noi, dopo un buon caffè, ci buttiamo sulla direttissima per Bologna, una lunga e dolce discesa senza nemmeno un cavalcavia.

Raggiunto Pianoro sento come d’incanto che la stanchezza lascia il passo alla voglia di pedalare, forse se mi fossi alimentato prima avrei potuto continuare il giro, il morale sarebbe rimasto alto e sarei riuscito a terminare la Cartola degnamente …. Forse… Mah… l’anno prossimo vedrò di organizzarmi meglio…

Bologna, vialoni, semafori, bar e come per magia la vista della Stazione Centrale. Ci siamo, la Velostazione è qui davanti a noi, la fine di una giornata particolare, una giornata vissuta in compagnia di vecchi amici e nuovi compari conosciuti su strade mai percorse prima, una gran bella esperienza.

Dentro alla Dynamo lo staff della Gran Cartola è al lavoro offrendo a tutti noi da bere e da mangiare, acqua o birra accompagnate da enormi fette della tipica Crescenta bolognese imbottita di mortadella, mai premio fu più desiderato!

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Non passa nemmeno un’ora ed arriva il “mio” gruppo,  dei velocisti mi viene da dire, perché è quello che nelle tappe di montagna chiude la carovana, tutti stravolti ma felici, stanchi ma soddisfatti, orgogliosi di aver portato a termine l’Edizione Zero della Gran Cartola.

Rimango qualche minuto a chiacchierare con gli altri ma poi alla fine mi convinco che prima si parte, prima si arriverà a casa dove una calda doccia e un meritato riposto mi aspettano.

Ancora grazie Giuseppe per averci omaggiato della Gran Cartola, grazie a chi ha pedalato con me ed a chi è stato di supporto con gli scooter, ai fotografi ed alla squadra della Velostazione.

All’anno prossimo, spero più in forma!

Ci si vede alla Muretti!

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2 risposte a 15 Ottobre ’16 – La Gran Cartola

  1. Francesco ha detto:

    Bello!
    Se lo avessi saputo sarei venuto! Anzi no, pensandoci bene non sarei potuto venire lo stesso! Magari la prossima.
    Cheers

  2. Pingback: 31 Ottobre ’16 – Muretti Madness | spokes&nipples

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